Riforma Valditara, il PD di Montelupo contro i tagli agli istituti tecnici: «Gli studenti non sono prodotti»
12-06-2026 15:18 - Circondiario
«Gli studenti non sono prodotti»: è questo il messaggio che campeggiava sui cartelli dei partecipanti all’assemblea comunale organizzata ieri dal Partito Democratico presso il circolo Arci “Moreno Gracci” del Turbone. Al centro del dibattito la riforma scolastica voluta dal Ministro Valditara, che andrà a impattare direttamente oltre il 30% degli studenti italiani, ossia quelli che frequentano gli istituti tecnici.
Il Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 prevede una ristrutturazione che, secondo il PD, «sacrifica la formazione generale sull’altare dell’efficienza aziendale», lasciando studenti, famiglie e insegnanti «in un caos del tutto evitabile». In concreto, negli istituti tecnici l’ultimo anno di scuola passerà da cinque a quattro anni, con la conseguente decurtazione di oltre 500 ore di insegnamento delle materie di base come italiano e matematica, a favore di cosiddetti “insegnamenti a indirizzo flessibile” richiesti dalle aziende.
A titolo di esempio, nelle classi prime le ore a indirizzo flessibile saranno 66, mentre in quinta arriveranno a 231. Secondo i democratici, questa scelta porta a «meno cultura per tutti», subordinando le studentesse e gli studenti alle esigenze del sistema produttivo e rischiando di riportare la scuola verso una logica classista che penalizza le famiglie più fragili.
Durante l’assemblea, è stato approvato all’unanimità il documento dei Giovani Democratici di Empoli del 14 maggio scorso, che definisce la riforma Valditara come «oscurantismo culturale». Il PD ha inoltre ribadito il proprio sostegno alla lotta promossa dalla FLC/CGIL, che chiede il ritiro o il rinvio del decreto, e ha sottolineato le iniziative di protesta già programmate: sciopero in concomitanza degli scrutini di fine anno, sospensione dell’adozione dei libri di testo e astensione dalle attività aggiuntive.
«Come PD di Montelupo – annuncia Aglaia Viviani, segretaria del partito – organizzeremo a breve un evento informativo su questo tema. Chiediamo con forza ai nostri rappresentanti sovralocali di farsi portavoce di questa istanza nelle sedi opportune: perché quando si mettono le mani sulla scuola, si mette in discussione il futuro del nostro Paese».
Il dibattito resta aperto e la mobilitazione prosegue, con l’obiettivo dichiarato di tutelare una formazione completa e garantire pari opportunità a tutti gli studenti del territorio.
Il Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 prevede una ristrutturazione che, secondo il PD, «sacrifica la formazione generale sull’altare dell’efficienza aziendale», lasciando studenti, famiglie e insegnanti «in un caos del tutto evitabile». In concreto, negli istituti tecnici l’ultimo anno di scuola passerà da cinque a quattro anni, con la conseguente decurtazione di oltre 500 ore di insegnamento delle materie di base come italiano e matematica, a favore di cosiddetti “insegnamenti a indirizzo flessibile” richiesti dalle aziende.
A titolo di esempio, nelle classi prime le ore a indirizzo flessibile saranno 66, mentre in quinta arriveranno a 231. Secondo i democratici, questa scelta porta a «meno cultura per tutti», subordinando le studentesse e gli studenti alle esigenze del sistema produttivo e rischiando di riportare la scuola verso una logica classista che penalizza le famiglie più fragili.
Durante l’assemblea, è stato approvato all’unanimità il documento dei Giovani Democratici di Empoli del 14 maggio scorso, che definisce la riforma Valditara come «oscurantismo culturale». Il PD ha inoltre ribadito il proprio sostegno alla lotta promossa dalla FLC/CGIL, che chiede il ritiro o il rinvio del decreto, e ha sottolineato le iniziative di protesta già programmate: sciopero in concomitanza degli scrutini di fine anno, sospensione dell’adozione dei libri di testo e astensione dalle attività aggiuntive.
«Come PD di Montelupo – annuncia Aglaia Viviani, segretaria del partito – organizzeremo a breve un evento informativo su questo tema. Chiediamo con forza ai nostri rappresentanti sovralocali di farsi portavoce di questa istanza nelle sedi opportune: perché quando si mettono le mani sulla scuola, si mette in discussione il futuro del nostro Paese».
Il dibattito resta aperto e la mobilitazione prosegue, con l’obiettivo dichiarato di tutelare una formazione completa e garantire pari opportunità a tutti gli studenti del territorio.






