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La nascita di Fatamorgana: una radio nata per fare comunità

30-09-2026 16:44 - Cronaca
La storia di Radiofatamorgana può essere raccontata in molti modi. Attraverso le voci che si sono alternate ai microfoni, le trasmissioni, la musica, le iniziative culturali, le discussioni e le persone che, in momenti diversi, hanno contribuito a costruire quella particolare esperienza. Ma per comprendere davvero perché quella radio nacque e quale significato ebbe nella realtà empolese, è necessario tornare alle sue origini.

È proprio questo il senso dell'intervento inviato da Luciano Lombardi, socio fondatore della radio e co-fondatore e presidente del Circolo ARCI Radiofatamorgana. Lombardi, intervenendo per dare il suo contributo al precedente articolo di Piero Benassai ("Quando al Pozzale nacque ub sogno...), ha voluto richiamare l'attenzione su una fase diversa e precedente dell'esperienza: quella nella quale la radio ancora non esisteva e prendeva forma, lentamente, dall'incontro fra una generazione di giovani, le loro inquietudini, il desiderio di stare insieme e la ricerca di nuovi strumenti di partecipazione.

Lombardi propone, in particolare, un approfondimento tratto dal lavoro dello studioso Carlo Baccetti, Governare ed educare. La politica culturale di un comune rosso negli anni Settanta, pubblicato da goWare a Firenze nel 2019. Il testo di Baccetti rappresenta un contributo prezioso perché consente di collocare la nascita di Radiofatamorgana dentro un quadro più ampio: non come la semplice avventura di una radio libera, ma come il risultato di una trasformazione sociale, culturale e politica che attraversava la città di Empoli e, più in generale, una generazione di giovani alla ricerca di nuovi modi per partecipare alla vita collettiva.

Prima della radio: il bisogno di fare qualcosa insieme. Secondo la ricostruzione di Baccetti, Radiofatamorgana fu innanzitutto un punto di incontro. In essa confluirono esperienze, tensioni, passioni e aspirazioni di numerosi giovani empolesi. Non si trattava quindi di un'iniziativa nata dal nulla, né semplicemente dell'idea di acquistare alcune apparecchiature e cominciare a trasmettere.

La radio raccolse istanze che erano emerse negli anni precedenti nella realtà cittadina: esigenze di produzione e fruizione culturale, desiderio di aggregazione, ricerca di spazi nei quali esprimersi e costruire iniziative collettive. Erano bisogni che, fino a quel momento, avevano trovato poche occasioni per trasformarsi in esperienze organizzate e che, secondo Baccetti, avevano ricevuto scarsa attenzione da parte delle forze politiche e delle istituzioni locali. La radio nacque nei primi mesi del 1979, dopo un dibattito informale ma intenso che aveva coinvolto un'area abbastanza ampia di giovani empolesi, in prevalenza tra i venti e i venticinque anni. Molti erano vicini o iscritti alla FGCI, ma il gruppo non era composto esclusivamente da militanti politici.

Ed è proprio questo uno degli elementi più interessanti messi in luce da Baccetti. Quei giovani non stavano semplicemente cercando un nuovo strumento attraverso il quale continuare una militanza politica tradizionale. La loro esigenza era anche, e forse soprattutto, esistenziale e sociale. Dopo la scomparsa del Movimento studentesco e la conseguente crisi di identità della FGCI, si era prodotta una crescente difficoltà a trovare forme di iniziativa politica "dal basso". A ciò si aggiungeva quella che Baccetti definisce l'atomizzazione del microcosmo sociale giovanile.

Molti di quei giovani stavano quindi raffreddando la propria militanza politica, ma non avevano perso la voglia di partecipare.Volevano, semplicemente, continuare a fare qualcosa insieme.È forse questa la chiave più importante per comprendere la nascita di Radiofatamorgana.

La radio come nuovo strumento di partecipazione. In questo contesto l'idea della radio apparve particolarmente adatta.Baccetti riporta una testimonianza raccolta nel 1982 da Mauro Maestrelli, Flavio Arditi e Luciano Lombardi, tutti ex dirigenti del Movimento studentesco e della FGCI e fondatori di Radiofatamorgana.
Il ragionamento è significativo: il successo delle radio libere aveva alimentato un dibattito nazionale e mostrato come la radio potesse diventare uno strumento di comunicazione non tradizionale. Ma, per quei giovani, il suo interesse andava ben oltre la possibilità di trasmettere musica.La radio consentiva contemporaneamente di ascoltare musica, parlare, esprimersi, prendere posizione, incontrare persone e mantenere una certa autonomia di movimento.
In altre parole, poteva diventare uno spazio collettivo.Uno spazio nel quale la cultura non fosse soltanto qualcosa da consumare, ma anche qualcosa da produrre. Nel quale i giovani potessero non soltanto ascoltare, ma parlare. Non soltanto ricevere informazioni, ma contribuire a costruirle.Questa concezione spiega anche perché Radiofatamorgana nacque con ambizioni che andavano decisamente oltre l'intrattenimento.

Non una semplice radio musicale.
La nuova emittente partì con entusiasmo, ma anche con una certa dose di ingenuità e con obiettivi molto ambiziosi.L'intenzione dei promotori era infatti quella di costruire qualcosa di diverso da un semplice canale musicale. La radio avrebbe dovuto inserirsi nella realtà territoriale come una struttura democratica, capace di rappresentare un'alternativa al sistema dell'informazione e di diventare un punto di riferimento per quelle forze e quelle energie intellettuali disponibili a offrire un contributo autonomo e originale al rinnovamento.

Anche il metodo avrebbe dovuto essere diverso.
Gli interventi musicali, culturali e politici avrebbero dovuto essere guidati dalla ricerca, dallo studio, dall'approfondimento e dalla proposta. L'obiettivo era affrontare i temi che riguardavano la realtà politica, culturale, sociale ed economica non soltanto di Empoli e del suo comprensorio, ma anche dell'Italia e del mondo.È una dichiarazione d'intenti che dice molto dello spirito con cui nacque Radiofatamorgana.
La radio non veniva concepita soltanto come un mezzo tecnico. Era pensata come un luogo di elaborazione culturale, uno strumento attraverso il quale una generazione cercava di riconquistare la possibilità di intervenire sulla realtà.

Fatamorgana oltre le frequenze. Un altro aspetto fondamentale del contributo di Baccetti riguarda la natura stessa dell'esperienza.
Radiofatamorgana non coincideva completamente con l'emittente radiofonica. La radio era il principale strumento di un progetto culturale più vasto.
Il collettivo dei promotori voleva infatti costruire una presenza sul territorio attraverso una pluralità di attività e di canali. Formalmente, l'attività dell'emittente si collocava all'interno del Circolo culturale Fatamorgana, affiliato all'ARCI-LEID. Lo statuto prevedeva, oltre alle attività di editoria e radiotelevisione, iniziative culturali, sociali e politiche: seminari, convegni, dibattiti, mostre e attività di "animazione culturale" sul territorio. Questo elemento è particolarmente importante perché permette di evitare una lettura riduttiva della storia della radio. Fatamorgana non nasce soltanto per occupare una frequenza. Nasce dall'idea che occupare uno spazio nell'etere potesse significare anche occupare uno spazio nella società.

Una generazione alla ricerca di nuove occasioni. Baccetti interpreta l'esperienza anche alla luce della condizione di una nuova generazione che viveva una crescente mancanza di prospettive.
In questo senso, l'esperienza di Fatamorgana si inseriva dentro una più generale ricerca di nuove occasioni di vita collettiva: nuove opportunità di lavoro, una diversa politica dei servizi, occasioni di musica e di tempo libero, nuovi rapporti interpersonali.
La radio poteva diventare un punto di aggregazione proprio perché riusciva a intercettare bisogni diversi. C'era chi era interessato alla musica, chi alla politica, chi alla cultura, chi alla comunicazione, chi semplicemente cercava un gruppo nel quale sentirsi parte di qualcosa. Questa capacità di mettere insieme esperienze differenti costituisce uno degli elementi più originali della vicenda.

L'incontro con le Case del popolo. La scelta della sede fu altrettanto significativa. Radiofatamorgana venne ospitata in una grande Casa del popolo alla periferia di Empoli, riuscendo ad avvicinare e coinvolgere numerosi giovani della zona che fino a quel momento non frequentavano quella struttura.
Ma, soprattutto, i fondatori avevano in mente qualcosa di più ambizioso: instaurare un rapporto di collaborazione con le Case del popolo.
Secondo Baccetti, proprio questo tentativo rappresentò probabilmente uno degli aspetti più significativi dell'esperienza. La radio avrebbe potuto essere utilizzata come veicolo per promuovere le numerose iniziative organizzate dalle Case del popolo. Ma l'obiettivo principale era creare una collaborazione più profonda, attraverso la formazione di redazioni locali nelle diverse Case del popolo. L'idea era quella di mettere in relazione i gruppi giovanili con i frequentatori adulti e con i dirigenti delle strutture dell'associazionismo culturale di sinistra. Era dunque un progetto di incontro tra generazioni. Ed è proprio qui che si può cogliere una delle contraddizioni più interessanti della vicenda.

Le rockoteche e il tentativo di cambiare gli spazi. Tra le iniziative più importanti ci fu la creazione di alcune "rockoteche", utilizzando le piste da ballo delle Case del popolo. L'idea era semplice ma innovativa: portare in quegli spazi una musica diversa da quella abitualmente proposta, intercettando così un pubblico giovane che normalmente non li frequentava. Le rockoteche rappresentavano, nelle intenzioni dei promotori, una possibilità concreta di avvicinare il mondo giovanile alle strutture dell'associazionismo culturale e politico della sinistra. Ma il risultato fu diverso da quello sperato. La distanza fra i due mondi, invece di ridursi, in alcuni casi si approfondì. I nuovi linguaggi, le nuove abitudini e il nuovo pubblico non sempre furono accolti con facilità dalle strutture tradizionali.

Quella che doveva essere un'operazione di avvicinamento finì quindi per mettere in evidenza una frattura generazionale e culturale già presente.

Il Pozzale: un laboratorio che entra in crisi. Particolarmente significativa fu la vicenda della Casa del popolo del Pozzale, che ospitava nei propri locali Radiofatamorgana. Anche in questo caso non mancarono esperienze positive. Nei locali della Casa del popolo furono organizzate rassegne musicali, cinematografiche e di gruppi teatrali di base. L'obiettivo era utilizzare il più possibile gli spazi disponibili e trasformarli in luoghi di attività culturale. Per un periodo, dunque, la presenza della radio sembrò poter produrre proprio quel processo di rivitalizzazione degli spazi e di coinvolgimento dei giovani che era stato immaginato.

Ma la situazione cambiò rapidamente. L'apertura iniziale di alcuni dirigenti della Casa del popolo lasciò progressivamente il posto a un clima di sospetto e di intolleranza verso i nuovi frequentatori. Baccetti lega questa reazione anche alla presenza e allo spaccio di droghe, soprattutto leggere, che accompagnarono quel nuovo fervore di attività e di presenze giovanili. La vicenda mostra così quanto fosse difficile, nella pratica, realizzare quell'incontro fra mondi diversi che i fondatori avevano immaginato.

La svolta. L'impossibilità di superare quella frattura determinò una svolta. Se l'idea originaria era stata quella di costruire un centro di aggregazione capace di coinvolgere realtà giovanili marginalizzate o trascurate dalle strutture culturali locali, diventava ormai evidente che le Case del popolo non erano il luogo nel quale quel progetto poteva essere realizzato come inizialmente previsto. A quel punto cambiò anche la natura della radio. Un gruppo di giovani arrivati quando l'esperienza era già iniziata, più orientati alla professionalità e favorevoli a una gestione più ristretta e controllabile, assunse il controllo dell'emittente. Cominciava così una nuova fase della storia di Radiofatamorgana. Ed è proprio questo passaggio che rende particolarmente utile il contributo di Carlo Baccetti per leggere, insieme, le diverse fasi della storia della radio.

Il contributo di Carlo Baccetti. Il valore del testo di Baccetti sta innanzitutto nel fatto che restituisce alla nascita di Radiofatamorgana il suo contesto storico e sociale.
La radio non viene presentata come un episodio isolato, ma come il prodotto di un processo che aveva attraversato una generazione di giovani empolesi. Il suo arrivo sulle frequenze locali rappresentò la trasformazione concreta di una serie di esigenze che fino a quel momento erano rimaste in larga misura senza risposta. Baccetti consente inoltre di capire che dietro il microfono c'era un progetto molto più ampio. C'era l'idea di creare aggregazione. C'era il tentativo di dare forma a una nuova partecipazione. C'era la volontà di sperimentare nuovi linguaggi culturali. C'era il desiderio di mettere in comunicazione giovani e adulti, nuove generazioni e strutture tradizionali dell'associazionismo. E c'era, soprattutto, la convinzione che una radio potesse diventare uno strumento di intervento sulla realtà locale.
Il contributo dello studioso è quindi prezioso anche perché documenta la distanza tra il progetto originario e gli sviluppi successivi. La storia di Radiofatamorgana non fu lineare: nacque come strumento aperto di aggregazione e partecipazione, incontrò difficoltà nel rapporto con le strutture tradizionali, attraversò una fase di conflitto e infine cambiò impostazione.

Questa ricostruzione permette di comprendere meglio anche le vicende successive raccontate da Piero Benassai.

Una storia che merita di essere ricordata. Rileggere oggi queste pagine significa dunque tornare a un momento particolare della storia di Empoli.

Il 1979 non è soltanto l'anno in cui cominciò a trasmettere una nuova radio libera. È l'anno in cui un gruppo di giovani provò a trasformare un bisogno diffuso — quello di stare insieme, di esprimersi, di produrre cultura e di partecipare — in una struttura concreta. Radiofatamorgana fu una delle forme attraverso cui quel bisogno trovò una voce. Il suo significato, però, non può essere separato dalle contraddizioni che accompagnarono il progetto. La difficoltà di far dialogare generazioni diverse, la distanza fra la cultura giovanile e le strutture tradizionali, il rapporto complesso con le Case del popolo e la successiva trasformazione della gestione della radio fanno parte integrante della sua storia.

Ed è proprio per questo che il contributo di Carlo Baccetti, oggi riproposto grazie all'iniziativa di Luciano Lombardi, assume un valore particolare. Ci aiuta a tornare prima della radio, prima dei programmi, prima delle voci e delle trasmissioni che molti ricordano: al momento in cui alcuni giovani empolesi si posero una domanda semplice e, nello stesso tempo, profondamente politica e culturale: come continuare a fare qualcosa insieme?

La risposta fu Radiofatamorgana. Una risposta nata dall'incontro fra musica, cultura, partecipazione e desiderio di comunità. Una risposta che, anche attraverso i suoi conflitti e le sue trasformazioni, contribuì a lasciare una traccia nella storia culturale della città. E forse è proprio questo il punto da cui partire per raccontare oggi quella vicenda: non dalla radio come apparecchio, ma dalla radio come esperienza collettiva.