News
percorso: Home > News > Primo piano

Morto Pier Giuseppe Porciatti, il "Bigghe" non ce l'ha fatta

26-05-2026 18:04 - Primo piano
La morte di Pier Giuseppe Porciatti lascia un vuoto che va oltre il dolore degli amici e dei familiari. Se ne va uno di quei personaggi che hanno attraversato Empoli lasciando un segno leggero e profondo insieme, uno di quelli che appartenevano a una generazione capace di cambiare il modo di vivere una città.
C'era un tempo in cui i ragazzi cominciavano a sentirsi protagonisti della propria vita e del proprio tempo. Non più soltanto figli, ma uomini capaci di immaginare qualcosa di diverso. Pier Giuseppe Porciatti era figlio di quella stagione. Una stagione fatta di libertà, curiosità, amicizie, musica, viaggi e voglia di stare insieme.
Pier Giuseppe, da giovane, fu tra i primi ad andare a Londra quando partire sembrava ancora un'avventura. E da quei viaggi riportò a Empoli non solo vestiti eleganti e modi nuovi di stare al mondo, ma anche un'idea diversa di gioventù. Aveva gusto, ironia, fantasia. Gli piaceva distinguersi senza mai prendersi troppo sul serio.
Faceva il postino, conosceva le strade e la gente, e la gente conosceva lui. Appassionato di motori, fondò il primo Vespa Club cittadino, dove si ballava pure. Amava le auto, il calcio, la musica. Aprì il “Cavern”, uno dei primi luoghi dove i giovani empolesi potevano ritrovarsi ad ascoltare musica e ballare. Salì anche sul palco con i Cubi, gruppo storico rimasto nella memoria di tanti. Gli amici scherzavano sul fatto che non sapesse davvero suonare, ma che uno strumento in mano fosse soprattutto un modo per conquistare le ragazze. Lui rideva, come rideva sempre.
Perché Pier Giuseppe aveva questo dono: la leggerezza. Era gioviale, elegante, pieno di battute. Uno che sapeva stare in mezzo agli altri. Uno che si faceva voler bene.
Allenava i ragazzi nelle squadre giovanili, seguiva il calcio con passione autentica e custodiva la memoria della città raccogliendo fotografie e oggetti del passato empolese. Aveva capito che i luoghi vivono anche grazie ai ricordi di chi li ama.
Sui social, nelle parole degli amici, emerge tutto l'affetto che lo circondava. C'è chi lo ricorda come un fratello maggiore, chi come un punto di riferimento, chi semplicemente come presenza costante. “Mi hai visto nascere, crescere… eri uno di famiglia”, scrive Gianni Assirelli. E in quelle poche parole c'è forse il senso più vero della sua vita.
Massimo Marconcini, riferendosi alla recente scomparsa di altri due protagonisti del calcio locale (Bianconi e Albini) immagina invece che lassù esista un “campionato celeste”, voluto da un Dio del calcio amante dell'eleganza e dei galantuomini, dove il Bigghe ritroverà vecchi amici e compagni di strada. Un'immagine malinconica e bellissima, che somiglia molto allo spirito di Pier Giuseppe .
Con lui se ne va un pezzo di quella Empoli capace di vivere le piazze, i bar, i campi sportivi, la musica e le amicizie come una comunità vera. Ma restano i racconti, le fotografie, le risate, le serate, i viaggi narrati cento volte, le reunion goliardiche, le partite, le Vespe, l'eleganza un po' inglese e un po' toscana.
Restano soprattutto le persone che oggi lo salutano con dolore sincero.
Ciao Bigghe. Empoli non ti dimenticherà.
Pier Giuseppe era ricoverato all'ospedale San Giuseppe di Empoli, dove è deceduto nella mattinata di martedì 26 maggio.. Aveva avuto un incidente alla fine di aprile: era stato investito da un veicolo mentre attraversava, a piedi, una strada del centro. Le conseguenze, non immediate, di quell'investimento, lo avevano anche costretto a ricorrere a un intervento chirurgico, a Firenze.