News
percorso: Home > News > Cronaca

Revenge porn, cyberbullismo e diritti online: 300 studenti a Empoli per imparare a difendersi dalla violenza in rete

15-10-2026 15:37 - Cronaca
Revenge porn, cyberbullismo, violazione della privacy, responsabilità online e cittadinanza digitale. Ma anche diritti, strumenti di tutela, rischi legali e prevenzione della violenza in rete. Sono stati questi alcuni dei temi al centro di “Battiti con le scuole”, l'incontro che ha riunito circa 300 studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado al Palazzo delle Esposizioni di Empoli, in piazza Guido Guerra.

L'iniziativa si è svolta nell'ambito di Battiti, la rassegna sulla legalità e la cittadinanza responsabile promossa dal Comune di Empoli e diretta dal giornalista Giacomo Di Girolamo, con la collaborazione della biblioteca comunale Renato Fucini. Un appuntamento pensato non come una lezione tradizionale, ma come un'occasione di dialogo con i giovani su questioni che attraversano sempre più spesso la loro quotidianità e che richiedono consapevolezza, capacità di riconoscere i rischi e conoscenza dei propri diritti.

Ospite della mattinata è stata Marisa Marraffino, avvocata empolese di nascita, fra le esperte italiane di reati informatici, violenza in rete, privacy e diritto minorile. Tornata da Milano nella sua città, Marraffino ha presentato il suo libro Senza consenso. Vite, solitudini e tribunali nell'era digitale, pubblicato da Zolfo Editore, accompagnando gli studenti in un percorso attraverso storie reali e situazioni che mostrano quanto le conseguenze della violenza digitale possano essere profonde e durature.

Ogni capitolo del volume racconta un episodio, dando voce ad adolescenti e adulti che si sono trovati ad affrontare la diffusione non consensuale di immagini e video, il controllo ossessivo, il cyberbullismo o la violazione della propria sfera privata. Vicende difficili, nelle quali la dimensione digitale si intreccia con la solitudine, la paura, le relazioni personali e il rapporto con la giustizia.

Proprio da questi casi concreti è partito il confronto con le ragazze e i ragazzi, che hanno avuto la possibilità di porre domande, esprimere dubbi e condividere riflessioni a partire dal lavoro di lettura svolto in classe.

Al tavolo, insieme all'autrice, erano presenti il giornalista Giacomo Di Girolamo, che ha moderato l'incontro, e l'assessora alla Legalità del Comune di Empoli, Valentina Torrini. A rappresentare l'amministrazione comunale sono intervenute anche Maria Grazia Pasqualetti, assessora alla Scuola e all'Infanzia, e Laura Mannucci, assessora alla Transizione ecologica.

Il punto di forza della mattinata è stato il coinvolgimento diretto degli studenti. Le classi non sono arrivate all'appuntamento senza preparazione: avevano già lavorato sui capitoli del libro, affrontando in aula i temi proposti e maturando domande da rivolgere all'autrice.

Il microfono è passato così ai ragazzi e alle ragazze, protagonisti di un dialogo nel quale la lettura è diventata uno strumento per interrogarsi sulle responsabilità individuali e collettive nell'uso della rete. Non soltanto un'occasione per conoscere i rischi del mondo digitale, ma anche per capire come comportarsi quando si assiste a una violenza online, come riconoscere una situazione pericolosa e a chi rivolgersi quando si diventa vittime.

Il tema del consenso, in particolare, ha attraversato il confronto: la circolazione di un'immagine o di un video senza il permesso della persona coinvolta può trasformarsi in una violazione grave, con conseguenze che non si esauriscono nello spazio virtuale. Dietro uno schermo ci sono persone, relazioni e vulnerabilità che non possono essere ignorate.
L'incontro ha permesso di affrontare anche il problema del controllo nelle relazioni, delle molestie digitali e delle dinamiche di gruppo che possono alimentare il cyberbullismo. Questioni che chiamano in causa non soltanto chi commette un abuso, ma anche chi assiste, condivide contenuti o sceglie di non intervenire.

La conoscenza delle regole e degli strumenti di tutela è fondamentale, ma non basta. Per prevenire la violenza digitale è necessario costruire un rapporto di fiducia fra giovani e adulti, affinché chi si trova in difficoltà non abbia paura di chiedere aiuto e non si senta responsabile di ciò che ha subito.
È questo il messaggio richiamato dall'assessora alla Legalità Valentina Torrini, che ha ringraziato insegnanti e dirigenti scolastici per aver aderito alla rassegna e aver consentito agli studenti di confrontarsi con le testimonianze raccolte nel libro.

«Sono storie di persone che vedono i loro video circolare online, senza consenso, e in cui Marisa indica al lettore cosa può fare la vittima per difendersi», ha dichiarato Torrini.

Rivolgendosi direttamente ai ragazzi e alle ragazze, l'assessora ha ricordato l'importanza di non affrontare da soli situazioni di questo tipo, purtroppo molto frequenti, e di rivolgersi agli adulti e alle Forze dell'ordine quando si verificano episodi di violenza o di diffusione non consensuale di contenuti.

Il messaggio è chiaro: anche quando un'esperienza sembra compromettere tutto, esistono possibilità di tutela e percorsi per affrontare quanto accaduto. Chiedere aiuto è un passaggio fondamentale per interrompere la spirale della solitudine e individuare una via d'uscita.

Per Giacomo Di Girolamo, giornalista e direttore della rassegna Battiti, l'incontro ha rappresentato un esempio concreto del modo in cui la formazione alla legalità può diventare partecipazione.

«Quello di oggi non è stato un convegno, ma una vera e propria palestra di cittadinanza attiva», ha affermato.

Il lavoro svolto preventivamente in classe ha permesso agli studenti di arrivare preparati e di trasformare l'appuntamento in un confronto serrato, nel quale le domande e le riflessioni dei giovani hanno avuto uno spazio centrale.

«Il fatto che gli studenti abbiano lavorato preventivamente sui capitoli del libro ha trasformato l'incontro in un dialogo serrato, in cui abbiamo smesso di giudicare le nuove generazioni per iniziare finalmente ad ascoltarle», ha sottolineato Di Girolamo.

L'obiettivo della rassegna, ha spiegato, è proprio quello di evitare lezioni calate dall'alto e fornire invece ai giovani strumenti e competenze per affrontare con responsabilità e senso critico la vita digitale.

La cittadinanza online non riguarda soltanto il rispetto delle regole, ma anche la capacità di riconoscere i confini fra libertà individuale e diritti altrui, comprendere le conseguenze delle proprie azioni e assumersi la responsabilità di ciò che si pubblica, si condivide o si commenta.

Educare alla legalità significa quindi anche aiutare i ragazzi a orientarsi in un ambiente nel quale contenuti e informazioni possono circolare rapidamente, raggiungere pubblici molto ampi e produrre effetti che vanno ben oltre le intenzioni iniziali di chi li diffonde.

Il confronto con un'esperta che si occupa quotidianamente di reati informatici e tutela delle persone ha permesso di collegare questi interrogativi a esperienze concrete, dando agli studenti l'opportunità di comprendere meglio la portata dei problemi e l'importanza della prevenzione.

La partecipazione degli studenti è stata uno degli aspetti più significativi dell'iniziativa anche per Marisa Marraffino, che ha sottolineato quanto il confronto diretto con le nuove generazioni sia importante per chi si occupa professionalmente di questi temi.

«Parlare con loro dà un senso al nostro lavoro. Sentirli così appassionati e partecipi ci fa capire quanto bisogno ci sia di ascoltarli», ha affermato l'avvocata e autrice.

Marraffino ha richiamato l'attenzione sulla necessità di mettere i giovani al centro delle decisioni che li riguardano, garantendo loro occasioni di crescita, formazione e confronto. Le norme a tutela delle persone più vulnerabili rappresentano uno strumento indispensabile, ma devono essere accompagnate da una presenza adulta capace di ascoltare e intervenire.

«Oggi ci sono tante nuove leggi a tutela dei più vulnerabili ma le leggi da sole non bastano, devono tornare a fidarsi di noi», ha aggiunto.

La fiducia diventa quindi una componente essenziale della prevenzione. Ragazzi e ragazze devono poter parlare delle proprie esperienze senza temere giudizi o colpevolizzazioni, sapendo di trovare negli adulti un punto di riferimento. Famiglie, scuola, istituzioni e servizi sono chiamati a costruire un ambiente nel quale sia possibile segnalare un problema, ricevere sostegno e conoscere le strade per tutelarsi.

In questo senso, Senza consenso offre uno strumento di riflessione che parte dalle vicende individuali per allargare lo sguardo alla società. Le storie raccontate nel libro mostrano come le tecnologie possano amplificare la portata delle violazioni e rendere più difficile per le vittime recuperare il controllo sulla propria vita, ma anche quanto sia importante sapere che esistono strumenti per reagire.

Alla mattinata hanno partecipato numerose classi degli istituti superiori del territorio, accompagnate dal personale docente. Erano presenti studentesse e studenti del liceo Il Pontormo, con le classi 4AL, 3 e 2BL del LES; dell'istituto Calasanzio, con due classi quarte e due terze; del SS. Annunziata, con due classi quarte; e del Ferraris-Brunelleschi, con le classi 4A, 4B, 5A e 5B dell'indirizzo Matematica, 4C Robotica, 5C Informatica e 4B Moda.

La collaborazione con la biblioteca comunale Renato Fucini ha contribuito a inserire l'iniziativa in un percorso che unisce lettura, educazione civica e partecipazione. Il libro è diventato il punto di partenza per un'esperienza di approfondimento nella quale la letteratura testimoniale e il racconto di casi reali hanno favorito il confronto su temi complessi e vicini all'esperienza quotidiana degli adolescenti.

Prima della conclusione dell'incontro, c'è stato anche il saluto alla delegazione lettone in visita a Empoli nell'ambito del progetto Erasmus+ Staff Mobility. Erano presenti tre bibliotecarie della Ventspils Children's Library: la direttrice Inga Markule e le bibliotecarie Alise Migola e Zane Potapova, in visita in questi giorni a Palazzo Leggenda.

Una presenza che ha aggiunto una dimensione internazionale alla mattinata, dedicata alla crescita, alla formazione e al ruolo delle istituzioni culturali nella costruzione di comunità più consapevoli.

L'appuntamento di Empoli ha lasciato così al centro una convinzione condivisa: per contrastare la violenza in rete non bastano le norme, per quanto necessarie, e non è sufficiente mettere in guardia i giovani dai pericoli del digitale. Occorre ascoltarli, riconoscerne le esperienze e offrire strumenti concreti per esercitare i propri diritti e rispettare quelli degli altri.

È da questo dialogo fra scuola, famiglie, istituzioni e competenze professionali che può nascere una cittadinanza digitale più responsabile. E la partecipazione delle circa 300 studentesse e studenti al Palazzo delle Esposizioni ha dimostrato quanto sia importante creare occasioni nelle quali i giovani non siano soltanto destinatari di messaggi, ma interlocutori attivi, capaci di porre domande e contribuire alla costruzione di una cultura del rispetto e della legalità.