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L’altro 8 marzo: corteo transfemminista con sit-in sotto il Comune contro il bando per i servizi educativi del Comune

08-03-2026 19:34 - Primo piano
Nel pomeriggio dell'8 marzo, mentre a pochi passi dal centro storico si svolgeva la tradizionale cerimonia del premio Premio Contessa Emilia, giunto alla quinta edizione, un'altra iniziativa attraversava le strade della città.

Il corteo transfemminista promosso dall'assemblea empolese di Non Una di Meno, organizzato in occasione della Giornata internazionale della donna. Un'iniziativa inserita nella giornata di mobilitazione che, secondo quanto annunciato dalle promotrici nei giorni precedenti, proseguirà con lo sciopero transfemminista previsto per il 9 marzo.

Fin dall'inizio la manifestazione ha assunto il tono di una protesta politica oltre che simbolica. Il corteo ha mosso i primi passi nelle vie del centro storico, preceduto da striscioni e cartelli che richiamavano temi come la violenza di genere, la precarietà lavorativa, i diritti delle persone LGBTQIA+ e le condizioni del lavoro di cura.

Lo striscione davanti al liceo. Una delle prime tappe simboliche della manifestazione è stata davanti al Liceo classico Virgilio, dove alcune manifestanti hanno esposto uno striscione contro il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ("Valditara la scuola ti odia. Le femministre di più"). Un gesto che ha voluto collegare le rivendicazioni femministe anche alle politiche educative e alla scuola pubblica, tema più volte richiamato nel corso del pomeriggio.

Il corteo ha poi continuato a sfilare tra le strade del centro, accompagnato da cori, tamburi e interventi al megafono. L'atmosfera è di partecipazione giovane, con linguaggio militante e una forte presenza di riferimenti al femminismo intersezionale.
La sosta davanti al municipio. La manifestazioneha avuto una tappa davanti al palazzo comunale, in via Giuseppe del Papa, dove una rappresentante del Movimento Clara ha letto un lungo intervento rivolto alle persone presenti.
Nel testo sono state richiamate diverse questioni politiche e sociali, dalla situazione internazionale alle condizioni economiche e lavorative. Le attiviste hanno denunciato quello che definiscono un contesto segnato da politiche di riarmo, precarietà crescente e riduzione dello stato sociale, collegando questi fenomeni alle disuguaglianze di genere.
Tra i temi affrontati anche la gestione dei servizi pubblici locali e il recente dibattito cittadino sul progetto di multiutility regionale. Nel discorso è stato ricordato il referendum cittadino che aveva mobilitato migliaia di persone per rivendicare acqua, rifiuti ed energia come beni comuni e non come strumenti di profitto.

Il lavoro di cura al centro della protesta. Una parte consistente dell'intervento è stata dedicata alle condizioni di lavoro nel settore educativo e dell'assistenza. In particolare è stato citato il nuovo bando comunale per i servizi educativi di assistenza, che secondo le attiviste presenta criticità capaci di incidere sulle condizioni delle lavoratrici e sulla qualità del servizio.
Secondo quanto denunciato dai manifestanti il sistema scaricherebbe sulle educatrici il rischio d'impresa: assenze degli alunni, chiusure delle scuole o allerte meteo comporterebbero la sospensione della retribuzione. Critiche anche alla formazione non riconosciuta economicamente e alla riduzione delle tutele sul monte ore.
Nel discorso il caso delle educatrici è stato definito «paradigmatico» di una più ampia svalorizzazione del lavoro di cura, un settore dove lavorano prevalentemente donne e, sempre più spesso, donne migranti.

Femminismo intersezionale e rivendicazioni sociali. Il messaggio finale dell'intervento ha insistito sull'idea di un femminismo capace di collegare diverse forme di disuguaglianza: patriarcato, sfruttamento economico e razzismo. Secondo le attiviste, valorizzare il lavoro di cura significa immaginare un modello sociale diverso, fondato sulla solidarietà, sulla redistribuzione della ricchezza e sulla centralità dei beni comuni.
L'appello si è concluso con un invito a sostenere le lotte delle lavoratrici dell'assistenza e a partecipare allo sciopero transfemminista del giorno successivo.