Massoneria tra storia, pregiudizio e futuro: riflessioni sul ruolo di un’istituzione nella società contemporanea
20-03-2025 09:45 - Le interviste di Clebs.it
di Emilio Chiorazzo
Intellettuale raffinato, storico attento e figura di riferimento nel panorama massonico italiano, Luigi Pruneti giornalista e docente, (ha insegnato anche a Empoli) si distingue da anni per la sua capacità di coniugare rigore accademico e visione etica. Scrittore prolifico e profondo conoscitore della tradizione iniziatica, Pruneti interpreta la massoneria non come un retaggio del passato, ma come uno strumento vivo di riflessione critica sull'uomo e sulla società contemporanea.
Nell'intervista che segue emerge con chiarezza il cuore del suo pensiero: la necessità di riscoprire valori universali come la libertà, la tolleranza e la conoscenza, in un tempo segnato da incertezze e semplificazioni. Una visione che restituisce alla massoneria il suo ruolo originario di laboratorio culturale e morale, capace di dialogare con il presente senza rinunciare alla profondità della propria storia.
Partiamo dal presente: qual è oggi il ruolo della Massoneria nella società italiana e quale contributo può dare al dibattito culturale e civile?
Il ruolo esercitato oggi dalla Massoneria nella società italiana è minimo. I Media citano quasi sempre la Massoneria in termini negativi, accompagnando spesso il termine con l'aggettivo “deviato”; della Massoneria vera, quella che non ha niente di “deviato”, non se ne parla quasi mai. Ad iniziare dagli anni Ottanta, con il caso P2, per proseguire poi dieci anni più tardi con l'inchiesta Cordova, la Massoneria italiana è diventata, per l'immaginario collettivo, un grumo di oscurità, un pericolo latente e pervasivo, da cui bisogna guardarsi. Non mi pare che possieda oggi altre valenze.
Firenze e la Toscana hanno una lunga storia legata alla tradizione massonica. Quali sono, secondo lei, le radici storiche più significative di questo rapporto con il territorio?
La Toscana vanta da sempre una notevole presenza massonica, è una regione a forte densità latomistica. Non a caso la prima loggia italiana documentata sorse a Firenze, nei primi anni Trenta del XVIII secolo, probabilmente nel 1731.L'officina venne chiusa a seguito della scomunica di Clemente XII nel 1738, che ebbe un proseguo nel processo a Crudeli, ciò non servì, tuttavia, a eradicarla dalla regione. Le cause di questi successo sono diverse, le principali sono due. La prima è dovuta alla presenza di stranieri. Firenze, soprattutto, aveva una notevole aliquota di residenti inglesi, tedeschi, russi, francesi, non a caso Piazza Santa Maria Novella era soprannominata “Piazza degli inglesi”. Livorno era un porto internazionale, dove, fin dalla promulgazione delle “Leggi livornine”, la tolleranza era un modo di vivere. In più vi era il retaggio rinascimentale, la sua raffinata cultura, l'apertura a qualsiasi sollecitazione culturale, la tradizione delle accademie, presenti in quasi tutte le città.
La Massoneria è spesso circondata da curiosità, talvolta da pregiudizi. Quanto pesa ancora oggi questa percezione e cosa sente di dire a chi vede l'istituzione con diffidenza?
I pregiudizi e l'ignoranza gravano sulla massoneria come un macigno. Cosa dire ai diffidenti? La risposta è immediata: informatevi! Ormai i testi seri, di valore scientifico, sulla Massoneria sono numerosi; cito, ad esempio le opere di Francovich, Cordova, Mola, Ciuffoletti, Conti, Isastia, Manenti, il 21° volume degli Annali Einaudi, curato da Cazzaniga e potrei proseguire a lungo. Il problema è che sono libri di storia, impegnativi e per niente divertenti; perciò, si preferisce spesso “informarsi” con le mirabolanti rivelazioni che di continuo appaiono sulla rete. Vorrei aggiungere però che anche la Massoneria italiana ha le sue colpe, perché, se invece di chiudersi a riccio, avesse messo fuori la faccia, avesse cercati il colloquio, il dialogo il confronto, si fosse impegnata di più sul piano culturale, forse qualcosa avrebbe ottenuto.
Quanto è importante oggi recuperare la memoria storica della Massoneria, soprattutto in una regione come la Toscana ricca di tradizioni civili e risorgimentali?
Sarebbe importantissimo, l'interconnessione della Massoneria con la storia nazionale specie dal periodo post-risorgimentale fino al 1925, è fondamentale. Meno conosciute, ma altrettanto interessanti sono le vicende latomistiche dell'immediato secondo dopoguerra: la rinascita massonica dal 1943 al 1945, alcuni esponenti del G.O.I. di spicco. come Ugo Della Seta, uno dei padri costituenti, i rapporti fra la rinascente massoneria italiana e quella statunitense, per non parlare del caso P2 sul quale, nonostante i tanti scritti, permangono vaste ombre.
Nel territorio fiorentino e toscano molte associazioni culturali lavorano sulla memoria, sul dialogo e sulla formazione civica. La Massoneria può avere un ruolo nel promuovere iniziative culturali aperte alla comunità?
Sarebbe fondamentale se lo avesse; ciò potrebbe far conseguire almeno due risultati: dimostrare che la Massoneria non è un'associazione oscura, catacombale, ma una componente culturale e sociale aperta al dialogo e in grado di fornire saperi e valori di spessore, contribuire a conservare la memoria, aspetto importante nella stagione del sonno e dell'oblio.
In un'epoca segnata da conflitti internazionali e tensioni sociali, parole come fratellanza, dialogo e tolleranza tornano centrali. Sono valori che la Massoneria rivendica da sempre: come possono essere tradotti oggi nella vita concreta della società?
Non è facile tradurli in modo comprensibile e convincente nella società attuale, giacché quest'ultima, con l'ubriacatura consumistica, è approdata auna sorta di esistenzialismo individualista, egoico e edonista. Valori come dialogo, tolleranza, fratellanza, vi sono sempre, tuttavia, come tanti altri, sono diventati concetti vuoti, parole con cui riempirsi la bocca e poco più. Come tradurli oggi? Mi conceda un paragone sui generis: nel 1206 Domenico di Guzmàn, fu inviato in Linguadoca a predicare contro l'eresia albigese che imperversava in quelle contrade. Vi rimase circa dieci anni, collaborando con il vescovo di Tolosa. Alla fine del mandato sentenziò che per avere la meglio sui catari, non era sufficienti essere dei bravi predicatori, preparati teologicamente, era indispensabile dare un esempio valido e continuo di povertà, umiltà, carità, moralità. Lo stesso discorso è valevole oggi per la Massoneria: non è sufficiente rivendicare dei valori, bisogna dimostrare di possederli e di essere capaci di metterli in pratica.
Le nuove generazioni spesso cercano luoghi di confronto e di crescita personale. Che rapporto ha oggi la Massoneria con i giovani e con il mondo della formazione?
Le nuove generazioni cercano continuamente luoghi di confronto e di crescita personale, purtroppo sono offerte loro poco possibilità. Siffatta ricerca li porta spesso a bussare anche alle porte dei templi massonici, l'importante e che vi trovino all'interno ciò che domandano. Non è sempre così, a volte, in quei recessi s'imbattono in autoreferenzialità, retorica, presunzione e poco altro: “molto fumo e poco arrosto”.
Guardando alla storia italiana, la Massoneria è stata protagonista in momenti cruciali, dal Risorgimento alla nascita dello Stato moderno. Quali insegnamenti può offrire quella stagione alla società contemporanea?
Al di là della narrazione comune, non è vero che la Massoneria sia stata una componente del Risorgimento Italiano che nacque per una combinazione complessa di situazioni politiche e diplomatiche, basti pensare che la prima loggia sorta in quel periodo fu la “Ausonia”, fondata a Torino nel novembre del 1859, ben dopo la giornata di Solferino e San Martino. La Massoneria, come ho già accennato, è un ingrediente fondamentale nel post-risorgimento, quando si cerca di dare al Regno una fisionomia unitaria: “fare gli italiani”. I liberi muratori di allora si adoperarono in ogni maniera per la formazione di uno stato libero, autonolo, laico, coeso, solidaristico democratico. Capirono anche che la democrazia è per sua natura fragile e per salvaguardarla bisogna avere una base elettorale partecipe, informata, capace di comprendere e di essere autonoma nel giudizio. Per questo si batterono fino in fondo per combattere l'analfabetismo e a favore di un'istruzione obbligatoria, pubblica, gratuita, laica.
Il rapporto tra spiritualità, etica e vita pubblica è un tema sempre più discusso. In che modo la tradizione massonica interpreta oggi questo equilibrio?
Spiritualità, etica e vita pubblica sono tre aspetti che possono benissimo coesistere, l'uno non esclude gli altri, al contrario possono anche avere fra di loro un rapporto sinergico. Se etica e vita pubblica sono strettamente connesse, una sana e onesta vita pubblica si può realizzare solo se si è in uno stato di eticità, bisogna caso mai intendersi sul concetto di spiritualità che è molto vago. Esiste, secondo me, una “spiritualità oggettiva”, indispensabile e comune che abbraccia componenti “calde” degli orizzonti esistenziali, quelli che non sono dipendenti dalla ragione e che non hanno fini pratici. Sono la creatività, la fantasia, l'immaginazione, il sogno, l'amore, la passione che non contrastano né con l'etica, né con la vita pubblica, anzi possono renderle più vissute e partecipate. Vi è poi una spiritualità soggettiva, dettata dalla propria visione dell'esistenza e dalle idee personali sull'uomo e sull'ipotetico rapporto fra immanente e trascendente; questo però è un problema diverso, una variabile troppo vasta, per esaminarla on questa sede.
Infine, una domanda sul futuro: quale immagine della Massoneria vorrebbe lasciare alle prossime generazioni e quale ruolo immagina per l'istituzione nei prossimi anni?
Non so quale immagine la Massoneria vorrebbe lasciare alle generazioni future, anche perché non esiste una Massoneria ma tante Massonerie, con storie, tradizioni, finalità, organizzazione anche molto distanti. So quale immagine vorrei io che la Massoneria lasciasse alle generazioni future: un'associazione dove si traduca dalla teoria alla pratica il concetto di fratellanza; un'associazione dove si comprenda cosa sia la tolleranza, dove si apprenda a dialogare serenamente, dove il confronto con la diversità sia un'opportunità di crescita comune; dove si cerchi di comprendere sempre e di giudicare con parsimonia; dove si capisca che il bene più grande dell'uomo è la libertà e per difenderla si deve essere autonomi nel giudizio e perciò si debba ritenere prezioso alleato il dubbio metodologico; dove si enuclei il fatto che non si finisce mai di crescere e che il processo di apprendimento non si conclude mai, dove il detto socratico “so di non sapere”, sia vissuto. Vorrei che la Massoneria proponesse l'immagine di un'associazione formativa, valoriale, con una visione aperta della società, nemica “degli ingegneri delle anime” desiderosi “per il bene di tutti” di edificare un uomo a loro immagine e somiglianza. Sono tutti aspetti che si ritrovano nella struttura iniziatica e nel linguaggio simbolico della libera muratoria, che spesso non è più compreso a pieno.
Intellettuale raffinato, storico attento e figura di riferimento nel panorama massonico italiano, Luigi Pruneti giornalista e docente, (ha insegnato anche a Empoli) si distingue da anni per la sua capacità di coniugare rigore accademico e visione etica. Scrittore prolifico e profondo conoscitore della tradizione iniziatica, Pruneti interpreta la massoneria non come un retaggio del passato, ma come uno strumento vivo di riflessione critica sull'uomo e sulla società contemporanea.
Nell'intervista che segue emerge con chiarezza il cuore del suo pensiero: la necessità di riscoprire valori universali come la libertà, la tolleranza e la conoscenza, in un tempo segnato da incertezze e semplificazioni. Una visione che restituisce alla massoneria il suo ruolo originario di laboratorio culturale e morale, capace di dialogare con il presente senza rinunciare alla profondità della propria storia.
Partiamo dal presente: qual è oggi il ruolo della Massoneria nella società italiana e quale contributo può dare al dibattito culturale e civile?
Il ruolo esercitato oggi dalla Massoneria nella società italiana è minimo. I Media citano quasi sempre la Massoneria in termini negativi, accompagnando spesso il termine con l'aggettivo “deviato”; della Massoneria vera, quella che non ha niente di “deviato”, non se ne parla quasi mai. Ad iniziare dagli anni Ottanta, con il caso P2, per proseguire poi dieci anni più tardi con l'inchiesta Cordova, la Massoneria italiana è diventata, per l'immaginario collettivo, un grumo di oscurità, un pericolo latente e pervasivo, da cui bisogna guardarsi. Non mi pare che possieda oggi altre valenze.
Firenze e la Toscana hanno una lunga storia legata alla tradizione massonica. Quali sono, secondo lei, le radici storiche più significative di questo rapporto con il territorio?
La Toscana vanta da sempre una notevole presenza massonica, è una regione a forte densità latomistica. Non a caso la prima loggia italiana documentata sorse a Firenze, nei primi anni Trenta del XVIII secolo, probabilmente nel 1731.L'officina venne chiusa a seguito della scomunica di Clemente XII nel 1738, che ebbe un proseguo nel processo a Crudeli, ciò non servì, tuttavia, a eradicarla dalla regione. Le cause di questi successo sono diverse, le principali sono due. La prima è dovuta alla presenza di stranieri. Firenze, soprattutto, aveva una notevole aliquota di residenti inglesi, tedeschi, russi, francesi, non a caso Piazza Santa Maria Novella era soprannominata “Piazza degli inglesi”. Livorno era un porto internazionale, dove, fin dalla promulgazione delle “Leggi livornine”, la tolleranza era un modo di vivere. In più vi era il retaggio rinascimentale, la sua raffinata cultura, l'apertura a qualsiasi sollecitazione culturale, la tradizione delle accademie, presenti in quasi tutte le città.
La Massoneria è spesso circondata da curiosità, talvolta da pregiudizi. Quanto pesa ancora oggi questa percezione e cosa sente di dire a chi vede l'istituzione con diffidenza?
I pregiudizi e l'ignoranza gravano sulla massoneria come un macigno. Cosa dire ai diffidenti? La risposta è immediata: informatevi! Ormai i testi seri, di valore scientifico, sulla Massoneria sono numerosi; cito, ad esempio le opere di Francovich, Cordova, Mola, Ciuffoletti, Conti, Isastia, Manenti, il 21° volume degli Annali Einaudi, curato da Cazzaniga e potrei proseguire a lungo. Il problema è che sono libri di storia, impegnativi e per niente divertenti; perciò, si preferisce spesso “informarsi” con le mirabolanti rivelazioni che di continuo appaiono sulla rete. Vorrei aggiungere però che anche la Massoneria italiana ha le sue colpe, perché, se invece di chiudersi a riccio, avesse messo fuori la faccia, avesse cercati il colloquio, il dialogo il confronto, si fosse impegnata di più sul piano culturale, forse qualcosa avrebbe ottenuto.
Quanto è importante oggi recuperare la memoria storica della Massoneria, soprattutto in una regione come la Toscana ricca di tradizioni civili e risorgimentali?
Sarebbe importantissimo, l'interconnessione della Massoneria con la storia nazionale specie dal periodo post-risorgimentale fino al 1925, è fondamentale. Meno conosciute, ma altrettanto interessanti sono le vicende latomistiche dell'immediato secondo dopoguerra: la rinascita massonica dal 1943 al 1945, alcuni esponenti del G.O.I. di spicco. come Ugo Della Seta, uno dei padri costituenti, i rapporti fra la rinascente massoneria italiana e quella statunitense, per non parlare del caso P2 sul quale, nonostante i tanti scritti, permangono vaste ombre.
Nel territorio fiorentino e toscano molte associazioni culturali lavorano sulla memoria, sul dialogo e sulla formazione civica. La Massoneria può avere un ruolo nel promuovere iniziative culturali aperte alla comunità?
Sarebbe fondamentale se lo avesse; ciò potrebbe far conseguire almeno due risultati: dimostrare che la Massoneria non è un'associazione oscura, catacombale, ma una componente culturale e sociale aperta al dialogo e in grado di fornire saperi e valori di spessore, contribuire a conservare la memoria, aspetto importante nella stagione del sonno e dell'oblio.
In un'epoca segnata da conflitti internazionali e tensioni sociali, parole come fratellanza, dialogo e tolleranza tornano centrali. Sono valori che la Massoneria rivendica da sempre: come possono essere tradotti oggi nella vita concreta della società?
Non è facile tradurli in modo comprensibile e convincente nella società attuale, giacché quest'ultima, con l'ubriacatura consumistica, è approdata auna sorta di esistenzialismo individualista, egoico e edonista. Valori come dialogo, tolleranza, fratellanza, vi sono sempre, tuttavia, come tanti altri, sono diventati concetti vuoti, parole con cui riempirsi la bocca e poco più. Come tradurli oggi? Mi conceda un paragone sui generis: nel 1206 Domenico di Guzmàn, fu inviato in Linguadoca a predicare contro l'eresia albigese che imperversava in quelle contrade. Vi rimase circa dieci anni, collaborando con il vescovo di Tolosa. Alla fine del mandato sentenziò che per avere la meglio sui catari, non era sufficienti essere dei bravi predicatori, preparati teologicamente, era indispensabile dare un esempio valido e continuo di povertà, umiltà, carità, moralità. Lo stesso discorso è valevole oggi per la Massoneria: non è sufficiente rivendicare dei valori, bisogna dimostrare di possederli e di essere capaci di metterli in pratica.
Le nuove generazioni spesso cercano luoghi di confronto e di crescita personale. Che rapporto ha oggi la Massoneria con i giovani e con il mondo della formazione?
Le nuove generazioni cercano continuamente luoghi di confronto e di crescita personale, purtroppo sono offerte loro poco possibilità. Siffatta ricerca li porta spesso a bussare anche alle porte dei templi massonici, l'importante e che vi trovino all'interno ciò che domandano. Non è sempre così, a volte, in quei recessi s'imbattono in autoreferenzialità, retorica, presunzione e poco altro: “molto fumo e poco arrosto”.
Guardando alla storia italiana, la Massoneria è stata protagonista in momenti cruciali, dal Risorgimento alla nascita dello Stato moderno. Quali insegnamenti può offrire quella stagione alla società contemporanea?
Al di là della narrazione comune, non è vero che la Massoneria sia stata una componente del Risorgimento Italiano che nacque per una combinazione complessa di situazioni politiche e diplomatiche, basti pensare che la prima loggia sorta in quel periodo fu la “Ausonia”, fondata a Torino nel novembre del 1859, ben dopo la giornata di Solferino e San Martino. La Massoneria, come ho già accennato, è un ingrediente fondamentale nel post-risorgimento, quando si cerca di dare al Regno una fisionomia unitaria: “fare gli italiani”. I liberi muratori di allora si adoperarono in ogni maniera per la formazione di uno stato libero, autonolo, laico, coeso, solidaristico democratico. Capirono anche che la democrazia è per sua natura fragile e per salvaguardarla bisogna avere una base elettorale partecipe, informata, capace di comprendere e di essere autonoma nel giudizio. Per questo si batterono fino in fondo per combattere l'analfabetismo e a favore di un'istruzione obbligatoria, pubblica, gratuita, laica.
Il rapporto tra spiritualità, etica e vita pubblica è un tema sempre più discusso. In che modo la tradizione massonica interpreta oggi questo equilibrio?
Spiritualità, etica e vita pubblica sono tre aspetti che possono benissimo coesistere, l'uno non esclude gli altri, al contrario possono anche avere fra di loro un rapporto sinergico. Se etica e vita pubblica sono strettamente connesse, una sana e onesta vita pubblica si può realizzare solo se si è in uno stato di eticità, bisogna caso mai intendersi sul concetto di spiritualità che è molto vago. Esiste, secondo me, una “spiritualità oggettiva”, indispensabile e comune che abbraccia componenti “calde” degli orizzonti esistenziali, quelli che non sono dipendenti dalla ragione e che non hanno fini pratici. Sono la creatività, la fantasia, l'immaginazione, il sogno, l'amore, la passione che non contrastano né con l'etica, né con la vita pubblica, anzi possono renderle più vissute e partecipate. Vi è poi una spiritualità soggettiva, dettata dalla propria visione dell'esistenza e dalle idee personali sull'uomo e sull'ipotetico rapporto fra immanente e trascendente; questo però è un problema diverso, una variabile troppo vasta, per esaminarla on questa sede.
Infine, una domanda sul futuro: quale immagine della Massoneria vorrebbe lasciare alle prossime generazioni e quale ruolo immagina per l'istituzione nei prossimi anni?
Non so quale immagine la Massoneria vorrebbe lasciare alle generazioni future, anche perché non esiste una Massoneria ma tante Massonerie, con storie, tradizioni, finalità, organizzazione anche molto distanti. So quale immagine vorrei io che la Massoneria lasciasse alle generazioni future: un'associazione dove si traduca dalla teoria alla pratica il concetto di fratellanza; un'associazione dove si comprenda cosa sia la tolleranza, dove si apprenda a dialogare serenamente, dove il confronto con la diversità sia un'opportunità di crescita comune; dove si cerchi di comprendere sempre e di giudicare con parsimonia; dove si capisca che il bene più grande dell'uomo è la libertà e per difenderla si deve essere autonomi nel giudizio e perciò si debba ritenere prezioso alleato il dubbio metodologico; dove si enuclei il fatto che non si finisce mai di crescere e che il processo di apprendimento non si conclude mai, dove il detto socratico “so di non sapere”, sia vissuto. Vorrei che la Massoneria proponesse l'immagine di un'associazione formativa, valoriale, con una visione aperta della società, nemica “degli ingegneri delle anime” desiderosi “per il bene di tutti” di edificare un uomo a loro immagine e somiglianza. Sono tutti aspetti che si ritrovano nella struttura iniziatica e nel linguaggio simbolico della libera muratoria, che spesso non è più compreso a pieno.
Emilio Chiorazzo






