Legge elettorale toscana, Toscana Rossa attacca il Pd: «Abolire il listino non basta, restano le vere barriere alla rappresentanza»
25-06-2026 16:11 - Politica
La proposta del Partito Democratico di abolire il cosiddetto listino regionale nella legge elettorale toscana non convince Toscana Rossa, che accusa la maggioranza di intervenire su un aspetto marginale del sistema senza affrontare le norme che, a suo giudizio, limitano realmente la rappresentanza democratica.
Dopo l'annuncio del deposito della proposta di riforma da parte del gruppo Pd in Consiglio regionale, presentata dal capogruppo Simone Bezzini come un intervento per rafforzare il ruolo degli elettori, arriva la dura replica di Antonella Bundu, già candidata presidente di Toscana Rossa alle ultime elezioni regionali.
Secondo Bundu, il listino bloccato rappresenta infatti uno strumento utilizzato raramente dalle forze politiche e la sua abolizione non inciderebbe sui principali elementi critici della legge elettorale regionale. Al centro delle contestazioni c'è soprattutto la soglia di sbarramento del 5% prevista per le liste che si presentano senza coalizione, considerata eccessivamente penalizzante rispetto al 3% richiesto alle liste inserite nelle coalizioni maggiori.
«La vera anomalia antidemocratica della legge elettorale toscana non è il listino bloccato», sostiene Bundu, che richiama il risultato ottenuto da Toscana Rossa alle regionali. La lista raccolse il 4,51% dei voti, pari a 57.250 preferenze, mentre la candidatura alla presidenza superò il 5,18%, con oltre 72 mila voti. Nonostante ciò, il movimento rimase escluso dal Consiglio regionale.
Un caso che ha portato Toscana Rossa a contestare il sistema anche nelle sedi giudiziarie. Il recente pronunciamento del Consiglio di Stato, pur respingendo il ricorso presentato dal movimento, avrebbe riconosciuto come «astrattamente plausibile» l'interpretazione avanzata dai ricorrenti, rimandando però alla politica il compito di intervenire sulle regole elettorali.
Nel mirino di Toscana Rossa finisce anche il premio di maggioranza previsto dalla normativa regionale. Secondo il movimento, il meccanismo garantirebbe al presidente eletto una larga maggioranza consiliare indipendentemente dal consenso effettivamente ottenuto alle urne. Una distorsione che, secondo Bundu, si somma a una soglia di accesso giudicata troppo elevata in un'assemblea composta da 40 consiglieri regionali.
Le critiche riguardano inoltre il trattamento riservato ai voti espressi esclusivamente per il candidato presidente. Toscana Rossa sostiene che tali voti dovrebbero contribuire alla rappresentanza del candidato e della forza politica che lo sostiene, mentre la normativa vigente non attribuisce loro alcun effetto ai fini dell'ingresso in Consiglio regionale.
Nel comunicato viene sollevata anche la questione della raccolta firme. Toscana Rossa ricorda di essere stata l'unica lista costretta a raccogliere sottoscrizioni per la presentazione della candidatura, mentre le forze già presenti nelle istituzioni regionali beneficiavano dell'esenzione prevista dalla legge.
Pur condividendo le critiche rivolte dal Pd alle ipotesi di riforma elettorale nazionale avanzate dal centrodestra, Bundu evidenzia quella che considera una contraddizione politica. «La coerenza si misura su ciò che si fa dove si governa», afferma, sostenendo che il centrosinistra in Toscana avrebbe la possibilità di modificare in senso più inclusivo il sistema elettorale regionale ma finora non avrebbe scelto di intervenire sui punti ritenuti più rilevanti.
Per Toscana Rossa, una riforma realmente orientata a rafforzare il ruolo degli elettori dovrebbe quindi affrontare temi come l'abbassamento o l'eliminazione della soglia di sbarramento, l'equiparazione delle regole tra liste coalizzate e liste autonome e la rimozione delle barriere all'accesso per le forze politiche esterne ai tradizionali schieramenti.
«Se la volontà è davvero quella di dare piena centralità agli elettori – conclude Bundu – occorre intervenire su ciò che pesa davvero sulla rappresentanza. Altrimenti l'abolizione del listino rischia di restare soltanto un'operazione di facciata».
Dopo l'annuncio del deposito della proposta di riforma da parte del gruppo Pd in Consiglio regionale, presentata dal capogruppo Simone Bezzini come un intervento per rafforzare il ruolo degli elettori, arriva la dura replica di Antonella Bundu, già candidata presidente di Toscana Rossa alle ultime elezioni regionali.
Secondo Bundu, il listino bloccato rappresenta infatti uno strumento utilizzato raramente dalle forze politiche e la sua abolizione non inciderebbe sui principali elementi critici della legge elettorale regionale. Al centro delle contestazioni c'è soprattutto la soglia di sbarramento del 5% prevista per le liste che si presentano senza coalizione, considerata eccessivamente penalizzante rispetto al 3% richiesto alle liste inserite nelle coalizioni maggiori.
«La vera anomalia antidemocratica della legge elettorale toscana non è il listino bloccato», sostiene Bundu, che richiama il risultato ottenuto da Toscana Rossa alle regionali. La lista raccolse il 4,51% dei voti, pari a 57.250 preferenze, mentre la candidatura alla presidenza superò il 5,18%, con oltre 72 mila voti. Nonostante ciò, il movimento rimase escluso dal Consiglio regionale.
Un caso che ha portato Toscana Rossa a contestare il sistema anche nelle sedi giudiziarie. Il recente pronunciamento del Consiglio di Stato, pur respingendo il ricorso presentato dal movimento, avrebbe riconosciuto come «astrattamente plausibile» l'interpretazione avanzata dai ricorrenti, rimandando però alla politica il compito di intervenire sulle regole elettorali.
Nel mirino di Toscana Rossa finisce anche il premio di maggioranza previsto dalla normativa regionale. Secondo il movimento, il meccanismo garantirebbe al presidente eletto una larga maggioranza consiliare indipendentemente dal consenso effettivamente ottenuto alle urne. Una distorsione che, secondo Bundu, si somma a una soglia di accesso giudicata troppo elevata in un'assemblea composta da 40 consiglieri regionali.
Le critiche riguardano inoltre il trattamento riservato ai voti espressi esclusivamente per il candidato presidente. Toscana Rossa sostiene che tali voti dovrebbero contribuire alla rappresentanza del candidato e della forza politica che lo sostiene, mentre la normativa vigente non attribuisce loro alcun effetto ai fini dell'ingresso in Consiglio regionale.
Nel comunicato viene sollevata anche la questione della raccolta firme. Toscana Rossa ricorda di essere stata l'unica lista costretta a raccogliere sottoscrizioni per la presentazione della candidatura, mentre le forze già presenti nelle istituzioni regionali beneficiavano dell'esenzione prevista dalla legge.
Pur condividendo le critiche rivolte dal Pd alle ipotesi di riforma elettorale nazionale avanzate dal centrodestra, Bundu evidenzia quella che considera una contraddizione politica. «La coerenza si misura su ciò che si fa dove si governa», afferma, sostenendo che il centrosinistra in Toscana avrebbe la possibilità di modificare in senso più inclusivo il sistema elettorale regionale ma finora non avrebbe scelto di intervenire sui punti ritenuti più rilevanti.
Per Toscana Rossa, una riforma realmente orientata a rafforzare il ruolo degli elettori dovrebbe quindi affrontare temi come l'abbassamento o l'eliminazione della soglia di sbarramento, l'equiparazione delle regole tra liste coalizzate e liste autonome e la rimozione delle barriere all'accesso per le forze politiche esterne ai tradizionali schieramenti.
«Se la volontà è davvero quella di dare piena centralità agli elettori – conclude Bundu – occorre intervenire su ciò che pesa davvero sulla rappresentanza. Altrimenti l'abolizione del listino rischia di restare soltanto un'operazione di facciata».






