News
percorso: Home > News > Cronaca

La guerra vista da vicino: a Empoli le fotografie di Manoocher Deghati

26-10-2026 12:21 - Cronaca
Raccontare la guerra senza smettere di cercare l’umanità che sopravvive al suo interno. È lo sguardo di Manoocher Deghati, fotoreporter di origine iraniana tra i più autorevoli testimoni della storia contemporanea, protagonista della mostra Ho visto mezzo secolo di storia attraverso l’obiettivo, in programma alla Galleria di Palazzo Leggenda, in piazza del Popolo 17, dal 6 al 20 novembre 2026.

Le fotografie ripercorrono in particolare il conflitto tra Iran e Iraq degli anni Ottanta, una guerra che Deghati documentò per anni, spesso clandestinamente, raccontando le sofferenze della popolazione e la drammaticità della vita al fronte. Immagini che restituiscono la dimensione umana di un conflitto le cui conseguenze continuano a pesare sulla storia del Medio Oriente.

L’inaugurazione, venerdì 6 novembre, sarà preceduta alle 15 da una conferenza e dalla proiezione delle opere nella Sala Quattro Stagioni di Palazzo Medici Riccardi, in via Cavour 9 a Firenze. Alle 18 la mostra sarà inaugurata a Empoli, creando un collegamento tra le due città nel segno della fotografia e dell'informazione.

«Le fotografie di Deghati sono una straordinaria testimonianza» di una tragedia che ha coinvolto intere generazioni, ha dichiarato Claudia Sereni, consigliera della Città Metropolitana di Firenze delegata alla Cultura, sottolineando come la guerra tra Iran e Iraq abbia rappresentato anche una tragedia per tanti giovani mandati a combattere e a morire.

Sull'importanza dell'iniziativa si è soffermato anche Matteo Bensi, assessore alla Cultura del Comune di Empoli, che ha evidenziato il valore della collaborazione tra il Gruppo Fotografico Il Cupolone APS e il Circolo Amatori Arti Figurative. «Siamo orgogliosi di ospitare questi scatti nella nostra città per una mostra dal grande valore culturale e giornalistico», ha affermato, richiamando l'attualità delle vicende internazionali raccontate dalle immagini.

Nato a Tabriz nel 1954 e formatosi tra Teheran e Roma, Deghati ha iniziato la propria carriera documentando la rivoluzione iraniana del 1979. Durante la guerra con l'Iraq ha lavorato come reporter indipendente, inviando all'estero le proprie fotografie nonostante i rischi legati alla censura e alla repressione. Arresti, violenze e minacce lo costrinsero nel 1985 a lasciare l'Iran e a rifugiarsi in Francia.

Da allora ha costruito una carriera internazionale, lavorando per importanti agenzie e testate, tra cui Agence France-Presse e National Geographic. Accanto al reportage, ha dedicato una parte significativa della propria attività alla formazione di giovani fotografi in Centro America e in Afghanistan, dove ha contribuito alla fondazione dell'organizzazione Aina e di una scuola di fotogiornalismo a Kabul.

La sua idea di fotografia si riassume in una convinzione che attraversa tutta la sua opera: «Anche in guerra non ho mai cercato lo scatto del cadavere: ho sempre fotografato i vivi, per mostrare che c'è una speranza di vita persino nelle condizioni più estreme».

Un approccio che rende il suo lavoro non soltanto una testimonianza degli eventi, ma anche una riflessione sul ruolo dell'informazione indipendente e sulla responsabilità di chi documenta la storia.

La mostra è realizzata dal Gruppo Fotografico Il Cupolone APS e dal Circolo Amatori Arti Figurative, con il patrocinio della Città Metropolitana di Firenze e del Comune di Empoli e il sostegno di FIAP e FIAF ETS.

L'ingresso è libero. La Galleria di Palazzo Leggenda sarà aperta dal mercoledì alla domenica, dalle 17.30 alle 19.30, fino al 20 novembre.