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PFAS nelle acque potabili: associazioni chiedono chiarimenti alla Regione Toscana su controlli e ritardi

10-03-2026 16:02 - Cronaca
A oltre due mesi dall’entrata in vigore della normativa che limita la presenza di PFAS nelle acque potabili, in Toscana non sarebbe ancora possibile disporre delle analisi previste dalla legge. A denunciarlo sono tre associazioni – Forum Toscano Movimenti per l’Acqua, Atto Primo Salute Ambiente Cultura e Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADiC) Toscana – che fanno parte della Rete Toscana Tutela Beni Comuni e del coordinamento Zero PFAS Toscana. Le organizzazioni chiedono chiarimenti alla Regione Toscana e ai suoi enti operativi, in particolare alle Aziende sanitarie locali e ad ARPAT, sul rispetto delle norme, sulla trasparenza e sulla partecipazione.

Le associazioni spiegano di aver presentato oltre un mese fa una richiesta di accesso agli atti alle tre Aziende USL toscane e ad ARPAT per verificare se fossero state attivate tutte le procedure previste dal decreto legislativo 18/2023 e dal decreto legislativo 102/2025, che disciplinano i programmi di controllo delle acque potabili rispetto alla presenza dei PFAS, sostanze chimiche persistenti utilizzate in numerosi processi industriali e ritenute potenzialmente pericolose per la salute.

In particolare, le associazioni hanno chiesto se fossero stati predisposti i programmi di monitoraggio previsti dalla legge e di poter consultare la relativa documentazione.

Secondo quanto riferito, l’USL Toscana Sud Est avrebbe fornito una risposta dettagliata, trasmettendo anche il cronoprogramma dei controlli. Tuttavia, la stessa azienda sanitaria avrebbe segnalato che il Laboratorio di Sanità Pubblica dell’USL Toscana Nord Ovest, incaricato delle analisi, non ha ancora dato disponibilità alla ricezione dei campioni.

Proprio l’USL Nord Ovest, interpellata dalle associazioni, avrebbe confermato di non essere attualmente in grado di effettuare le analisi sui PFAS, nonostante la normativa imponga la ricerca di questi parametri nelle acque potabili. L’azienda ha comunicato di aver avviato una gara per l’acquisto della strumentazione necessaria, senza però indicare tempi precisi, e di stare predisponendo convenzioni con ARPA Veneto, con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Toscana Lazio e con altri laboratori esterni accreditati.

Diversa la situazione per l’USL Toscana Centro, che – secondo quanto riportano le associazioni – non avrebbe ancora fornito alcuna risposta alla richiesta di accesso agli atti.

«Chiediamo quando entreranno pienamente in funzione tutte le procedure previste per effettuare le analisi – spiegano le associazioni – e domandiamo all’ex assessore alla Sanità Simone Bezzini le ragioni di un ritardo così significativo. All’attuale assessora all’Ambiente Monia Monni chiediamo invece come intenda recuperare questo ritardo». Le organizzazioni definiscono infatti «grave» che, a distanza di settimane dall’entrata in vigore della legge, non siano ancora disponibili analisi sulle acque potabili.

Le associazioni sollevano inoltre un interrogativo politico, ricordando alcune dichiarazioni rilasciate in passato dall’assessora Monni al quotidiano Avvenire, quando ricopriva la delega all’Ambiente, nelle quali i PFAS non venivano indicati come una priorità. «Oggi – osservano – nel ruolo di assessora alla Sanità, come si concilia quella posizione con l’assenza dei controlli previsti dalla legge?».

Per quanto riguarda ARPAT, l’agenzia regionale per la protezione ambientale avrebbe comunicato di aver avviato già dal 2017 un monitoraggio su sei tipologie di PFAS nelle acque destinate alla potabilizzazione. La rete di controllo è attualmente in fase di revisione nell’ambito di un tavolo tecnico con la Regione Toscana e con il Servizio Idrico Integrato.

ARPAT avrebbe inoltre precisato di non avere competenze dirette sulle trenta molecole di PFAS per le quali sono previste analisi nell’acqua potabile, ma di aver già effettuato con successo test su quattordici di queste sostanze e di essere al lavoro per estendere le analisi all’intero gruppo che compone la cosiddetta “Somma PFAS”.

L’agenzia ha infine ricordato di svolgere controlli anche sulle acque di scarico, sui sedimenti e sulle polveri derivanti dalle attività di monitoraggio della qualità dell’aria.

Le associazioni auspicano che venga avviato un confronto costante con altre agenzie regionali già attive sul tema, come ARPA Veneto e ARPA Piemonte, per condividere metodologie e strumenti di analisi.

Secondo i promotori dell’iniziativa, tuttavia, i ritardi registrati restano preoccupanti. «Gli aspetti da approfondire sono ancora molti e i ritardi che emergono sono inaccettabili – affermano – continueremo a vigilare e a chiedere chiarimenti».

Tra i punti sollevati c’è anche la procedura di infrazione europea INFR 2207/2025, contestata all’Italia per il non corretto recepimento della direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE), che impone tra l’altro il riesame periodico delle autorizzazioni relative all’utilizzo delle risorse idriche e l’adozione di misure di controllo sulle pressioni che gravano sui corpi idrici, come prelievi, scarichi e fonti diffuse di inquinamento.

Le associazioni chiedono inoltre chiarimenti sul nuovo Piano di Tutela delle Acque della Toscana, il cui iter è stato avviato nel 2024 ma non è ancora concluso. Secondo quanto segnalato, nel piano non sarebbe presente una mappatura completa dei prelievi di acqua superficiale e di falda da parte di agricoltura e industria. I dati disponibili pubblicamente riguarderebbero infatti soltanto i prelievi del Servizio Idrico Integrato, pubblicati sul sito dell’Autorità Idrica Toscana.

Su questo punto le organizzazioni chiamano in causa il nuovo assessore regionale competente, chiedendo anche un incontro istituzionale già richiesto nei mesi scorsi. Tra i temi proposti per il confronto figurano il rispetto della legge regionale sulla partecipazione e il rinnovo del Comitato per la qualità del servizio idrico integrato e per la gestione dei rifiuti urbani.