Il cinema dove non c’è nessun film: a Coiano la vita diventa spettacolo
23-09-2026 07:53 - Circondiario
C’è un cinema dove non viene proiettato nessun film. Non ci sono poltrone rosse, né biglietti da acquistare, né un sipario che si apre. Non c’è nemmeno un attore. C’è soltanto una strada. La strada della Via Francigena, con i suoi pellegrini, gli abitanti, gli animali, le automobili, il
paesaggio e quel tempo quotidiano che normalmente attraversiamo senza accorgercene. A Coiano, frazione di Castelfiorentino, basta uno sgabello per sedersi davanti a tutto questo e improvvisamente guardarlo come se fosse uno spettacolo.
È PRIMO cinema di strada per osservare la vita che scorre, la nuova installazione site specific dell’artista e performer Aronne Pleuteri, nata nell'ambito della seconda edizione di WONDERFUL! Art Research Program – Maria Manetti e Jan Shrem Foundation. Pochi elementi, quasi disarmanti nella loro semplicità: un piccolo baldacchino, uno sgabello, alcuni scalini e un’insegna luminosa che sembra arrivare da un vecchio teatro o da un cinema di Broadway. Sopra, il titolo dell’opera. E poi niente. O, meglio, tutto. Perché quello che dovrebbe essere lo schermo è davanti agli occhi di chi si siede: è il mondo.
L’idea di Pleuteri parte da un paradosso: costruire un cinema per mostrare qualcosa che non ha bisogno di essere rappresentato. Il pellegrino che percorre la Francigena è abituato al movimento, alla fatica, alla distanza, al raggiungimento di una meta. Qui, invece, viene invitato a fare il contrario. A fermarsi. Può sedersi, osservare, ridere o annoiarsi. Può aspettare che accada qualcosa oppure accorgersi che qualcosa sta già accadendo. La strada diventa così uno schermo ininterrotto. Non esiste un regista, non esiste una sceneggiatura, non esiste un finale.
«PRIMO Cinema di Strada è una cornice», spiega Pleuteri. Una cornice attraverso la quale guardare la realtà, concedendosi il lusso di fermarsi «per tutto il tempo che riteniamo necessario». È forse questo il gesto più radicale dell’opera: restituire valore all’inazione. In un tempo nel quale tutto sembra chiedere di essere fatto, prodotto, fotografato, condiviso, l’artista costruisce un luogo nel quale non bisogna fare nulla. Solo guardare.
Il paradosso continua: l’artista crea un’opera che, in qualche modo, invita a dimenticare l’opera stessa. Pleuteri costruisce una scena e poi la svuota. Predispone il palco ma non mette in scena nulla. Accende le luci ma non indica dove guardare. Crea una platea composta da un solo spettatore e lascia che sia la realtà a occupare il palcoscenico. «Il cinema non ha uno schermo e non proietta immagini», racconta il progetto. Davanti allo spettatore scorrono «la strada, il paesaggio, i pellegrini, gli abitanti e il tempo quotidiano». È una riflessione sulla soglia tra realtà e rappresentazione, tra vita e opera d’arte. Ma è anche un invito a cambiare, almeno per qualche minuto, il proprio modo di stare nel mondo. Lo sgabello diventa così qualcosa di più di un oggetto. Diventa una possibilità. Una postura. Un piccolo atto di resistenza alla fretta.
La scelta di Coiano non è casuale. L’opera si trova lungo uno dei grandi itinerari storici europei, attraversato ogni anno da migliaia di pellegrini e viaggiatori. È un luogo nato per il movimento nel quale l’artista inserisce una parentesi di immobilità. Chi cammina viene invitato a fermarsi. Chi ha una meta viene invitato, per un momento, a dimenticarla. Chi sta attraversando un paesaggio può diventare spettatore del paesaggio stesso. La Francigena, allora, non è soltanto il luogo in cui l’opera è stata collocata. È parte dell’opera. Ogni persona che passa può diventare inconsapevolmente un attore. Ogni incontro può trasformarsi in una scena. Ogni giornata cambia il film. Domani sarà diverso da oggi. Tra un’ora sarà diverso da adesso. E forse è proprio questa la pellicola che Pleuteri vuole mostrare: quella che nessuno può registrare perché continua a scorrere.
Per Stefania Rispoli, curatrice del Museo Novecento, l’arte può essere anche «un inciampo», qualcosa in cui ci imbattiamo senza averlo cercato. È una definizione che sembra descrivere perfettamente l’opera di Coiano. Chi percorre la Via Francigena non parte alla ricerca di un’installazione d’arte. Sta camminando, sta andando da qualche parte. E all’improvviso incontra un’insegna luminosa che lo invita a sedersi. Può ignorarla. Oppure può fermarsi. Ed è proprio in questa scelta apparentemente minima che l’opera comincia ad esistere. Rispoli sottolinea come il lavoro di Pleuteri sappia essere «imprevisto, irriverente e poetico», con una dimensione tragicomica e una capacità di mettere in discussione le convenzioni attraverso cui guardiamo la realtà. A Coiano questa attitudine trova una forma quasi elementare: una persona seduta davanti a una strada. Eppure quella persona, sedendosi, cambia il proprio modo di guardarla.
L’installazione rappresenta la prima opera site specific inaugurata nell’ambito della seconda edizione di WONDERFUL! Art Research Program – Maria Manetti e Jan Shrem Foundation, il programma di residenze artistiche promosso dal Museo Novecento di Firenze con la Città Metropolitana di Firenze e alcuni Comuni toscani. Per la sindaca di Castelfiorentino Francesca Giannì e l’assessore alla Cultura Franco Spina, il progetto si inserisce in un disegno più ampio per fare della città una «Casa di Artisti», attraverso residenze capaci di intrecciare cultura, dimensione sociale e identità del territorio. L’ambizione è quella di trasformare Castelfiorentino in un luogo capace di accogliere gli artisti e accompagnarne la ricerca, recuperando anche una tradizione locale legata alle arti performative e al teatro. «Una coraggiosa utopia, che può diventare realtà», hanno sottolineato gli amministratori. Un’utopia che, a Coiano, prende una forma curiosamente concreta: un piccolo palco vuoto affacciato sulla vita.
Il progetto WONDERFUL! nasce proprio con l’obiettivo di mettere in relazione la ricerca dei giovani artisti con i territori. Per l’assessore alla Cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini, portare la creatività fuori dagli spazi tradizionali significa costruire nuove relazioni tra Firenze, i Comuni e le comunità locali. Sulla stessa linea Claudia Sereni, consigliera della Città Metropolitana con delega alla Cultura, che sottolinea come il progetto faccia dialogare la memoria dei territori con l’arte del presente. A Coiano questo dialogo avviene nel modo più diretto possibile: senza pareti, senza biglietteria, senza distanza tra opera e pubblico. Il pubblico è la strada. E la strada è il paesaggio.
La seconda edizione di WONDERFUL! Art Research Program si è sviluppata tra il 2025 e il 2026 e ha coinvolto cinque giovani artisti: Mara Callegaro, Virginia Russolo, Beatrice Celli, Agnese Galiotto e Aronne Pleuteri. Attraverso borse di ricerca, gli artisti hanno avuto la possibilità di sviluppare opere inedite in cinque Comuni della Città Metropolitana di Firenze: Castelfiorentino, Vinci, Montelupo Fiorentino, Scandicci ed Empoli. Al percorso toscano si è aggiunta una dimensione internazionale grazie alla collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: i partecipanti hanno avuto la possibilità di trascorrere un periodo di residenza presso gli Istituti Italiani di Cultura di Santiago del Cile, Sydney e Almaty, in Kazakistan. Per Filippo La Rosa, Direttore Centrale per la promozione della cultura e della lingua italiana del Ministero degli Esteri, il programma offre ai giovani artisti la possibilità di confrontarsi con nuovi scenari e di portare all’estero la vitalità della ricerca contemporanea italiana. Anche Pleuteri ha vissuto questa dimensione internazionale, trascorrendo un mese in Kazakistan.
Nato a Erba nel 2001 e formatosi all’Accademia di Brera, Pleuteri lavora tra pittura, disegno, scultura, installazione, video e performance. La sua ricerca ruota spesso intorno al paradosso, all’umorismo, al fallimento e alle pratiche dell’inazione. Tra i suoi progetti figurano il Laboratorio Quasi 33, dedicato al silenzio e alla non-azione, e le «mototrombe», sculture performative concepite per inserirsi nel traffico e imitarne il rumore. È stato tra i finalisti del Premio Cairo nel 2023, è il più giovane artista della Collezione Iannaccone e nel 2025 ha partecipato alla mostra L’arte italiana oggi. Una nuova scena alla Triennale di Milano. Recentemente ha inoltre firmato uno dei poster per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Forse il senso più profondo di PRIMO cinema di strada sta proprio qui. Non nell’invito a trovare qualcosa di straordinario, ma nel tentativo di riconoscere lo straordinario dentro ciò che normalmente consideriamo ordinario. Un uomo che cammina. Una donna che passa. Un cane. Un pellegrino con lo zaino. Il vento tra gli alberi. La luce che cambia. Un’auto che attraversa la strada. Qualcuno che si ferma. Qualcuno che non si ferma. La vita, semplicemente, che continua.
E per una volta non siamo noi a doverle chiedere qualcosa.
Possiamo soltanto sederci. Guardare. Aspettare.
E scoprire, magari, che lo spettacolo era già cominciato.
paesaggio e quel tempo quotidiano che normalmente attraversiamo senza accorgercene. A Coiano, frazione di Castelfiorentino, basta uno sgabello per sedersi davanti a tutto questo e improvvisamente guardarlo come se fosse uno spettacolo.È PRIMO cinema di strada per osservare la vita che scorre, la nuova installazione site specific dell’artista e performer Aronne Pleuteri, nata nell'ambito della seconda edizione di WONDERFUL! Art Research Program – Maria Manetti e Jan Shrem Foundation. Pochi elementi, quasi disarmanti nella loro semplicità: un piccolo baldacchino, uno sgabello, alcuni scalini e un’insegna luminosa che sembra arrivare da un vecchio teatro o da un cinema di Broadway. Sopra, il titolo dell’opera. E poi niente. O, meglio, tutto. Perché quello che dovrebbe essere lo schermo è davanti agli occhi di chi si siede: è il mondo.
L’idea di Pleuteri parte da un paradosso: costruire un cinema per mostrare qualcosa che non ha bisogno di essere rappresentato. Il pellegrino che percorre la Francigena è abituato al movimento, alla fatica, alla distanza, al raggiungimento di una meta. Qui, invece, viene invitato a fare il contrario. A fermarsi. Può sedersi, osservare, ridere o annoiarsi. Può aspettare che accada qualcosa oppure accorgersi che qualcosa sta già accadendo. La strada diventa così uno schermo ininterrotto. Non esiste un regista, non esiste una sceneggiatura, non esiste un finale.
«PRIMO Cinema di Strada è una cornice», spiega Pleuteri. Una cornice attraverso la quale guardare la realtà, concedendosi il lusso di fermarsi «per tutto il tempo che riteniamo necessario». È forse questo il gesto più radicale dell’opera: restituire valore all’inazione. In un tempo nel quale tutto sembra chiedere di essere fatto, prodotto, fotografato, condiviso, l’artista costruisce un luogo nel quale non bisogna fare nulla. Solo guardare.
Il paradosso continua: l’artista crea un’opera che, in qualche modo, invita a dimenticare l’opera stessa. Pleuteri costruisce una scena e poi la svuota. Predispone il palco ma non mette in scena nulla. Accende le luci ma non indica dove guardare. Crea una platea composta da un solo spettatore e lascia che sia la realtà a occupare il palcoscenico. «Il cinema non ha uno schermo e non proietta immagini», racconta il progetto. Davanti allo spettatore scorrono «la strada, il paesaggio, i pellegrini, gli abitanti e il tempo quotidiano». È una riflessione sulla soglia tra realtà e rappresentazione, tra vita e opera d’arte. Ma è anche un invito a cambiare, almeno per qualche minuto, il proprio modo di stare nel mondo. Lo sgabello diventa così qualcosa di più di un oggetto. Diventa una possibilità. Una postura. Un piccolo atto di resistenza alla fretta.
La scelta di Coiano non è casuale. L’opera si trova lungo uno dei grandi itinerari storici europei, attraversato ogni anno da migliaia di pellegrini e viaggiatori. È un luogo nato per il movimento nel quale l’artista inserisce una parentesi di immobilità. Chi cammina viene invitato a fermarsi. Chi ha una meta viene invitato, per un momento, a dimenticarla. Chi sta attraversando un paesaggio può diventare spettatore del paesaggio stesso. La Francigena, allora, non è soltanto il luogo in cui l’opera è stata collocata. È parte dell’opera. Ogni persona che passa può diventare inconsapevolmente un attore. Ogni incontro può trasformarsi in una scena. Ogni giornata cambia il film. Domani sarà diverso da oggi. Tra un’ora sarà diverso da adesso. E forse è proprio questa la pellicola che Pleuteri vuole mostrare: quella che nessuno può registrare perché continua a scorrere.
Per Stefania Rispoli, curatrice del Museo Novecento, l’arte può essere anche «un inciampo», qualcosa in cui ci imbattiamo senza averlo cercato. È una definizione che sembra descrivere perfettamente l’opera di Coiano. Chi percorre la Via Francigena non parte alla ricerca di un’installazione d’arte. Sta camminando, sta andando da qualche parte. E all’improvviso incontra un’insegna luminosa che lo invita a sedersi. Può ignorarla. Oppure può fermarsi. Ed è proprio in questa scelta apparentemente minima che l’opera comincia ad esistere. Rispoli sottolinea come il lavoro di Pleuteri sappia essere «imprevisto, irriverente e poetico», con una dimensione tragicomica e una capacità di mettere in discussione le convenzioni attraverso cui guardiamo la realtà. A Coiano questa attitudine trova una forma quasi elementare: una persona seduta davanti a una strada. Eppure quella persona, sedendosi, cambia il proprio modo di guardarla.
L’installazione rappresenta la prima opera site specific inaugurata nell’ambito della seconda edizione di WONDERFUL! Art Research Program – Maria Manetti e Jan Shrem Foundation, il programma di residenze artistiche promosso dal Museo Novecento di Firenze con la Città Metropolitana di Firenze e alcuni Comuni toscani. Per la sindaca di Castelfiorentino Francesca Giannì e l’assessore alla Cultura Franco Spina, il progetto si inserisce in un disegno più ampio per fare della città una «Casa di Artisti», attraverso residenze capaci di intrecciare cultura, dimensione sociale e identità del territorio. L’ambizione è quella di trasformare Castelfiorentino in un luogo capace di accogliere gli artisti e accompagnarne la ricerca, recuperando anche una tradizione locale legata alle arti performative e al teatro. «Una coraggiosa utopia, che può diventare realtà», hanno sottolineato gli amministratori. Un’utopia che, a Coiano, prende una forma curiosamente concreta: un piccolo palco vuoto affacciato sulla vita.
Il progetto WONDERFUL! nasce proprio con l’obiettivo di mettere in relazione la ricerca dei giovani artisti con i territori. Per l’assessore alla Cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini, portare la creatività fuori dagli spazi tradizionali significa costruire nuove relazioni tra Firenze, i Comuni e le comunità locali. Sulla stessa linea Claudia Sereni, consigliera della Città Metropolitana con delega alla Cultura, che sottolinea come il progetto faccia dialogare la memoria dei territori con l’arte del presente. A Coiano questo dialogo avviene nel modo più diretto possibile: senza pareti, senza biglietteria, senza distanza tra opera e pubblico. Il pubblico è la strada. E la strada è il paesaggio.
La seconda edizione di WONDERFUL! Art Research Program si è sviluppata tra il 2025 e il 2026 e ha coinvolto cinque giovani artisti: Mara Callegaro, Virginia Russolo, Beatrice Celli, Agnese Galiotto e Aronne Pleuteri. Attraverso borse di ricerca, gli artisti hanno avuto la possibilità di sviluppare opere inedite in cinque Comuni della Città Metropolitana di Firenze: Castelfiorentino, Vinci, Montelupo Fiorentino, Scandicci ed Empoli. Al percorso toscano si è aggiunta una dimensione internazionale grazie alla collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: i partecipanti hanno avuto la possibilità di trascorrere un periodo di residenza presso gli Istituti Italiani di Cultura di Santiago del Cile, Sydney e Almaty, in Kazakistan. Per Filippo La Rosa, Direttore Centrale per la promozione della cultura e della lingua italiana del Ministero degli Esteri, il programma offre ai giovani artisti la possibilità di confrontarsi con nuovi scenari e di portare all’estero la vitalità della ricerca contemporanea italiana. Anche Pleuteri ha vissuto questa dimensione internazionale, trascorrendo un mese in Kazakistan.
Nato a Erba nel 2001 e formatosi all’Accademia di Brera, Pleuteri lavora tra pittura, disegno, scultura, installazione, video e performance. La sua ricerca ruota spesso intorno al paradosso, all’umorismo, al fallimento e alle pratiche dell’inazione. Tra i suoi progetti figurano il Laboratorio Quasi 33, dedicato al silenzio e alla non-azione, e le «mototrombe», sculture performative concepite per inserirsi nel traffico e imitarne il rumore. È stato tra i finalisti del Premio Cairo nel 2023, è il più giovane artista della Collezione Iannaccone e nel 2025 ha partecipato alla mostra L’arte italiana oggi. Una nuova scena alla Triennale di Milano. Recentemente ha inoltre firmato uno dei poster per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Forse il senso più profondo di PRIMO cinema di strada sta proprio qui. Non nell’invito a trovare qualcosa di straordinario, ma nel tentativo di riconoscere lo straordinario dentro ciò che normalmente consideriamo ordinario. Un uomo che cammina. Una donna che passa. Un cane. Un pellegrino con lo zaino. Il vento tra gli alberi. La luce che cambia. Un’auto che attraversa la strada. Qualcuno che si ferma. Qualcuno che non si ferma. La vita, semplicemente, che continua.
E per una volta non siamo noi a doverle chiedere qualcosa.
Possiamo soltanto sederci. Guardare. Aspettare.
E scoprire, magari, che lo spettacolo era già cominciato.






