Empoli, scontro in Consiglio sulla Consulta dello Sport: Ghezzi vota contro e critica il regolamento
01-05-2026 22:45 - Politica
Si accende il dibattito politico a Empoli sull'istituzione della Consulta dello Sport. A esprimere una netta contrarietà è stata Claudia Ghezzi, capogruppo di Empoli del Fare e segretaria locale di Forza Italia, che durante l'ultima seduta del Consiglio comunale ha motivato il proprio voto contrario evidenziando alcune criticità nel regolamento.
Nel suo intervento, Ghezzi ha posto l'attenzione su tre aspetti specifici, chiedendo chiarimenti all'assessora allo sport, Mannucci. Il primo punto riguarda i requisiti richiesti ai cittadini per candidarsi alla Consulta. In particolare, il regolamento prevede da un lato l'assenza di tessera associativa presso società o associazioni sportive dilettantistiche, ma dall'altro richiede una comprovata esperienza nel mondo sportivo, anche attuale.
Secondo Ghezzi, si tratta di una contraddizione evidente: «Chi ha un'esperienza attuale nel mondo sportivo è necessariamente tesserato», ha osservato, sottolineando come la spiegazione fornita dall'assessora — ovvero che il requisito si riferirebbe solo al momento della candidatura — non chiarisca del tutto l'incongruenza. Inoltre, la consigliera ha evidenziato come sia più probabile che a candidarsi siano persone ancora attivamente coinvolte nello sport locale, piuttosto che chi ha interrotto ogni forma di tesseramento.
Un secondo elemento critico riguarda la durata della carica di vicepresidente della Consulta, fissata in sei mesi. Una scelta che, secondo Ghezzi, rischia di compromettere la continuità operativa dell'organo. La motivazione fornita dalla maggioranza — favorire una rotazione tra i rappresentanti delle varie associazioni — viene interpretata dalla capogruppo come una misura solo apparentemente democratica. «Si rischia di dare un contentino alle varie rappresentanze senza coinvolgerle realmente nelle decisioni», ha dichiarato.
A rendere ancora più fragile il ruolo del vicepresidente, secondo Ghezzi, è anche la previsione che la Consulta si riunisca al massimo quattro volte l'anno in via ordinaria. «Potrebbe accadere che in un intero semestre non venga convocata neppure una riunione», ha osservato, mettendo in dubbio l'effettiva operatività della carica.
Infine, la consigliera ha criticato la mancanza di un ruolo concreto attribuito alla Consulta dello Sport. Nel corso del dibattito, Ghezzi ha proposto di prevedere un obbligo, per l'assessore competente e per la Commissione consiliare, di consultare la Consulta — seppur con parere non vincolante — su temi rilevanti come la gestione degli impianti sportivi e l'organizzazione di eventi. Una proposta che, tuttavia, non è stata discussa.
«Il rischio è che la Consulta si trasformi in una semplice vetrina», ha concluso Ghezzi, lamentando l'assenza di un confronto su un punto che, a suo avviso, avrebbe potuto rafforzare il ruolo dell'organismo.
Il dibattito resta aperto, mentre l'istituzione della Consulta dello Sport si avvia a diventare uno dei temi centrali del confronto politico cittadino.
Nel suo intervento, Ghezzi ha posto l'attenzione su tre aspetti specifici, chiedendo chiarimenti all'assessora allo sport, Mannucci. Il primo punto riguarda i requisiti richiesti ai cittadini per candidarsi alla Consulta. In particolare, il regolamento prevede da un lato l'assenza di tessera associativa presso società o associazioni sportive dilettantistiche, ma dall'altro richiede una comprovata esperienza nel mondo sportivo, anche attuale.
Secondo Ghezzi, si tratta di una contraddizione evidente: «Chi ha un'esperienza attuale nel mondo sportivo è necessariamente tesserato», ha osservato, sottolineando come la spiegazione fornita dall'assessora — ovvero che il requisito si riferirebbe solo al momento della candidatura — non chiarisca del tutto l'incongruenza. Inoltre, la consigliera ha evidenziato come sia più probabile che a candidarsi siano persone ancora attivamente coinvolte nello sport locale, piuttosto che chi ha interrotto ogni forma di tesseramento.
Un secondo elemento critico riguarda la durata della carica di vicepresidente della Consulta, fissata in sei mesi. Una scelta che, secondo Ghezzi, rischia di compromettere la continuità operativa dell'organo. La motivazione fornita dalla maggioranza — favorire una rotazione tra i rappresentanti delle varie associazioni — viene interpretata dalla capogruppo come una misura solo apparentemente democratica. «Si rischia di dare un contentino alle varie rappresentanze senza coinvolgerle realmente nelle decisioni», ha dichiarato.
A rendere ancora più fragile il ruolo del vicepresidente, secondo Ghezzi, è anche la previsione che la Consulta si riunisca al massimo quattro volte l'anno in via ordinaria. «Potrebbe accadere che in un intero semestre non venga convocata neppure una riunione», ha osservato, mettendo in dubbio l'effettiva operatività della carica.
Infine, la consigliera ha criticato la mancanza di un ruolo concreto attribuito alla Consulta dello Sport. Nel corso del dibattito, Ghezzi ha proposto di prevedere un obbligo, per l'assessore competente e per la Commissione consiliare, di consultare la Consulta — seppur con parere non vincolante — su temi rilevanti come la gestione degli impianti sportivi e l'organizzazione di eventi. Una proposta che, tuttavia, non è stata discussa.
«Il rischio è che la Consulta si trasformi in una semplice vetrina», ha concluso Ghezzi, lamentando l'assenza di un confronto su un punto che, a suo avviso, avrebbe potuto rafforzare il ruolo dell'organismo.
Il dibattito resta aperto, mentre l'istituzione della Consulta dello Sport si avvia a diventare uno dei temi centrali del confronto politico cittadino.






