Fulvio Giannini, il silenzio che si fa immagine
15-10-2026 09:14 - Lifestyle
di Silvano Salvadori
Ho conosciuto Fulvio Giannini ai sui 95 anni, vissuti in piena forma nella sua grande casa piena, anzi strapiena delle sue passioni: prima la pittura, poi la collezione di conchiglie e infine la fotografia. Ma sugli scaffali ha altri ninnoli, ad esempio tantissimi velieri su dei gusci di noce e struzzi fatti elaborando piccole pigne come loro piumaggio, noci con tre, quattro e cinque canti, per non dire dei super-trifogli che hanno quattro e perfino cinque foglioline.
Una vita la sua vissuta nel privato, forse per quella sua difficoltà nell’udito che fin da giovane ha limitato i suoi contatti sociali.
Nato a Bassa, fin dalle elementari le maestre avevano notato la sua predisposizione al disegno ma il suo destino lavorativo, per pratica indicazione della famiglia, fu quello di ragioniere e lo ha esercitato alla Cassa di Risparmio di San Miniato di Empoli.
Ma in Fulvio certo è rimasto molto di quel bambino; ne è indice la sua solitaria passione per le meravigliose conchiglie che ha collezionato sempre: si recava a Livorno al rientro dei pescherecci e si faceva consegnare quelle magiche madreperle, esempi di perfezione e di bellezza assoluta per cui la stessa Venere le scelse come luogo della sua nascita.
Pensate che la sua scrupolosità lo portava ad esplorare anche la sabbia che rimaneva in fondo alle reti per poi, a casa, fornito di lente d’ingrandimento, pazientemente indagare gli esemplari più microscopici. Un amore questo premiato dall’aver individuato un esemplare rarissimo e mai catalogato a cui gli scienziati conchilliologi hanno dato il suo nome: “Conchiglia Giannini”, lunga appena un solo millimetro!
Conosce tutta la classificazione delle conchiglie ed ha tutta la strumentazione macro per fotografarle. Forse sembra quasi voler catturare in loro, per sentirlo, quel rumore del mare che esse nascondono se le portiamo all’orecchio. Una passione, una competenza, una ossessione, la sua!
Fulvio ce ne ha talmente tante raccolte in vasi, di quelle meno preziose, che le ha perfino usate, frantumandole, per comporre “quadri con varie graniglie colorate di conchiglie”!
Metodico collezionista, anche della sua pittura ha tenuto una catalogazione minuziosa con misure di ogni quadro e relativa data: e sono quasi un migliaio!
La sua prima e unica mostra la fece nel 1971 al bar Italia di Empoli gestito dal sig. Dino Ferretti dove vendette tre quadri; ma nella sua vita ne ha regalati oltre centocinquanta!
Lui dice: “Io le tre passioni le mescolo tutte insieme; fo un po’ di quello e un po’ di quell’altro. Se vedo una farfalla nel giardino vado di corsa a prendere la macchina fotografica. Io sono provvisorio!”, e non si capisce se si riferisca all’età o alla continua mutazione nell’impegno. Vive con il figlio e pensa alla gestione della casa del giardino e… della fame.
Innamorato di Modigliani, sa riprodurlo con straordinaria bravura, condividendone l’anima.
Paziente, ha sempre lavorato per i paesaggi con le riproduzioni sulle cartoline, come se così l’immagine la si potesse domare, senza che cambi di prospettiva, per esaminarla con più attenzione: lui e l’immagine in un solitario colloquio; ecco perché ho voluto scegliere come titolo: “ascoltare ciò che gli occhi dicono!
Il mondo del frastuono, delle chiacchere per Fulvio non esiste; lui sente parlare le immagini e il dipingerle è un ascoltare il racconto delle forme e dei colori che le definiscono, sognando la vita che le animava, per lo più nascosta dietro porte e finestre.
Ma è anche un pittore di nature morte: predilige vasi con i fiori inusuali che sono inquadrati in pavimentazioni di scacchiere vibranti e quasi metafisiche e ne ha dipinti molti. Per la figura umana si è appassionato a creare una sintesi di fanciulle che stanno fra una ispirazione naife e un controllo geometrico di circonferenze. Ma non le traccia col compasso, ma con i vari fondi delle padelle e pentole di casa.
Una curiosità la sua che lo porta a ripetere e variare i dettagli e i particolari delle sue composizioni che vanno a produrre famigliole di gemelli, ma ad un tempo sempre un po’ diversi.
Preparando questa, che è, ben dopo cinquantacinque anni, la seconda mostra della sua vita, ha voluto precisare: “Ma io non ho intenzione di vendere nulla!”.
Io l’ho rassicurato che rispetteremo le sue volontà.
“Nel tempo libero – dice- son sempre occupato. Non mi riesce proprio stare in ozio e con la passione non si sente il sacrificio!”.
Una vitalità incredibile la sua che finalmente potrà contagiare i visitatori.
Ho avuto l’impressione che il suo mondo sia come un’isola di pace e che quello che gli gira intorno abbia per lui poco senso; o forse un senso quasi mitico, al di là della storia.
Lo conferma quanto mi ha raccontato il nipote: “Fulvio allorché vede in cielo passare gli aeroplani, li guarda un secondo e poi dice: - Chi sa dove vanno!"
Ho conosciuto Fulvio Giannini ai sui 95 anni, vissuti in piena forma nella sua grande casa piena, anzi strapiena delle sue passioni: prima la pittura, poi la collezione di conchiglie e infine la fotografia. Ma sugli scaffali ha altri ninnoli, ad esempio tantissimi velieri su dei gusci di noce e struzzi fatti elaborando piccole pigne come loro piumaggio, noci con tre, quattro e cinque canti, per non dire dei super-trifogli che hanno quattro e perfino cinque foglioline.
Una vita la sua vissuta nel privato, forse per quella sua difficoltà nell’udito che fin da giovane ha limitato i suoi contatti sociali.
Nato a Bassa, fin dalle elementari le maestre avevano notato la sua predisposizione al disegno ma il suo destino lavorativo, per pratica indicazione della famiglia, fu quello di ragioniere e lo ha esercitato alla Cassa di Risparmio di San Miniato di Empoli.
Ma in Fulvio certo è rimasto molto di quel bambino; ne è indice la sua solitaria passione per le meravigliose conchiglie che ha collezionato sempre: si recava a Livorno al rientro dei pescherecci e si faceva consegnare quelle magiche madreperle, esempi di perfezione e di bellezza assoluta per cui la stessa Venere le scelse come luogo della sua nascita.
Pensate che la sua scrupolosità lo portava ad esplorare anche la sabbia che rimaneva in fondo alle reti per poi, a casa, fornito di lente d’ingrandimento, pazientemente indagare gli esemplari più microscopici. Un amore questo premiato dall’aver individuato un esemplare rarissimo e mai catalogato a cui gli scienziati conchilliologi hanno dato il suo nome: “Conchiglia Giannini”, lunga appena un solo millimetro!
Conosce tutta la classificazione delle conchiglie ed ha tutta la strumentazione macro per fotografarle. Forse sembra quasi voler catturare in loro, per sentirlo, quel rumore del mare che esse nascondono se le portiamo all’orecchio. Una passione, una competenza, una ossessione, la sua!
Fulvio ce ne ha talmente tante raccolte in vasi, di quelle meno preziose, che le ha perfino usate, frantumandole, per comporre “quadri con varie graniglie colorate di conchiglie”!
Metodico collezionista, anche della sua pittura ha tenuto una catalogazione minuziosa con misure di ogni quadro e relativa data: e sono quasi un migliaio!
La sua prima e unica mostra la fece nel 1971 al bar Italia di Empoli gestito dal sig. Dino Ferretti dove vendette tre quadri; ma nella sua vita ne ha regalati oltre centocinquanta!
Lui dice: “Io le tre passioni le mescolo tutte insieme; fo un po’ di quello e un po’ di quell’altro. Se vedo una farfalla nel giardino vado di corsa a prendere la macchina fotografica. Io sono provvisorio!”, e non si capisce se si riferisca all’età o alla continua mutazione nell’impegno. Vive con il figlio e pensa alla gestione della casa del giardino e… della fame.
Innamorato di Modigliani, sa riprodurlo con straordinaria bravura, condividendone l’anima.
Paziente, ha sempre lavorato per i paesaggi con le riproduzioni sulle cartoline, come se così l’immagine la si potesse domare, senza che cambi di prospettiva, per esaminarla con più attenzione: lui e l’immagine in un solitario colloquio; ecco perché ho voluto scegliere come titolo: “ascoltare ciò che gli occhi dicono!
Il mondo del frastuono, delle chiacchere per Fulvio non esiste; lui sente parlare le immagini e il dipingerle è un ascoltare il racconto delle forme e dei colori che le definiscono, sognando la vita che le animava, per lo più nascosta dietro porte e finestre.
Ma è anche un pittore di nature morte: predilige vasi con i fiori inusuali che sono inquadrati in pavimentazioni di scacchiere vibranti e quasi metafisiche e ne ha dipinti molti. Per la figura umana si è appassionato a creare una sintesi di fanciulle che stanno fra una ispirazione naife e un controllo geometrico di circonferenze. Ma non le traccia col compasso, ma con i vari fondi delle padelle e pentole di casa.
Una curiosità la sua che lo porta a ripetere e variare i dettagli e i particolari delle sue composizioni che vanno a produrre famigliole di gemelli, ma ad un tempo sempre un po’ diversi.
Preparando questa, che è, ben dopo cinquantacinque anni, la seconda mostra della sua vita, ha voluto precisare: “Ma io non ho intenzione di vendere nulla!”.
Io l’ho rassicurato che rispetteremo le sue volontà.
“Nel tempo libero – dice- son sempre occupato. Non mi riesce proprio stare in ozio e con la passione non si sente il sacrificio!”.
Una vitalità incredibile la sua che finalmente potrà contagiare i visitatori.
Ho avuto l’impressione che il suo mondo sia come un’isola di pace e che quello che gli gira intorno abbia per lui poco senso; o forse un senso quasi mitico, al di là della storia.
Lo conferma quanto mi ha raccontato il nipote: “Fulvio allorché vede in cielo passare gli aeroplani, li guarda un secondo e poi dice: - Chi sa dove vanno!"






