Il calcio dell’Empolese perde il suo “Principe”: addio a Massimiliano Albini
24-05-2026 20:32 - Circondiario
La comunità di Vinci sta vivendo, in queste ore, un dolore doppio, improvviso, quasi impossibile da accettare. A poche ore dalla scomparsa di Brunero Bianconi, storico allenatore e figura simbolo del calcio locale, un altro lutto ha colpito il cuore sportivo dell’Empolese: la morte di Massimiliano Albini, 45 anni, conosciuto da tutti come “il Principe”.
Un soprannome che non era soltanto un vezzo calcistico, preso in prestito dall’ex capitano della Roma Giuseppe Giannini, ma il modo più immediato per raccontare il suo stile in campo: elegante, tecnico, capace di illuminare una partita con una giocata improvvisa. Albini era uno di quei giocatori che nei campi dilettantistici lasciavano il segno ovunque passassero. Non servivano categorie prestigiose per capire il suo talento: bastava vederlo toccare il pallone.
La sua morte in un incidente stradale avvenuto nei pressi di Sant’Ansano, non lontano da dove abitava, ha lasciato senza parole amici, tifosi, ex compagni di squadra e intere generazioni di appassionati di calcio locale che con lui avevano condiviso spogliatoi, trasferte, tornei e domeniche di provincia.
Albini era molto conosciuto a Vinci e a Empoli. Fin da ragazzo aveva mostrato qualità tecniche fuori dal comune, costruendo una lunga carriera nei campionati dilettantistici e nelle categorie minori. Aveva giocato per anni tra Serie D, Eccellenza e tornei amatoriali, indossando maglie importanti del panorama toscano come quelle della Fortis Juventus e del Montelupo (nella foto a sinistra, pubblicata sui social dalla società amaranto, veste la maglia del Montelupo e la fascia di capitano), oltre ad aver vissuto esperienze calcistiche anche in Sardegna.
Con il Montelupo aveva instaurato un legame speciale. Per anni aveva vestito la maglia amaranto, diventandone anche capitano. Leadership silenziosa, carattere forte, personalità riconosciuta da tutti. Allenatori e dirigenti lo cercavano perché sapevano cosa poteva dare a una squadra: tecnica, esperienza, ma soprattutto quella capacità rara di cambiare l’inerzia di una stagione.
Aveva giocato anche nel Lazzeretto e nel Sovigliana, diventando un volto familiare del calcio dell’Empolese. Nei campionati Uisp era considerato uno dei giocatori più forti e carismatici della zona. Per molti era semplicemente “Massi”, per altri “il Principe”, uno di quelli che riuscivano a farsi voler bene ovunque.
Il destino ha voluto che poche ore prima della tragedia Albini avesse dedicato un pensiero pubblico proprio a Brunero Bianconi, uno degli allenatori che più avevano inciso sul suo percorso sportivo. Su Facebook aveva scritto: “Condoglianze a tutta la famiglia. Il miglior allenatore che mi abbia mai allenato”. Parole che oggi assumono il peso struggente di un ultimo saluto reciproco tra due figure profondamente legate dal calcio.
Anche la storia sportiva dei due si era intrecciata negli anni del Montelupo. Bianconi stimava profondamente Albini e aveva voluto portarlo con sé convinto che potesse dare quel qualcosa in più capace di cambiare una squadra. E quel qualcosa Albini lo aveva davvero: fantasia, qualità, spirito competitivo, ma anche umanità.
Fuori dal campo era una persona conosciuta e apprezzata da tutti. Proveniva da una famiglia molto nota sul territorio: la madre gestisce da anni una importante scuola per estetisti a Sovigliana. Grande tifoso dell’Empoli FC, seguiva gli azzurri ovunque, in casa e spesso in trasferta, con la sciarpa dei Desperados al collo. Per lui il calcio non era mai stato soltanto un gioco o una passione: era appartenenza, amicizia, identità.
Distrutto dal dolore il sindaco di Vinci Daniele Vanni, che ha voluto esprimere pubblicamente la vicinanza della comunità alla famiglia: “Massimiliano Albini aveva la mia età. Era un nostro concittadino ma aveva girato tanto per il calcio. È un momento terribile per tutta la nostra comunità”.
Albini lascia una figlia, gli amici di una vita e un vuoto enorme in tutto il mondo del calcio locale. In queste ore, tra campi sportivi, bar e circoli dell’Empolese, il suo nome continua a tornare nei racconti di chi lo ha conosciuto. Perché certi giocatori non appartengono solo alle squadre in cui hanno giocato, ma a un intero territorio.
Un soprannome che non era soltanto un vezzo calcistico, preso in prestito dall’ex capitano della Roma Giuseppe Giannini, ma il modo più immediato per raccontare il suo stile in campo: elegante, tecnico, capace di illuminare una partita con una giocata improvvisa. Albini era uno di quei giocatori che nei campi dilettantistici lasciavano il segno ovunque passassero. Non servivano categorie prestigiose per capire il suo talento: bastava vederlo toccare il pallone.
La sua morte in un incidente stradale avvenuto nei pressi di Sant’Ansano, non lontano da dove abitava, ha lasciato senza parole amici, tifosi, ex compagni di squadra e intere generazioni di appassionati di calcio locale che con lui avevano condiviso spogliatoi, trasferte, tornei e domeniche di provincia.Albini era molto conosciuto a Vinci e a Empoli. Fin da ragazzo aveva mostrato qualità tecniche fuori dal comune, costruendo una lunga carriera nei campionati dilettantistici e nelle categorie minori. Aveva giocato per anni tra Serie D, Eccellenza e tornei amatoriali, indossando maglie importanti del panorama toscano come quelle della Fortis Juventus e del Montelupo (nella foto a sinistra, pubblicata sui social dalla società amaranto, veste la maglia del Montelupo e la fascia di capitano), oltre ad aver vissuto esperienze calcistiche anche in Sardegna.
Con il Montelupo aveva instaurato un legame speciale. Per anni aveva vestito la maglia amaranto, diventandone anche capitano. Leadership silenziosa, carattere forte, personalità riconosciuta da tutti. Allenatori e dirigenti lo cercavano perché sapevano cosa poteva dare a una squadra: tecnica, esperienza, ma soprattutto quella capacità rara di cambiare l’inerzia di una stagione.
Aveva giocato anche nel Lazzeretto e nel Sovigliana, diventando un volto familiare del calcio dell’Empolese. Nei campionati Uisp era considerato uno dei giocatori più forti e carismatici della zona. Per molti era semplicemente “Massi”, per altri “il Principe”, uno di quelli che riuscivano a farsi voler bene ovunque.
Il destino ha voluto che poche ore prima della tragedia Albini avesse dedicato un pensiero pubblico proprio a Brunero Bianconi, uno degli allenatori che più avevano inciso sul suo percorso sportivo. Su Facebook aveva scritto: “Condoglianze a tutta la famiglia. Il miglior allenatore che mi abbia mai allenato”. Parole che oggi assumono il peso struggente di un ultimo saluto reciproco tra due figure profondamente legate dal calcio.
Anche la storia sportiva dei due si era intrecciata negli anni del Montelupo. Bianconi stimava profondamente Albini e aveva voluto portarlo con sé convinto che potesse dare quel qualcosa in più capace di cambiare una squadra. E quel qualcosa Albini lo aveva davvero: fantasia, qualità, spirito competitivo, ma anche umanità.
Fuori dal campo era una persona conosciuta e apprezzata da tutti. Proveniva da una famiglia molto nota sul territorio: la madre gestisce da anni una importante scuola per estetisti a Sovigliana. Grande tifoso dell’Empoli FC, seguiva gli azzurri ovunque, in casa e spesso in trasferta, con la sciarpa dei Desperados al collo. Per lui il calcio non era mai stato soltanto un gioco o una passione: era appartenenza, amicizia, identità.
Distrutto dal dolore il sindaco di Vinci Daniele Vanni, che ha voluto esprimere pubblicamente la vicinanza della comunità alla famiglia: “Massimiliano Albini aveva la mia età. Era un nostro concittadino ma aveva girato tanto per il calcio. È un momento terribile per tutta la nostra comunità”.
Albini lascia una figlia, gli amici di una vita e un vuoto enorme in tutto il mondo del calcio locale. In queste ore, tra campi sportivi, bar e circoli dell’Empolese, il suo nome continua a tornare nei racconti di chi lo ha conosciuto. Perché certi giocatori non appartengono solo alle squadre in cui hanno giocato, ma a un intero territorio.






