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I 50 anni del tifo azzurro ora diventeranno un libro con le loro storie

21-06-2026 18:30 - Cronaca
La festa del tifo ha chiuso i battenti. Per due giorni la Maratona del Castellani si è trasferita alla Vela Margherita Hack di Avane in un happening che non ha risparmiato emozioni. Gli ideatori e gli organizzatori possono dirsi soddisfatti, i loro sforzi son ostati apprezzati, i loro progetti li hanno visti realizzati e vissuti con successo.
Guest star dell'evento è stato lo svedese Johnny Ekstroem venuto appositamente dalla Svezia per vivere questo tuffo - per lui inaspettato, lo ha ripetuto più volte - nel passato. La sera di venerdì a sottolineare l'importanza del tifo, ma soprattutto gli eccezionali rapporti che la tifoseria empolese ha sempre avuto con la squadra e la società, c'erano il presinde te Fabrizio Corsi, giocatori come Della Scala, Gelain, Salvadori, Cupi, Tavano, Tonelli, Ficini, Cappellini e l'allenatore, Aurelio Andreazzoli applauditissimo. Mancava un portiere e si poteva fare una squadra di "Empoli all star". Peccato!
La mostra di foto e altri cimeli, ricchissima, completa, ha commosso più di un visitatore. Altri l'hanno vissuta con gioia, cercando il proprio volto, ringiovanito, tra gli ultrà presenti a questa o a quella trasferta
E poi gli eventi, partecipatissimi. Ultimo, prima della festa conclusiva, la presentazione del libro sulle fanzine dei Rangers, primo gruppo nato e scoltosi nel 2012.
Anche questo è stato un momento di memoria collettiva, di emozioni condivise, di racconti che rischiavano di andare perduti e che invece, grazie alla passione di chi li ha custoditi per decenni, diventano patrimonio di un’intera città.
Alla festa dei tifosi organizzata dal Coordinamento, sul palco si sono ritrovati rappresentanti di tutte le anime della Maratona empolese per accompagnare la presentazione di “Ai tempi dei dinosauri e dei pionieri”, il volume di Samuele Virtuani dedicato alle fanzine dei Rangers e ai primi passi del movimento ultras azzurro.

Un viaggio dentro la storia del tifo empolese che però, nel corso della serata, si è trasformato in qualcosa di ancora più grande. Perché tra ricordi, aneddoti e sorrisi è arrivata anche un'importante anticipazione destinata a far parlare tutta la tifoseria: è infatti in fase di realizzazione un libro che racconterà i cinquant'anni della Maratona, dal 1976 fino ai giorni nostri.

A svelarlo è stato Vezzi, che ha spiegato il senso profondo del progetto. Non un semplice libro celebrativo, ma uno strumento per evitare che la memoria di generazioni di ultras venga dispersa dal tempo. "La nostra preoccupazione era che i ricordi di quanto hanno fatto le persone che sono qui con noi stasera e tanti altri ragazzi andassero persi", ha spiegato. Una riflessione che ha colpito il pubblico presente, perché dietro quelle parole c'è la consapevolezza di aver costruito qualcosa di unico.

Empoli, una città di appena cinquantamila abitanti, è riuscita infatti a creare un movimento ultras capace di confrontarsi, per presenza, passione e identità, con realtà appartenenti a città molto più grandi. Una storia fatta di trasferte, sacrifici, amicizie e appartenenza che ha attraversato cinque decenni mantenendo sempre una propria precisa identità. "Abbiamo creato un movimento di lunga tradizione, gli abbiamo dato fin dall'inizio dei valori e una forte connotazione sociale", ha ricordato Vezzi.
Ma il messaggio più importante è stato rivolto ai giovani che oggi popolano la Maratona. L'invito è quello di sentirsi parte di una storia più grande di loro, di un percorso iniziato prima e destinato a continuare dopo. Un'eredità da custodire con umiltà, mettendo il bene della tifoseria davanti agli interessi dei singoli gruppi.

Sul palco, dopo l'introduzione, si sono alternati alcuni dei protagonisti di questa lunga avventura. Volti conosciuti e rispettati da tutta la curva. Tra questi Graziano, storico punto di riferimento dei Rangers, Ottavio e Alessandro, rappresentanti della prima generazione dei Desperados, chiamati a raccontare uno degli episodi più leggendari degli anni Ottanta.

Una storia che ancora oggi viene tramandata quasi come una leggenda orale tra gli ultras empolesi: il furto dello striscione Rangers da parte dei rivali della Pistoiese e la lunga caccia per riportarlo a casa.
Erano anni lontanissimi dal calcio moderno. Niente steward, niente videosorveglianza, niente scorte. Le rivalità si vivevano in modo diretto e spesso imprevedibile. Ottavio ha ricostruito quei giorni con la voce affaticata ma con lo stesso entusiasmo di allora. Un gruppo di ragazzi empolesi, senza sapere ancora del furto subito, decide di partire per assistere a una partita della Pistoiese sul campo della Rondinella. Tre o quattro macchine, una ventina di ragazzi appena. Una trasferta quasi improvvisata.

Arrivati allo stadio, però, si trovano davanti centinaia di tifosi arancioni. Una situazione apparentemente impossibile. Eppure nessuno si tira indietro. Entrano, affrontano la tensione del momento e finiscono nel cuore della tifoseria rivale. Alessandro racconta di scaramucce, provocazioni, corse e momenti che oggi sembrano appartenere a un'altra epoca del calcio.

Ma il vero capitolo della storia deve ancora arrivare. Solo successivamente gli empolesi scoprono che proprio i pistoiesi avevano sottratto lo storico striscione Rangers. Da quel momento prende forma una sorta di missione collettiva. Prima una spedizione, poi una seconda, fino ad arrivare a un riconoscimento fotografico che consente di individuare il luogo dove il vessillo sarebbe custodito.

Passa quasi un anno. Poi arriva il momento decisivo. Una nuova spedizione a Pistoia, questa volta in occasione di una partita tra Pistoiese e Spal. L'obiettivo è uno solo: riportare a casa quello striscione che rappresentava l'identità di un'intera generazione.

Il racconto strappa applausi, sorrisi e qualche occhiata complice tra i veterani presenti sotto il palco. Perché al di là dei dettagli, ciò che emerge è il senso di appartenenza che ha caratterizzato quegli anni. Un sentimento che ha permesso alla tifoseria empolese di attraversare epoche, categorie e cambiamenti senza mai perdere la propria anima.

La serata si è così trasformata in un ponte tra passato e futuro. Da una parte il libro di Samuele Virtuani, che restituisce voce ai pionieri attraverso le storiche fanzine dei Rangers. Dall'altra il grande progetto annunciato da Vezzi, al quale sta lavorando un gruppo di tifosi, destinato a raccogliere cinquant'anni di storia della Maratona.

Un archivio di emozioni, fotografie, trasferte, battaglie, amicizie e sacrifici. Ma soprattutto la testimonianza di come una piccola città abbia saputo costruire una delle identità ultras più riconoscibili del panorama italiano.

Perché, come è emerso più volte nel corso della serata, la storia della Maratona non appartiene soltanto a chi l'ha vissuta. Appartiene anche a chi verrà dopo. E raccontarla significa consegnare alle nuove generazioni il peso e l'orgoglio di una tradizione che, dopo mezzo secolo, continua ancora a camminare sulle proprie gambe.