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Le Resistenti di Empoli. Una lettera inedita riporta alla luce il coraggio delle donne della Resistenza

08-07-2026 10:00 - Primo piano
Prima della commemorazione del 24 luglio, emerge un documento che aggiunge un tassello importante alla storia della Resistenza empolese. Non cambia i fatti già conosciuti, ma apre una nuova pista di ricerca sul ruolo delle donne, andando oltre l'immagine tradizionale della staffetta. A questo si aggiunge un elemento finora poco valorizzato: già nel 1981 Mirella Alloisio, nel volume Volontarie della libertà, aveva citato il caso di Annunziata Viti, anticipando una riflessione che oggi trova un nuovo riscontro documentario.

Ogni anno il 24 luglio Empoli si ferma davanti ai nomi dei ventinove cittadini fucilati dai tedeschi nel 1944. Una delle pagine più dolorose della storia cittadina, nata dalla rappresaglia seguita all'azione partigiana del giorno precedente in località Pratovecchio.

Da ottantadue anni quella vicenda viene ricordata come uno dei momenti simbolo della Resistenza empolese. Oggi, però, un documento finora inedito aggiunge un tassello nuovo alla ricostruzione di quei giorni e, soprattutto, riporta al centro dell'attenzione un tema troppo spesso rimasto ai margini: il ruolo delle donne.

Si tratta di una relazione del Comando militare SAP di Empoli, firmata dal comandante Elio Bagnoli e indirizzata alla Commissione Regionale Toscana per il riconoscimento della qualifica di partigiano, l'organismo che nel dopoguerra valutava le domande di riconoscimento dei combattenti della Liberazione.

La relazione elenca quattordici donne impiegate stabilmente nell'organizzazione clandestina fin dall'8 settembre 1943: staffette, organizzatrici, addette ai collegamenti, alla custodia delle armi, al vettovagliamento delle formazioni partigiane. Un elenco che restituisce finalmente il volto femminile della Resistenza empolese.
Ma è un passaggio, in particolare, ad attirare l'attenzione degli storici.
Il documento afferma infatti che Annunziata Viti e Fernanda Maestrelli «furono adibite per il collegamento Gap e Comando e presero parte all'azione ove otto tedeschi furono uccisi e la Viti rimaneva ferita».

Parole destinate a far discutere.
Finora, infatti, la storiografia locale aveva messo in evidenza soprattutto il fondamentale ruolo organizzativo delle donne: trasporto di armi, collegamenti, assistenza alle formazioni partigiane, raccolta di viveri, confezionamento di indumenti, custodia dei depositi clandestini.
Questa relazione sembra invece attribuire almeno a due donne una partecipazione diretta a un'azione armata.

Se il riferimento è davvero all'attacco del 23 luglio 1944 a Pratovecchio — l'unico episodio cittadino compatibile con la descrizione contenuta nel documento — ci troveremmo di fronte a una novità di grande rilievo per la storia della Resistenza nell'Empolese.
Naturalmente la prudenza resta d'obbligo. Anche perché, negli archivi dell'Istituto della Resistenza e dell'età contemporanea di Firenze, dove quella lettera si trova in copia, non c'è traccia di una risposta, né copia del certificato medico che sarebbe stato allegato all'originale della lettera.

La relazione non indica il luogo dell'azione né la data; il numero dei militari tedeschi uccisi non coincide perfettamente con quello riportato da altre ricostruzioni e sarà necessario confrontare questa fonte con ulteriore documentazione archivistica. Ma il documento esiste. Ed è firmato dal comandante delle SAP empolesi.

In realtà questa vicenda non emerge completamente dal nulla. Esiste infatti una pubblicazione che, oltre quarant'anni fa, aveva già acceso una luce su Annunziata Viti e le sue compagne. Nel 1981 Mirella Alloisio, una delle maggiori studiose della partecipazione femminile alla Resistenza italiana, pubblicò il volume Volontarie della libertà, dedicato proprio alle donne impegnate nella lotta di Liberazione.
Tra le tante storie raccolte nel libro compare anche quella delle donne empolesi che avevano avuto un ruolo attivo nella lotta di Liberazione.
È, con ogni probabilità, la prima citazione a stampa della partigiana empolese nel quadro della Resistenza femminile nazionale.

Un riferimento rimasto quasi inosservato nella storiografia locale, ma che oggi acquista un significato nuovo alla luce della relazione conservata negli archivi. La testimonianza raccolta da Alloisio e il documento firmato da Elio Bagnoli sembrano infatti richiamarsi alla stessa vicenda, rafforzando l'ipotesi che il ruolo di Annunziata Viti sia stato più significativo di quanto finora ricostruito.

La scoperta non modifica il significato del 24 luglio. La tragedia della rappresaglia resta immutata. Ma amplia il racconto della Resistenza empolese, ricordando che dietro i gruppi armati esisteva una rete clandestina fatta anche di donne.
Donne che trasportavano armi, custodivano depositi, organizzavano i collegamenti tra SAP e GAP, garantivano i rifornimenti e, forse, in almeno un caso, parteciparono direttamente a un'azione di combattimento.
È una ricerca ancora aperta. Serviranno nuovi documenti, confronti archivistici e ulteriori verifiche.
Ma proprio questo è il lavoro dello storico: non fermarsi alla memoria consolidata, continuare a interrogare le fonti e dare voce anche a quelle storie rimaste troppo a lungo nell'ombra.
Alla vigilia del 24 luglio, ricordare le ventinove vittime della rappresaglia significa anche restituire un nome e un volto alle Resistenti empolesi, il cui contributo fu essenziale per la Liberazione e che soltanto oggi stanno finalmente riemergendo con tutta la loro forza dalla polvere degli archivi.
La relazione inviata dal comandante delle SAP empolesi Elio Bagnoli alla Commissione Regionale Toscana per il riconoscimento della qualifica di partigiano non rappresenta soltanto una possibile novità sul ruolo di Annunziata Viti. È anche un documento prezioso perché restituisce i nomi e i compiti di un gruppo di donne che costituì la rete clandestina della Resistenza nell'Empolese.

Secondo la relazione, fin dall'8 settembre 1943 il Comando militare di Empoli si avvalse della collaborazione di:

  • Annunziata Viti, addetta ai collegamenti tra GAP e Comando; secondo il documento partecipò all'azione armata nella quale sarebbero stati uccisi otto soldati tedeschi, riportando anche una ferita.
  • Fernanda Maestrelli, anch'essa impiegata nei collegamenti tra GAP e Comando e indicata come partecipante alla stessa azione.
  • Natalina Taviani (coniugata Pacini), responsabile delle SAP femminili di Avane. Coordinò il lavoro delle donne addette al vettovagliamento delle formazioni partigiane, al trasporto delle armi e alla confezione di indumenti; svolse inoltre il delicato servizio di collegamento tra il Comando e le diverse SAP e GAP del territorio.
  • Walma Montemaggi, incaricata dei collegamenti con le SAP di Pontorme; la relazione le attribuisce anche il merito di aver favorito la diserzione di un carabiniere che entrò poi a far parte della Resistenza.
  • Lina Maestrelli, componente delle SAP femminili di Avane-Riottoli, impegnata nel rifornimento e nella custodia delle armi.
  • Tosca Lari (coniugata Bertini), appartenente alle SAP femminili di Avane-Riottoli, attiva nei collegamenti e nella gestione del deposito clandestino delle armi.
  • Eleonella Lari, vedova Mori, anch'essa inserita nelle SAP femminili di Avane-Riottoli con compiti di collegamento e supporto logistico.
  • Rina Cioli (coniugata Bagnoli), componente delle SAP di Avane-Riottoli, impegnata nella custodia delle armi e nei servizi richiesti dal Comando.
  • Giuseppina Cioni (coniugata Bartolini), cui era affidata la responsabilità diretta della manutenzione e del rifornimento delle armi.
  • Rolanda Bartolini (coniugata Cioni), appartenente alle SAP femminili di Avane-Riottoli, impegnata nelle attività di collegamento e nella custodia del deposito di armi.
  • Lina Martini, componente della SAP femminile di Santa Maria, attiva negli aiuti ai partigiani, nei collegamenti e nel rifornimento di armi alle formazioni maschili.
  • Rina Borghini (coniugata Ragionieri), anch'essa nella SAP di Santa Maria con analoghi compiti di sostegno logistico.
  • Aurora Mugnaini, impegnata nella SAP femminile di Santa Maria nelle attività di assistenza, collegamento e rifornimento.
  • Raffaella Scardigli (coniugata Fontanelli), componente della stessa formazione femminile di Santa Maria.
La relazione precisa inoltre che, quando il Comando delle SAP trasferì la propria sede all'Ormicello, tutte queste donne continuarono a svolgere i collegamenti tra il Comando e le diverse formazioni partigiane fino alla Liberazione di Empoli.

Negli anni successivi alla guerra, la Commissione Regionale Toscana per il riconoscimento della qualifica di partigiano, istituita nel 1945 e composta da rappresentanti delle principali formazioni della Resistenza e del Ministero della Guerra, esaminò centinaia di pratiche provenienti da tutta la regione. Per diverse delle donne ricordate nella relazione di Bagnoli venne riconosciuta ufficialmente una qualifica prevista dalla legislazione del dopoguerra: partigiana combattente, patriota oppure benemerita della lotta di Liberazione, a seconda dell'attività svolta e della documentazione prodotta.

Anche questo rappresenta un elemento di grande interesse storico. La relazione del comandante Bagnoli non fu dunque soltanto una memoria interna delle attività svolte durante la clandestinità, ma costituì uno dei documenti utilizzati nel difficile percorso di riconoscimento istituzionale del contributo femminile alla Resistenza, un contributo che per molti decenni è rimasto in secondo piano rispetto a quello, più noto, delle formazioni armate maschili.