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La guerra delle 'big food' all'educazione per una dieta sicura

13-10-2026 14:14 - Opinioni
È riconosciuto che i giganti dell'economia globalizzata sono responsabili dell'aumento di patologie evitabili – le cosiddette epidemie del neoliberismo. Quattro settori industriali – tabacco, cibo ultraprocessato, alcol ed energie fossili – determinano un terzo di tutti i decessi nel mondo con le devastazioni che producono su ambiente ed ecosistemi, le disuguaglianze sanitarie che inducono, sfigurando la salute a merce inavvicinabile, la commercializzazione di prodotti direttamente collegati a malattie croniche. 19 milioni di morti secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – 2,7 milioni solo in Europa.

Recentemente è stata pubblicata una inchiesta (Lighthouse Reports) svolta sul ruolo delle aziende globali del cibo, analizzando la realtà di sei Paesi campione – Brasile, Colombia, Messico, Stati Uniti, Regno Unito e India. L'inchiesta ha messo in evidenza la strategia di intimidazione che Big Food usa per difendere profitti e posizioni dominanti sul mercato. Dal 2010 al 2025 i colossi del cibo hanno intentato 239 azioni legali per bloccare l'introduzione di regolamentazioni, ovvero per ritardare o neutralizzare norme a tutela della salute pubblica nei sei Paesi campione. Il 68% dei casi riguarda le misure di etichettatura del cibo in commercio – il vero stratagemma per educare le persone ad una dieta più attenta e sicura.

Le imprese non mollano, hanno obiettivi politici chiari e miliardi allocati in bilancio a queste attività di intimidazione strategica, disponendo di fior di consulenti e studi legali. Le imprese coinvolte sono i grandi players nel campo del cibo (Coca-cola, Pepsi Co, Kellogg's e anche Ferrero). Se andiamo a studiare i siti di questi colossi vediamo che vengono decantate tutte le iniziative avviate per la responsabilità sociale d'impresa (RSI) (che si basa su un regime volontario a discapito della capacità regolatoria dei governi) e a favore dell'attività fisica e lo sport per i bambini, persino della tutela dell'ambiente, tramite produzioni altamente sostenibili.

Queste aziende costruiscono un immaginario pubblicitario quasi irresistibile. Se però un governo o una qualunque autorità pubblica si azzarda a imporre etichettature semaforo sulla validazione sanitaria dei loro prodotti – un mix trinitario di zuccheri sale e grassi – oppure a introdurre forme di tassazione, la loro reazione pavloviana è la notifica di un'azione temeraria o un ricorso in sede giudiziaria.

Lo schema di gioco è quello inaugurato decenni fa dall'industria del tabacco. Accanto alle azioni intimidatorie ricorrono il ghost-writing industriale con produzione di articoli presuntamente scientifici, la sapiente tessitura di lobby politica, un'attenta articolazione di finanziamenti che catturano individui, istituzioni pubbliche, testate giornalistiche, università, le entità della società civile. Il Messico è il destinatario dell'80% dei casi legali presi in esame (193 su 239). Un dato che non sorprende perché il paese ha adottato da diversi anni misure concrete per affrontare la sfida delle malattie croniche. Oltre ad una politica di diete sane e sostenibili nelle scuole, la prevenzione e il controllo di queste patologie passano da misure regolatorie e di natura fiscale, sempre in bilico però per via dell'interferenza delle imprese.

La vicenda del Messico ci porta dritti in Italia, ad Alba. Ferrero come abbiamo detto risulta direttamente o indirettamente coinvolta nelle vicende legali intese a neutralizzare le regolamentazioni messicane sul cibo sano e sostenibile. Qui il colosso dolciario è protagonista diretto di tre azioni giudiziarie. Gli investimenti e gli interessi della multinazionale in America Latina sono cospicui. Ferrero è saldamente presente nelle quattro associazioni industriali brasiliane che hanno fatto causa all'agenzia pubblica di regolamentazione sanitaria ANVISA per osteggiare la delibera Rdc24, cioè la norma che da quasi due decenni punta a limitare, con esiti spesso incerti, la pubblicità del cibo spazzatura ai bambini. La multinazionale di Alba e la sua controllata Eat Natural hanno infierito contro il Ministero della Salute inglese con lettere di diffida preventiva, minacciando il governo con dure iniziative legali se le norme restrittive sui prodotti ad alto contenuto di zuccheri, sale e grassi non fossero state emendate.

Interpellata da Lighthouse Reports, l'azienda ha risposto con una nota in cui spiega che “Ferrero sostiene gli obiettivi di salute pubblica volti a ridurre l'obesità e le malattie correlate all' alimentazione e condivide le rilevanti raccomandazioni formulate dalle autorità sanitarie internazionali, incluse quelle sul consumo dello zucchero. Sosteniamo etichettature nutrizionali fondate sull'evidenza scientifica e non discriminatorie. Assicuriamo ai consumatori informazioni nutrizionali chiare e molti dei nostri prodotti sono offerti in piccole porzioni individuali.

L'azienda di Alba ha allenato la propria strategia intimidatoria in Italia, dove da sempre tutto è permesso. Nella trasversale reticenza a introdurre misure di prevenzione e controllo, le malattie croniche divampano nel nostro paese. Secondo i dati ISTAT 2025, 6 milioni di adulti sono obesi, un minore su quattro tra i 3 e 17 anni (26%) è in eccesso di peso, con un picco del 32,3% tra i bambini (3-10 anni). L'epidemia segna un crinale profondo di disuguaglianza sanitaria, nel senso che le condizioni socioeconomiche e culturali delle famiglie segnano quasi un destino antropologico per le fasce di popolazione meno informate, dunque più esposte.

In Francia, il metodo Nutri-Score è uno strumento di scelta acquisito per il 68% della popolazione, una campagna chiede una legge per renderlo obbligatorio. In Europa, 14 paesi applicano la “sugar tax” sulle bevande. In Italia, il Far West. La pubblicità del cibo ultraprocessato per grandi e piccini appare ovunque, le misure di tassazione sulle bevande zuccherate slittano coerenti alle calende greche e anzi, con la riforma sulla Buona Scuola del governo Renzi, Big Food è entrata nelle scuole per finanziarne le attività. E con il governo Meloni, appiattito sulle imprese come se non ci fosse un domani, l'Italia è ormai paladina contro i determinanti commerciali della salute nelle sedi multilaterali, bloccando il consenso europeo sulle malattie croniche all'Oms. Questa deregolamentazione assoluta ha rafforzato Ferrero nella sfera di influenza e nella capacità di estendere il proprio raggio di azione sia in Europa – insieme a Coldiretti ha bloccato l'introduzione del Nutri-Score europeo – che su scala globale.

L'inchiesta di Lighthouse Reports informa che Big Food ha perso l'82% delle cause intentate nei sei paesi presi in esame, una circostanza che però non può indurre all'ottimismo. Malgrado la crescente consapevolezza della comunità scientifica e le indicazioni delle Nazioni Unite, la potenza economica e finanziaria delle multinazionali del cibo non dà scampo. Otto aziende – Nestlé, Coca-Cola, Pepsi-Co, Unilever, Danone, Mars e Ferrero – controllano il 42% del comparto finanziario di settore, qualcosa come 1500 miliardi di dollari. Una concentrazione simile, forte di capitali giganteschi, rimane ancora indisturbata nella sua azione contro gli interessi della salute mondiale.

Si riconferma la necessità che vengano rafforzate tutte le iniziative possibili perché l'educazione alimentare diventi uno strumento di salute pubblica.

Slow Food è impegnata fin dalla nascita perché ci sia disponibilità di cibo:

- Buono in termini di qualità e questo significa essere vicini agli agricoltori per la crescita di coltivazioni che tutelino l'ambiente, rafforzino le economie locali, possano disporre di semi non protetti da regole industriali, tutelino la biodiversità

- Pulito non coltivato con l'uso di sostanze chimiche e per l'allevamento senza antibiotici

- Giusto perché la produzione rispetti criteri di equità, non sfruttando i lavoratori al solo scopo di contenere i prezzi che danneggiano alla fine solo i produttori

- Per tutte e tutti consentendo l'accesso al cibo a tutte le fasce della popolazione
Condotta Slow Food Empolese Valdelsa