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La campana di Pontorme che allontana le tempeste

21-03-2026 11:44 - Opinioni
di Gordon Baldacci

C'è una storia lunga 8 secoli e anche più. Le impronte dei suoi passi segnano un cammino antico, profondo, dove ogni scorcio porta la voce degli antenati e il loro canto rende più lievi i ricordi. Questa storia è fusa e celata nel bronzo della Campana di Santa Caterina a Pontorme. Un racconto tramandato dai padri ai figli, dai nonni ai nipoti, la leggenda tutta empolese anzi pontormese, narra che sul campanile della chiesa parrocchiale, dedicata a San Michele Arcangelo, ci sia una campana dalla qualità davvero particolare, il dono di allontanare le tempeste dal Borgo di Pontorme.

Tra Ragione e Rivelazione

In questo articolo non andremo a ripercorrere la sua storia, le cui origini affondano più nella leggenda che nella realtà - si racconta - che questa campana dal suono particolare è proprio il caso di dirlo “infusa” ovvero direttamente ascrivibile, alla fusione della fede nunziale di Santa Caterina Martire, caduta mentre la campana veniva realizzata. A testimonianza di ciò per chi volesse approfondire e restare ulteriormente affascinato, nella sacrestia della chiesa vi è un dipinto in cui l'immagine si fa racconto vivo. Ovviamente non si tratta di un fatto storico, la santa martire di Alessandria è vissuta circa mille anni prima rispetto al tempo in cui venne fusa la campana, e qui si entra in un terreno che appunto di scientifico non ha alcun riferimento. Si tratta di una tradizione che tanti vecchi pontormesi conoscono bene ed a cui i “nuovi” chiedono con curiosità lumi, sulla storia di queste vera e propria “Campana anti tempesta”.

Seppur con le dovute cautele, la storia ci insegna che in tante leggende c'è un fondo di verità, non nascono mai solo per caso. Poi con il tempo, il progresso scientifico, in tanti casi arriva a dare una spiegazione logica a tanti piccoli e grandi eventi, mentre in altri resta il ragionevole dubbio, alimentando di conseguenza la credibilità della leggenda stessa. Soprassedendo sul lato “divino” della campana (finiremmo per aprire un dibattito fra scienza e fede che non trova risposta da millenni), ci dobbiamo basare razionalmente sugli elementi che dobbiamo prendere in considerazione. I primi due sono: la velocità nel propagarsi e la distanza a cui il suono di una campana di determinate dimensioni può arrivare. Questi sono i dati “terreni” o per così dire al suolo; poi ci sono quelli atmosferici, la distanza da terra delle nuvole, i movimenti dei fronti perturbati, la posizione esatta dove una località si trova. Partiamo però da ulteriore tassello, un elemento materiale dai significati antropologici innaturali, la campana.

Prima o poi la Campana suona per Tutti

Durante il Medioevo la campana, anzi il suono delle campane, scandiva la vita di ogni attività, da quella lavorativa, a quella personale. La campana suonava alla nascita di un figlio, al suo battesimo, alla sua prima comunione, durante il matrimonio, ed infine, era il suono della campana l'ultimo che accompagnava i feretri alle loro destinazioni finali. La campana radunava per la preghiera, la campana avvertiva un'ora prima del tramonto del sole che la giornata volgeva al termine, la campana suonava durante una guerra, come ante litteram una sirena oggi avverte prima di un bombardamento. Infine e non ultimo, la campana veniva suonata ad ogni tempesta.

Il suono della campana in un mondo quasi senza veri e propri segnali sonori, racchiudeva in un “din don dan” mille significati. Era preghiera, regola, vita, morte, rinascita, avviso e protezione. L'idea quindi, che al suono si sia con il tempo dato poteri anche taumaturgici non deve sorprendere. In un mondo in cui il progresso scientifico era ancora legato alla visione aristotelica del Creato, dove scienza e filosofia spesso erano materie compenetranti, credere che una campana potesse disperdere ogni “energia negativa” o nella fattispecie “allontanare le sventure” era una facile e tranquillizzante pseudo realtà.

Oltre ogni singola nuvola e ancora più su

Serviranno diversi secoli per capire che “il cielo non è un insieme di acque divise dal mare” ma che al pari della terra, è un coacervo di elementi vivi che interagiscono e si rapportano con il suolo del pianeta in cui viviamo. Non a caso per arrivare ad una prima e molto disomogenea conoscenza dell'atmosfera terrestre si deve giungere all'invenzione di Evangelista Torricelli nel 1643. Attraverso il barometro, dimostrò che l'aria ha un peso e che l'atmosfera esercita una pressione. Per il passo successivo dovranno passare altri 127 anni quando scienziati come Joseph Priestley e Antoine Lavoisier iniziarono a comprendere la composizione chimica dell'aria, isolando l'ossigeno e dimostrando che l'atmosfera non è un elemento unico ma un miscuglio di gas. Ma è solo nel 1800 con l'avvento delle ascensioni in aerostato (palloni aerostatici), i ricercatori iniziarono a misurare temperatura e pressione a quote elevate, scoprendo che le caratteristiche dell'atmosfera cambiano con l'altezza.

Fulmini e … folgorati!

Se da un lato le scoperte relative all'esistenza e composizione dell'atmosfera sono quindi piuttosto recenti, che queste campane fossero suonate durante i fortunali o le tempeste e purtroppo spesso senza successo, lo descrivono le cronache sia medievali che tardo rinascimentali. Nei diari delle cattedrali e di tante chiese, si trovano elenchi in cui è altissimo il numero di campanari, morti folgorati dai fulmini, mentre suonavano incessantemente le campane durante le tempeste più violente. Vittime che poi fortunatamente verranno pressoché azzerate, solo a partire dal 1752, grazie a Benjamin Franklin che arrivò a dimostrare la natura elettrica del fulmine (con il famoso esperimento dell'aquilone, nel giugno del 1752). Fu a partire da quella data che il parafulmine iniziò a diffondersi, dapprima negli USA e poi con fatica nel resto del mondo.

Nella vecchia Europa però la fatica fu maggiore; la chiesa non era assolutamente d'accordo con questa nuova invenzione. Inizialmente, molte autorità religiose temevano che l'uso di parafulmini sui campanili fosse un modo per interferire con la volontà divina, ma la frequenza delle distruzioni causate dai fulmini portò infine all'adozione diffusa della tecnologia, seppur con molto ritardo rispetto alla sua invenzione. Documenti attestano che solo a partire dalla metà degli settanta del settecento, tanti campanili nelle principali città vennero protette dai parafulmini.

Nelle campagne, e nelle periferie, più restii alle innovazioni, la tradizione di continuare a suonare le campane durante le tempeste si mantenne identica pressoché ovunque; e Pontorme non ne fu certamente eccezione.

Suono, Spazio, Tempo…

Ma andiamo al nocciolo della questione. Al di là della leggenda, in sé per sé, può una campana specifica emettere un suono talmente particolare, da allontanare una tempesta? Oggi siamo consapevoli che il suono d'una campana può viaggiare verticalmente per distanze notevoli, spesso centinaia di metri, udibile anche da aeromobili a bassa quota o su colline sovrastanti il campanile, a seconda della potenza della campana e delle condizioni atmosferiche. Le campane delle chiese del resto sono progettate per trasportare il suono a lunga distanza e possono produrre un livello sonoro di 110-120 dB nelle immediate vicinanze. Non solo, il suono non si diffonde solo orizzontalmente, ma anche verso l'alto, ed in condizioni ideali, è udibile a diverse centinaia di metri di altezza. Va aggiunto anche alcune curiosità legate proprio alle condizioni climatiche. Se ad esempio abbiamo inversione termica (sera/inverno): La temperatura che aumenta con l'altezza può "rifrangere" (curvare) le onde sonore verso il basso, portando il suono più lontano in orizzontale ma riducendo la portata verticale. Il vento in quota può trasportare il suono lontano dalla fonte, talvolta "silenziandolo" se va in direzione opposta, o portandolo molto in alto se la direzione è favorevole.

Il suono viaggia meglio con il freddo, magari il gelo…ma soprattutto con cielo sereno

Tutto questo però funziona meglio in una giornata fredda e limpida, o con neve al suolo, il suono si propaga molto meglio in tutte le direzioni rispetto a una giornata calda e ventosa. Tradotto il suono viaggia meglio e più lontano in ogni direzione con il bel tempo. In sintesi, il suono di una campana importante (2-3 tonnellate) è udibile verticalmente ben oltre i 300-500 metri in condizioni atmosferiche favorevoli. A questo punto dobbiamo aggiungere l'elemento chiave. A che altezza si trovano le nubi che si vanno a formare durante le tempeste più violente?

Suona…suona…tanto io non mi sposto! (Disse il Cumulonembo alla Campana)

Durante le tempeste e i temporali, il tipo di nube predominante e più significativo è il Cumulonembo. Queste nubi sono caratterizzate da un forte sviluppo verticale, base piatta e spesso un'estensione che va dai bassi strati fino all'alta troposfera. La base di un cumulonembo è solitamente piuttosto bassa, situata tra i 300 e i 2000 metri di quota, sebbene in condizioni di forte instabilità possa trovarsi anche più in basso. Questa nuvola a sviluppo verticale si estende poi per svariati chilometri verso l'alto, con la sommità che raggiunge frequentemente i 10.000-15.000 metri. Appare chiaro che quand'anche il suono giungesse alla base delle nubi, è impossibile che possa arrivare a spostare dei veri e propri “colossi” alti 10/15 chilometri. Conseguentemente è lapalissiano che non è certo il suono d'una campana ad allontanare le tempeste.

Don… Don… Don… e il temporale si avvicina… I dati storici lo confermano.

Anche perchè con l'avvento degli archivi meteorologici, verrebbe da pensare che la “campana” allontana solo le tempeste che “gradisce lei”, visto che solo negli ultimi dieci anni, Pontorme è stata colpita da violenti temporali ed accumuli rilevanti a più riprese, pur con la famosa campana che suonava…suonava…suonava… Come ad esempio durante il nubifragio del 15 agosto 2022, quando caddero 98 millimetri in pochissime ore. Senza contare le altre (purtroppo) occasioni in cui gli eventi estremi hanno preso il sopravvento sul clima locale.

Appurato quindi che alla fine della fiera non è la campana antitempesta a essere un vero e proprio strumento di autoprotezione, resta sempre quel fondo di verità che vi citavo all'inizio, e che sicuramente ha rafforzato l'idea che il suono della campana sortisse un determinato effetto.

Pontorme, un luogo che fa la differenza

Perché allora Pontorme tutt'oggi ha una media più bassa rispetto ad altre zone dell'empolese verso i fenomeni temporaleschi più violenti? La zona del Borgo, è situata in un punto ben specifico geograficamente parlando. L'Arno scorre ad oltre cinquecento metri in linea d'aria facendo da vero e proprio spartiacque per i temporali che si formano sul Montalbano. L'Orme che convoglia i temporali che nascono tra Montespertoli e Ortimino, dall'interno verso la foce, scorre in una vallata aperta che favorisce fenomeni precipitativi in loco fino a Martignana, al massimo Casenuove. Da Montelupo Fiorentino, il richiamo umido della Pesa si ferma alle colline attorno a Pulica e la zona del Turbone.

I fenomeni che vengono dal mare colpiscono prima il Terrafino, poi Avane e spesso, risalgono verso il Montalbano attraverso il territorio di Vinci. Senza contare che il lago di Serravalle, attira a sé spesso tanti piccoli fronti, che una volta scaricate le loro precipitazioni, proseguono per la Tinaia e… Cortenuova, Pontorme è geograficamente troppo a sud per essere coinvolta. Insomma per far piovere ed in maniera decisa a Pontorme servono perturbazioni organizzate e non semplici fronti instabili temporaleschi, oppure fenomeni che possono formarsi solo per una serie di concause tipo la fase ritornante di un peggioramento da sud-est magari innestata da fronti più freddi in arrivo da nord-ovest. Eventi che la storia climatica del luogo ci indica come marginali. Per fare un esempio, hanno la stessa percentuale di probabilità della neve al suolo a Viareggio. Possibile ma non certo facilmente realizzabile.

Ogni strumento è figlio del tempo in cui viene utilizzato

Sicuramente in un'epoca in cui l'essere umano aveva attorno a sé un orizzonte molto piccolo, vivere in un luogo meno sottoposto agli eventi atmosferici rispetto alle frazioni limitrofi, in un mondo in cui, era il cavallo il mezzo di trasporto e le distanze rendevano distanti luoghi oggi raggiungibili in un'ora di macchina, aveva rafforzato il concetto che fosse merito della sua campana, che suonando, allontanava (o perlomeno illudeva di farlo) il maltempo. Se quindi da un lato la scienza ha svelato ogni valenza pratica, la stessa tradizione purtroppo con la scomparsa dell'ultimo campanaro si è definitivamente interrotta.

Una cultura popolare che va scomparendo e che merita di non essere dimenticata

Paradossalmente ci ritroviamo adesso proprio a livello di bias mentale, con una scomoda verità fra le mani, proprio mentre vorremmo inconsciamente credere ad una dolce leggenda come quella che gli anziani ci hanno tramandato da secoli. La "Campana anti tempesta" non era solo un oggetto, ma un rituale apotropaico: tutti più o meno oggi sono al corrente che il suo rintocco non serviva prima e non serve adesso a "spezzare" le nubi o allontanare le tempeste. Le nozioni che vi ho descritto, vengono impartite già a partire dalle scuole primarie ai nostri figli e nipoti. Era ed è stata comunque, un elemento che dava coraggio a chi restava rintanato in casa. Senza di essa, il temporale perde il suo antagonista. Il silenzio che si appropria delle strade di Pontorme è più pesante della pioggia stessa; e si riassume in un senso di vuoto che ha la forma della campana che non suona più. Così si perdono le storie, così svaniscono le nostre tradizioni, confondendosi nel silenzio che separa una goccia d'acqua che cade da quella successiva. Come lacrime nella pioggia.