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Linguaggio d’odio e responsabilità politica: Iacopo Melio interviene sul caso Cantini

05-01-2026 23:04 - Primo piano
Le parole hanno un peso – sono pietre, avrebbe detto Carlo Levi - , soprattutto quando arrivano da chi ricopre ruoli politici e di rappresentanza. Il commento pubblicato sui social da Isacco Cantini, segretario empolese di Fratelli d'Italia, a margine di un presidio per la Pace dopo l'intervento americano in Venezuela — contenente il verbo “sterminare” riferito agli avversari politici — ha sollevato un'ondata di reazioni, prese di posizione e richieste di chiarimento.
Dalle scuse successive dello stesso Cantini alle numerose condanne espresse da forze politiche e realtà civiche, la vicenda ha acceso un dibattito che va oltre il singolo episodio, toccando il tema del linguaggio pubblico, dei limiti della provocazione e della responsabilità politica.

Su questi aspetti abbiamo intervistato Iacopo Melio, consigliere regionale della Toscana, che nelle sue pagine social ha avuto parole dure nei confronti del post sott'accusa e del suo autore, chiedendo una presa di distanza netta e riflettendo sul clima politico attuale.

Nel suo intervento ha definito “osceno” l'uso del verbo “sterminare”. Perché, secondo lei questa parola segna un confine invalicabile nel dibattito politico?
Il verbo “sterminare” non dovrebbe essere usato mai, non solo perché in generale richiama la morte ma soprattutto perché rimanda ai periodi più drammatici della storia. La politica ha la responsabilità di dare il buon esempio, e in questo i partiti dovrebbero affrontarsi sul piano delle idee e dei programmi, non certo utilizzando parole di una violenza inaudita.

Ha sottolineato che il presidio per la Pace non dovrebbe avere colore politico. Eppure spesso questi temi vengono strumentalizzati. Da dove nasce questa deriva?

Parliamoci chiaro: io ci provo a essere imparziale, ma i fatti parlano da soli. Certe strumentalizzazioni arrivano sempre e solo dalla destra, ce lo dice la cronaca. Pace, libertà, autodeterminazione sono temi che riguardano tutte e tutti e dovrebbero stare al centro a prescindere dall'appartenenza politica. Ma non mi aspetto diversamente da una politica come quella di Giorgia Meloni e di chi la sostiene, che ogni giorno dimostra di calpestare i diritti e la parità, strumentalizzando qualsiasi cosa. Qui non siamo davanti a una provocazione: siamo di fronte al più tragico degli auguri. E il fatto che a pronunciarlo sia il coordinatore di un partito è semplicemente inammissibile.

Nel suo intervento ha parlato anche di una contraddizione legata alla disabilità. A cosa si riferisce?

La parola chiave è “coerenza”. È ormai chiaro che Fratelli d'Italia empolese abbia valorizzato Cantini non per meriti politici, ma per la sua disabilità. È lo stesso approccio del Ministero della Disabilità: pietismo e compassione, senza provvedimenti concreti. Un ministero senza portafoglio è propaganda, per di più giocata sulle aspettative di persone spesso disperate.
Io non starei mai con un partito che mi candida per avere “punti disabilità”, figuriamoci con uno che non solo non ha sostenuto le persone disabili, ma le ha penalizzate con continui tagli. E c'è una dissonanza ancora più grave: persone come Cantini, non molti decenni fa, venivano eliminate proprio da chi il suo partito spesso sembra richiamare. Questo, per me, è opportunismo politico.


Ha chiesto provvedimenti netti nei confronti di Cantini. Cosa dovrebbe fare, secondo lei, un partito in casi come questo?

Espellere una persona che usa un linguaggio così violento dovrebbe essere un atto naturale, non una scelta di facciata. Lo penserei anche se riguardasse un partito vicino a me. Prendere le distanze è un dovere verso le cittadine e i cittadini e verso un Paese che si dice civile e democratico. Se ci saranno condizioni e tempi, porterò questa vicenda anche in Consiglio regionale, chiedendo le dimissioni di Cantini: non accetto di condividere un'aula con chi giustifica o minimizza il verbo “sterminare”. La Toscana è stata la prima Regione ad abolire la pena di morte e ne vado orgoglioso.

Ha ringraziato chi ha condannato quelle parole, anche da altre forze politiche. È possibile una convergenza su temi come la Pace?
Prima di essere un esponente del Partito Democratico, sono un cittadino antifascista, progressista, di sinistra. Se un'altra coalizione esprime le mie stesse idee di pacifismo, è naturale riconoscerlo e ringraziare. Su certi valori l'unione non è mai abbastanza, oggi più che mai. La vicenda Cantini non è un caso isolato, ma lo specchio di un pensiero ancora vivo a destra. Viviamo un periodo storico ostile: solo una sinistra unita e compatta può contrastare il Governo Meloni e l'intolleranza diffusa.
Emilio Chiorazzo