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Ferro dall'Elba, formaggio e monete d'argento: a Montelupo si presenta il volume sulla corte regia di S. Quirico

06-11-2026 10:49 - Circondiario
Oltre mille anni fa, nell'area dei SS. Quirico e Lucia a Montelupo Fiorentino, si lavorava l'ematite arrivata dall'Isola d'Elba per la produzione del ferro, mentre intorno si pascolava il bestiame e si preparava il formaggio. È uno degli aspetti più sorprendenti emersi dagli scavi che hanno riportato alla luce il centro di una corte regia, e che ora sono raccolti in una monografia scientifica.

Venerdì 13 novembre alle 16:30, presso il Museo Archeologico di Montelupo Fiorentino, sarà presentato il volume La corte regia di S. Quirico (Montelupo Fno-Fi). Fonti scritte e indagini archeologiche (1996-2002, 2024-2025), a cura di Federico Cantini e Giuseppe Tumbiolo, pubblicato nella collana Dialoghi sul Medioevo di All'Insegna del Giglio.

La corte di San Quirico è documentata dall'inizio del X secolo, quando compare nel dotario di Ugo di Arles del 937. Le sue origini risalgono però all'età carolingia, quando il centro fu incardinato attorno ad una chiesa della tarda età longobarda (fine VII secolo). Il libro pubblica i risultati delle campagne di scavo del 1996, del 2000-2002 e del 2024-2025, queste ultime condotte dall'Università di Pisa sotto la direzione di Federico Cantini. Le indagini sono proseguite anche nel mese di maggio 2026, con una terza campagna che ha permesso di scoprire i resti di una stalla e di un edificio con una grande focolare, la cui destinazione potrà essere compresa solo con il proseguimento delle ricerche. Le ricerche hanno permesso di ricostruire un'azienda agricola e amministrativa dotata di un granaio, di una cantina e forse di strutture per la lavorazione del formaggio, disposte attorno a una chiesa funeraria di piena età longobarda. Alla chiesa si affianca un edificio in pietra, che potrebbe aver ospitato chi gestiva il centro. Gli spazi circostanti erano destinati al pascolo, mentre i resti di forni e di ematite elbana attestano la lavorazione del ferro in loco.

Il volume restituisce anche i dati sulla frequentazione romana dell'area e sulle fasi successive alla dismissione della corte, avvenuta tra la fine del X e la prima metà dell'XI secolo. Accanto alla descrizione delle sequenze stratigrafiche, vengono discusse le fonti scritte e illustrate le indagini geofisiche e i carotaggi preliminari agli scavi 2024-2025, le diverse classi di manufatti, i resti archeozoologici e antropologici e i sistemi di rilievo e ricostruzione 3D adottati. I dati sono inquadrati nel contesto storico-topografico del territorio tra Empoli e Montelupo Fiorentino e messi in relazione con il dibattito scientifico sulle corti fiscali.

La presentazione sarà affidata a un ospite d'eccezione: Andrea Augenti, professore di Archeologia Medievale all'Università di Bologna, noto studioso e curatore della rubrica "Novità dal passato" su Rai Radio 3. I saluti istituzionali saranno portati dal sindaco Simone Londi e dall'Assessora alla Cultura Aglaia Viviani. L'introduzione è affidata a Riccardo Belcari, direttore scientifico del Sistema Museale. Saranno presenti i curatori, gli autori e l'editore.

«Presentare oggi questo volume significa ricordare che l'archeologia non è soltanto una disciplina, ma anche un modo di guardare. Attraverso la sua lente le tracce che ci circondano acquistano spessore, e il nostro vivere quotidiano si fa più denso di significato. A San Quirico, dove oggi sorge un paesaggio che ci è familiare, mille anni fa c'erano un granaio, una cantina, un pascolo, un forno per il ferro: la distanza che ci separa da quel mondo è grande, ma la vicinanza è altrettanto reale, perché abitiamo gli stessi spazi. - afferma l'assessora alla cultura Aglaia Viviani - In un presente che sembra correre solo verso il nuovo, e che spesso ci consegna una certa ansia del futuro, non possiamo illuderci che la storia si ripeta o che conoscerla basti a evitare gli errori. Resta però intatto il nostro bisogno di storia: bisogno di consapevolezza, di riconoscere la stratificazione dell'esperienza umana e sociale di cui siamo parte. Per questo il lavoro dei ricercatori, che ringrazio a nome dell'Amministrazione, è anche una ricerca di noi stessi.»

Fonte: Ufficio stampa