Porta Pisana: tra conservazione e ricostruzione esiste una terza strada
28-06-2026 12:44 - Primo piano
di Sergio Marino*
“Lasciare tutto com'è” oppure “rifare la Porta com'era prima”?
Mi piace fare una riflessione su questo episodio, che mi riporta alla memoria un esame di Restauro sostenuto quasi quarant'anni fa. Già allora il tema era questo: fino a che punto si deve conservare ciò che il tempo ci ha consegnato e quando, invece, è possibile intervenire per restituire dignità formale a un bene storico?
In questi giorni la comunità empolese sta discutendo proprio intorno a questo dilemma.
Da una parte c'è un progetto già approvato dal Comune, orientato verso un restauro conservativo; dall'altra, molti cittadini vorrebbero vedere Porta Pisana rinascere com'era prima della distruzione del 1944.
Le due posizioni possono essere riassunte così.
Restauro conservativo
Si conserva la Porta così come è arrivata fino a noi, compresi gli interventi del dopoguerra, perché anche questi sono ormai parte della storia del monumento.
Ricostruzione storica
Si cerca invece di restituire alla Porta l'aspetto precedente alla distruzione del 1944, eliminando gli elementi considerati estranei, come l'attuale copertura in cemento.
Forse, però, si potrebbe ragionare anche su una terza via.
Intanto, a mio avviso, un restauro conservativo va fatto subito, per ripulire la struttura, risanare le parti compromesse, mettere in sicurezza ciò che è fragile e valorizzare l'area circostante. Lasciare la Porta nelle condizioni attuali non aiuta né la conservazione né la lettura storica del monumento.
Una soluzione più ambiziosa, capace magari di ripensare anche l'attuale arco in cemento, potrebbe essere valutata in un secondo momento, con il tempo necessario, confrontandosi seriamente con la Soprintendenza e cercando la soluzione migliore. Naturalmente, soldi permettendo.
L'idea potrebbe essere questa: non cancellare la storia del danno e della ricostruzione, ma nemmeno accettare passivamente un arco in cemento nato probabilmente come intervento d'emergenza o di consolidamento.
Il cemento attuale, infatti, non sembra il risultato di un vero progetto architettonico. Appare piuttosto come una soluzione tecnica, pensata per tenere insieme le spalle superstiti della Porta.
Un intervento contemporaneo potrebbe quindi:
In pratica, si potrebbe immaginare un restauro capace di dire chiaramente:
questa è la Porta Pisana storica; queste sono le parti sopravvissute; questa è la ferita della guerra; e questo è l'intervento contemporaneo che restituisce dignità alla forma originaria senza falsificarla.
A mio parere, una soluzione di questo tipo sarebbe culturalmente più forte rispetto al semplice mantenimento dell'attuale arco in cemento.
Conservare tutto, infatti, non significa necessariamente conservare anche ciò che è povero, provvisorio o privo di valore architettonico. Se quell'arco era soprattutto una “stampella” strutturale, si potrebbe sostituire con una soluzione migliore, purché il nuovo intervento sia riconoscibile, reversibile e ben documentato.
Il rischio, naturalmente, sarebbe quello di realizzare una ricostruzione “in stile”: una Porta finta antica, troppo pulita, troppo scenografica. Sarebbe una soluzione debole.
La strada più interessante potrebbe essere invece quella di una ricostruzione critica: un intervento che riprenda la geometria storica dell'arco a tutto sesto, ma che dichiari apertamente di essere un'opera del XXI secolo.
Quindi sì: forse si potrebbe, e si dovrebbe, discutere una terza via.
Fare subito il restauro conservativo necessario, senza bloccare la cura del monumento, e allo stesso tempo lasciare aperta la possibilità di un progetto successivo, più maturo e condiviso, capace di superare l'attuale arco in cemento con una soluzione più colta, più leggibile e più rispettosa sia della Porta originaria sia della sua storia traumatica.
(*) Sergio Marino è docente al liceo artistico Virgilio di Empoli
“Lasciare tutto com'è” oppure “rifare la Porta com'era prima”?
Mi piace fare una riflessione su questo episodio, che mi riporta alla memoria un esame di Restauro sostenuto quasi quarant'anni fa. Già allora il tema era questo: fino a che punto si deve conservare ciò che il tempo ci ha consegnato e quando, invece, è possibile intervenire per restituire dignità formale a un bene storico?
In questi giorni la comunità empolese sta discutendo proprio intorno a questo dilemma.
Da una parte c'è un progetto già approvato dal Comune, orientato verso un restauro conservativo; dall'altra, molti cittadini vorrebbero vedere Porta Pisana rinascere com'era prima della distruzione del 1944.
Le due posizioni possono essere riassunte così.
Restauro conservativo
Si conserva la Porta così come è arrivata fino a noi, compresi gli interventi del dopoguerra, perché anche questi sono ormai parte della storia del monumento.
Ricostruzione storica
Si cerca invece di restituire alla Porta l'aspetto precedente alla distruzione del 1944, eliminando gli elementi considerati estranei, come l'attuale copertura in cemento.
Forse, però, si potrebbe ragionare anche su una terza via.
Intanto, a mio avviso, un restauro conservativo va fatto subito, per ripulire la struttura, risanare le parti compromesse, mettere in sicurezza ciò che è fragile e valorizzare l'area circostante. Lasciare la Porta nelle condizioni attuali non aiuta né la conservazione né la lettura storica del monumento.
Una soluzione più ambiziosa, capace magari di ripensare anche l'attuale arco in cemento, potrebbe essere valutata in un secondo momento, con il tempo necessario, confrontandosi seriamente con la Soprintendenza e cercando la soluzione migliore. Naturalmente, soldi permettendo.
L'idea potrebbe essere questa: non cancellare la storia del danno e della ricostruzione, ma nemmeno accettare passivamente un arco in cemento nato probabilmente come intervento d'emergenza o di consolidamento.
Il cemento attuale, infatti, non sembra il risultato di un vero progetto architettonico. Appare piuttosto come una soluzione tecnica, pensata per tenere insieme le spalle superstiti della Porta.
Un intervento contemporaneo potrebbe quindi:
- riprendere l'arco a tutto sesto originario, perché quella era la forma storica riconoscibile di Porta Pisana;
- ricostruire solo ciò che è documentato, senza inventare parti decorative o volumi non certi;
- rendere evidente la differenza tra antico e nuovo, usando materiali compatibili ma distinguibili: per esempio un laterizio leggermente diverso, una pietra lavorata in modo più netto, oppure una struttura contemporanea sobria, non mimetica;
- conservare le spalle murarie originali, lasciando leggibili le ferite, le mancanze e le stratificazioni;
- trasformare il nuovo arco in un segno di ricucitura, non in una finta ricostruzione medievale.
In pratica, si potrebbe immaginare un restauro capace di dire chiaramente:
questa è la Porta Pisana storica; queste sono le parti sopravvissute; questa è la ferita della guerra; e questo è l'intervento contemporaneo che restituisce dignità alla forma originaria senza falsificarla.
A mio parere, una soluzione di questo tipo sarebbe culturalmente più forte rispetto al semplice mantenimento dell'attuale arco in cemento.
Conservare tutto, infatti, non significa necessariamente conservare anche ciò che è povero, provvisorio o privo di valore architettonico. Se quell'arco era soprattutto una “stampella” strutturale, si potrebbe sostituire con una soluzione migliore, purché il nuovo intervento sia riconoscibile, reversibile e ben documentato.
Il rischio, naturalmente, sarebbe quello di realizzare una ricostruzione “in stile”: una Porta finta antica, troppo pulita, troppo scenografica. Sarebbe una soluzione debole.
La strada più interessante potrebbe essere invece quella di una ricostruzione critica: un intervento che riprenda la geometria storica dell'arco a tutto sesto, ma che dichiari apertamente di essere un'opera del XXI secolo.
Quindi sì: forse si potrebbe, e si dovrebbe, discutere una terza via.
Fare subito il restauro conservativo necessario, senza bloccare la cura del monumento, e allo stesso tempo lasciare aperta la possibilità di un progetto successivo, più maturo e condiviso, capace di superare l'attuale arco in cemento con una soluzione più colta, più leggibile e più rispettosa sia della Porta originaria sia della sua storia traumatica.
(*) Sergio Marino è docente al liceo artistico Virgilio di Empoli






