Il coccodrillo del Pozzale diventa un cartoon
16-12-2025 17:28 - Lifestyle
Dalla fantasia al cartoon: il coccodrillo del Pozzale, quello della burla, quello della leggenda che si è trasformata in realtà con una fontana al centro del giardino della frazione, adesso è un cartone animato. E' stato presentato alla cerimonia di premiazione del Premio Pozzale 2025 — il premio letterario che è nato nel 1948 proprio nella frazione di Pozzale, con l'intento di unire cultura e impegno civile durante la quale è stato proiettato un video che raccontava proprio questa storia: la leggenda del coccodrillo di Pozzale.
L'idea del progetto è di Tommaso Alderighi, presidente di Ludicomix, e la realizzazione artistica di Ines Cattabriga, animatrice di GialloMare Minimal Teatro, che ha trasformato l'aneddoto locale in un racconto visivo suggestivo. A dare colore e forma all'immaginario del video è stata anche l'illustrazione di Camilla Garofano, del collettivo Le Vanvere dalla quale Ines ha tratto ispirazione.
Ma da dove nasce questa singolare storia del coccodrillo? Non si tratta di un mito antico o di un racconto mitologico trasmesso per generazioni, bensì di una storia di paese, divertente e ironica. Secondo la tradizione locale, la leggenda affonda le sue radici negli anni '50, quando alcuni cacciatori di ritorno da una battuta dichiararono di aver visto un coccodrillo aggirarsi tra le canne sulle sponde del torrente Orme.
La voce si diffuse rapidamente nella frazione, suscitando curiosità e incredulità: altri paesani, armati di fucili e stivali di gomma, si organizzarono per cercare il rettile esotico, senza trovare nulla se non ilarità e scherzi tra vicini di casa. Quell'episodio — nato come burla — divenne presto parte del folclore locale, tanto da essere oggi simbolizzato nella piccola fontana al centro del paese raffigurante un coccodrillo, vero e proprio emblema di Pozzale e della sua capacità di raccontarsi con autoironia.
È proprio questa leggenda «del coccodrillo che non c'è» ad aver ispirato il video proiettato alla cerimonia del Premio Pozzale 2025. L'opera audiovisiva non si limita a rievocare l'aneddoto, ma ne fa metafora dell'immaginazione e dell'identità di una comunità che sa giocare con i propri miti locali, trasformandoli in strumenti di narrazione collettiva.
Ines Cattabriga, con la sua esperienza in teatro minimo e narrazione visiva, ha tradotto la leggenda in immagini che parlano non solo di un improbabile coccodrillo nella campagna toscana, ma anche di quell'energia creativa che spinge una comunità a raccontarsi e a reinventarsi. Il giornalista Rai Andrea Marotta, conduttore della cerimonia di premiazione da diversi anni, ne ha dato una lettura ancor più contemporanea: ha colto nel coccodrillo di Pozzale un efficace spunto filosofico sul valore della narrazione e sul potere della fantasia. Da creatura inizialmente percepita come temibile e fuori luogo, il coccodrillo si trasforma nel racconto in una presenza capace di generare sorpresa e stupore, fino a essere riconosciuta come familiare. Una figura che, pur nella sua apparente estraneità, diventa specchio delle emozioni umane e occasione di riflessione, proprio come accade nelle storie che sanno andare oltre l'immediata verosimiglianza.
Marotta ha definito questa dinamica una vera e propria “sospensione dell'incredulità”, spiegando dal palco della Sala Grande della Biblioteca comunale Renato Fucini come il coccodrillo diventi metafora dell'incredibile e della magia che può scaturire da un racconto ben costruito. Quel coccodrillo che sembra fuori posto nella quotidianità di una frazione toscana, diventa, per le vittime della burla, un elemento della loro quotidianità, capace di ribaltare pregiudizi e verità, rivelando mondi inattesi. Proprio come accade con alcune storie narrate nei libri.
La scelta di inserire questa leggenda nella cerimonia del Premio Pozzale — premio che da decenni celebra la scrittura, la memoria e il dialogo tra intellettuali e lettori — non è casuale. Nel suo spirito originario, il Pozzale rappresenta la volontà di coltivare la cultura nelle pieghe della vita quotidiana, valorizzando storie grandi e piccole, ufficiali e popolari.
Così, il “coccodrillo di Pozzale” diventa un curioso ponte tra storia locale e creatività contemporanea, tra linguaggio visivo e parola scritta: un invito a guardare con occhi nuovi alle nostre narrazioni, e a celebrare non solo ciò che è vero, ma ciò che ci dice qualcosa di noi stessi — anche attraverso il sorriso.
L'idea del progetto è di Tommaso Alderighi, presidente di Ludicomix, e la realizzazione artistica di Ines Cattabriga, animatrice di GialloMare Minimal Teatro, che ha trasformato l'aneddoto locale in un racconto visivo suggestivo. A dare colore e forma all'immaginario del video è stata anche l'illustrazione di Camilla Garofano, del collettivo Le Vanvere dalla quale Ines ha tratto ispirazione.
Ma da dove nasce questa singolare storia del coccodrillo? Non si tratta di un mito antico o di un racconto mitologico trasmesso per generazioni, bensì di una storia di paese, divertente e ironica. Secondo la tradizione locale, la leggenda affonda le sue radici negli anni '50, quando alcuni cacciatori di ritorno da una battuta dichiararono di aver visto un coccodrillo aggirarsi tra le canne sulle sponde del torrente Orme.
La voce si diffuse rapidamente nella frazione, suscitando curiosità e incredulità: altri paesani, armati di fucili e stivali di gomma, si organizzarono per cercare il rettile esotico, senza trovare nulla se non ilarità e scherzi tra vicini di casa. Quell'episodio — nato come burla — divenne presto parte del folclore locale, tanto da essere oggi simbolizzato nella piccola fontana al centro del paese raffigurante un coccodrillo, vero e proprio emblema di Pozzale e della sua capacità di raccontarsi con autoironia.
È proprio questa leggenda «del coccodrillo che non c'è» ad aver ispirato il video proiettato alla cerimonia del Premio Pozzale 2025. L'opera audiovisiva non si limita a rievocare l'aneddoto, ma ne fa metafora dell'immaginazione e dell'identità di una comunità che sa giocare con i propri miti locali, trasformandoli in strumenti di narrazione collettiva.
Ines Cattabriga, con la sua esperienza in teatro minimo e narrazione visiva, ha tradotto la leggenda in immagini che parlano non solo di un improbabile coccodrillo nella campagna toscana, ma anche di quell'energia creativa che spinge una comunità a raccontarsi e a reinventarsi. Il giornalista Rai Andrea Marotta, conduttore della cerimonia di premiazione da diversi anni, ne ha dato una lettura ancor più contemporanea: ha colto nel coccodrillo di Pozzale un efficace spunto filosofico sul valore della narrazione e sul potere della fantasia. Da creatura inizialmente percepita come temibile e fuori luogo, il coccodrillo si trasforma nel racconto in una presenza capace di generare sorpresa e stupore, fino a essere riconosciuta come familiare. Una figura che, pur nella sua apparente estraneità, diventa specchio delle emozioni umane e occasione di riflessione, proprio come accade nelle storie che sanno andare oltre l'immediata verosimiglianza.
Marotta ha definito questa dinamica una vera e propria “sospensione dell'incredulità”, spiegando dal palco della Sala Grande della Biblioteca comunale Renato Fucini come il coccodrillo diventi metafora dell'incredibile e della magia che può scaturire da un racconto ben costruito. Quel coccodrillo che sembra fuori posto nella quotidianità di una frazione toscana, diventa, per le vittime della burla, un elemento della loro quotidianità, capace di ribaltare pregiudizi e verità, rivelando mondi inattesi. Proprio come accade con alcune storie narrate nei libri.
La scelta di inserire questa leggenda nella cerimonia del Premio Pozzale — premio che da decenni celebra la scrittura, la memoria e il dialogo tra intellettuali e lettori — non è casuale. Nel suo spirito originario, il Pozzale rappresenta la volontà di coltivare la cultura nelle pieghe della vita quotidiana, valorizzando storie grandi e piccole, ufficiali e popolari.
Così, il “coccodrillo di Pozzale” diventa un curioso ponte tra storia locale e creatività contemporanea, tra linguaggio visivo e parola scritta: un invito a guardare con occhi nuovi alle nostre narrazioni, e a celebrare non solo ciò che è vero, ma ciò che ci dice qualcosa di noi stessi — anche attraverso il sorriso.







