Il Museo della Collegiata torna alla città: un nuovo ingresso per un patrimonio finalmente più accessibile
03-10-2026 12:40 - Primo piano
Empoli riabbraccia uno dei luoghi più preziosi della propria storia. Dopo un importante intervento di riqualificazione, il Museo della Collegiata di Sant’Andrea torna infatti a disposizione della città, rinnovato negli spazi e soprattutto ripensato per essere più accessibile, accogliente e inclusivo. La riapertura rappresenta il punto di arrivo di un percorso iniziato alcuni anni fa e sviluppato attraverso la collaborazione tra amministrazione comunale, Propositura di Sant’Andrea, Fondazione CR Firenze e Soprintendenza, con l’obiettivo di intervenire su uno dei complessi storico-artistici più significativi del centro cittadino senza alterarne l’identità. Il nuovo museo si presenta con un ingresso completamente rinnovato, affacciato su piazza Farinata degli Uberti e direttamente collegato agli spazi di San Giovanni, con un ascensore che consente di raggiungere il piano nobile, nuovi servizi per il pubblico e una configurazione degli spazi studiata per superare le barriere fisiche e cognitive.
Un intervento che assume un significato ancora maggiore perché arriva nel settantesimo anniversario della prima inaugurazione del museo negli spazi attuali, dopo la ricostruzione della città seguita alla Seconda guerra mondiale. Il percorso di riqualificazione, come ha ricordato il sindaco Alessio Mantellassi, era iniziato nel 2023 grazie ai fondi del PNRR del Ministero della Cultura. Un primo lotto aveva già consentito di intervenire sull’accessibilità della parte didattica e sulla fruibilità fisica degli ambienti, attraverso la realizzazione di una pavimentazione flottante. A questo primo intervento si è aggiunto il secondo progetto, quello che ha portato alla ridefinizione dell’ingresso del museo e alla realizzazione dell’ascensore, dei servizi igienici e dello spazio destinato all’accoglienza e allo shop. Per completare l’opera sono state messe in campo risorse della Fondazione CR Firenze e 200 mila euro stanziati dal Comune di Empoli. «È stato uno dei primi atti – ha spiegato il sindaco – con cui abbiamo stanziato risorse del bilancio 2024 per partire con questi lavori». Un intervento non semplice, anche per la particolare natura del complesso, dove si incontrano competenze e proprietà diverse. Il Museo della Collegiata è infatti legato alla diocesi e alla parrocchia di Sant’Andrea, e la realizzazione dei lavori ha richiesto un percorso articolato per conciliare le esigenze dell’intervento pubblico con quelle di un bene di proprietà non comunale.
«Gli ostacoli sono stati affrontati e sono stati realizzati», ha sottolineato Mantellassi, evidenziando come il risultato sia oggi un ingresso che restituisce al museo una presenza più riconoscibile e adeguata nel cuore della città. L’accesso attraverso gli spazi di San Giovanni consente infatti di entrare direttamente nel complesso museale, valorizzando ulteriormente il rapporto tra il museo, il battistero, la collegiata e la piazza. «Oggi abbiamo un ingresso vero al museo», ha detto il sindaco, invitando cittadini e visitatori a tornare a scoprire quello che ha definito «il più grande patrimonio della nostra città».
Dietro il nuovo assetto degli spazi c’è un preciso principio progettuale: l’accessibilità non deve tradursi nella creazione di percorsi separati, ma deve diventare una caratteristica dell’intero museo. È questo il concetto illustrato dall’architetto Cristiano Bianchi, progettista e direttore dei lavori, che ha spiegato come la sfida principale sia stata quella di tradurre i principi dell’accessibilità fisica e cognitiva all’interno di un edificio storico vincolato e non concepito originariamente per accogliere questo tipo di soluzioni. La scelta è stata quella dell’inclusività: niente percorsi alternativi riservati alle persone con difficoltà motorie, ma un unico percorso condiviso. «Se non si possono fare i gradini andiamo tutti in rampa», ha spiegato Bianchi. Sono state quindi realizzate grandi rampe attraverso il museo, permettendo a tutti i visitatori di seguire lo stesso itinerario. Una soluzione che non è soltanto funzionale, ma che modifica anche il rapporto con le opere, consentendo di osservarle da prospettive differenti e creando una relazione nuova tra il visitatore e gli ambienti storici. Le rampe diventano così parte integrante dell’esperienza museale e si inseriscono in una concezione contemporanea degli spazi culturali, adattata però alla particolare scala e alle caratteristiche di un edificio storico. Un altro elemento centrale del progetto è stata la reversibilità.
In un edificio di questo valore, infatti, intervenire significa anche garantire che le stratificazioni storiche possano essere conservate e continuare a essere leggibili. Per questo non sono stati eliminati i gradini originari, né demoliti i pavimenti o realizzate tracce invasive nelle murature. Le nuove strutture sono state appoggiate sulle preesistenze, con pavimenti sopraelevati, rampe e impianti integrati negli elementi di arredo. In questo modo, ha spiegato l’architetto, l’intervento può essere modificato nel futuro senza compromettere ciò che esisteva prima. È una caratteristica importante per un museo che dovrà continuare a cambiare insieme alla società e alle esigenze dei suoi visitatori. La stessa esperienza della pandemia ha mostrato quanto rapidamente possano modificarsi le modalità di fruizione dei luoghi della cultura.
La possibilità di intervenire sugli elementi contemporanei senza intaccare la struttura storica permette dunque al museo di conservare la propria identità e, nello stesso tempo, di rimanere trasformabile. Anche la scelta dei materiali e dei colori è stata pensata per creare un dialogo diretto con il luogo e con le opere conservate. Il progetto architettonico si muove principalmente tra il grigio della pietra, elemento caratteristico del contesto e delle modanature dell’edificio, e l’oro della foglia d’oro, richiamo immediato alla tradizione pittorica rappresentata nelle collezioni. Su questa base cromatica si inseriscono elementi in ottone brunito, creando una continuità visiva tra architettura, storia dell’edificio e patrimonio artistico.
La nuova organizzazione degli spazi diventa così anche uno strumento per accompagnare il visitatore alla scoperta delle opere. Come ha sottolineato Cristina Gelli, direttrice di Empoli Musei, il nuovo ingresso ha anche il merito di affacciarsi direttamente verso alcuni dei principali simboli della raccolta. Il battistero, con il fonte battesimale realizzato da Bernardo Rossellino e il Vir Dolorum di Masolino da Panicale, costituisce infatti uno dei nuclei fondamentali dell’identità del museo e della città. Sono opere che raccontano non soltanto la storia dell’arte, ma anche il rapporto profondo tra il patrimonio religioso e la comunità empolese. Salendo al piano nobile, il percorso prosegue con la pinacoteca, che attraversa un arco cronologico compreso tra la fine del Duecento e tutto il Quattrocento. Tra le opere segnalate figurano quelle di Lorenzo Monaco, la piccola Maestà di Filippo Lippi e le sale dedicate ai Botticini, offrendo al pubblico un viaggio attraverso alcuni dei momenti più significativi della pittura toscana medievale e rinascimentale. Nel complesso sono oltre 90 le opere distribuite in sette sale, per un percorso che consente di attraversare più di cinque secoli di storia dell’arte.
Una raccolta che nasce in larga parte dalle vicende delle chiese del territorio: molte opere provengono infatti dalle chiese ancora esistenti o da quelle soppresse del piviere di Empoli, mentre altre erano originariamente collocate sugli altari di cappelle devozionali private e sono giunte al museo grazie alle donazioni di cittadini empolesi. Il museo è dunque, sotto molti aspetti, la memoria artistica della comunità. La sua storia è strettamente intrecciata a quella della Collegiata e del centro cittadino. Il primo nucleo della raccolta proviene proprio dalla chiesa di Sant’Andrea, mentre il battistero conserva ancora oggi due delle opere più conosciute e rappresentative del complesso. Dal 1956 il Museo della Collegiata ha trovato la propria sede nel Palazzo della Propositura, all’interno di un percorso che unisce edifici, opere e testimonianze diverse ma profondamente legate alla storia di Empoli. Anche il corridoio di San Giovanni, dove sono stati ricavati i nuovi spazi di accesso e accoglienza, possiede una lunga storia: fin dal 1464 rappresenta il collegamento tra la chiesa e il battistero. La sua nuova funzione assume quindi un valore simbolico particolare, perché ricompone fisicamente e idealmente alcuni dei luoghi attorno ai quali si è sviluppata la città. Non è un caso che la storia di Empoli sia legata proprio a questo cuore religioso e civile. È attorno alla pieve di Sant’Andrea che la comunità si sviluppò a partire dall’incastellamento del 1119, e ancora oggi il complesso rappresenta uno dei punti attraverso cui leggere la storia urbana, religiosa, artistica e sociale della città.
Per don Guido Engels, Proposto della Collegiata di Sant’Andrea, la riqualificazione è il risultato di un progetto coltivato per anni, con l’obiettivo di rendere il museo «molto più accessibile e accogliente». La parrocchia ha messo a disposizione gli spazi della cappella di San Giovanni per consentire la realizzazione dell’intervento, affrontando le difficoltà inevitabili quando si lavora su strutture storiche. «Quando c’è da lavorare sul vecchio è sempre un problema, però il vecchio è bello», ha sottolineato don Engels, ricordando la necessità di conservare il patrimonio e contemporaneamente renderlo più fruibile. L’ascensore e i nuovi servizi non saranno soltanto funzionali alla visita del museo, ma potranno diventare anche un accesso per le persone anziane e con disabilità alla stessa Collegiata, quando il museo sarà aperto. Un ulteriore elemento che rafforza la dimensione pubblica e inclusiva dell’intervento.
Il Proposto ha inoltre richiamato il valore artistico del museo e il rapporto particolare che lega Empoli alle proprie opere d’arte. «Sono un empolese di adozione – ha ricordato – e mi sono spesso stupito della bellezza di arte di cui è ornata la nostra città». Una bellezza che, nel caso della Collegiata, si accompagna alla storia e alla spiritualità del luogo e che trova nel museo una delle sue espressioni più complete. La riapertura è stata salutata anche da Fondazione CR Firenze, che ha sostenuto il progetto.
Barbara Tosti, responsabile del Settore Arte, Attività e Beni Culturali della Fondazione, ha definito la riapertura «un risultato importante per tutto il territorio», sottolineando il valore della restituzione alla comunità di un luogo di grande interesse storico e artistico, oggi più accessibile e accogliente. Il sostegno al museo si inserisce in un rapporto più ampio e consolidato con Empoli: dal 1994 la Fondazione ha sostenuto oltre 360 interventi in ambito culturale, oltre a progetti nel sociale e nell’ambiente. Un impegno che, nelle parole di Tosti, nasce dalla convinzione che prendersi cura del patrimonio, delle persone e dei luoghi significhi contribuire a rendere la comunità più inclusiva e il territorio più vivibile.
La nuova apertura segna dunque non soltanto la conclusione di un cantiere, ma un passaggio ulteriore nel percorso di valorizzazione del Museo della Collegiata. Il primo intervento realizzato attraverso il PNRR aveva già affrontato il tema dell’abbattimento delle barriere fisiche e cognitive, anche attraverso il confronto con le associazioni del territorio. Il secondo lotto ha completato questo percorso intervenendo sull’accesso e sui servizi, creando le condizioni per una visita più semplice e autonoma. L’obiettivo, come è stato ribadito durante la presentazione, non è considerare l’accessibilità come un traguardo definitivo, ma come un processo da aggiornare nel tempo, seguendo le esigenze del pubblico e l’evoluzione dei luoghi della cultura. In questa prospettiva, il Museo della Collegiata torna a essere non soltanto uno spazio nel quale conservare ed esporre opere d’arte, ma un luogo vivo, aperto alla città e capace di accogliere pubblici diversi.
La riapertura coincide inoltre con una ricorrenza significativa: settant’anni sono trascorsi dalla prima inaugurazione del museo negli spazi attuali, dopo la ricostruzione seguita alla Seconda guerra mondiale. Un anniversario che permette di guardare contemporaneamente al passato e al futuro. Da una parte c’è una collezione che conserva testimonianze di oltre cinque secoli di arte e di fede; dall’altra un museo che si dota di strumenti e spazi contemporanei per continuare a raccontare quel patrimonio alle nuove generazioni. Il nuovo ingresso rappresenta in questo senso anche una nuova porta sulla storia di Empoli. Entrare dagli spazi di San Giovanni, affacciarsi sul battistero e incontrare immediatamente alcune delle opere simbolo della collezione significa attraversare fisicamente una parte della storia cittadina prima ancora di arrivare nelle sale della pinacoteca. È un percorso che mette in relazione architettura, arte e memoria e che restituisce centralità a un complesso che per secoli ha rappresentato uno dei principali punti di riferimento della comunità. Per il sindaco Mantellassi, la riapertura è quindi «un grande momento di riscoperta» di uno dei luoghi più preziosi della città. Un risultato che, ha sottolineato, è stato possibile grazie al lavoro di molte persone e alla collaborazione tra istituzioni e soggetti proprietari. Il Museo della Collegiata torna così a presentarsi ai cittadini con un volto rinnovato, senza perdere il legame con la propria storia. Un museo più accessibile, ma anche più consapevole della propria identità, nel quale le nuove strutture non prendono il posto delle testimonianze antiche, ma vengono costruite intorno ad esse. E proprio questo equilibrio tra conservazione e trasformazione è forse uno degli aspetti più significativi dell'intervento: rendere un luogo storico capace di accogliere il pubblico contemporaneo senza cancellare le tracce del passato. Da sabato 3 ottobre il museo torna dunque ad accogliere visitatori con il consueto orario invernale, tutti i giorni ad eccezione del lunedì, dalle 10 alle 16. Per Empoli è l’occasione per tornare a entrare in uno dei luoghi simbolo della propria identità e, per chi ancora non lo conosce, per scoprire un patrimonio che riunisce arte, fede e storia nel cuore stesso della città.
Un intervento che assume un significato ancora maggiore perché arriva nel settantesimo anniversario della prima inaugurazione del museo negli spazi attuali, dopo la ricostruzione della città seguita alla Seconda guerra mondiale. Il percorso di riqualificazione, come ha ricordato il sindaco Alessio Mantellassi, era iniziato nel 2023 grazie ai fondi del PNRR del Ministero della Cultura. Un primo lotto aveva già consentito di intervenire sull’accessibilità della parte didattica e sulla fruibilità fisica degli ambienti, attraverso la realizzazione di una pavimentazione flottante. A questo primo intervento si è aggiunto il secondo progetto, quello che ha portato alla ridefinizione dell’ingresso del museo e alla realizzazione dell’ascensore, dei servizi igienici e dello spazio destinato all’accoglienza e allo shop. Per completare l’opera sono state messe in campo risorse della Fondazione CR Firenze e 200 mila euro stanziati dal Comune di Empoli. «È stato uno dei primi atti – ha spiegato il sindaco – con cui abbiamo stanziato risorse del bilancio 2024 per partire con questi lavori». Un intervento non semplice, anche per la particolare natura del complesso, dove si incontrano competenze e proprietà diverse. Il Museo della Collegiata è infatti legato alla diocesi e alla parrocchia di Sant’Andrea, e la realizzazione dei lavori ha richiesto un percorso articolato per conciliare le esigenze dell’intervento pubblico con quelle di un bene di proprietà non comunale.
«Gli ostacoli sono stati affrontati e sono stati realizzati», ha sottolineato Mantellassi, evidenziando come il risultato sia oggi un ingresso che restituisce al museo una presenza più riconoscibile e adeguata nel cuore della città. L’accesso attraverso gli spazi di San Giovanni consente infatti di entrare direttamente nel complesso museale, valorizzando ulteriormente il rapporto tra il museo, il battistero, la collegiata e la piazza. «Oggi abbiamo un ingresso vero al museo», ha detto il sindaco, invitando cittadini e visitatori a tornare a scoprire quello che ha definito «il più grande patrimonio della nostra città».
Dietro il nuovo assetto degli spazi c’è un preciso principio progettuale: l’accessibilità non deve tradursi nella creazione di percorsi separati, ma deve diventare una caratteristica dell’intero museo. È questo il concetto illustrato dall’architetto Cristiano Bianchi, progettista e direttore dei lavori, che ha spiegato come la sfida principale sia stata quella di tradurre i principi dell’accessibilità fisica e cognitiva all’interno di un edificio storico vincolato e non concepito originariamente per accogliere questo tipo di soluzioni. La scelta è stata quella dell’inclusività: niente percorsi alternativi riservati alle persone con difficoltà motorie, ma un unico percorso condiviso. «Se non si possono fare i gradini andiamo tutti in rampa», ha spiegato Bianchi. Sono state quindi realizzate grandi rampe attraverso il museo, permettendo a tutti i visitatori di seguire lo stesso itinerario. Una soluzione che non è soltanto funzionale, ma che modifica anche il rapporto con le opere, consentendo di osservarle da prospettive differenti e creando una relazione nuova tra il visitatore e gli ambienti storici. Le rampe diventano così parte integrante dell’esperienza museale e si inseriscono in una concezione contemporanea degli spazi culturali, adattata però alla particolare scala e alle caratteristiche di un edificio storico. Un altro elemento centrale del progetto è stata la reversibilità.
In un edificio di questo valore, infatti, intervenire significa anche garantire che le stratificazioni storiche possano essere conservate e continuare a essere leggibili. Per questo non sono stati eliminati i gradini originari, né demoliti i pavimenti o realizzate tracce invasive nelle murature. Le nuove strutture sono state appoggiate sulle preesistenze, con pavimenti sopraelevati, rampe e impianti integrati negli elementi di arredo. In questo modo, ha spiegato l’architetto, l’intervento può essere modificato nel futuro senza compromettere ciò che esisteva prima. È una caratteristica importante per un museo che dovrà continuare a cambiare insieme alla società e alle esigenze dei suoi visitatori. La stessa esperienza della pandemia ha mostrato quanto rapidamente possano modificarsi le modalità di fruizione dei luoghi della cultura.
La possibilità di intervenire sugli elementi contemporanei senza intaccare la struttura storica permette dunque al museo di conservare la propria identità e, nello stesso tempo, di rimanere trasformabile. Anche la scelta dei materiali e dei colori è stata pensata per creare un dialogo diretto con il luogo e con le opere conservate. Il progetto architettonico si muove principalmente tra il grigio della pietra, elemento caratteristico del contesto e delle modanature dell’edificio, e l’oro della foglia d’oro, richiamo immediato alla tradizione pittorica rappresentata nelle collezioni. Su questa base cromatica si inseriscono elementi in ottone brunito, creando una continuità visiva tra architettura, storia dell’edificio e patrimonio artistico.
La nuova organizzazione degli spazi diventa così anche uno strumento per accompagnare il visitatore alla scoperta delle opere. Come ha sottolineato Cristina Gelli, direttrice di Empoli Musei, il nuovo ingresso ha anche il merito di affacciarsi direttamente verso alcuni dei principali simboli della raccolta. Il battistero, con il fonte battesimale realizzato da Bernardo Rossellino e il Vir Dolorum di Masolino da Panicale, costituisce infatti uno dei nuclei fondamentali dell’identità del museo e della città. Sono opere che raccontano non soltanto la storia dell’arte, ma anche il rapporto profondo tra il patrimonio religioso e la comunità empolese. Salendo al piano nobile, il percorso prosegue con la pinacoteca, che attraversa un arco cronologico compreso tra la fine del Duecento e tutto il Quattrocento. Tra le opere segnalate figurano quelle di Lorenzo Monaco, la piccola Maestà di Filippo Lippi e le sale dedicate ai Botticini, offrendo al pubblico un viaggio attraverso alcuni dei momenti più significativi della pittura toscana medievale e rinascimentale. Nel complesso sono oltre 90 le opere distribuite in sette sale, per un percorso che consente di attraversare più di cinque secoli di storia dell’arte.
Una raccolta che nasce in larga parte dalle vicende delle chiese del territorio: molte opere provengono infatti dalle chiese ancora esistenti o da quelle soppresse del piviere di Empoli, mentre altre erano originariamente collocate sugli altari di cappelle devozionali private e sono giunte al museo grazie alle donazioni di cittadini empolesi. Il museo è dunque, sotto molti aspetti, la memoria artistica della comunità. La sua storia è strettamente intrecciata a quella della Collegiata e del centro cittadino. Il primo nucleo della raccolta proviene proprio dalla chiesa di Sant’Andrea, mentre il battistero conserva ancora oggi due delle opere più conosciute e rappresentative del complesso. Dal 1956 il Museo della Collegiata ha trovato la propria sede nel Palazzo della Propositura, all’interno di un percorso che unisce edifici, opere e testimonianze diverse ma profondamente legate alla storia di Empoli. Anche il corridoio di San Giovanni, dove sono stati ricavati i nuovi spazi di accesso e accoglienza, possiede una lunga storia: fin dal 1464 rappresenta il collegamento tra la chiesa e il battistero. La sua nuova funzione assume quindi un valore simbolico particolare, perché ricompone fisicamente e idealmente alcuni dei luoghi attorno ai quali si è sviluppata la città. Non è un caso che la storia di Empoli sia legata proprio a questo cuore religioso e civile. È attorno alla pieve di Sant’Andrea che la comunità si sviluppò a partire dall’incastellamento del 1119, e ancora oggi il complesso rappresenta uno dei punti attraverso cui leggere la storia urbana, religiosa, artistica e sociale della città.
Per don Guido Engels, Proposto della Collegiata di Sant’Andrea, la riqualificazione è il risultato di un progetto coltivato per anni, con l’obiettivo di rendere il museo «molto più accessibile e accogliente». La parrocchia ha messo a disposizione gli spazi della cappella di San Giovanni per consentire la realizzazione dell’intervento, affrontando le difficoltà inevitabili quando si lavora su strutture storiche. «Quando c’è da lavorare sul vecchio è sempre un problema, però il vecchio è bello», ha sottolineato don Engels, ricordando la necessità di conservare il patrimonio e contemporaneamente renderlo più fruibile. L’ascensore e i nuovi servizi non saranno soltanto funzionali alla visita del museo, ma potranno diventare anche un accesso per le persone anziane e con disabilità alla stessa Collegiata, quando il museo sarà aperto. Un ulteriore elemento che rafforza la dimensione pubblica e inclusiva dell’intervento.
Il Proposto ha inoltre richiamato il valore artistico del museo e il rapporto particolare che lega Empoli alle proprie opere d’arte. «Sono un empolese di adozione – ha ricordato – e mi sono spesso stupito della bellezza di arte di cui è ornata la nostra città». Una bellezza che, nel caso della Collegiata, si accompagna alla storia e alla spiritualità del luogo e che trova nel museo una delle sue espressioni più complete. La riapertura è stata salutata anche da Fondazione CR Firenze, che ha sostenuto il progetto.
Barbara Tosti, responsabile del Settore Arte, Attività e Beni Culturali della Fondazione, ha definito la riapertura «un risultato importante per tutto il territorio», sottolineando il valore della restituzione alla comunità di un luogo di grande interesse storico e artistico, oggi più accessibile e accogliente. Il sostegno al museo si inserisce in un rapporto più ampio e consolidato con Empoli: dal 1994 la Fondazione ha sostenuto oltre 360 interventi in ambito culturale, oltre a progetti nel sociale e nell’ambiente. Un impegno che, nelle parole di Tosti, nasce dalla convinzione che prendersi cura del patrimonio, delle persone e dei luoghi significhi contribuire a rendere la comunità più inclusiva e il territorio più vivibile.
La nuova apertura segna dunque non soltanto la conclusione di un cantiere, ma un passaggio ulteriore nel percorso di valorizzazione del Museo della Collegiata. Il primo intervento realizzato attraverso il PNRR aveva già affrontato il tema dell’abbattimento delle barriere fisiche e cognitive, anche attraverso il confronto con le associazioni del territorio. Il secondo lotto ha completato questo percorso intervenendo sull’accesso e sui servizi, creando le condizioni per una visita più semplice e autonoma. L’obiettivo, come è stato ribadito durante la presentazione, non è considerare l’accessibilità come un traguardo definitivo, ma come un processo da aggiornare nel tempo, seguendo le esigenze del pubblico e l’evoluzione dei luoghi della cultura. In questa prospettiva, il Museo della Collegiata torna a essere non soltanto uno spazio nel quale conservare ed esporre opere d’arte, ma un luogo vivo, aperto alla città e capace di accogliere pubblici diversi.
La riapertura coincide inoltre con una ricorrenza significativa: settant’anni sono trascorsi dalla prima inaugurazione del museo negli spazi attuali, dopo la ricostruzione seguita alla Seconda guerra mondiale. Un anniversario che permette di guardare contemporaneamente al passato e al futuro. Da una parte c’è una collezione che conserva testimonianze di oltre cinque secoli di arte e di fede; dall’altra un museo che si dota di strumenti e spazi contemporanei per continuare a raccontare quel patrimonio alle nuove generazioni. Il nuovo ingresso rappresenta in questo senso anche una nuova porta sulla storia di Empoli. Entrare dagli spazi di San Giovanni, affacciarsi sul battistero e incontrare immediatamente alcune delle opere simbolo della collezione significa attraversare fisicamente una parte della storia cittadina prima ancora di arrivare nelle sale della pinacoteca. È un percorso che mette in relazione architettura, arte e memoria e che restituisce centralità a un complesso che per secoli ha rappresentato uno dei principali punti di riferimento della comunità. Per il sindaco Mantellassi, la riapertura è quindi «un grande momento di riscoperta» di uno dei luoghi più preziosi della città. Un risultato che, ha sottolineato, è stato possibile grazie al lavoro di molte persone e alla collaborazione tra istituzioni e soggetti proprietari. Il Museo della Collegiata torna così a presentarsi ai cittadini con un volto rinnovato, senza perdere il legame con la propria storia. Un museo più accessibile, ma anche più consapevole della propria identità, nel quale le nuove strutture non prendono il posto delle testimonianze antiche, ma vengono costruite intorno ad esse. E proprio questo equilibrio tra conservazione e trasformazione è forse uno degli aspetti più significativi dell'intervento: rendere un luogo storico capace di accogliere il pubblico contemporaneo senza cancellare le tracce del passato. Da sabato 3 ottobre il museo torna dunque ad accogliere visitatori con il consueto orario invernale, tutti i giorni ad eccezione del lunedì, dalle 10 alle 16. Per Empoli è l’occasione per tornare a entrare in uno dei luoghi simbolo della propria identità e, per chi ancora non lo conosce, per scoprire un patrimonio che riunisce arte, fede e storia nel cuore stesso della città.






