Quando il Comune va contro i propri dipendenti
10-07-2026 16:18 - Politica
di Leonardo Masi (*)
Una questione morale. Mi sono preso tutto il tempo di cui avevo bisogno per scrivere su questa vicenda. È passato infatti più di un mese dalla discussione, in Consiglio Comunale, di un atto che, all'apparenza, può sembrare poco rilevante ma che, in realtà, racchiude in sé una natura kafkiana, distopica e fisheriana.
Nel Consiglio comunale del 3 giugno scorso abbiamo infatti discusso una variazione di bilancio necessaria per pagare quanto dovuto dopo che una sentenza del Tribunale di Siena ci ha visto soccombenti e per procedere in appello contro quella sentenza.
Questi sono i fatti. Due ex dipendenti del Comune, rispettivamente nel 1980 e nel 1985, subirono un infortunio durante il loro lavoro. All'epoca, non essendo obbligatoria l'iscrizione all'INAIL, il risarcimento del danno permanente spettava al datore di lavoro, in questo caso l'amministrazione comunale.
Infatti, dopo tutti gli accertamenti previsti (commissioni mediche e quant'altro), ai due dipendenti, in tempi diversi, venne riconosciuto un vitalizio mensile come risarcimento della residua invalidità permanente.
In quel periodo era possibile per il Comune corrispondere un equo indennizzo (un risarcimento una tantum) oppure un vitalizio. L'amministrazione, con tanto di ratifica del Consiglio comunale, scelse in entrambi i casi questa seconda soluzione.
Arriviamo rapidamente ai giorni nostri. Dopo 46 e 41 anni, alla fine di settembre del 2023, uno dei beneficiari del vitalizio ha legittimamente chiesto l'adeguamento ISTAT dell'importo spettante, come di consueto.
Dopo 8 mesi di attesa, a metà maggio 2024 gli uffici comunali con Raccomandata A.R. hanno risposto che, dal mese di giugno, gli ex dipendenti avrebbero percepito il vitalizio con l'aggiunta della rivalutazione ISTAT.
Il 26 giugno, però, quell'adeguamento non è arrivato. Al contrario, a luglio inoltrato, i due ex dipendenti hanno ricevuto un'altra Raccomandata A.R. dal Comune: veniva comunicata l’avvenuta cessazione del vitalizio e, contestualmente, richiesta la restituzione delle somme percepite negli ultimi dieci anni.
L'amministrazione ha assunto questa decisione perché, dal 1° gennaio 2009, è entrata in vigore il D.L.112 del 25 giugno 2008 che, secondo l'interpretazione dei dirigenti comunali e dell'avvocato esterno già incaricato di esprimere un parere, avrebbe imposto alle amministrazioni di eliminare questo tipo di trattamenti.
Dopo un periodo in cui sembra si sia cercata una soluzione, non avendo trovato un accordo, i due ex dipendenti hanno fatto ricorso alla giustizia. I risultati, però, sono stati discordanti.
Il Tribunale di Firenze, competente per uno dei due ricorsi, ha ritenuto corretta la scelta del Comune di sospendere il vitalizio, ma considerando illegittima la richiesta di restituzione delle somme già erogate negli ultimi dieci anni.
Il Tribunale di Siena, invece, ha sostenuto che il Comune abbia interpretato erroneamente la legge del 2008 e che si debba quindi corrispondere al dipendente tutti gli arretrati, oltre alle spese processuali. Contro questa sentenza la nostra amministrazione ha deciso di proporre appello.
Ed ecco le mie considerazioni politiche, precedute da una doverosa premessa.
La prima fase della vicenda, dalla richiesta di adeguamento della rendita di fine 2023, è stata gestita dall'ex sindaca Barnini, dall'ex segretaria comunale e dalla responsabile dei servizi finanziari. La seconda, da luglio 2024, dall'attuale sindaco Mantellassi, dalla ex segretaria e dal nuovo segretario comunale oltre alla stessa responsabile dei servizi finanziari. Entrambi i Sindaci con delega al Personale e al Bilancio.
Chi viene eletto per amministrare un Comune lo fa sulla base di idee, principi e di una propria morale.
Qui abbiamo due lavoratori che hanno subito un infortunio con conseguenze permanenti. Per questo il Comune decise, all'epoca, di riconoscere loro un vitalizio, cioè un'erogazione economica a vita, e non l’equo indennizzo (una tantum).
Eppure, con le modalità che ho descritto, prima comunicando l'accoglimento della richiesta di rivalutazione e poi negando il diritto, interrompendo il vitalizio e chiedendo addirittura la restituzione di quanto già percepito, l'amministrazione ha scelto di trattare due suoi ex dipendenti storici.
Tutto questo perché un avvocato, incaricato e pagato dal Comune, ha fornito un'interpretazione restrittiva della norma e perché gli amministratori competenti (prima Barnini e poi Mantellassi) hanno deciso di sostenere esclusivamente quel parere.
Non è stato richiesto un secondo parere. Non si è neppure cercata una conciliazione con i due ex dipendenti.In un'amministrazione che tratta così due suoi ex dipendenti storici io non mi riconosco. Questi due dipendenti, che hanno sostenuto per oltre 40 anni tutte le spese per accertamenti medici, per cure fisiche ecc., non saranno più risarciti del danno permanente subito?
La loro rendita serviva proprio a questo.
E faccio fatica anche a sentire parlare di tutela dei lavoratori e di rispetto dei loro diritti.
Vedo piuttosto un'amministrazione venale fino al midollo, apparentemente sostenitrice della corretta gestione delle risorse comunali, conservatrice quando si tratta di tutelare se stessa e sorda alle richieste di chi ha subito un'ingiustizia.
Al di là di quello che sarà il giudizio definitivo dei tribunali, il mio giudizio politico su questa vicenda non cambierà.
Ah, dimenticavo un dettaglio tutt'altro che marginale: l'avvocato che ha redatto il primo parere è lo stesso che ha poi seguito la causa per conto del Comune e che porterà avanti anche il ricorso in appello e, penso, negli altri gradi di giudizio.
Se vogliamo guardare anche all'aspetto economico, la cifra ha ormai raggiunto il valore di quanto sarebbe spettato loro e con ogni probabilità finirà persino per superarlo.
I vitalizi per l'invalidità permanente ammontano infatti a circa 300€ ciascuno al mese ma le spese processuali fino ad oggi sostenute dal Comune superano di gran lunga quanto avrebbero dovuto ricevere i due ex dipendenti nei 27 mesi trascorsi e la compensazione delle spese processuali per la sentenza che ha visto il Comune soccombente.
(*) - Leonardo Masi è capogruppo del gruppo di opposizione, in consiglio comunale, Buongiorno Empoli-SiAmo Empoli- M5S
Una questione morale. Mi sono preso tutto il tempo di cui avevo bisogno per scrivere su questa vicenda. È passato infatti più di un mese dalla discussione, in Consiglio Comunale, di un atto che, all'apparenza, può sembrare poco rilevante ma che, in realtà, racchiude in sé una natura kafkiana, distopica e fisheriana.
Nel Consiglio comunale del 3 giugno scorso abbiamo infatti discusso una variazione di bilancio necessaria per pagare quanto dovuto dopo che una sentenza del Tribunale di Siena ci ha visto soccombenti e per procedere in appello contro quella sentenza.
Questi sono i fatti. Due ex dipendenti del Comune, rispettivamente nel 1980 e nel 1985, subirono un infortunio durante il loro lavoro. All'epoca, non essendo obbligatoria l'iscrizione all'INAIL, il risarcimento del danno permanente spettava al datore di lavoro, in questo caso l'amministrazione comunale.
Infatti, dopo tutti gli accertamenti previsti (commissioni mediche e quant'altro), ai due dipendenti, in tempi diversi, venne riconosciuto un vitalizio mensile come risarcimento della residua invalidità permanente.
In quel periodo era possibile per il Comune corrispondere un equo indennizzo (un risarcimento una tantum) oppure un vitalizio. L'amministrazione, con tanto di ratifica del Consiglio comunale, scelse in entrambi i casi questa seconda soluzione.
Arriviamo rapidamente ai giorni nostri. Dopo 46 e 41 anni, alla fine di settembre del 2023, uno dei beneficiari del vitalizio ha legittimamente chiesto l'adeguamento ISTAT dell'importo spettante, come di consueto.
Dopo 8 mesi di attesa, a metà maggio 2024 gli uffici comunali con Raccomandata A.R. hanno risposto che, dal mese di giugno, gli ex dipendenti avrebbero percepito il vitalizio con l'aggiunta della rivalutazione ISTAT.
Il 26 giugno, però, quell'adeguamento non è arrivato. Al contrario, a luglio inoltrato, i due ex dipendenti hanno ricevuto un'altra Raccomandata A.R. dal Comune: veniva comunicata l’avvenuta cessazione del vitalizio e, contestualmente, richiesta la restituzione delle somme percepite negli ultimi dieci anni.
L'amministrazione ha assunto questa decisione perché, dal 1° gennaio 2009, è entrata in vigore il D.L.112 del 25 giugno 2008 che, secondo l'interpretazione dei dirigenti comunali e dell'avvocato esterno già incaricato di esprimere un parere, avrebbe imposto alle amministrazioni di eliminare questo tipo di trattamenti.
Dopo un periodo in cui sembra si sia cercata una soluzione, non avendo trovato un accordo, i due ex dipendenti hanno fatto ricorso alla giustizia. I risultati, però, sono stati discordanti.
Il Tribunale di Firenze, competente per uno dei due ricorsi, ha ritenuto corretta la scelta del Comune di sospendere il vitalizio, ma considerando illegittima la richiesta di restituzione delle somme già erogate negli ultimi dieci anni.
Il Tribunale di Siena, invece, ha sostenuto che il Comune abbia interpretato erroneamente la legge del 2008 e che si debba quindi corrispondere al dipendente tutti gli arretrati, oltre alle spese processuali. Contro questa sentenza la nostra amministrazione ha deciso di proporre appello.
Ed ecco le mie considerazioni politiche, precedute da una doverosa premessa.
La prima fase della vicenda, dalla richiesta di adeguamento della rendita di fine 2023, è stata gestita dall'ex sindaca Barnini, dall'ex segretaria comunale e dalla responsabile dei servizi finanziari. La seconda, da luglio 2024, dall'attuale sindaco Mantellassi, dalla ex segretaria e dal nuovo segretario comunale oltre alla stessa responsabile dei servizi finanziari. Entrambi i Sindaci con delega al Personale e al Bilancio.
Chi viene eletto per amministrare un Comune lo fa sulla base di idee, principi e di una propria morale.
Qui abbiamo due lavoratori che hanno subito un infortunio con conseguenze permanenti. Per questo il Comune decise, all'epoca, di riconoscere loro un vitalizio, cioè un'erogazione economica a vita, e non l’equo indennizzo (una tantum).
Eppure, con le modalità che ho descritto, prima comunicando l'accoglimento della richiesta di rivalutazione e poi negando il diritto, interrompendo il vitalizio e chiedendo addirittura la restituzione di quanto già percepito, l'amministrazione ha scelto di trattare due suoi ex dipendenti storici.
Tutto questo perché un avvocato, incaricato e pagato dal Comune, ha fornito un'interpretazione restrittiva della norma e perché gli amministratori competenti (prima Barnini e poi Mantellassi) hanno deciso di sostenere esclusivamente quel parere.
Non è stato richiesto un secondo parere. Non si è neppure cercata una conciliazione con i due ex dipendenti.In un'amministrazione che tratta così due suoi ex dipendenti storici io non mi riconosco. Questi due dipendenti, che hanno sostenuto per oltre 40 anni tutte le spese per accertamenti medici, per cure fisiche ecc., non saranno più risarciti del danno permanente subito?
La loro rendita serviva proprio a questo.
E faccio fatica anche a sentire parlare di tutela dei lavoratori e di rispetto dei loro diritti.
Vedo piuttosto un'amministrazione venale fino al midollo, apparentemente sostenitrice della corretta gestione delle risorse comunali, conservatrice quando si tratta di tutelare se stessa e sorda alle richieste di chi ha subito un'ingiustizia.
Al di là di quello che sarà il giudizio definitivo dei tribunali, il mio giudizio politico su questa vicenda non cambierà.
Ah, dimenticavo un dettaglio tutt'altro che marginale: l'avvocato che ha redatto il primo parere è lo stesso che ha poi seguito la causa per conto del Comune e che porterà avanti anche il ricorso in appello e, penso, negli altri gradi di giudizio.
Se vogliamo guardare anche all'aspetto economico, la cifra ha ormai raggiunto il valore di quanto sarebbe spettato loro e con ogni probabilità finirà persino per superarlo.
I vitalizi per l'invalidità permanente ammontano infatti a circa 300€ ciascuno al mese ma le spese processuali fino ad oggi sostenute dal Comune superano di gran lunga quanto avrebbero dovuto ricevere i due ex dipendenti nei 27 mesi trascorsi e la compensazione delle spese processuali per la sentenza che ha visto il Comune soccombente.
(*) - Leonardo Masi è capogruppo del gruppo di opposizione, in consiglio comunale, Buongiorno Empoli-SiAmo Empoli- M5S






