L'intervento di Ferrara (Empoli in Azione) all'iniziativa per l'Iran
22-01-2026 08:38 - Politica
Una piazza partecipata e carica di attenzione ha fatto da cornice, l’altra sera a Empoli, all’iniziativa di solidarietà con il popolo iraniano, promossa da Empoli in Azione. Al centro dell’incontro l’intervento di Luca Ferrara, segretario cittadino del movimento, che ha richiamato con forza i temi dei diritti, della democrazia e della responsabilità collettiva di fronte alle repressioni in atto in Iran.
Ferrara ha aperto il suo intervento esprimendo la solidarietà della città di Empoli agli uomini, alle donne e ai giovani iraniani che da tempo si oppongono a un governo definito “oppressivo e violento”, denunciando le repressioni sanguinose con cui il regime tenta di soffocare le proteste. Un richiamo diretto a chi, in Iran, scende in piazza consapevole che il prezzo della libertà può essere la prigione, la tortura o la morte.
Ampio spazio è stato dedicato al significato universale delle rivolte iraniane, riassunto nello slogan “Donna, vita, libertà”, evocato come simbolo di una battaglia che va oltre i confini nazionali. Secondo Ferrara, in Iran oggi si combatte per diritti fondamentali che riguardano tutti: il diritto di esistere senza paura, di scegliere, di dissentire, di autodeterminarsi. Una lotta che trova la sua forza non solo nel coraggio, ma nella “dignità ostinata” di un popolo che rifiuta il silenzio.
Nel suo discorso, il segretario di Empoli in Azione ha poi allargato lo sguardo allo scenario internazionale, sottolineando come quanto accade in Iran non sia distante dall’Europa o dall’Occidente. Al contrario, rappresenterebbe uno specchio nel quale leggere le fragilità del presente: l’indebolimento del diritto internazionale, la crisi delle alleanze, il moltiplicarsi dei conflitti armati e una crescente sensazione di incertezza sul futuro.
Ferrara ha parlato di un mondo in cui la forza tende a sostituire il diritto, mentre aumentano le disuguaglianze sociali e riaffiorano vecchi fantasmi politici. In questo contesto, ha avvertito, anche i diritti conquistati con decenni di lotte vengono progressivamente messi in discussione: dal diritto di protesta a quello all’autodeterminazione, fino al diritto di non vivere nella paura.
Un passaggio particolarmente netto è stato dedicato al tema del silenzio e dell’indifferenza. “Il silenzio non è neutralità, è complicità”, ha affermato Ferrara, invitando a non limitarsi a una solidarietà emotiva o simbolica, ma a riconoscere come la lotta del popolo iraniano sia anche una battaglia che riguarda le democrazie occidentali.
In chiusura, il segretario di Empoli in Azione ha richiamato un messaggio di speranza, ricordando come in molte parti del mondo – dall’Iran alla Palestina, dall’Ucraina al Sudan – continuino a nascere forme di resistenza e di ribellione. Un appello rivolto soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a scegliere da che parte stare.
“Non abituiamoci all’orrore, non normalizziamo l’ingiustizia”, ha concluso Ferrara, ribadendo che i diritti, una volta persi, non tornano da soli e che la libertà, se non difesa collettivamente, rischia di non appartenere più a nessuno.
Ferrara ha aperto il suo intervento esprimendo la solidarietà della città di Empoli agli uomini, alle donne e ai giovani iraniani che da tempo si oppongono a un governo definito “oppressivo e violento”, denunciando le repressioni sanguinose con cui il regime tenta di soffocare le proteste. Un richiamo diretto a chi, in Iran, scende in piazza consapevole che il prezzo della libertà può essere la prigione, la tortura o la morte.
Ampio spazio è stato dedicato al significato universale delle rivolte iraniane, riassunto nello slogan “Donna, vita, libertà”, evocato come simbolo di una battaglia che va oltre i confini nazionali. Secondo Ferrara, in Iran oggi si combatte per diritti fondamentali che riguardano tutti: il diritto di esistere senza paura, di scegliere, di dissentire, di autodeterminarsi. Una lotta che trova la sua forza non solo nel coraggio, ma nella “dignità ostinata” di un popolo che rifiuta il silenzio.
Nel suo discorso, il segretario di Empoli in Azione ha poi allargato lo sguardo allo scenario internazionale, sottolineando come quanto accade in Iran non sia distante dall’Europa o dall’Occidente. Al contrario, rappresenterebbe uno specchio nel quale leggere le fragilità del presente: l’indebolimento del diritto internazionale, la crisi delle alleanze, il moltiplicarsi dei conflitti armati e una crescente sensazione di incertezza sul futuro.
Ferrara ha parlato di un mondo in cui la forza tende a sostituire il diritto, mentre aumentano le disuguaglianze sociali e riaffiorano vecchi fantasmi politici. In questo contesto, ha avvertito, anche i diritti conquistati con decenni di lotte vengono progressivamente messi in discussione: dal diritto di protesta a quello all’autodeterminazione, fino al diritto di non vivere nella paura.
Un passaggio particolarmente netto è stato dedicato al tema del silenzio e dell’indifferenza. “Il silenzio non è neutralità, è complicità”, ha affermato Ferrara, invitando a non limitarsi a una solidarietà emotiva o simbolica, ma a riconoscere come la lotta del popolo iraniano sia anche una battaglia che riguarda le democrazie occidentali.
In chiusura, il segretario di Empoli in Azione ha richiamato un messaggio di speranza, ricordando come in molte parti del mondo – dall’Iran alla Palestina, dall’Ucraina al Sudan – continuino a nascere forme di resistenza e di ribellione. Un appello rivolto soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a scegliere da che parte stare.
“Non abituiamoci all’orrore, non normalizziamo l’ingiustizia”, ha concluso Ferrara, ribadendo che i diritti, una volta persi, non tornano da soli e che la libertà, se non difesa collettivamente, rischia di non appartenere più a nessuno.






