Keu, l’allarme del comitato: “Senza bonifica il rischio contaminazione resta alto”
14-05-2026 16:27 - Cronaca
Nuove preoccupazioni sul caso Keu e sui possibili rischi di contaminazione delle falde acquifere emergono dall’assemblea pubblica organizzata ieri sera al Circolo Arci Fontanella dall’Assemblea Permanente No Keu. All’incontro hanno partecipato l’avvocato Luca Scarselli e l’esperto Daniele Rovai, insieme a numerosi residenti interessati ad aggiornarsi sugli sviluppi giudiziari e ambientali della vicenda.
Al centro del confronto, da un lato, l’andamento del processo legato allo smaltimento illecito del Keu, con il recente non luogo a procedere per alcuni imputati e il proseguimento del procedimento nei confronti di imprenditori e politici coinvolti. Dall’altro, soprattutto, le questioni legate alla salute pubblica e alla sicurezza ambientale.
Particolarmente significativo è stato l’intervento di alcuni cittadini di Crespina Lorenzana, nel Pisano, uno dei 13 siti individuati come contaminati dal Keu. Nella località di Ceppaiano, infatti, recenti analisi avrebbero confermato la presenza di elevati livelli di cromo esavalente nelle acque dei pozzi e nelle falde sotterranee.
“È dal 2021 che questa situazione è conosciuta, ma finora le istituzioni hanno minimizzato – hanno spiegato i residenti intervenuti all’assemblea –. Ci veniva detto che solo la rottura dell’acquedotto o danni alle tubature avrebbero potuto provocare la contaminazione delle falde. Invece siamo la prova che bastano pioggia e umidità per trasformare il cromo trivalente in cromo esavalente e permettere alla sostanza di raggiungere le acque sotterranee”.
Secondo quanto riferito durante l’incontro, i livelli più preoccupanti sarebbero stati riscontrati nelle falde più profonde. “Se il Keu non viene rimosso – hanno aggiunto – la contaminazione è solo una questione di tempo”.
L’Assemblea Permanente No Keu richiama anche uno studio del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, coordinato dal professor Petrini, che avrebbe evidenziato conclusioni analoghe riguardo al rischio di evoluzione del cromo e alla possibile contaminazione delle acque.
Da qui le preoccupazioni anche per il territorio empolese, dove restano sotto terra circa 8mila tonnellate di Keu. “La messa in sicurezza non equivale a una bonifica – sostengono gli attivisti –. Vogliamo che il materiale venga rimosso”.
Nel documento diffuso al termine dell’assemblea vengono sollevate inoltre domande sullo stato del cosiddetto “cerotto bis”, sulle tempistiche dei monitoraggi ambientali e sulle modalità con cui verranno effettuate le analisi delle falde. Secondo il comitato, infatti, i piezometri presenti nell’area sarebbero attualmente distrutti o difficilmente accessibili, rendendo fondamentale definire con precisione posizione e profondità dei nuovi punti di monitoraggio per ottenere dati attendibili.
La vicenda Keu continua così ad alimentare tensioni e richieste di chiarezza da parte dei cittadini, che chiedono interventi definitivi per garantire la sicurezza ambientale e sanitaria dei territori coinvolti.
Al centro del confronto, da un lato, l’andamento del processo legato allo smaltimento illecito del Keu, con il recente non luogo a procedere per alcuni imputati e il proseguimento del procedimento nei confronti di imprenditori e politici coinvolti. Dall’altro, soprattutto, le questioni legate alla salute pubblica e alla sicurezza ambientale.
Particolarmente significativo è stato l’intervento di alcuni cittadini di Crespina Lorenzana, nel Pisano, uno dei 13 siti individuati come contaminati dal Keu. Nella località di Ceppaiano, infatti, recenti analisi avrebbero confermato la presenza di elevati livelli di cromo esavalente nelle acque dei pozzi e nelle falde sotterranee.
“È dal 2021 che questa situazione è conosciuta, ma finora le istituzioni hanno minimizzato – hanno spiegato i residenti intervenuti all’assemblea –. Ci veniva detto che solo la rottura dell’acquedotto o danni alle tubature avrebbero potuto provocare la contaminazione delle falde. Invece siamo la prova che bastano pioggia e umidità per trasformare il cromo trivalente in cromo esavalente e permettere alla sostanza di raggiungere le acque sotterranee”.
Secondo quanto riferito durante l’incontro, i livelli più preoccupanti sarebbero stati riscontrati nelle falde più profonde. “Se il Keu non viene rimosso – hanno aggiunto – la contaminazione è solo una questione di tempo”.
L’Assemblea Permanente No Keu richiama anche uno studio del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, coordinato dal professor Petrini, che avrebbe evidenziato conclusioni analoghe riguardo al rischio di evoluzione del cromo e alla possibile contaminazione delle acque.
Da qui le preoccupazioni anche per il territorio empolese, dove restano sotto terra circa 8mila tonnellate di Keu. “La messa in sicurezza non equivale a una bonifica – sostengono gli attivisti –. Vogliamo che il materiale venga rimosso”.
Nel documento diffuso al termine dell’assemblea vengono sollevate inoltre domande sullo stato del cosiddetto “cerotto bis”, sulle tempistiche dei monitoraggi ambientali e sulle modalità con cui verranno effettuate le analisi delle falde. Secondo il comitato, infatti, i piezometri presenti nell’area sarebbero attualmente distrutti o difficilmente accessibili, rendendo fondamentale definire con precisione posizione e profondità dei nuovi punti di monitoraggio per ottenere dati attendibili.
La vicenda Keu continua così ad alimentare tensioni e richieste di chiarezza da parte dei cittadini, che chiedono interventi definitivi per garantire la sicurezza ambientale e sanitaria dei territori coinvolti.






