Londra ospita l'arte di Massimo Giannoni. Volumi: la pittura come luogo della memoria e del sapere
07-10-2026 12:31 - Cronaca
Librerie, biblioteche, musei. Luoghi silenziosi, apparentemente immobili, ma attraversati da una quantità infinita di storie, immagini, pensieri e
conoscenze. È proprio in questi spazi che Massimo Giannoni trova il soggetto della sua pittura.
La personale Volumi, presentata da Pontone Gallery presso la sede di Londra in 74 Newman Street, porta al centro della scena il lavoro dell’artista italiano e la sua particolare riflessione sui luoghi in cui il sapere viene conservato, organizzato e tramandato.
Come suggerisce il titolo, Volumi può essere letto innanzitutto come un riferimento al libro, all’oggetto fisico che contiene e trasmette la conoscenza. Ma “volume” è anche la dimensione dello spazio, la sua profondità, la sua presenza fisica. Nei dipinti di Giannoni queste due accezioni sembrano fondersi: i libri non sono semplicemente rappresentati, ma diventano architettura, paesaggio, materia.
La biblioteca come paesaggioGli scaffali delle librerie e delle biblioteche di Giannoni si trasformano in immense pareti cromatiche. Migliaia di volumi, raccolte, manoscritti e oggetti sembrano comporre una sorta di organismo vivente, nel quale ogni elemento rimanda a una storia possibile.
Le file ordinate dei libri costruiscono prospettive profonde e labirintiche. Lo sguardo viene condotto all’interno dell'immagine, lungo corridoi e passaggi che sembrano non avere una conclusione. La biblioteca diventa così un paesaggio mentale, un luogo nel quale perdersi per poter ritrovare qualcosa.
È una pittura che parla di conoscenza, ma senza mai rappresentare direttamente l'atto dello studio. Non vediamo lettori intenti sui libri, studiosi al lavoro o visitatori davanti alle opere. Gli spazi sono vuoti.
Ed è proprio questa assenza a renderli così intensi.
Il silenzio degli spazi vuotiNelle opere di Giannoni l'assenza dell'uomo non significa necessariamente assenza di vita. Al contrario, i luoghi sembrano conservare una presenza invisibile.
I libri, pur chiusi, sembrano continuare a parlare. Gli scaffali custodiscono voci, idee e memorie che attendono qualcuno disposto ad ascoltarle. Il silenzio delle biblioteche dipinte dall'artista non è quindi un silenzio definitivo, ma un'attesa.
Questa dimensione introduce una sottile componente malinconica. Ci si può chiedere se quei luoghi rappresentino un patrimonio culturale ancora vivo oppure qualcosa che rischia di essere dimenticato. Sono spazi abbandonati? Oppure semplicemente in attesa del prossimo visitatore?
La domanda rimane aperta.
Una pittura fatta di materiaUno degli aspetti più riconoscibili del lavoro di Giannoni è la sua materia pittorica.
L'artista utilizza l'olio in modo denso, stratificato, spesso quasi fisico. Il colore non si limita a descrivere gli oggetti: li costruisce. Le pennellate si accumulano, si sovrappongono e si mescolano creando una superficie vibrante.
Da vicino, le immagini sembrano quasi dissolversi in una moltitudine di segni e colori. Da lontano, invece, ricompaiono l'architettura, gli scaffali, i corridoi, i libri.
È proprio questa tensione tra figurazione e materia a rendere la pittura di Giannoni particolarmente suggestiva. L'artista non cerca una riproduzione fotografica della realtà, ma una percezione emotiva dello spazio.
Anche la luce contribuisce a questa sensazione. È morbida, diffusa, spesso filtrata dall'ambiente. Non illumina semplicemente ciò che vediamo, ma sembra far emergere lentamente le cose dall'ombra, conferendo alle scene un carattere quasi contemplativo.
Tra memoria e contemporaneitàLe biblioteche e i musei dipinti da Giannoni possono essere interpretati anche come metafore della nostra relazione con il passato.
In un'epoca dominata dalla velocità, dalla digitalizzazione e dall'accesso immediato alle informazioni, il libro fisico, l'archivio e il museo rappresentano forme di conoscenza che richiedono tempo. Sono luoghi nei quali bisogna fermarsi, osserv che biblioteche, archivi e musei diventino luoghi sempre più marginali. Ma possono essere lette anche inare, leggere, approfondire.
La pittura di Giannoni sembra dunque porre una domanda semplice ma fondamentale: che cosa facciamo oggi del patrimonio che abbiamo ereditato?
Le sue opere possono suggerire un'idea di decadenza culturale, la paura che biblioteche, archivi e musei diventino luoghi sempre più marginali. Ma possono essere lette anche in maniera opposta: come un invito a riscoprire un patrimonio ancora straordinariamente ricco.
Un invito alla scopertaIn questo senso, Volumi non è soltanto una celebrazione della biblioteca, della libreria o del museo. È soprattutto una riflessione sul desiderio di conoscenza.
Giannoni dipinge luoghi pieni di sapere ma privi di persone, lasciando allo spettatore il compito di entrare idealmente in quelle stanze. Il visitatore diventa così il protagonista assente delle opere: colui che può ancora aprire un libro, attraversare una sala, osservare un'opera e lasciarsi condurre altrove.
La pittura diventa quindi una soglia.
Dietro ogni scaffale si intravede una storia; dietro ogni volume, un pensiero; dietro ogni museo, una memoria collettiva. E nella materia densa e luminosa di Giannoni tutto questo patrimonio sembra tornare temporaneamente alla vita.
Volumi diventa così un invito a rallentare, osservare e riscoprire il valore della conoscenza. Un invito a entrare nei luoghi della memoria non come spettatori passivi, ma come esploratori.
MASSIMO GIANNONI — VOLUMI
Pontone Gallery
74 Newman Street, London W1T 3DB
8–31 ottobre
conoscenze. È proprio in questi spazi che Massimo Giannoni trova il soggetto della sua pittura.La personale Volumi, presentata da Pontone Gallery presso la sede di Londra in 74 Newman Street, porta al centro della scena il lavoro dell’artista italiano e la sua particolare riflessione sui luoghi in cui il sapere viene conservato, organizzato e tramandato.
Come suggerisce il titolo, Volumi può essere letto innanzitutto come un riferimento al libro, all’oggetto fisico che contiene e trasmette la conoscenza. Ma “volume” è anche la dimensione dello spazio, la sua profondità, la sua presenza fisica. Nei dipinti di Giannoni queste due accezioni sembrano fondersi: i libri non sono semplicemente rappresentati, ma diventano architettura, paesaggio, materia.
La biblioteca come paesaggioGli scaffali delle librerie e delle biblioteche di Giannoni si trasformano in immense pareti cromatiche. Migliaia di volumi, raccolte, manoscritti e oggetti sembrano comporre una sorta di organismo vivente, nel quale ogni elemento rimanda a una storia possibile.
Le file ordinate dei libri costruiscono prospettive profonde e labirintiche. Lo sguardo viene condotto all’interno dell'immagine, lungo corridoi e passaggi che sembrano non avere una conclusione. La biblioteca diventa così un paesaggio mentale, un luogo nel quale perdersi per poter ritrovare qualcosa.
È una pittura che parla di conoscenza, ma senza mai rappresentare direttamente l'atto dello studio. Non vediamo lettori intenti sui libri, studiosi al lavoro o visitatori davanti alle opere. Gli spazi sono vuoti.
Ed è proprio questa assenza a renderli così intensi.
Il silenzio degli spazi vuotiNelle opere di Giannoni l'assenza dell'uomo non significa necessariamente assenza di vita. Al contrario, i luoghi sembrano conservare una presenza invisibile.
I libri, pur chiusi, sembrano continuare a parlare. Gli scaffali custodiscono voci, idee e memorie che attendono qualcuno disposto ad ascoltarle. Il silenzio delle biblioteche dipinte dall'artista non è quindi un silenzio definitivo, ma un'attesa.
Questa dimensione introduce una sottile componente malinconica. Ci si può chiedere se quei luoghi rappresentino un patrimonio culturale ancora vivo oppure qualcosa che rischia di essere dimenticato. Sono spazi abbandonati? Oppure semplicemente in attesa del prossimo visitatore?
La domanda rimane aperta.
Una pittura fatta di materiaUno degli aspetti più riconoscibili del lavoro di Giannoni è la sua materia pittorica.
L'artista utilizza l'olio in modo denso, stratificato, spesso quasi fisico. Il colore non si limita a descrivere gli oggetti: li costruisce. Le pennellate si accumulano, si sovrappongono e si mescolano creando una superficie vibrante.
Da vicino, le immagini sembrano quasi dissolversi in una moltitudine di segni e colori. Da lontano, invece, ricompaiono l'architettura, gli scaffali, i corridoi, i libri.
È proprio questa tensione tra figurazione e materia a rendere la pittura di Giannoni particolarmente suggestiva. L'artista non cerca una riproduzione fotografica della realtà, ma una percezione emotiva dello spazio.
Anche la luce contribuisce a questa sensazione. È morbida, diffusa, spesso filtrata dall'ambiente. Non illumina semplicemente ciò che vediamo, ma sembra far emergere lentamente le cose dall'ombra, conferendo alle scene un carattere quasi contemplativo.
Tra memoria e contemporaneitàLe biblioteche e i musei dipinti da Giannoni possono essere interpretati anche come metafore della nostra relazione con il passato.
In un'epoca dominata dalla velocità, dalla digitalizzazione e dall'accesso immediato alle informazioni, il libro fisico, l'archivio e il museo rappresentano forme di conoscenza che richiedono tempo. Sono luoghi nei quali bisogna fermarsi, osserv che biblioteche, archivi e musei diventino luoghi sempre più marginali. Ma possono essere lette anche inare, leggere, approfondire.
La pittura di Giannoni sembra dunque porre una domanda semplice ma fondamentale: che cosa facciamo oggi del patrimonio che abbiamo ereditato?
Le sue opere possono suggerire un'idea di decadenza culturale, la paura che biblioteche, archivi e musei diventino luoghi sempre più marginali. Ma possono essere lette anche in maniera opposta: come un invito a riscoprire un patrimonio ancora straordinariamente ricco.
Un invito alla scopertaIn questo senso, Volumi non è soltanto una celebrazione della biblioteca, della libreria o del museo. È soprattutto una riflessione sul desiderio di conoscenza.
Giannoni dipinge luoghi pieni di sapere ma privi di persone, lasciando allo spettatore il compito di entrare idealmente in quelle stanze. Il visitatore diventa così il protagonista assente delle opere: colui che può ancora aprire un libro, attraversare una sala, osservare un'opera e lasciarsi condurre altrove.
La pittura diventa quindi una soglia.
Dietro ogni scaffale si intravede una storia; dietro ogni volume, un pensiero; dietro ogni museo, una memoria collettiva. E nella materia densa e luminosa di Giannoni tutto questo patrimonio sembra tornare temporaneamente alla vita.
Volumi diventa così un invito a rallentare, osservare e riscoprire il valore della conoscenza. Un invito a entrare nei luoghi della memoria non come spettatori passivi, ma come esploratori.
MASSIMO GIANNONI — VOLUMI
Pontone Gallery
74 Newman Street, London W1T 3DB
8–31 ottobre






