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La crisi del consumo del vino: un cambiamento culturale oltre che economico

03-08-2026 17:36 - Opinioni
Per secoli il vino ha rappresentato uno dei simboli della cultura alimentare mediterranea, accompagnando la quotidianità delle famiglie e celebrando i momenti di convivialità. Nel “Mistero Buffo” di Dario Fo c'è un capitolo dedicato al miracolo delle nozze di Cana che fa riferimento al Vangelo di Giovanni, immaginando che un ubriacone sia invitato alle nozze e sia testimone del miracolo. La Madonna non accetta il vino frutto del miracolo e Gesù la sollecita ad assaggiare dicendole che è vino schietto e poi “l'ho fatto io!”. L'ubriacone dice che c'è qualcuno che va in giro a dire che il vino è un'invenzione del diavolo e che bere è un peccato e si domanda “ma se Gesù ha trasformato l'acqua in vino avrebbe mai dato da bere il vino alla sua mamma?”.

Il mondo dell'alcol è una parte non indifferente della nostra storia mediterranea, della nostra cultura alimentare, della nostra vita sociale con le sue contraddizioni. Un prodotto con cui conviviamo spesso, soprattutto nei momenti di vita conviviale, uno strumento di allegria ma anche di grande dolore in rapporto a situazioni critiche che spesso si accompagnano al suo consumo.

Di molte sostanze, attività, comportamenti, conosciamo la nocività, ma ne sperimentiamo, al tempo stesso, anche la piacevolezza: fa male l'indolenza fisica, fa male l'eros quando mette a rischio il raziocinio, fanno male le passioni troppo accese, fa male il poco sonno e dunque l'abuso del proprio tempo. Questo piccolo florilegio di riflessioni non può non portarci ad un punto centrale (ed anche molto banale) e cioè che fa male vivere. Nel senso che il nostro umano percorso è un quotidiano ed ineluttabile viaggio verso la morte. Ne siamo consapevoli ma non per questo non viviamo. Anzi cerchiamo sempre di vivere la nostra vita con maggiore intensità, utilizzando tutti gli strumenti di cui disponiamo. Tra questi c'è anche tutto l'insieme chiamiamolo degli inganni che allontanino il senso di morte, inganni che sono gli svaghi ed i piaceri, anche quelli che possono farci del male. Di questi inganni ci nutriamo continuamente, li cerchiamo, ne abbiamo bisogno, anche se ovviamente sappiamo che ci vuole comunque sempre un controllo sui limiti, la giusta misura. Perché la misura evita che si superino dei limiti e si entri in aree dove il piacere scivola inesorabilmente verso il danno.

Oggi la produzione ed il consumo del vino affrontano una fase di profonda trasformazione. Il calo dei consumi, registrato in molti paesi produttori e consumatori, non è più un fenomeno temporaneo, ma il segnale di un cambiamento nelle abitudini e negli stili di vita. Uno degli elementi più incidenti è certamente la progressiva contrazione dei consumi nei mercati storicamente maturi. Secondo il rapporto dell'organizzazione internazionale della vigna e del vino OIV, il consumo mondiale di vino del 2025 è stato stimato in 214,2 milioni di ettolitri, con una flessione del 3,3 % rispetto l'annata precedente, rappresentando il livello più basso registrato dal 1961. La tendenza negativa prosegue dal 2018 e interessa quindici dei venti principali mercati mondiali, si tratta di un fenomeno dovuto a diversi fattori economici, sociali e culturali che hanno modificato le abitudini dei consumatori e il rapporto con le bevande alcoliche.

Una delle principali cause è rappresentata dall'aumento dei prezzi. L'incremento dei costi dell'energia, delle materie primi degli imballaggi e dei trasporti ha inevitabilmente inciso sul prezzo finale delle bottiglie. In un periodo caratterizzato da inflazione e da una riduzione del potere di acquisto delle famiglie, molti consumatori hanno limitato le spese considerate non essenziali tra cui l'acquisto di vino.

Un secondo fattore riguarda le campagne di sensibilizzazione sui rischi legati al consumo di alcol. Le istituzioni sanitarie e gli organismi internazionali promuovono da tempo iniziative volte a informare la popolazione sugli effetti dell'alcol sulla salute, incoraggiando un consumo moderato o, in alcuni casi, l'astensione. Questi messaggi hanno contribuito a una maggiore consapevolezza soprattutto tra le nuove generazioni (e questo ha favorito la crescita della produzione e del consumo di bevande dealcolizzate).

Anche l'inasprimento delle norme e delle sanzioni ha avuto un ruolo importante. I controlli più frequenti e le pene più severe per chi guida in stato di ebbrezza hanno spinto molti consumatori a evitare il consumo di vino, soprattutto durante i pasti fuori casa o in occasioni sociali che prevedono l'utilizzo dell'automobile. A questi aspetti si aggiunge un cambiamento degli stili di vita. Sempre più persone adottano un'alimentazione equilibrata, praticano attività fisica e scelgono bevande analcoliche o a basso contenuto di alcol. Le nuove generazioni mostrano preferenze diverse al passato, orientandosi verso altre tipologie di bevande o riducendo complessivamente il consumo di alcol.

Il calo del consumo del vino, quindi, non può essere attribuito a una sola causa, ma è il risultato dell'interazione tra fattori economici, sanitari, normativi e culturali. Per il settore vitivinicolo questo rappresenta una sfida significativa, che richiede strategie capaci di valorizzare la qualità del prodotto, promuovere un consumo responsabile e rispondere alle nuove esigenze dei consumatori. Al fine di invertire questa tendenza e rendere nuovamente accattivante e interessante il mondo del vino, dobbiamo individuare strategie capaci di renderlo più fruibile e accattivante, meno elitario ed esclusivo.

Due, tra le tante, sono le possibili soluzioni:

· pensare a vini più facili, immediati, meno impegnativi e strutturati di facile beva e meno costosi mantenendo, ovviamente, inalterata la qualità

· Promuovere corsi di avvicinamento ad un consumo consapevole, accessibili a tutti, divertenti e semplici nel linguaggio.
Condotta slow food Empolese-Valdelsa