Quercia secolare abbattuta sull’Orme, la protesta: «Si poteva evitare»
26-08-2026 18:30 - Primo piano
Una grande quercia, che il Comitato Viale IV Novembre per la salvaguardia degli alberi definisce secolare, è stata abbattuta durante i lavori di messa in sicurezza degli argini del torrente Orme, in via Valdorme, nella zona di Sciabolino. L'episodio ha riacceso il confronto fra necessità di sicurezza idraulica, tutela del patrimonio arboreo e impatto delle opere pubbliche sulle aree private.
A denunciare l'abbattimento è il Comitato, che ha diffuso documentazione fotografica e sostiene di avere inviato una PEC a Regione Toscana, Soprintendenza, Consorzio di Bonifica e Genio Civile per chiedere attenzione sulla vicenda. Il progetto riguarda il ringrosso degli argini del torrente Orme e prevede anche la realizzazione di un argine carrabile. Si tratta di un intervento inserito da tempo in un procedimento amministrativo che comprende dichiarazione di pubblica utilità, variante urbanistica e vincolo preordinato all'esproprio. L'avviso pubblicato dal Comune di Empoli nel novembre 2025 prevedeva inoltre espropriazioni, asservimenti e occupazioni temporanee delle aree interessate. L'importo netto del contratto d'appalto affidato all'RTI Vescovi-Massai che esegue i lavori ammonta a circa 775.000 euro (oltre IVA), soldi facenti parte di un finanziamento di un milione di euro, fondi PNRR.
Il Comitato precisa di non contestare la necessità di mettere in sicurezza il corso d'acqua. La domanda riguarda invece la scelta di abbattere gli alberi presenti sull'argine e, soprattutto, quella grande quercia. «Certo che c'è un motivo, devono ringrossare l'argine – sostiene il Comitato – ma è un progetto già di qualche anno fa, non conseguente all'alluvione dell'anno scorso. Devono fare l'argine carrabile di 4-5 metri e quella quercia però, come si vede, stava in alto sull'argine. Quindi non c'era nessun bisogno di massacrarla». Secondo gli attivisti, inoltre, l'abbattimento della quercia sarebbe solo uno degli interventi sulle alberature lungo il tratto dell'Orme, dove sarebbero state tagliate numerose altre piante. Da qui la richiesta di verificare se tutte le eliminazioni fossero effettivamente indispensabili per la realizzazione dell'opera.
La denuncia del proprietario
Nella vicenda è coinvolto anche Stefano Bandini, proprietario di un terreno interessato dall'esproprio. Bandini racconta di avere appreso dei lavori tra la fine di gennaio e febbraio e di essersi rivolto al Comune per chiedere spiegazioni. In quell'occasione, secondo la sua ricostruzione, avrebbe scoperto che il procedimento espropriativo era già stato formalizzato. «Io sono venuto a sapere di questi lavori di rinforzamento dell'argine dell'Orme già da febbraio o fine gennaio», racconta Bandini, spiegando di avere poi consultato la documentazione e scoperto che l'esproprio risaliva a circa due anni prima. Il proprietario sostiene inoltre di avere chiesto espressamente informazioni sul destino della quercia, senza però ricevere rassicurazioni sulla sua conservazione.
Quando il cantiere è arrivato davanti al terreno, Bandini ha cercato di intervenire. Racconta di avere contattato la Forestale e i Carabinieri e di avere parlato il giorno precedente con l'operatore della ruspa. «Ieri alle due e mezzo l'ho fermato e gli ho detto: scusi, ma questa pianta non la tagliate ora?», riferisce. Secondo Bandini, il taglio era ormai imminente. «Già me lo immaginavo che stamattina la facevamo fuori», racconta. Il giorno successivo la quercia è stata effettivamente abbattuta. Il proprietario sostiene inoltre che lungo il tratto compreso fra il ponte di Pozzale e il ponte delle Asie siano state eliminate molte altre alberature. Un dato che, come le altre circostanze riferite da Bandini, dovrà essere verificato attraverso la documentazione progettuale e le autorizzazioni relative ai lavori.
«C'erano 36mila modi per fare questo progetto»
Il punto centrale della protesta è proprio la possibilità di trovare una soluzione diversa. «Per me sì, si poteva evitare», afferma Bandini riferendosi alla quercia. E racconta di avere discusso della questione anche con chi lavorava al cantiere, sostenendo che sarebbe stato possibile intervenire diversamente. «C'erano 36.000 modi differenti di fare questo progetto», riferisce, riportando una considerazione emersa durante il confronto con un operatore.
Naturalmente non spetta al proprietario né al Comitato stabilire se l'abbattimento fosse tecnicamente necessario. Per questo occorrerebbe esaminare il progetto esecutivo, le sezioni dell'argine, le eventuali relazioni agronomiche e paesaggistiche, le autorizzazioni al taglio e le possibili alternative progettuali. La domanda, però, rimane: la quercia interferiva necessariamente con la nuova configurazione dell'argine oppure sarebbe stato possibile modificare localmente il progetto per conservarla? È questo il chiarimento che il Comitato chiede agli enti competenti.
Sicurezza idraulica e tutela degli alberi
L'intervento sull'Orme nasce dall'esigenza di rafforzare la sicurezza idraulica del territorio. Gli argini devono essere adeguati e mantenuti efficienti e il Comune ha avviato da tempo il procedimento relativo al progetto di ringrosso. Proprio per questo, la protesta non mette in discussione l'obiettivo della sicurezza. Il tema è piuttosto come realizzarlo, cercando, quando tecnicamente possibile, di ridurre l'impatto sulle alberature mature. La vicenda coinvolge anche il rapporto con i proprietari delle aree interessate. La procedura pubblicata dal Comune comprende infatti espropri, asservimenti e occupazioni temporanee e prevedeva la possibilità per gli interessati di presentare osservazioni. Il Comitato sostiene inoltre di avere attivato i canali istituzionali attraverso una PEC inviata, tra gli altri, a Regione, Soprintendenza, Consorzio e Genio Civile.
Ora che la quercia è stata abbattuta, resta da chiarire se quella scelta fosse inevitabile. La sicurezza dell'Orme è una priorità, ma la domanda sulla possibilità di salvare almeno gli alberi di maggiore pregio resta aperta. Per rispondere serviranno gli atti tecnici del progetto e le motivazioni che hanno portato all'abbattimento. La quercia non può più essere salvata. Ma capire perché sia stato necessario tagliarla potrebbe essere il primo passo per evitare che, nei prossimi interventi, sicurezza idraulica e tutela del patrimonio arboreo vengano considerate necessariamente incompatibili.

A denunciare l'abbattimento è il Comitato, che ha diffuso documentazione fotografica e sostiene di avere inviato una PEC a Regione Toscana, Soprintendenza, Consorzio di Bonifica e Genio Civile per chiedere attenzione sulla vicenda. Il progetto riguarda il ringrosso degli argini del torrente Orme e prevede anche la realizzazione di un argine carrabile. Si tratta di un intervento inserito da tempo in un procedimento amministrativo che comprende dichiarazione di pubblica utilità, variante urbanistica e vincolo preordinato all'esproprio. L'avviso pubblicato dal Comune di Empoli nel novembre 2025 prevedeva inoltre espropriazioni, asservimenti e occupazioni temporanee delle aree interessate. L'importo netto del contratto d'appalto affidato all'RTI Vescovi-Massai che esegue i lavori ammonta a circa 775.000 euro (oltre IVA), soldi facenti parte di un finanziamento di un milione di euro, fondi PNRR.
Il Comitato precisa di non contestare la necessità di mettere in sicurezza il corso d'acqua. La domanda riguarda invece la scelta di abbattere gli alberi presenti sull'argine e, soprattutto, quella grande quercia. «Certo che c'è un motivo, devono ringrossare l'argine – sostiene il Comitato – ma è un progetto già di qualche anno fa, non conseguente all'alluvione dell'anno scorso. Devono fare l'argine carrabile di 4-5 metri e quella quercia però, come si vede, stava in alto sull'argine. Quindi non c'era nessun bisogno di massacrarla». Secondo gli attivisti, inoltre, l'abbattimento della quercia sarebbe solo uno degli interventi sulle alberature lungo il tratto dell'Orme, dove sarebbero state tagliate numerose altre piante. Da qui la richiesta di verificare se tutte le eliminazioni fossero effettivamente indispensabili per la realizzazione dell'opera.
La denuncia del proprietario
Nella vicenda è coinvolto anche Stefano Bandini, proprietario di un terreno interessato dall'esproprio. Bandini racconta di avere appreso dei lavori tra la fine di gennaio e febbraio e di essersi rivolto al Comune per chiedere spiegazioni. In quell'occasione, secondo la sua ricostruzione, avrebbe scoperto che il procedimento espropriativo era già stato formalizzato. «Io sono venuto a sapere di questi lavori di rinforzamento dell'argine dell'Orme già da febbraio o fine gennaio», racconta Bandini, spiegando di avere poi consultato la documentazione e scoperto che l'esproprio risaliva a circa due anni prima. Il proprietario sostiene inoltre di avere chiesto espressamente informazioni sul destino della quercia, senza però ricevere rassicurazioni sulla sua conservazione.
Quando il cantiere è arrivato davanti al terreno, Bandini ha cercato di intervenire. Racconta di avere contattato la Forestale e i Carabinieri e di avere parlato il giorno precedente con l'operatore della ruspa. «Ieri alle due e mezzo l'ho fermato e gli ho detto: scusi, ma questa pianta non la tagliate ora?», riferisce. Secondo Bandini, il taglio era ormai imminente. «Già me lo immaginavo che stamattina la facevamo fuori», racconta. Il giorno successivo la quercia è stata effettivamente abbattuta. Il proprietario sostiene inoltre che lungo il tratto compreso fra il ponte di Pozzale e il ponte delle Asie siano state eliminate molte altre alberature. Un dato che, come le altre circostanze riferite da Bandini, dovrà essere verificato attraverso la documentazione progettuale e le autorizzazioni relative ai lavori.
«C'erano 36mila modi per fare questo progetto»
Il punto centrale della protesta è proprio la possibilità di trovare una soluzione diversa. «Per me sì, si poteva evitare», afferma Bandini riferendosi alla quercia. E racconta di avere discusso della questione anche con chi lavorava al cantiere, sostenendo che sarebbe stato possibile intervenire diversamente. «C'erano 36.000 modi differenti di fare questo progetto», riferisce, riportando una considerazione emersa durante il confronto con un operatore.
Naturalmente non spetta al proprietario né al Comitato stabilire se l'abbattimento fosse tecnicamente necessario. Per questo occorrerebbe esaminare il progetto esecutivo, le sezioni dell'argine, le eventuali relazioni agronomiche e paesaggistiche, le autorizzazioni al taglio e le possibili alternative progettuali. La domanda, però, rimane: la quercia interferiva necessariamente con la nuova configurazione dell'argine oppure sarebbe stato possibile modificare localmente il progetto per conservarla? È questo il chiarimento che il Comitato chiede agli enti competenti.
Sicurezza idraulica e tutela degli alberi
L'intervento sull'Orme nasce dall'esigenza di rafforzare la sicurezza idraulica del territorio. Gli argini devono essere adeguati e mantenuti efficienti e il Comune ha avviato da tempo il procedimento relativo al progetto di ringrosso. Proprio per questo, la protesta non mette in discussione l'obiettivo della sicurezza. Il tema è piuttosto come realizzarlo, cercando, quando tecnicamente possibile, di ridurre l'impatto sulle alberature mature. La vicenda coinvolge anche il rapporto con i proprietari delle aree interessate. La procedura pubblicata dal Comune comprende infatti espropri, asservimenti e occupazioni temporanee e prevedeva la possibilità per gli interessati di presentare osservazioni. Il Comitato sostiene inoltre di avere attivato i canali istituzionali attraverso una PEC inviata, tra gli altri, a Regione, Soprintendenza, Consorzio e Genio Civile.
Ora che la quercia è stata abbattuta, resta da chiarire se quella scelta fosse inevitabile. La sicurezza dell'Orme è una priorità, ma la domanda sulla possibilità di salvare almeno gli alberi di maggiore pregio resta aperta. Per rispondere serviranno gli atti tecnici del progetto e le motivazioni che hanno portato all'abbattimento. La quercia non può più essere salvata. Ma capire perché sia stato necessario tagliarla potrebbe essere il primo passo per evitare che, nei prossimi interventi, sicurezza idraulica e tutela del patrimonio arboreo vengano considerate necessariamente incompatibili.







