News
percorso: Home > News > Opinioni

Pari opportunità: non basta mettere le donne al centro, bisogna creare le condizioni per farle crescere

22-10-2026 15:06 - Opinioni
di Alessandro Cino

Dal 20 ottobre al 26 novembre Empoli ospiterà la quinta edizione di Donne al Centro, la rassegna promossa dal Comune e dalla Commissione Pari Opportunità: 22 appuntamenti tra incontri, mostre, presentazioni, laboratori e proiezioni, con il coinvolgimento di associazioni, aziende, professioniste e realtà culturali del territorio.

Un programma articolato, che affronta temi importanti come la violenza di genere, il lavoro di cura, l'indipendenza economica, gli stereotipi e la presenza femminile nel mondo digitale e scientifico. Un'iniziativa che merita attenzione e apprezzamento, perché mantenere alta la sensibilità su questi argomenti è fondamentale per la crescita della nostra comunità.

Eppure, proprio perché il tema è importante, credo sia necessario andare oltre il calendario degli appuntamenti e porci una domanda più ambiziosa: che cosa significa davvero creare pari opportunità?

È una domanda che rivolgo soprattutto all'amministrazione comunale, perché ritengo che una manifestazione di questo valore debba rappresentare non soltanto un momento di confronto, ma anche l'occasione per definire nuove priorità e indirizzi per il futuro della città.



Un'opportunità non è soltanto un'occasione

Che cos'è un'opportunità? È un incontro, un evento, un corso, una proposta di lavoro?

Oppure è la possibilità concreta di fare qualcosa che prima non eravamo in grado di fare, di raggiungere un obiettivo, di migliorare la nostra condizione, di costruire un futuro diverso?

Probabilmente è tutto questo, ma con una distinzione fondamentale: non tutte le occasioni si trasformano automaticamente in opportunità reali.

Chi deve crearla e chi deve essere pronto a coglierla?

Un giovane deve aspettare che qualcuno gli offra una possibilità oppure deve prepararsi per riconoscerla e sfruttarla? Un'impresa deve creare opportunità per i giovani? Certamente, ma ha anche bisogno di persone con competenze adeguate alle proprie esigenze. E come si costruiscono le condizioni perché domanda e offerta possano incontrarsi?

Le risposte non sono semplici, perché le responsabilità sono condivise. Alle persone spetta impegnarsi per acquisire conoscenze e capacità; alle scuole e agli enti formativi offrire strumenti adeguati; alle imprese contribuire alla crescita professionale. Alle istituzioni, invece, spetta un compito decisivo: favorire questo incontro, rimuovere gli ostacoli e creare un ambiente nel quale le capacità individuali possano trasformarsi in possibilità concrete.



Le pari opportunità non significano garantire a tutti lo stesso risultato, ma consentire a ciascuno di competere e scegliere senza essere penalizzato in partenza dalla mancanza di risorse, conoscenze o strumenti.

Possiamo organizzare un incontro sul lavoro, ma se una persona non possiede le competenze richieste, quell'incontro potrebbe non cambiare nulla.

Se parliamo di imprenditorialità, ma se chi ha un'idea non sa come sviluppare un piano economico, trovare clienti o accedere ai finanziamenti, il rischio è che quell'idea rimanga nel cassetto.

Se pensiamo di promuovere l'indipendenza economica, ma senza conoscenze finanziarie, possibilità di impiego e strumenti adeguati, l'autonomia rischia di restare un obiettivo soltanto dichiarato.

Ecco perché, quando parliamo di pari opportunità, dovremmo distinguere tra il diritto di partecipare e la possibilità effettiva di riuscire.

È qui che un diritto riconosciuto diventa una possibilità reale.

Una donna che desidera uscire da una situazione di violenza ha bisogno di protezione, ma anche di formazione, lavoro e autonomia economica. Una ragazza che vuole costruire il proprio futuro deve poter conoscere percorsi professionali diversi da quelli tradizionalmente associati al mondo femminile. Una persona che ha un'idea imprenditoriale deve poter trovare strumenti per trasformarla in un progetto sostenibile.

Non basta, dunque, parlare di opportunità. Bisogna creare le condizioni perché possano essere colte.

Il compito di un'amministrazione pubblica non è creare il successo di ciascuno, ma contribuire a costruire un ambiente nel quale il successo non sia precluso in partenza a chi dispone di meno risorse o di minori possibilità.

È qui che le pari opportunità smettono di essere soltanto un principio e diventano una responsabilità politica.



Cultura: servono anche scienza, tecnologia e matematica

Nel programma di Donne al Centro trovano spazio la letteratura, il cinema, l'arte e la musica. Sono linguaggi fondamentali, capaci di stimolare la riflessione, sviluppare sensibilità e mettere in discussione stereotipi e pregiudizi.

Non è mia intenzione contrapporre la cultura umanistica a quella scientifica.

Ma la cultura non può essere soltanto uno strumento per raccontare il mondo: deve aiutarci anche a comprenderlo e a trasformarlo.

Ed è proprio su questo punto che avverto la necessità di un cambio di passo nelle politiche culturali della nostra città.

Quanto spazio dedichiamo alla scienza, alla matematica, alla tecnologia e all'innovazione nelle iniziative rivolte ai giovani? Quanto facciamo per avvicinare ragazze e ragazzi a discipline che possono ampliare le loro possibilità formative e professionali?

Il programma di quest'anno comprende appuntamenti interessanti sulle competenze digitali, sulle STEM, sulle tecnologie e sulla smart city. Sarebbe quindi scorretto sostenere che questi temi siano assenti.

Il problema, a mio avviso, è un altro: sono ancora iniziative circoscritte o rappresentano l'inizio di una strategia culturale capace di incidere nel tempo?

Un incontro può accendere una curiosità, ma difficilmente basta a sviluppare una competenza.

Per avvicinare i giovani alle discipline scientifiche servono laboratori, esperienze pratiche, visite alle imprese, testimonianze professionali e percorsi di orientamento che comincino già durante gli anni scolastici.

Per questo lancio una proposta concreta: almeno la metà delle iniziative culturali rivolte ai giovani dovrebbe essere dedicata alle discipline STEM — scienza, tecnologia, ingegneria e matematica — e all'educazione economica e finanziaria.

Non per ridurre lo spazio dell'arte o della letteratura, ma per ampliare l'offerta, riequilibrarla e offrire ai giovani strumenti più completi per interpretare il presente e affrontare il futuro.



Una città che vuole investire sulle nuove generazioni deve insegnare ad apprezzare un libro e un'opera d'arte, ma anche a interpretare un dato, comprendere una tecnologia, ragionare con metodo scientifico e conoscere i meccanismi economici che influenzano la vita quotidiana.

La cultura dovrebbe rendere le persone più libere. E la libertà cresce anche attraverso la conoscenza.



L'autonomia si costruisce con le competenze

L'autonomia femminile è giustamente al centro della rassegna. Ma come si raggiunge un'autonomia effettiva?

Certamente attraverso la tutela dei diritti, il contrasto alla violenza e il superamento delle discriminazioni. Ma anche attraverso la possibilità di lavorare, scegliere una professione, gestire le proprie risorse e prendere decisioni consapevoli.

L'educazione finanziaria, per esempio, non dovrebbe essere considerata un argomento specialistico. Saper gestire un bilancio personale, comprendere un finanziamento, valutare un debito e pianificare il risparmio sono competenze che incidono direttamente sulla libertà individuale.

Allo stesso modo, conoscere il mondo scientifico e tecnologico permette di scoprire percorsi professionali spesso poco conosciuti e di ampliare le proprie possibilità di scelta.

Una ragazza non deve necessariamente diventare ingegnera o informatica. Deve però avere la possibilità di conoscere queste professioni e di scegliere liberamente se intraprenderle, senza essere condizionata da stereotipi o dalla mancanza di occasioni formative.

Non basta dire alle giovani donne che possono entrare nel mondo della tecnologia. Occorre metterle nelle condizioni di acquisire le competenze necessarie, incontrare professioniste, sperimentare e conoscere da vicino le opportunità offerte dalle imprese.

È questa la differenza tra promuovere un principio e costruire una politica concreta.



Dall'imprenditorialità raccontata a quella accompagnata

Un altro tema che meriterebbe maggiore attenzione è l'autoimprenditorialità: la capacità di trasformare un'idea, una competenza o un'intuizione in qualcosa di proprio.

Esistono donne capaci, preparate e intraprendenti che hanno dato vita a iniziative innovative e imprese di successo. Ma dietro un progetto imprenditoriale non ci sono soltanto un'idea brillante e la volontà di realizzarla. Servono competenze, conoscenze economiche, capacità organizzative, accesso alle risorse e relazioni professionali.

Un'idea deve essere verificata, confrontata con il mercato, trasformata in un piano sostenibile. Spesso, soprattutto nelle fasi iniziali, occorre qualcuno che aiuti a individuare gli errori, valutare le possibilità e comprendere quali passi compiere.

Perché, allora, non costruire a Empoli un percorso stabile di accompagnamento anche per l'imprenditorialità femminile?

Il Comune potrebbe promuovere un tavolo operativo, fisso e continuativo, con imprese, associazioni di categoria, professionisti, istituti di credito ed enti formativi. Un luogo nel quale le aspiranti imprenditrici possano ricevere orientamento, partecipare a laboratori, confrontarsi con imprenditori esperti, comprendere le opportunità di finanziamento e sviluppare un progetto imprenditoriale. Un luogo dove si cerca di capire se la propria idea imprenditoriale è fattibile e sostenibile economicamente e che però deve essere aperto a tutti.

Si potrebbero prevedere percorsi di mentoring, momenti di incontro con le aziende, laboratori sulla gestione economica e occasioni per presentare le proprie idee a potenziali partner.

Un progetto del genere non dovrebbe essere riservato esclusivamente alle donne. Le competenze imprenditoriali sono utili a tutti i giovani, e non soltanto ai giovani: anche chi decide di mettersi in gioco in una fase successiva della propria vita deve poter trovare strumenti adeguati.

L'obiettivo non dovrebbe essere promettere che ogni idea avrà successo, ma permettere a chi possiede un progetto valido di svilupparlo con maggiore consapevolezza e strumenti adeguati.

Un percorso del genere sarebbe utile anche ai giovani e a chi desidera intraprendere in una fase successiva della propria vita. Perché la capacità di creare valore, innovare e costruire un'attività non è una questione esclusivamente femminile. È una risorsa per tutta la comunità.



Il Comune deve indicare una direzione

Il programma di Donne al Centro dimostra che a Empoli esiste una rete di associazioni, imprese e professionisti disposti a collaborare. È un patrimonio importante, che l'amministrazione dovrebbe valorizzare anche oltre il periodo della manifestazione.

Ed è proprio qui che si colloca la mia principale osservazione critica: non basta organizzare occasioni di confronto, occorre definire una strategia che dia continuità alle idee e le trasformi in interventi concreti.

Il Comune non deve fare tutto direttamente, ma deve assumere il ruolo di regista: individuare le priorità, mettere in relazione le competenze presenti sul territorio, favorire le collaborazioni e stabilire obiettivi verificabili.

Mi piacerebbe vedere nuove linee guida per le prossime attività culturali e formative della città, con alcune priorità precise: più iniziative scientifiche e tecnologiche per i giovani; percorsi di educazione finanziaria; programmi di orientamento professionale in collaborazione con le imprese; sostegno alla formazione imprenditoriale; occasioni continuative di incontro tra scuole, aziende e mondo della ricerca.

E vorrei che questi percorsi fossero valutati non soltanto in base al numero degli appuntamenti organizzati o delle persone presenti, ma anche ai risultati ottenuti: competenze sviluppate, collaborazioni avviate, progetti accompagnati e nuove possibilità professionali rese accessibili.

Naturalmente, non tutto può essere realizzato in pochi mesi. Servono programmazione, competenze, risorse e una visione di medio-lungo periodo. Ma è proprio questo il compito della politica: scegliere una direzione e lavorare affinché le iniziative di oggi contribuiscano a produrre risultati domani.

La rassegna potrebbe diventare il momento annuale nel quale presentare i progressi compiuti, raccogliere i bisogni ancora insoddisfatti e indicare gli obiettivi successivi. In questo modo, Donne al Centro non sarebbe soltanto un calendario di eventi, ma una tappa di un percorso permanente.



Dalle parole ai fatti, per il futuro di Empoli

Sono felice che la nostra città dedichi attenzione a un tema tanto importante e attuale. Il coinvolgimento di tante realtà dimostra che esistono energie e competenze sulle quali costruire qualcosa di significativo.

Proprio per questo, però, credo sia necessario essere più ambiziosi.

La sensibilizzazione è indispensabile, ma non sufficiente. Raccontare le disuguaglianze è importante, ma bisogna anche lavorare per ridurle. Celebrare le esperienze di successo è utile, ma dobbiamo aiutare altre persone a costruire il proprio percorso.

L'autonomia non nasce soltanto dal riconoscimento di un diritto: richiede conoscenza, formazione, strumenti economici e possibilità concrete di scelta.

Ecco perché mi piacerebbe che questa edizione di Donne al Centro diventasse l'occasione per ripensare alcune priorità delle politiche culturali di Empoli. Non per rinunciare alla ricchezza delle iniziative esistenti, ma per affiancare alla sensibilizzazione una strategia più incisiva, capace di investire nella formazione scientifica, tecnologica ed economica e nella capacità di trasformare le idee in progetti.

La vera pari opportunità non consiste nel promettere a tutti lo stesso risultato, ma nel creare le condizioni affinché nessuno debba rinunciare a un obiettivo soltanto perché non ha avuto gli strumenti per provarci.

È questa, a mio avviso, la sfida che il Comune dovrebbe raccogliere: non limitarsi a mettere le donne al centro di un programma, ma contribuire a costruire una città nella quale donne e uomini, giovani e meno giovani, possano sviluppare le proprie capacità e scegliere consapevolmente il proprio futuro.

Perché la domanda decisiva non è quanti eventi riusciamo a organizzare.

La domanda è: quali opportunità vogliamo creare per Empoli e che cosa siamo disposti a fare, concretamente, perché diventino reali?

È una domanda che riguarda le donne, certamente. Ma riguarda anche il futuro di tutta la città.