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PalAramini, la gestione resta appesa a una proroga: nessuno (neppure l'Uisp) partecipa al bando

15-09-2026 21:49 - Primo piano
Dietro la sigla amministrativa "proroga tecnica" si nasconde una storia lunga quindici anni, che in queste settimane è arrivata a un passaggio delicato. Il Palazzetto dello Sport "Albano Aramini" di Empoli, uno degli impianti sportivi più frequentati della città, cambia — almeno sulla carta — il proprio quadro giuridico, e lo fa mentre la macchina amministrativa corre contro il tempo per non lasciare la struttura senza un gestore.

La gestione del PalAramini è affidata dal 2011 all'Associazione di Promozione Sociale UISP – Comitato Empoli-Valdelsa, che da allora cura l'impianto di viale delle Olimpiadi. Un rapporto di lunga data, la cui scadenza era stata fissata al 31 agosto 2026 da un atto del dicembre 2021. Fin qui, la normale amministrazione.
Le cose si sono complicate quest'estate, quando in fase di riprogettazione del servizio (avviata con determinazione n. 1040 del 17 luglio 2026) è emerso un elemento che ha cambiato le carte in tavola: il servizio di gestione del Palazzetto va qualificato come servizio pubblico locale a rilevanza economica, e ricade quindi sotto la disciplina del D.Lgs. 201/2022. Una qualificazione che ha imposto al Comune di rifare daccapo l'impostazione della gara, adeguandola ai modelli di bando, Piano Economico Finanziario e schema di contratto predisposti da MIMIT e ANAC — un lavoro istruttorio, si legge negli atti, reso "particolarmente complesso" dalla necessità di ricostruire ex novo l'equilibrio economico-finanziario di una concessione ormai datata.

Il risultato è che il bando per il nuovo affidamento è stato pubblicato solo il 27 luglio 2026 (determinazione n. 1077/2026), lasciando pochissimo margine prima della scadenza della vecchia concessione, cioè il 31 agosto. Pubblicare la gara con termine di presentazione delle offerte a fine agosto avrebbe significato, secondo quanto scrive la stessa amministrazione, esporsi a tre criticità concrete: la chiusura estiva di molte imprese potenzialmente interessate, le difficoltà delle compagnie assicurative a rilasciare in tempo le polizze di cauzione provvisoria, e l'oggettiva impossibilità per gli operatori di effettuare il sopralluogo obbligatorio all'impianto.
Per questo il Comune ha scelto di spostare il termine di presentazione delle offerte al 7 settembre 2026, e di conseguenza ha dovuto tappare il buco tra la scadenza della vecchia concessione e la conclusione della nuova gara con uno strumento previsto dal Codice dei contratti pubblici: la proroga tecnica dell'art. 120, comma 11, del D.Lgs. 36/2023, applicabile — recita la norma — nei "casi eccezionali" in cui ritardi oggettivi e insuperabili nella procedura rischino di interrompere un servizio la cui sospensione causerebbe un "grave danno all'interesse pubblico".
Tre mesi, non uno di più (sulla carta)
Con la determinazione n. 1214 del 27 agosto 2026, la dirigente del Settore Servizi alla Persona ha formalizzato la proroga: la concessione UISP resta in vigore dal 1° settembre al 30 novembre 2026, agli stessi patti e condizioni dell'atto originario, per un importo di 16.697,84 euro (IVA inclusa) — un quarto del corrispettivo annuale attuale, pari a 66.791,34 euro. Il Comune si è dato tre mesi, ritenuti "il tempo strettamente necessario" per pubblicare il bando, raccogliere le offerte entro il 7 settembre, verificare i requisiti dei partecipanti, aggiudicare e firmare il nuovo contratto. L'atto precisa inoltre che la proroga vale fino al 30 novembre "o comunque fino all'effettiva stipula del nuovo contratto", se antecedente.

E qui arriva la notizia che complica il quadro. Secondo quanto risulta a Clebs.it, da fonti vicine alla procedura, alla scadenza del 7 settembre 2026 non sarebbe pervenuta nessuna offerta. Nessun operatore economico si sarebbe presentato per concorrere alla nuova concessione — e, cosa che pesa più di ogni altra, non lo avrebbe fatto nemmeno la UISP Comitato Empoli-Valdelsa, il gestore uscente che dal 2011 cura l'impianto e che, in quanto tale, era anche l'unico soggetto esonerato dall'obbligo del sopralluogo preventivo.
È un dettaglio che non passa inosservato. Che un bando per la gestione di un impianto sportivo di queste dimensioni non riceva alcuna offerta è già di per sé una circostanza non comune; che a non partecipare sia proprio chi il palazzetto lo gestisce da quindici anni, e che conosce l'impianto e la sua utenza meglio di chiunque altro, è ciò che rende la vicenda anomala. Interpellata sul punto, la UISP non ha fornito spiegazioni: nessuna dichiarazione ufficiale è stata resa finora sui motivi della mancata partecipazione.

In assenza di una versione ufficiale, restano sul tavolo due ipotesi, entrambe plausibili.
La prima riguarda le condizioni del nuovo bando. Come ricostruito in apertura, il capitolato non è più quello "storico" su cui la UISP ha lavorato per anni, ma è stato interamente riscritto per adeguarlo ai modelli-tipo elaborati da MIMIT e ANAC per le concessioni di servizi pubblici locali a rilevanza economica — con un nuovo Piano Economico Finanziario costruito da zero. Non è da escludere che le condizioni economiche e gestionali risultanti da questa riscrittura siano state giudicate, da un gestore storico ma di dimensioni associative e non imprenditoriali, troppo onerose o troppo rigide per essere sostenibili.
La seconda ipotesi riguarda lo stato della struttura. Il PalAramini non è un impianto nuovo, e non è un mistero che porti addosso i segni degli anni. Se le condizioni dell'edificio fossero tali da richiedere interventi di manutenzione straordinaria — interventi che, secondo alcune ricostruzioni, sarebbero legati alle più ampie strategie del Comune sugli impianti sportivi cittadini, incluso il travagliato dossier del nuovo stadio Carlo Castellani — un operatore potrebbe aver preferito non assumersi il rischio di gestire per anni una struttura bisognosa di lavori non ancora programmati, né finanziati, con certezza. Va sottolineato che, in questi anni, la UIsp ha gestito la struttura senza mai puntare il dito contro la situazione della struttura (di recente il telone di una tensostruttura è stato squarciato dal maltempo, quando piove l'acqua penetra in alcuni locali del Palazzetto).

Quel che è certo è che la proroga tecnica concessa alla UISP fino al 30 novembre 2026 — pensata originariamente come semplice raccordo tecnico in attesa della conclusione di una gara che si dava per scontata — assume ora un significato diverso. Con la procedura aperta andata deserta, quei tre mesi diventano di fatto la finestra temporale in cui il Comune di Empoli dovrà provare a costruire, fuori da una gara pubblica, un accordo diretto con la UISP per garantire la continuità della gestione dell'impianto, magari rivedendo proprio quelle condizioni contrattuali che potrebbero aver scoraggiato la partecipazione al bando.
Non è un dettaglio da poco, perché il PalAramini non è un edificio qualsiasi: è un impianto multidisciplinare che ospita quotidianamente decine di società sportive e centinaia di praticanti. Tra le mura di viale delle Olimpiadi si allena e gioca la squadra femminile di pallavolo di Serie B2, ma anche gruppi di arrampicata sportiva su parete attrezzata, corsi di arti marziali, danza, pattinaggio artistico e su pista, ginnastica dolce, attività motorie per bambini — fino ai più informali tornei di carte che animano gli spazi comuni della struttura. Un ventaglio di attività che rende il palazzetto un punto di riferimento sportivo e sociale per un pezzo consistente della città, e che spiega perché un'interruzione o anche solo una gestione incerta del servizio avrebbe una ricaduta diretta e immediata su famiglie, ragazzi e associazioni sportive del territorio.
Se l'accordo con la UISP non dovesse concretizzarsi entro fine novembre, il Comune si troverebbe di fronte a un'alternativa scomoda: bandire una terza procedura, sperando in condizioni che questa volta attraggano offerte, oppure rivedere più a fondo l'impostazione economica della concessione. Nel frattempo, la partita si gioca lontano dai riflettori, in una trattativa che — a differenza della gara pubblica appena naufragata — non prevede alcun obbligo di trasparenza verso l'esterno.