18 Aprile 2024
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Pavese (FdI): il mio impegno per Empoli e per la mia Montelupo

18-03-2024 15:17 - Le interviste di Clebs.it
«Le mie dimissioni? Un gesto dovuto. Non c’erano più le condizioni per stare insieme. Il gruppo consiliare è stato snaturato, nei fatti Il capogruppo Poggianti ha intrapreso il suo percorso fuori dal partito per le elezioni a sindaco, la collega Simona Di Rosa, con la quale ho sempre avuto e ho buonissimi rapporti personali, aveva allentato le sue partecipazioni per motivazioni immagino simili alle mie. La cosa positiva è che questo si verifica quando mancano davvero poche sedute del consiglio comunale, due non di più, poi si va alle elezioni».

Federico Pavese, esponente provinciale e regionale di Fratelli d’Italia, un impegno politico che mantiene da sempre, tra Montelupo ed Empoli, ma anche d’area, descrive così il motivo per il quale, nell’ultima seduta del consiglio comunale ha rassegnato le proprie dimissioni da consigliere comunale.

Ma non era più giusto andare nel gruppo misto, come nei mesi passati è avvenuto per alcuni suoi colleghi?


«No, era un controsenso. Io sono l’unico eletto di Fratelli d’Italia di quel gruppo: perché avrei dovuto passare al gruppo misto? La politica non è mai una questione “personale”. Sia se è civica, sia se è fatta all’interno del partito, l’affermazione non può mai essere se stessi, ma il progetto che si propone per la comunità dove ci si impegna».

Sicuro che non c’è anche un’altra motivazione?

«Ho ritenuto che fosse inutile continuare a stare e a lavorare in un gruppo consiliare dove ero un corpo estraneo: il capogruppo e altri due consiglieri, a maggioranza, avevano la possibilità di gestire un gruppo che non risponde più allo spirito iniziale, di inizio mandato. E poi con queste dimissioni, con le elezioni alle porte, ho la possibilità di candidarmi in due Comuni. Cosa che, da consigliere non si può fare. Anche nel 2019 feci lo stesso: ero candidato a Empoli, nella lista che proponeva Poggianti come sindaco e a Capraia e Limite, dove sostenevo Niccolò Tani».

Una doppia opportunità, o questo atteggiamento dice anche qualcos’altro?

«Dimostra che sono un uomo di partito. Accettai di fare il capolista a Empoli il giorno prima della presentazione delle liste, in seguito al fatto che Giovanni Pracchia, allora segretario di Fratelli d’Italia a Empoli, fece retrofront».

Che effetto le fa vedere adesso la lista di Centrodestra per Empoli senza un esponente di Fratelli d’Italia, dopo che Poggianti, Giordano e Chiavacci, gli altri suoi colleghi in consiglio, hanno intrapreso un altro percorso politico?


«Intorno a quella lista si erano creati rapporti umani, con la coordinatrice comunale Francesca Peccianti, con gli altri membri del coordinamento Isacco Cantini, Cosimo Carriero, Serena Urso. Con questo bel gruppo, dove i rapporti umani contano davvero, pur avendo scelto di stare anche troppo nell’ombra, abbiamo fatto iniziative insieme, siamo cresciuti sul territorio. Per trasparenza, per chiarezza nei confronti dei cittadini, adesso, forse sarebbe opportuno che per il gruppo restasse Centrodestra per Empoli, senza però il simbolo di Fratelli d’Italia. Il centrodestra è già di troppo, perché non sta nelle singole persone ma nelle idee dei nostri militanti e dei nostri elettori che sceglieranno ancora il prossimo simbolo dei partiti perché si riconoscono nelle nostre proposte e nei nostri valori. E poi fa anche effetto che il nostro partito sia additato come quello che non voluto la candidatura di Andrea Poggianti».

Non è così?


«No, lo abbiamo detto più volte. Noi Poggianti lo abbiamo sostenuto. Ma nel confronto con gli altri partiti poi ha prevalso una candidatura nuova, che ha rappresentato e rappresenta un cambiamento. Poggianti nel 2019 fu dignitoso, ma non riuscì a infastidire la elezione di Brenda Barnini. Sarebbe servito l’essere arrivati almeno al ballottaggio per avere delle chances di ricandidatura. Dobbiamo smuovere mondi che non abbiamo ancora toccato. Con Campinoti abbiamo l’opportunità di parlare a quella fetta di persone. Non può essere una questione personale la candidatura a sindaco in una città come Empoli. Deve essere un progetto di città, un idea di futuro. Ma deve avere in sé i prodromi del cambiamento».

E voi avete fatto altri nomi in alternativa a Poggianti, quando la proposta della sua candidatura non è stata accolta?


« Quando col nome di Poggianti non si chiudeva, al responsabile Fabrizio Rossi furono proposti altri due nomi: il mio e quello di Isacco Cantini, responsabile provinciale del partito per i problemi della disabilità. Non andarono a buon fine, perché tra le discriminanti in campo c’era comunque il fatto che a Empoli un candidato a sindaco di FdI c’era già stato. Era dicembre. In un incontro con me e Peccianti, Poggianti avanzò dei dubbi quando gli comunicammo le due proposte alternative, disse che se i nomi fossero stati questi non poteva assicurarci che li avrebbe sostenuti e votati».

Veniamo alle questioni personali: che giudizio dà di questi cinque anni sui banchi del consiglio comunale di Empoli?


«Positivo, sia sul piano politico che su quello umano: ho creato rapporti con i componenti della giunta, con gli altri gruppi consiliari, con alcuni di loro abbiamo fatto anche iniziative insieme, sempre nell’ambito di una dialettica maggioranza-opposizione. Ho svolto il ruolo di vicepresidente della V commissione bilancio, sempre in accordo con il presidente Andrea Faraoni, col quale ho instaurato un’ottima intesa. Alcune mie proposte sono state accolte. Se la memoria non mi inganna, ho presentato io, ovviamente in accordo col gruppo consiliare, la proposta, poi accolta, della solidarietà alla famiglia di Nicolò Ciatti, il ragazzo fiorentino ucciso a calci e pugni in Spagna. E anche la proposta, che presto diventerà realtà, di intitolare una strada della città a Emanuela Loi, prima donna delle forze dell’ordine vittima di un attentato mafioso. E’ stata individuata una strada nella zona di via Piave, via Segantini, in quel parco che chiamiamo la Montagnola».

Beh, non ci resta che parlare del suo futuro: c’è chi sostiene che lei tenterà la strada della candidatura a sindaco nella sua città, Montelupo Fiorentino.

«Resterà, per questione di coerenza e affetto nei confronti del coordinamento comunale del partito, la mia candidatura a Empoli, nella lista del mio partito che appoggia Simone Campinoti. Per quel che riguarda la possibilità di un ruolo più importante a Montelupo, al momento posso dire che sono tra i papabili».

Montelupo è la sua città, ha avuto già un impegno politico in consiglio comunale: come sta vivendo questo momento?

«Sarebbe una sfida stimolante alla quale, confesso, tengo molto. In questi ultimi tempi ho lavorato con amici della giunta di Montelupo Fiorentino per avere a Montelupo il ministro della cultura perché credo che il progetto degli Uffizi diffusi sia una gran bella cosa che potrebbe dare enorme valore all’intera area>

Dopo tanto tempo si torna a parlare della Provincia di Empoli: l’ha lanciata Andrea Poggianti, ma non è escluso che anche partiti politici, anche di governo cittadino, ci abbiano fatto un pensiero. Lei cosa ne pensa?


«Ho grandi dubbi sul fatto che la Provincia di Empoli possa essere un vantaggio per la nostra area. La sfida, invece, è rendere l’Empolese-Valdelsa più autonoma, arricchirla con più servizi. La provincia è un ente superato dalla storia. Non servono alchimie istituzionali anche un po’ datate per dar valore a un territorio, servono azioni concrete per fare sistema, con una visione d’insieme compatta. Ho una proposta bellissima che illustrerò nei prossimi giorni».

Ultima cosa: l’appoggio alla candidatura di Simone Campinoti è stata una scelta condivisa da subito?

«No, ho avuto i miei dubbi, all’inizio, ma poi li ho risolti. Con Campinoti ho un rapporto franco, anche con vedute differenti. Ma non posso non reputare interessante il fatto che un imprenditore di successo che ha avuto impegni sul campo come la presidenza di Asev e di Confindustria, decida di mettersi in gioco, ritengo che sia un’occasione da cercare di sfruttare, anche perché Simone ha da subito giocato di squadra, facendo sempre sintesi. Questa scelta va spiegata bene a una città che ha sempre meno bisogno di ideologia e sempre più di pragmatismo, va valorizzata».
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