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Le scie chimiche, quando la condensa diventa dietrologia

23-04-2026 17:02 - Opinioni
di Gordon Baldacci

In Italia, un disegno di legge può partire anche da una raccolta firme. Per presentare una legge di iniziativa popolare in Italia sono necessarie almeno 50.000 firme di cittadini elettori. Il progetto di legge deve essere redatto in articoli e presentato al Presidente di una delle due Camere e poi il Parlamento deciderà se e quando calendarizzarlo, e poi eventualmente metterlo in votazione.

La raccolta delle firme può avvenire per qualsiasi argomento e per i più disparati disegni di legge, talvolta scioriando i temi più curiosi. Scorrendo sul sito del Ministero della Giustizia, si leggono proposte di iniziativa popolare davvero sorprendenti, persino la possibilità di poter firmare per il ritorno al Sacro Romano Impero. Non deve sorprendere quindi che alcune persone sotto l’egida di un'associazione denominata “Cieli Blu” abbiano già in passato tentato di raccogliere le firme su tanti temi dirimenti, ma soprattutto antiscientifici. Tanto per far sorridere (ma non troppo) si trovano sotto tale associazione, raccolte firme con sottotemi diversissimi. Dentro ad esempio “la legge Cieli Blu” troviamo nel seguente ordine.



Art. 1. Cancellazione dell’Italia alla Sec di Londra per cui l’Italia risulta come appartenente ad una Spa manipolabile da lobby finanziarie ed economiche

Art. 2. Eliminazione del trattato di Cassibile firmato dopo la guerra in cui si declassa l’Italia a Stato sottomesso ai paesi dominanti

Art. 3. Uscita dell’Italia dall’Unione Europea controllata principalmente dal governo del Nuovo ordine mondiale

Art. 4. Svincolo dall’Eurozona e dalla Bce in mano alle lobby finanziarie ed economiche degli askenaziti

4-bis. Cancellazione del Debito. Non considerabile lo Spread e la parità di bilancio come regola fondamentale oltre ad altri strumenti economici in vigore

Art. 5. Ripristino della Banca d’Italia completamente pubblica non assimilabile a S.p.a. privata

5-bis. Ritorno alla Lira italica e possa la Banca d’Italia pubblica coniare la nostra moneta

5-ter. Abolizione delle tasse che sino al 1930 non si pagavano. Se stampiamo noi la moneta non c’è bisogno di imporre tasse ai cittadini.



Sono solo alcuni degli articoli che sotto un’unica vostra firma per i “cieli blu” si finisce per appoggiare. Tanto è vero che la proposta in questione è solo all’articolo 10. Questa lunga premessa per spiegare che dietro quella che può sembrare “solo” una battaglia basata sulla superstizione, si nascondono a cascata argomenti anche seri, e che se per assurdo una cospicua maggioranza delle persone si trovasse a firmare contro le scie chimiche, finirebbero anche non volendo a certificare anche queste follie, opportunamente celate.



Oggettivamente quando è nata questa strampalata teoria delle scie chimiche?



La teoria ha iniziato a circolare negli Stati Uniti verso la fine degli anni '90, alimentata dalla paranoia e dalla diffusione dei primi forum online. Le scie bianche persistenti, che si formano quando i gas di scarico caldi incontrano l'aria fredda in quota, sono state erroneamente scambiate per sostanze tossiche intenzionalmente rilasciate. Inizialmente in passato, le teorie si concentrano su presunti esperimenti segreti, evolvendosi poi in narrazioni sul controllo climatico, di conseguenza la manipolazione mentale o addirittura la riduzione della popolazione.



Vapore acqueo condensato, anidride carbonica, ossidi di azoto e particolato, nulla più



Ovviamente nonostante l'ampia diffusione, la comunità scientifica ha confermato che le scie sono semplice condensa che non a caso, si vengono a verificare quando in atmosfera i tassi di umidità vengono ad aumentare, spesso o quasi a ridosso di un peggioramento del tempo imminente, ma ovviamente anche in altre occasioni; come nel caso di avvezioni calde provenienti dal nord Africa. Da qui l’idea (già in parte dal meteo stesso smentita) che di fronte ad ogni fase di maltempo di una certa rilevanza, si alzino gli aerei di una non ben chiara “associazione multinazionale” destinati a irrorare le nuvole e causare gli effetti devastanti dei giorni successivi.



Per il 10% degli italiani questa storia è vera



Questi esperimenti di geoingegneria mondiale, sarebbero ordinati da chissà quale setta di poteri incrociati, che ovviamente ha solo un interesse predominante: “destabilizzare il clima mondiale” rendendoci “schiavi del sistema”. Razionalizzando tutto questo in tanti di voi strapperà un sorriso, ma da un sondaggio realizzato nello scorso mese di febbraio; il 10% degli italiani crede a questa teoria, quindi quasi cinque milioni, e non sono pochi. Un problema quindi culturale, ma che di fondo mischia esperimenti scientifici teorici e reali, con risultati pressoché inesistenti se non ancora oggi inconcludenti. Andiamo quindi a capirne limiti ed evoluzione, partendo dal primo tassello, la Geoingegneria Climatica esiste, ma non è quello che immaginate.



Geoingegneria Climatica, (CDR - carbon dioxide removal), (SRM - solar radiation management)



Iniziamo col dire che alcuni termini usati vengono citati a sproposito su esperimenti che non hanno alcuna attinenza con risultanze consequenziali. Per fare un paragone semplice, sarebbe come dire che nel momento che io vado a farmi le analisi del sangue, io posso finire dissanguato. Certo che no!

Così accade per la Geoingegneria Climatica che è per adesso un ambito di studio teorico, non una favola per sette fuori controllo. Con le temperature in costante aumento e con l’intensificarsi dei cambiamenti climatici, secondo alcuni scienziati, si devono trovare strade alternative come quelle offerte dalla geoingegneria (o ingegneria climatica), ossia quelle tecniche artificiali volte a contrastare su scala planetaria i cambiamenti climatici causati dall'uomo. Le tecnologie di ingegneria climatica vengono classificate in due grandi categorie: rimozione dell'anidride carbonica dall'atmosfera (CDR - carbon dioxide removal) e riduzione della radiazione solare (SRM - solar radiation management). È bene ricordare che queste tecnologie vanno ad agire a livello globale, quindi non vanno confuse con la modifica locale del tempo meteorologico come ad esempio l’inseminazione delle nubi per favorire le precipitazioni di cui poi vi parlerò fra poco. Insomma si tratta di progetti che non si possono realizzare lanciando qualsivoglia elemento sulle teste degli empolesi per il solo gusto di rovinare la popolazione del luogo.



(Carbon Dioxide Removal) sotterriamo la CO2



Le tecnologie di rimozione della CO2 (Carbon Dioxide Removal), cercano di eliminare o ridurre i cosiddetti gas climalteranti (anidride carbonica, metano e altri) che causano un eccessivo effetto serra. Nonostante la strategia più efficace per ridurre la CO2 resti la diminuzione della deforestazione accompagnata da riforestazione e dalla gestione e uso efficace del territorio, da qualche tempo si discute sul ricorso a impianti industriali di cattura e sequestro della CO2. Con questo metodo la CO2 viene sottratta all’atmosfera e confinata nel sottosuolo in appositi depositi geologici. Questo tipo di tecnologia però è ancora in fase sperimentale e l’elevato costo mette in dubbio il possibile impiego su larga scala. Semplificando andremo a creare delle “discariche di CO2” sottoterra, ovviamente dovrebbero essere impianti simili a quelli dove si ricicla la parte umida del residuo organico, sempre per fare un esempio estremamente riduttivo e semplicistico.



(Solar Radiation Management) Da specchio specchio delle mie brame, a bianco, che più bianco non si può.



Un altro approccio di geoingegneria si basa su tecnologie volte alla riduzione della radiazione solare (Solar Radiation Management): secondo questo sistema vengono introdotti degli interventi ingegneristici su vasta scala con l’obiettivo di riflettere o schermare parzialmente i raggi solari, in questo modo viene impedito che raggiungano la Terra e di conseguenza il pianeta si raffreddi. Tra le proposte avanzate per riflettere la luce del sole si passa da quelle che prevedono di colorare di bianco i tetti degli edifici a chi propone di spruzzare in cielo l’acqua nebulizzata degli oceani con una flotta di navi per aumentare la copertura nuvolosa e sfruttare il potere riflettente e oscurante delle nubi. Tutti progetti allo stato attuale fantasiosi, con risultati che per adesso non hanno varcato la fase beta dei laboratori e che ovviamente NON sono in atto; poiché non si possono certamente realizzare in un pomeriggio. Persino la terza ipotesi quella delle navi, resta impraticabile, sia dal punto di vista dei singoli stati che per una legislazione internazionale che dovrebbe rivedere regole e condizioni. Insomma anche qui è poco più di un’idea al momento, nulla di più.



Cenere per non finire carbonizzati



Un ulteriore metodo prevede il lancio di palloni sonda che immettono nell’atmosfera anidride solforosa, un gas dall’azione riflettente. Il processo tenta di replicare artificialmente le conseguenze di un’eruzione vulcanica, nella quale viene per l’appunto rilasciata anidride solforosa; lo zolfo, quando raggiunge la bassa stratosfera, si converte in aerosol di solfati, che riflettono la luce solare. Ovviamente anche questo tipo di tecnologia però è ancora in fase sperimentale e l’elevato costo mette in dubbio il possibile impiego a livello mondiale.



Europa e Geoingegneria, la prudenza non è mai una cattiva consigliera



Di geoingegneria si è iniziato a discutere anche a livello europeo: secondo la Commissione europea queste tecnologie hanno dei rischi per l’uomo e l’ambiente perché non si conoscono le conseguenze sul lungo periodo. Inoltre, mancano studi scientifici e regole condivise a livello internazionale che vadano ad uniformare questo tipo di interventi climatici. Insomma, non è così semplice portare dall’ambito teorico a quello pratico tutto quello che vi ho appena descritto e tutto, sulla testa dei governi del mondo.

Non a caso gli stessi esperti, considerano tutt’oggi l'ingegneria climatica, come un’ultima carta da giocare, la terza e ultima strategia di emergenza per affrontare i cambiamenti climatici dopo gli sforzi di mitigazione e adattamento. Inoltre, le strategie presentate hanno caratteristiche molto diverse per efficacia, velocità di implementazione, costi e profili di rischio e anche per gli effetti non voluti, poco noti o ancora non conosciuti.

Appare chiaro che si tratta di tutti progetti non solo in fase embrionale, ma in alcuni casi senza neppure un minimo di test realizzati fuori dall’ambito di ricerca. Ragion per cui ad oggi, nessuno stato o potenza continentale, può aver raggiunto un livello tecnologico tale da mettere in pratica anche solo regionalmente uno di questi esperimenti.



Ma il Cloud Seeding? #Noncelovoletedire



Per il cloud seeding il discorso è diverso, ma i risultati sono ancora deludenti e soprattutto non ancora scientificamente provati. Come già sappiamo, il cloud seeding invece è una tecnica di modificazione meteorologica che mira ad aumentare le precipitazioni (pioggia o neve) disperdendo sostanze come lo ioduro d'argento o ghiaccio secco nelle nuvole, solitamente tramite aerei o razzi. Queste particelle fungono da nuclei di condensazione, facilitando la formazione di gocce d'acqua più pesanti che cadono al suolo. È impiegato per incrementare le risorse idriche in zone aride, ridurre la siccità, aumentare la neve in montagna, dissipare la nebbia negli aeroporti o ridurre la grandine. Ovviamente non crea nuvole dal nulla, ma stimola quelle preesistenti; l'efficacia è dibattuta, con stime di incremento delle precipitazioni tra il 10% e il 15% circa. Sebbene considerato generalmente sicuro, alcuni temono impatti ambientali a lungo termine o la sottrazione di pioggia a zone limitrofe. Viene utilizzato in paesi come Emirati Arabi Uniti, Cina e Stati Uniti, con i risultati di cui sopra abbiamo già scritto.



Lo hanno già fatto anche in Italia. Molto tempo fa



Anche in Italia sessant’anni fa, sulla scia degli esperimenti già tentati in tanti altri stati, fu tentato un primo test. Quel primo tentativo di inseminazione delle nubi fu fatto da Depietri a Modena negli anni 60 ma non diede i risultati sperati. Per far fronte ad un periodo di elevata siccità, esperimenti di inseminazione delle nuvole furono attuati successivamente dapprima nella regione Puglia negli anni 1988-1994, nell'ambito di una operazione che prese il nome di Progetto Pioggia, e in seguito nelle regioni Sicilia, Sardegna e Basilicata, ma anche in questo caso non si ottennero precipitazioni rilevanti. Ed il punto alla fine è quello, non accade nulla di così sorprendente; può piovere ma solo in presenza di altre nubi già formate.

Quindi è indubbio che le tecniche di semina delle nuvole possono effettivamente alterare la struttura e le dimensioni delle nubi, ma è decisamente più controversa la sua efficacia nell'incremento della quantità di pioggia. Inoltre tutt’oggi, non siamo in grado di capire quanta pioggia sarebbe caduta se la nube non fosse stata “inseminata”. In altre parole, è difficile distinguere le precipitazioni dovute all'inseminazione artificiale, data la naturale variabilità di queste ultime, spesso molto grande. Ammettiamolo, le scie chimiche restano comunque la Superstizione Perfetta. La teoria delle scie chimiche è un capolavoro di narrazione perché trasforma la noia di un pomeriggio azzurro in un film d'azione distopico.

L'occhio non mente (o forse sì?): "Lo vedo con i miei occhi!" è il grido di battaglia. Peccato che la fisica ci dica che se comprimi gas caldi in aria gelida a -50°C, si formano cristalli di ghiaccio. Ma la termodinamica è così mainstream.


Il nemico invisibile: Non importa se le analisi del suolo mostrano valori normali o se nessun chimico indipendente ha mai trovato il "veleno". Se non c'è prova, è perché la prova è stata occultata. Logica ferrea, no? Il fascino del prescelto: Credere alle scie chimiche ti fa sentire parte di un'élite. Tu sai. Gli altri? Poveri "pecoroni" che guardano il cielo e vedono solo... beh, nuvole.

La Realtà infine (Quella Noiosa) o forse no

La verità è purtroppo molto meno cinematografica. Non ci sono taniche di alluminio nascoste nei bagni degli aerei. Se davvero volessero avvelenarci in segreto, probabilmente userebbero qualcosa di meno vistoso di una striscia bianca lunga chilometri nel cielo terso. Invece di temere una spruzzatina di metalli ad alta quota, faremmo meglio a preoccuparci della CO2 che quegli stessi aerei emettono davvero. Ma quella è scienza vera, è documentata, richiede sacrifici reali e - ammettiamolo - non è divertente quanto immaginare un complotto globale orchestrato da rettiliani in divisa da steward. Insomma, la prossima volta che vedrete una scia bianca nel cielo, non correte a comprare l'aceto per "neutralizzarla". Respirate profondamente (o meglio di no, visto lo smog delle nostre città, quello vero); allora trattenete il respiro un solo attimo: quello che vedrete, vi lascerà comunque a bocca aperta. Osservando il cielo e le nuvole, scoprirete che non ne esiste in natura una uguale ad un’altra. Godetevi lo spettacolo della fisica dell’atmosfera, oltre l’ultimo orizzonte e ancora più su.