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Perché l’anticiclone non se ne va? Anatomia del blocco meteo che sta infuocando l’estate

13-08-2026 20:00 - Opinioni
di Gordon Baldacci

Settimane di caldo opprimente, notti tropicali e temperature record. Non si tratta della solita ondata di calore passeggera, ma di una vera e propria e prolungata "stasi atmosferica". Ovviamente nulla accade per caso, e ci sono tre meccanismi scientifici che spiegano perché l'alta pressione si è letteralmente incastrata sull'Italia.

Se avete la sensazione che questa estate si sia trasformata in un lunghissimo e ininterrotto giorno di canicola, non vi state sbagliando. I dati meteorologici confermano un trend preoccupante: gli anticicloni subtropicali non si limitano più a lambire il Mediterraneo per qualche giorno, ma si insediano sopra le nostre teste per settimane, respingendo qualsiasi tentativo di rinfresco. Per far capire cosa sta succedendo sopra il nostro continente anche ai non addetti ai lavori, nella divulgazione abbiamo la responsabilità, di renderlo soprattutto accessibile a tutti. Partiamo da una immagine abbastanza immediata, l'atmosfera come un gigantesco ingranaggio che, improvvisamente, si è inceppato.
Neppure 24 ore fa, un violento nubifragio illudeva un minimo di refrigerio, rispetto ai 41 C° di media su buona parte del territorio comunale di Empoli. Poi torna sempre il sereno, ci sarebbe da dire... ed eccoci qua; "solo" 39.9 C°, senza contare i danni alle cose, per fortuna non coinvolte le persone. Insomma di ritrovarsi in un gioco di specchi, dove la porta con la scritta Exit, in realtà apre su un altra stanza, leggermente meno calda ma pur sempre bollente! Ne usciremo? ma soprattutto perchè l'anticiclone in tutte le sue declinazioni, non si decide a mollare la presa?

L'effetto "Omega": quando la Corrente a Getto si addormenta

Il primo e principale responsabile è il cosiddetto blocco a Omega (Omega Blocking), una configurazione barica che prende il nome dalla celebre lettera greca Ω .In condizioni normali, i venti d'alta quota che scorrono da ovest verso est – la cosiddetta Corrente a Getto – si muovono velocemente, trascinando con sé le perturbazioni atlantiche e garantendo il dinamismo del tempo europeo. In questa estate, ma possiamo dirlo con naturalezza, nelle ultime otto estati su dieci, la Corrente a Getto è estremamente debole e pigra. Invece di scorrere dritta, ha iniziato a formare un'ampia "ansa" (una curva) proprio sopra l'Europa centrale. L'Anticiclone Africano si è posizionato stabilmente al centro di questa curva, affiancato a destra e a sinistra da due zone di bassa pressione. Questa disposizione geometrica crea una sorta di muro invisibile: le perturbazioni fresche provenienti dall'Atlantico sono costrette a girare molto a nord, sopra la Gran Bretagna e la Scandinavia, lasciando l'Italia e non solo, intrappolata nella bolla calda.

La subsidenza: il calore che viene schiacciato dall'alto


Un errore comune è pensare che il caldo estremo sia dovuto esclusivamente all'aria bollente trasportata dal deserto del Sahara. In realtà, gran parte del surriscaldamento avviene direttamente sopra le nostre città a causa della subsidenza. All'interno di un anticiclone così potente, l'aria non sale (impedendo la formazione di nubi e temporali), ma viene costretta a scendere verso il basso. Questo movimento genera un fenomeno fisico preciso; l'aria, scendendo, viene compressa dal peso dell'atmosfera sovrastante. Di conseguenza la compressione genera calore il famoso, in gergo tecnico, surriscaldamento adiabatico. Questo meccanismo genera un calore tale, che ogni 100 metri di discesa, l'aria guadagna circa 1°C. Si crea così l'effetto coperchio (o heat dome, cupola di calore): l'aria calda viene schiacciata e intrappolata al suolo. Giorno dopo giorno, senza vento e senza ricambio d'aria, il calore si accumula e si autoalimenta, trasformando le aree urbane in vere e proprie fornaci.

La retroazione del suolo (Feedback Edafico)


Più l'anticiclone resiste, più si innesca un pericoloso circolo vizioso a livello del terreno. si parte dall'evapotraspirazione iniziale: nei primi giorni, l'energia solare viene in parte spesa per far evaporare l'umidità dal terreno e dalla vegetazione (calore latente). Segue il conseguente disseccamento del suolo: dopo settimane di scalzamento termico e assenza di piogge, l'umidità del suolo si azzera e di conseguenza l'impatto sul Calore Sensibile. L'energia solare non trova più acqua da far evaporare e viene convertita quasi al 100% in un aumento diretto della temperatura dell'aria (calore sensibile). Un terreno secco ovviamente scalda l'aria molto più velocemente di un terreno umido.

Il Mar Mediterraneo è diventato una "batteria termica"

C'è poi un fattore locale che amplifica e prolunga il fenomeno: l'anomalia termica del nostro mare. Il Mar Mediterraneo sta registrando temperature superficiali eccezionali. Se storicamente il mare svolgeva un'azione mitigatrice, assorbendo il calore estivo per rilasciarlo gradualmente in inverno, oggi si comporta all'opposto. Essendo surriscaldato, funge da accumulatore di energia. L'acqua calda evapora costantemente sotto la cupola anticiclonica, caricando l'aria di umidità. Questo non permette alle temperature di scendere durante la notte, dando vita alle opprimenti notti tropicali (con minime che non scendono sotto i 20-23°C) e aumentando la percezione del caldo attraverso l'afa.

Il ruolo del cambiamento climatico: la nuova normalità?

Questi blocchi atmosferici prolungati sono la spia più evidente del cambiamento climatico in atto. Il riscaldamento accelerato dell'Artico rispetto all'Equatore sta riducendo la differenza di temperatura tra il Polo e i Tropici. Questo minor divario termico è proprio ciò che indebolisce la Corrente a Getto, rendendo i blocchi ad Omega molto più frequenti, solidi e duraturi rispetto al passato. Quello che un tempo era un evento eccezionale della durata di tre o quattro giorni, rischia di diventare la spina dorsale delle nostre stagioni estive. L'incredibile tenacia dell'anticiclone estivo non è quindi il frutto di un destino beffardo o di un semplice caso fortuito, ma il risultato di una sinergia perfetta tra blocchi della circolazione ad alta quota e retroazioni fisiche al suolo. Quando tutti questi tasselli si incastrano, anche l'arrivo di un cavo d'onda o di un debole cavo atlantico non basta a rompere la struttura, che tende rapidamente a rigenerarsi sulle medesime posizioni.

Cosa deve accadere quindi per rompere questo circolo vizioso?

La rottura di una struttura di blocco ostinata non avviene mai per un singolo fattore locale, ma richiede un reset baroclinico ad alta quota su scala emisferica. Vediamo ad esempio alcune delle strade che l'atmosfera può percorrere. Partiamo dal riallineamento e accelerazione del Jet Stream. Abbiamo già descritto che la causa primaria è il rinvigorimento della Corrente a Getto Atlantica. Quando il gradiente termico tra il Polo Nord e l'Equatore torna ad accentuarsi (spesso verso la fine dell'estate con i primi raffreddamenti artici), il getto accelera, riduce l'ampiezza delle sue meandrizzazioni (onde di Rossby) e passa da un regime ondulato/meridionale a un flusso forte e zonale (da ovest verso est). Questo "nastro trasportatore" spiana letteralmente la cupola anticiclonica, spingendola verso sud. In un secondo caso entrano saccature ad affondo profondo o Gocce Fredde sottovento. Spesso il blocco cede per un processo dinamico chiamato sprofondamento dell'onda (wave breaking). Una saccatura atlantica particolarmente vigorosa non si limita ad aggirare l'anticiclone a nord, ma riesce ad affondare la sua risposta baroclinica ai margini del blocco. Se l'aria fredda isola un minimo in quota (goccia fredda o cut-off) sul lato occidentale del promontorio, l'asse dell'anticiclone viene sbilanciato, tagliandogli i rifornimenti di aria calda subtropicale. Una terza via, vede la successiva transizione ed il progressivo condizionamento da parte dei Cicloni Tropicali. Verso la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, gli uragani che risalgono l'Atlantico settentrionale possono subire una transizione extratropicale. Interagendo con il flusso delle medie latitudini, questi sistemi immettono enormi quantità di energia nel gradiente angolare ad alta quota, capaci di scompaginare l'equilibrio del Blocco ad Omega e destabilizzare la cresta anticiclonica. C'è infine un quarto fattore stagionale: il calo del bilancio radiativo. A parità di configurazione sinottica, il tempo lavora contro l'anticiclone. Tra la seconda metà di agosto e settembre. Le ore di luce diminuiscono e l'angolo di inclinazione dei raggi solari si riduce. Il bilancio radiativo al suolo comincia a perdere colpi, indebolendo il processo di surriscaldamento per compressione (subsidenza) e riducendo il galleggiamento termico della bolla d'aria calda.

Quattro strade che portano ad unico crocevia stagionale.

Ognuna delle quattro possibili soluzioni, può avere tempistiche e risposte ovviamente diverse, andando dalla rottura definitiva della stagione (sempre più rara negli ultimi anni), ad un break estivo, che riporta le temperature in media, oppure ad un anticipo di autunno (ipotesi palesata recentemente solo nel 2010 e nel 2014). Infine c'è la quarta via, e che negli ultimi anni è apparsa più volte come quella più percorsa: quella che in gergo tecnico definiamo, lento decadimento stagionale: che dilata i tempi di rientro nelle medie del periodo, che sposta talvolta di decadi in decadi il primo break stagionale, e che addirittura posticipa la prima vera rottura della stagione, oltre la fine della cosiddetta “estate meteorologica” che si conclude ogni anno, il 31 agosto. La paura legittima, di rimanere intrappolati in una bolla rovente senza data di scadenza nella percezione generale di conseguenza non è terrorismo climatico, ma esperienza pregressa.

Quali le ipotesi ad oggi più probabili?

La prima: tra il 17 ed il 18 agosto si potrebbe avere un netto ricambio d'aria con forti temporali in movimento da ovest verso est. Ricambio d'aria significa restare in estate ma con temperature più vivibili; passare da 40° gradi a 30/31° sarebbe un ottimo punto di partenza.
La seconda: il primo tentativo non andrebbe a buon fine e avremo un aumento dell'instabilità pomeridiana ma senza break organizzati e con le temperature che da 38/39 C° gradi si porterebbero sui 34/35 C°, al momento appare per fortuna la meno probabile. Infine c'è la terza, dove l'affondo temporalesco avverrebbe meno inficiante su buona parte della regione, e di conseguenza, le temperature scenderebbero ma in maniera meno brusca e dilatata nei primi tre giorni della prossima settimana. L'esito finale sarebbe comunque simile al primo, con un clima pienamente estivo ma senza eccessi di afa, con picchi massimi difficilmente superiori ai 31-33°C nelle aree di pianura interne. Rimarrà attivo solo il rischio di isolati e brevi addensamenti cumuliformi pomeridiani a ridosso dei rilievi montuosi del nord della regione.
Trattandosi di previsioni ovviamente probabilistiche, vista la distanza che ci separa dagli eventi, andiamo alle percentuali di attendibilità. Il primo scenario ad oggi ha un range fra il 40 ed il 50%. il secondo si ferma ad un 15/20 %, il terzo si piazza nel mezzo, 30/40%

Non resta che affidarsi alla dinamica dell'atmosfera per chiudere questa lunga, estenuante stagione estiva targata 2026, con la speranza che giunga prima possibile, quel tanto atteso primo, liberatorio cavo d'onda atlantico.