Scuola e identità, Scipioni (FdI): «Il PD vive fuori dalla realtà. L’Italia e i nostri valori vengono prima»
29-10-2026 12:31 - Circondiario
Il dibattito sul rapporto tra scuola, integrazione e identità nazionale arriva al centro del confronto politico a Vinci. Alessandro Scipioni, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Metropolitano e consigliere comunale, critica la mozione presentata dalla sinistra contro il Decreto-Legge n. 170/2026, relativo al limite del 30% di alunni stranieri per classe.
Secondo Scipioni, la posizione del Partito Democratico sarebbe distante dalle esigenze concrete delle scuole e delle famiglie. «L’integrazione senza regole e senza il rispetto dei nostri valori ha fallito, creando solo isolamento e ghetti», afferma, contestando quella che definisce una visione del multiculturalismo priva di regole condivise.
Lingua e identità al centro del confronto. Nel suo intervento, Scipioni sottolinea la necessità di coniugare l’accoglienza con il rispetto dell’identità nazionale e dei principi della società italiana. «Chi arriva nel nostro Paese deve integrarsi davvero, imparare la nostra lingua e assorbire i nostri valori», dichiara.
Per l’esponente di Fratelli d’Italia, riconoscere il valore dell’identità italiana non significa chiudersi agli altri, ma stabilire condizioni chiare per favorire la convivenza. Una posizione che si contrappone a quella della sinistra, accusata da Scipioni di guardare con diffidenza al senso di appartenenza nazionale.
Il ruolo della scuola e il limite del 30%. La questione riguarda soprattutto il funzionamento delle classi con un’elevata presenza di alunni stranieri che non conoscono ancora adeguatamente la lingua italiana. Secondo Scipioni, la scuola deve garantire a tutti gli studenti le condizioni necessarie per apprendere e partecipare pienamente alle attività didattiche.
«La scuola non è un parcheggio né un terreno per esperimenti ideologici. Il suo compito è formare i cittadini di domani», sostiene, evidenziando l’importanza della conoscenza dell’italiano e del rispetto dei valori fondamentali della comunità nazionale.
L’esponente di FdI difende quindi il tetto del 30%, respingendo le critiche rivolte al provvedimento. A suo giudizio, concentrare in una stessa classe un numero elevato di bambini che non padroneggiano la lingua può ostacolare il loro percorso scolastico e rallentare l’attività didattica per l’intero gruppo.
Scipioni richiama inoltre l’attenzione sugli alunni stranieri che hanno già imparato l’italiano e sono inseriti nel sistema scolastico, sostenendo che anche loro abbiano diritto a un insegnamento adeguato alle proprie esigenze.
«Difendere la qualità della scuola pubblica». Nel concludere il suo intervento, Scipioni presenta il provvedimento del Governo come uno strumento volto a favorire l’apprendimento della lingua italiana e a prevenire situazioni di isolamento scolastico.
«Il provvedimento del Governo non discrimina nessuno, anzi tutela prima di tutto i bambini stranieri, aiutandoli a imparare davvero la lingua senza lasciarli indietro», afferma.
Da qui la contrarietà alla mozione della sinistra, che secondo il consigliere non tiene sufficientemente conto delle difficoltà legate alla composizione delle classi e alle esigenze dell’insegnamento.
«Difendere questo decreto significa difendere la qualità della scuola pubblica e il futuro di tutti i nostri ragazzi», conclude Scipioni, ribadendo la posizione di Fratelli d’Italia sul rapporto tra integrazione, conoscenza della lingua e identità nazionale.
Secondo Scipioni, la posizione del Partito Democratico sarebbe distante dalle esigenze concrete delle scuole e delle famiglie. «L’integrazione senza regole e senza il rispetto dei nostri valori ha fallito, creando solo isolamento e ghetti», afferma, contestando quella che definisce una visione del multiculturalismo priva di regole condivise.
Lingua e identità al centro del confronto. Nel suo intervento, Scipioni sottolinea la necessità di coniugare l’accoglienza con il rispetto dell’identità nazionale e dei principi della società italiana. «Chi arriva nel nostro Paese deve integrarsi davvero, imparare la nostra lingua e assorbire i nostri valori», dichiara.
Per l’esponente di Fratelli d’Italia, riconoscere il valore dell’identità italiana non significa chiudersi agli altri, ma stabilire condizioni chiare per favorire la convivenza. Una posizione che si contrappone a quella della sinistra, accusata da Scipioni di guardare con diffidenza al senso di appartenenza nazionale.
Il ruolo della scuola e il limite del 30%. La questione riguarda soprattutto il funzionamento delle classi con un’elevata presenza di alunni stranieri che non conoscono ancora adeguatamente la lingua italiana. Secondo Scipioni, la scuola deve garantire a tutti gli studenti le condizioni necessarie per apprendere e partecipare pienamente alle attività didattiche.
«La scuola non è un parcheggio né un terreno per esperimenti ideologici. Il suo compito è formare i cittadini di domani», sostiene, evidenziando l’importanza della conoscenza dell’italiano e del rispetto dei valori fondamentali della comunità nazionale.
L’esponente di FdI difende quindi il tetto del 30%, respingendo le critiche rivolte al provvedimento. A suo giudizio, concentrare in una stessa classe un numero elevato di bambini che non padroneggiano la lingua può ostacolare il loro percorso scolastico e rallentare l’attività didattica per l’intero gruppo.
Scipioni richiama inoltre l’attenzione sugli alunni stranieri che hanno già imparato l’italiano e sono inseriti nel sistema scolastico, sostenendo che anche loro abbiano diritto a un insegnamento adeguato alle proprie esigenze.
«Difendere la qualità della scuola pubblica». Nel concludere il suo intervento, Scipioni presenta il provvedimento del Governo come uno strumento volto a favorire l’apprendimento della lingua italiana e a prevenire situazioni di isolamento scolastico.
«Il provvedimento del Governo non discrimina nessuno, anzi tutela prima di tutto i bambini stranieri, aiutandoli a imparare davvero la lingua senza lasciarli indietro», afferma.
Da qui la contrarietà alla mozione della sinistra, che secondo il consigliere non tiene sufficientemente conto delle difficoltà legate alla composizione delle classi e alle esigenze dell’insegnamento.
«Difendere questo decreto significa difendere la qualità della scuola pubblica e il futuro di tutti i nostri ragazzi», conclude Scipioni, ribadendo la posizione di Fratelli d’Italia sul rapporto tra integrazione, conoscenza della lingua e identità nazionale.






