Europa Verde: Omero aveva già raccontato tutto, il dolore che la guerra lascia
04-03-2026 13:39 - Politica
Dal Circolo Chico Mendez di Europa Verde Empoli riceviamo questa riflessione sulla guerra che, volentieri, pubblichiamo.
Ancora GUERRA! Cosa dire? Improvvisarsi balbettanti ministri degli esteri, della difesa, o meglio della guerra, come definitosi dallo stesso segretario alla difesa USA? Costernarsi a fronte della definitiva? scomparsa del diritto internazionale, della carta della Nazioni Unite, delle scelte unilaterali, giustificate dagli enormi interessi energetici? Un nuovo ordine mondiale in fase di ridefinizione? L’assenza politica dell’Europa? Libertà e democrazia con modelli da esportazione precotti da imporre ai riottosi popoli, soggiogati dalle bombe? Tanti interrogativi che ci smarriscono nella narrazione di una cronaca che secoli fa Omero, il cantore della guerra, della forza, dell’onore, ci ha regalato l’addio più commovente di tutti! Quello tra una madre, un padre e il loro figlio: “Perché alla fine non rimpiangerai i piaceri che non hai avuto, le ricchezze che non hai accumulato, i divertimenti che non hai vissuto, ma i «ti voglio bene» che non hai detto, gli abbracci che non hai dato, il tempo che non hai trascorso con coloro che amavi. La ricchezza della vita è tutta qui! Ecco cosa sta dicendo Omero, nelle persone che ti stanno accanto. In coloro che ami”! [..]
Uomo, di vita partisti ben giovane, e vedova in casa lasci qui me; e c’è un figlio che ancora è così piccolino, cui, sventurati! facemmo io e tu; nè mi penso che giunga a giovinezza, chè prima la nostra città dalla vetta ruinerà: tu sei morto che n’eri alla guardia, che salva quella facevi, e le mogli assennate ed i piccoli figli; che d’or in poi se n’andranno, per forza, su rapide navi, e ben con esse ancor io, e pur tu, creatura, o verrai meco, ove ad opere indegne di te sarai forse allogato, per un padrone, non tenero no, faticando, od alcuno te degli Achei prenderà, scaglierà d’una torre — qual morte! — pieno di rabbia, perchè gli abbia ucciso il fratello od il padre, Ettore, od anche il figliuolo: chè molti, ben molti gli Achei furono che per sua mano si presero a morsi la terra; ch’egli non era di miele, tuo padre, nell’orrida mischia! sì che per questa città di lui fanno lamento le genti; ed indicibile ai tuoi genitori corrotto e dolore, Ettore, hai dato; ed a me più di tutti rimane l’affanno. Poi che morendo, dal letto tu non mi porgesti le mani, nè mi dicesti una savia parola, la quale per sempre ricorderei nelle notti e nei giorni, versando il mio pianto!„ [..]
Ancora GUERRA! Cosa dire? Improvvisarsi balbettanti ministri degli esteri, della difesa, o meglio della guerra, come definitosi dallo stesso segretario alla difesa USA? Costernarsi a fronte della definitiva? scomparsa del diritto internazionale, della carta della Nazioni Unite, delle scelte unilaterali, giustificate dagli enormi interessi energetici? Un nuovo ordine mondiale in fase di ridefinizione? L’assenza politica dell’Europa? Libertà e democrazia con modelli da esportazione precotti da imporre ai riottosi popoli, soggiogati dalle bombe? Tanti interrogativi che ci smarriscono nella narrazione di una cronaca che secoli fa Omero, il cantore della guerra, della forza, dell’onore, ci ha regalato l’addio più commovente di tutti! Quello tra una madre, un padre e il loro figlio: “Perché alla fine non rimpiangerai i piaceri che non hai avuto, le ricchezze che non hai accumulato, i divertimenti che non hai vissuto, ma i «ti voglio bene» che non hai detto, gli abbracci che non hai dato, il tempo che non hai trascorso con coloro che amavi. La ricchezza della vita è tutta qui! Ecco cosa sta dicendo Omero, nelle persone che ti stanno accanto. In coloro che ami”! [..]
Uomo, di vita partisti ben giovane, e vedova in casa lasci qui me; e c’è un figlio che ancora è così piccolino, cui, sventurati! facemmo io e tu; nè mi penso che giunga a giovinezza, chè prima la nostra città dalla vetta ruinerà: tu sei morto che n’eri alla guardia, che salva quella facevi, e le mogli assennate ed i piccoli figli; che d’or in poi se n’andranno, per forza, su rapide navi, e ben con esse ancor io, e pur tu, creatura, o verrai meco, ove ad opere indegne di te sarai forse allogato, per un padrone, non tenero no, faticando, od alcuno te degli Achei prenderà, scaglierà d’una torre — qual morte! — pieno di rabbia, perchè gli abbia ucciso il fratello od il padre, Ettore, od anche il figliuolo: chè molti, ben molti gli Achei furono che per sua mano si presero a morsi la terra; ch’egli non era di miele, tuo padre, nell’orrida mischia! sì che per questa città di lui fanno lamento le genti; ed indicibile ai tuoi genitori corrotto e dolore, Ettore, hai dato; ed a me più di tutti rimane l’affanno. Poi che morendo, dal letto tu non mi porgesti le mani, nè mi dicesti una savia parola, la quale per sempre ricorderei nelle notti e nei giorni, versando il mio pianto!„ [..]






