L'anno zero dell'Empoli: finisce un ciclo, comincia la sfida più difficile
01-07-2026 14:29 - Opinioni
di Pietro Spina
Ci sono estati che rappresentano semplicemente il passaggio da una stagione all'altra. E poi ce ne sono alcune che segnano la fine di un'epoca. Quella che si è aperta oggi per l'Empoli appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Con la chiusura ufficiale della stagione sportiva 2025/26 non termina soltanto un campionato culminato con la salvezza ottenuta sul filo di lana. Si conclude un ciclo tecnico, sportivo e, per certi versi, anche societario. Il primo luglio diventa così una sorta di "anno zero", il punto dal quale ripartire per costruire un nuovo futuro, in un momento in cui le certezze sono poche e le partite aperte sono molte.
La prima fotografia della nuova stagione racconta una squadra praticamente da rifondare.
Sono quattordici i calciatori che hanno lasciato il club tra fine dei prestiti e contratti non rinnovati: Andrea Fulignati, Antonio Candela, Matteo Lovato, Brando Moruzzi, Nosa Obaretin, Andrea Ghion, Rareș Ilie, Daniel Fila, Marco Nasti e Pietro Pellegri hanno fatto ritorno alle rispettive società, mentre Simone Romagnoli, Nicolas Haas, Tyronne Ebuehi e Manuel Gasparini hanno salutato al termine del proprio contratto. A loro si aggiungono Emmanuel Gyasi e Iwo Kaczmarski, diventati definitivamente giocatori di Palermo e Inter dopo il maturare degli obblighi di riscatto.
L'organico oggi è ridotto all'osso.
In porta restano Samuele Perisan, Federico Brancolini, rientrato dalla Salernitana, Jacopo Seghetti ed Emiliano Filippis. In difesa la situazione è decisamente più critica: Marco Curto, Gabriele Guarino, Gabriele Indragoli e Lorenzo Tosto sono gli unici elementi a disposizione, con Guarino che continua ad avere numerosi estimatori sul mercato e Tosto seguito dalla Salernitana.
Il centrocampo è il reparto numericamente più strutturato grazie alla permanenza di Duccio Degli Innocenti, Salvatore Elia, Luca Magnino, Gerard Yepes, Joseph Ceesay e Lorenzo Ignacchiti, ai quali si aggiungono i rientri di Luca Belardinelli dalla Reggiana e Andrea Sodero dalla Pianese. Davanti, invece, ci sono Edoardo Saporiti, Flavio Bianchi, Bogdan Popov, Ismael Konatè ed Herculano Nabian, mentre resta in bilico il futuro di Stiven Shpendi, sul quale il Padova continua a lavorare con decisione.
Ma la ricostruzione non riguarda soltanto i giocatori.
L'Empoli è infatti ancora senza allenatore. Con la fine del rapporto con Fabio Caserta si è aperta la corsa alla successione e il nome di Guido Pagliuca continua a essere quello in cima alle preferenze della dirigenza. Il tecnico, esonerato nella stagione precedente, potrebbe tornare a sedere sulla panchina azzurra.
Parallelamente, la società continua a fare i conti con un equilibrio economico che richiede attenzione. Anche per questo motivo il club ha scelto di monetizzare uno dei patrimoni che storicamente lo contraddistingue: il settore giovanile.
Le cessioni ormai definite di Cristian Perillo e Lorenzo Olivieri all'Atalanta vanno esattamente in questa direzione. I due protagonisti dello scudetto Under 17 lasciano Monteboro garantendo un incasso vicino ai quattro milioni di euro, risorse preziose per sistemare il bilancio e affrontare con maggiore serenità l'estate del mercato. È una scelta che conferma ancora una volta la filosofia dell'Empoli: sacrificare giovani di prospettiva per garantire sostenibilità e continuità al progetto sportivo.
Ma le questioni aperte non finiscono qui.
Da mesi, infatti, attorno all'Empoli continua a circolare il tema di un possibile ingresso di nuovi investitori o di una cessione, totale o parziale, della società. Ufficialmente non esistono sviluppi concreti né trattative annunciate, ma il tema continua a riaffacciarsi ciclicamente nel dibattito cittadino e rappresenta uno degli interrogativi destinati ad accompagnare anche questa estate. La famiglia Corsi non ha mai nascosto di essere disponibile a valutare eventuali partner che possano rafforzare il club, purché condividano la filosofia costruita in oltre trent'anni di gestione. Per il momento, però, il futuro societario resta una pagina ancora tutta da scrivere.
E poi c'è l'altra grande sfida, quella che va oltre il campo.
Il nuovo stadio rappresenta probabilmente il progetto più importante nella storia recente dell'Empoli. Dopo la presentazione del restyling del Carlo Castellani, il percorso amministrativo sta proseguendo tra confronto con la cittadinanza, iter autorizzativi e dibattito pubblico. Il progetto prevede un impianto moderno da circa 18.600 posti, senza pista d'atletica, realizzato per fasi così da consentire all'Empoli di continuare a giocare al Castellani durante i lavori, con un investimento di circa 45 milioni di euro.
Attorno all'opera il confronto resta vivace. Sono nati sia comitati contrari sia gruppi favorevoli alla riqualificazione. La situazione, dopo i primi mesi di attività febbrile, sembra essersi arenata, adesso, negli uffici della burocrazia.
È forse proprio questa la fotografia più fedele dell'Empoli di oggi. Una società che, mentre deve ricostruire una squadra quasi da zero, è chiamata contemporaneamente a scegliere il nuovo allenatore, gestire un mercato inevitabilmente condizionato dai conti, valutare il proprio futuro societario e portare avanti il progetto infrastrutturale più ambizioso della sua storia.
Le incognite superano le certezze, ma è anche nelle fasi di transizione che l'Empoli ha spesso saputo sorprendere. Negli ultimi trent'anni il club ha costruito la propria identità proprio ripartendo dopo le difficoltà, trasformando ogni fine in un nuovo inizio.
Anche stavolta il calendario dice che una stagione è finita. La sensazione, però, è che per l'Empoli sia molto di più: è l'inizio di una nuova epoca.
Ci sono estati che rappresentano semplicemente il passaggio da una stagione all'altra. E poi ce ne sono alcune che segnano la fine di un'epoca. Quella che si è aperta oggi per l'Empoli appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Con la chiusura ufficiale della stagione sportiva 2025/26 non termina soltanto un campionato culminato con la salvezza ottenuta sul filo di lana. Si conclude un ciclo tecnico, sportivo e, per certi versi, anche societario. Il primo luglio diventa così una sorta di "anno zero", il punto dal quale ripartire per costruire un nuovo futuro, in un momento in cui le certezze sono poche e le partite aperte sono molte.
La prima fotografia della nuova stagione racconta una squadra praticamente da rifondare.
Sono quattordici i calciatori che hanno lasciato il club tra fine dei prestiti e contratti non rinnovati: Andrea Fulignati, Antonio Candela, Matteo Lovato, Brando Moruzzi, Nosa Obaretin, Andrea Ghion, Rareș Ilie, Daniel Fila, Marco Nasti e Pietro Pellegri hanno fatto ritorno alle rispettive società, mentre Simone Romagnoli, Nicolas Haas, Tyronne Ebuehi e Manuel Gasparini hanno salutato al termine del proprio contratto. A loro si aggiungono Emmanuel Gyasi e Iwo Kaczmarski, diventati definitivamente giocatori di Palermo e Inter dopo il maturare degli obblighi di riscatto.
L'organico oggi è ridotto all'osso.
In porta restano Samuele Perisan, Federico Brancolini, rientrato dalla Salernitana, Jacopo Seghetti ed Emiliano Filippis. In difesa la situazione è decisamente più critica: Marco Curto, Gabriele Guarino, Gabriele Indragoli e Lorenzo Tosto sono gli unici elementi a disposizione, con Guarino che continua ad avere numerosi estimatori sul mercato e Tosto seguito dalla Salernitana.
Il centrocampo è il reparto numericamente più strutturato grazie alla permanenza di Duccio Degli Innocenti, Salvatore Elia, Luca Magnino, Gerard Yepes, Joseph Ceesay e Lorenzo Ignacchiti, ai quali si aggiungono i rientri di Luca Belardinelli dalla Reggiana e Andrea Sodero dalla Pianese. Davanti, invece, ci sono Edoardo Saporiti, Flavio Bianchi, Bogdan Popov, Ismael Konatè ed Herculano Nabian, mentre resta in bilico il futuro di Stiven Shpendi, sul quale il Padova continua a lavorare con decisione.
Ma la ricostruzione non riguarda soltanto i giocatori.
L'Empoli è infatti ancora senza allenatore. Con la fine del rapporto con Fabio Caserta si è aperta la corsa alla successione e il nome di Guido Pagliuca continua a essere quello in cima alle preferenze della dirigenza. Il tecnico, esonerato nella stagione precedente, potrebbe tornare a sedere sulla panchina azzurra.
Parallelamente, la società continua a fare i conti con un equilibrio economico che richiede attenzione. Anche per questo motivo il club ha scelto di monetizzare uno dei patrimoni che storicamente lo contraddistingue: il settore giovanile.
Le cessioni ormai definite di Cristian Perillo e Lorenzo Olivieri all'Atalanta vanno esattamente in questa direzione. I due protagonisti dello scudetto Under 17 lasciano Monteboro garantendo un incasso vicino ai quattro milioni di euro, risorse preziose per sistemare il bilancio e affrontare con maggiore serenità l'estate del mercato. È una scelta che conferma ancora una volta la filosofia dell'Empoli: sacrificare giovani di prospettiva per garantire sostenibilità e continuità al progetto sportivo.
Ma le questioni aperte non finiscono qui.
Da mesi, infatti, attorno all'Empoli continua a circolare il tema di un possibile ingresso di nuovi investitori o di una cessione, totale o parziale, della società. Ufficialmente non esistono sviluppi concreti né trattative annunciate, ma il tema continua a riaffacciarsi ciclicamente nel dibattito cittadino e rappresenta uno degli interrogativi destinati ad accompagnare anche questa estate. La famiglia Corsi non ha mai nascosto di essere disponibile a valutare eventuali partner che possano rafforzare il club, purché condividano la filosofia costruita in oltre trent'anni di gestione. Per il momento, però, il futuro societario resta una pagina ancora tutta da scrivere.
E poi c'è l'altra grande sfida, quella che va oltre il campo.
Il nuovo stadio rappresenta probabilmente il progetto più importante nella storia recente dell'Empoli. Dopo la presentazione del restyling del Carlo Castellani, il percorso amministrativo sta proseguendo tra confronto con la cittadinanza, iter autorizzativi e dibattito pubblico. Il progetto prevede un impianto moderno da circa 18.600 posti, senza pista d'atletica, realizzato per fasi così da consentire all'Empoli di continuare a giocare al Castellani durante i lavori, con un investimento di circa 45 milioni di euro.
Attorno all'opera il confronto resta vivace. Sono nati sia comitati contrari sia gruppi favorevoli alla riqualificazione. La situazione, dopo i primi mesi di attività febbrile, sembra essersi arenata, adesso, negli uffici della burocrazia.
È forse proprio questa la fotografia più fedele dell'Empoli di oggi. Una società che, mentre deve ricostruire una squadra quasi da zero, è chiamata contemporaneamente a scegliere il nuovo allenatore, gestire un mercato inevitabilmente condizionato dai conti, valutare il proprio futuro societario e portare avanti il progetto infrastrutturale più ambizioso della sua storia.
Le incognite superano le certezze, ma è anche nelle fasi di transizione che l'Empoli ha spesso saputo sorprendere. Negli ultimi trent'anni il club ha costruito la propria identità proprio ripartendo dopo le difficoltà, trasformando ogni fine in un nuovo inizio.
Anche stavolta il calendario dice che una stagione è finita. La sensazione, però, è che per l'Empoli sia molto di più: è l'inizio di una nuova epoca.






