Sex in the City, anatomia del cruising empolese, dove la trasgressione non va in vacanza
15-08-2026 08:00 - Opinioni
di Gordon Baldacci
All'imbrunire, quando la penombra stende il suo mantello di discrezione, la piana dell'Empolese Valdelsa e le sue balze limitrofe smettono i panni operosi della quotidianità per vestire le sottane cangianti della trasgressione notturna. Esiste, infatti, una geometria parallela e clandestina, un reticolo di radure remote, parcheggi dimenticati persino dai servizi ambientali, e desolate zone industriali: la mappa segreta del Cruising, dell'avventura fugace e dell'incrocio di destini in cerca di brividi, la cui moneta di scambio è il baratto, spesso distratto, l'importante è che alla fine ognuno si senta sedotto.
Un tempo, l'esploratore del proibito non conosceva il nomadismo. La caccia era stanziale, orgogliosamente a chilometro zero. Si pattugliavano con pazienza certosina i giardini del Parco della Rimembranza, le panchine di via XI Febbraio, i bagni e le zone invalicabili della stazione ferroviaria o le foschie asfaltate dietro le Cascine. Senza la bussola digitale dello smartphone, ci si affidava al lento carosello dei motorini, consumando miscela e taciti sguardi. Era il regno delle bugie dalle gambe corte e dalle braccia cortissime, in cui ogni avventore indossava la maschera di comodo del "mi chiamo Paolo, Luca, Andrea, e ovviamente sono di passaggio", giunto lì soltanto per un purissimo caso destinato poi ovviamente a ripetersi ogni sera. Vi dimoravano i "senatori", istituzioni venerabili della notte che, sedato il furore della carne, imbastivano stravaganti salotti stradali, intrecciando favole di fantomatici passati da ballerini, carriere cinematografiche in cui avevano fatto la comparsa o improbabili appartenenze alle forze dell'ordine, raramente del clero.
Poi venne il tempo delle grandi "migrazioni sessuali". Oggidì, per un bizzarro contrappasso di prudenza, l'empolese migra verso il pisano e il pisano transita verso l'empolese. Il fiorentino no, ha la sua confort zone nel parcheggio della Motorizzazione Civile nel comune di Sesto Fiorentino, mentre il senese predilige le piazzole della ancora oscura Autopalio, da Bargino in giù. Una vera e propria transumanza dell'amore furtivo, volta a schivare il ferale incontro con mogli, mariti, cognati o vicini di pianerottolo. Benché la rete dissodante del web e i moderni algoritmi censiscano ogni sosta con dovizia di dettagli, la realtà sa essere spietatamente comica. Emblematico resta il caso del "parcheggio dell'amore" di Petroio a Vinci, squalificato dal suo stesso mito: l'amministrazione, in un impeto di generosa lungimiranza, vi installò oltre dieci anni orsono, un'illuminazione ad hoc per favorire le coppie, finendo per trasformare il nido d'amore in un set cinematografico a giorno che mise in fuga pure le lucciole. Ciononostante, la mappa dei devoti alla setta della lussuria, nella notte resiste e si rinnova in un catalogo di scorci suggestivi:
La selva di Botinaccio: tra gli spiazzi sterrati e le fronde di questa frazione di Montespertoli, quasi sulla linea di confine con Montelupo Fiorentino, a un passo da Bobolino, si consuma il nuovo pellegrinaggio di coppie scambiste e solitari cultori del piacere erotico. I viandanti della Fi-Pi-Li: Nelle piazzole adiacenti allo svincolo di Ponte a Elsa e San Miniato, il rombo dei tir fa da colonna sonora a fugaci intese d'asfalto. Le cattedrali di cemento al Terrafino: tra via del Castelluccio e via Vico, tra capannoni in disuso e vagheggiate promesse di bagni pubblici mai realizzati per gli autisti dei mezzi pesanti (una vera e propria manna per il sesso occasionale), la passione sfida persino la proprietà privata e i pericoli di crollo dei capannoni mai terminati, pur di consumare il suo rito. Per chi predilige anche il caro vecchio metodo della “camporella” niente di meglio che il maestoso Parco di Serravalle. Di giorno oasi green per famiglie con passeggini, corsette salutiste e picnic impeccabili; a tarda notte, misterioso teatro di una variante tutta locale del "chi cerca trova", dove il birdwatching cede improvvisamente il passo al binch-watching. Lo scambio di coppia in questi casi, richiede una precisione logistica che in ambito di spionaggio militare si sognano. Un incrociarsi di sguardi negli specchietti retrovisori, colpi di clacson impercettibili e altrettanti di tosse strategici, il tutto con la paura costante che dal buio spunti qualcuno con la penna ed il block notes a chiedere semplicemente l'autocertificazione per l'uso improprio dei sedili ribaltabili.
Infine niente grida "passione travolgente" quanto l'asfalto sconnesso della piazzola del parcheggio dell'ospedale di Empoli, quello ovviamente fuori dal contesto a pagamento, regolato di fatto da severe sbarre catarifrangenti. Un set cinematografico di prim'ordine, dove l'amore non segue le regole di Cupido, ma quello dei turni degli infermieri e di qualche marito, che approfitta della degenza della moglie. Non sorprendetevi, l'anonimato è d'obbligo, altrimenti ci si rovina la piazza a perenne memoria, ma sono tutti fatti realmente accaduti e verificati mi garantisce la mia fonte che vuole restare anonima, ma dal nickname digitale che è tutto un programma: “l'ormonauta”. A pensarci bene dei cinque luoghi del piacere, questo è quello che racchiude in un solo luogo tutti i vantaggi possibili. Perché sprecare soldi in un motel quando puoi coniugare il brivido del proibito con la comodità di un pronto soccorso a tre metri di distanza? Non si sa mai, uno strappo muscolare durante un'acrobazia sui sedili posteriori può capitare a chiunque, ed essere già nell'area ospedaliera abbatte drasticamente i tempi di intervento.
Scherzi a parte, questo teatro dell'assurdo è sopravvissuto ai decenni, alle morali dominanti, ai governi nazionali e a quelli locali, persino alle epidemie. Eppure ha però oggi smarrito il suo tratto più genuino: la fantasia. Con l'avvento delle applicazioni per cellulare, il brivido del finestrino abbassato e il fatidico "cosa cerchi?" si sono dissolti nell'efficienza del digitale. Come ebbe a dire alcuni anni fa in una intervista per una tv locale, una nota professoressa di Empoli: oggi i ragazzi si mettono insieme con il pippolo, fanno l'amore con il pippolo e si lasciano… con il pippolo. Insomma spippolano e basta.
Ed è quasi diventato lo stesso mantra, anche in questi luoghi dove la fantasia dovrebbe essere il passepartout per aprire tutte le porte del piacere. Invece, consumato l'incontro, fra i cespugli o sul cofano della macchina, passata l'eccitazione, i focosi avventori sembrano fagiani che fuggono all'arrivo del cacciatore. Basta restare a osservare un minuto di più, per assistere a vere proprie accelerazioni brucianti a pantaloni calati - fulminee come dalla griglia di partenza di un gran premio di formula uno - per rendersi conto che persino nella trasgressione abbiamo ceduto inconsciamente a delle regole nuove. Sul finire della nostra chiacchierata “l'ormonauta” torna serio, e si confida; mentre gira la chiave di avviamento, correndo via nella notte, anche lui giura e spergiura che non tornerà mai più, mentendo sapendo di mentire a se stesso e di conseguenza anche a noi. Mi tende una mano da stringere, in cenno di saluto e nel frattempo realizzo che c'è una strana lucidità nell'autoinganno. Ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata ed una segreta. Spesso non riusciamo scindere la prima dalla seconda, figuriamoci dalla terza. Di conseguenza fingiamo che sia vero il verosimile, costruiamo alibi perfetti, mentre in fondo all'anima sappiamo già come andrà a finire. Alle prime luci della sera, la solita vertigine ci riporterà esattamente lì, al solito posto in quella penombra, nel punto esatto dove ci eravamo persi.
All'imbrunire, quando la penombra stende il suo mantello di discrezione, la piana dell'Empolese Valdelsa e le sue balze limitrofe smettono i panni operosi della quotidianità per vestire le sottane cangianti della trasgressione notturna. Esiste, infatti, una geometria parallela e clandestina, un reticolo di radure remote, parcheggi dimenticati persino dai servizi ambientali, e desolate zone industriali: la mappa segreta del Cruising, dell'avventura fugace e dell'incrocio di destini in cerca di brividi, la cui moneta di scambio è il baratto, spesso distratto, l'importante è che alla fine ognuno si senta sedotto.
Un tempo, l'esploratore del proibito non conosceva il nomadismo. La caccia era stanziale, orgogliosamente a chilometro zero. Si pattugliavano con pazienza certosina i giardini del Parco della Rimembranza, le panchine di via XI Febbraio, i bagni e le zone invalicabili della stazione ferroviaria o le foschie asfaltate dietro le Cascine. Senza la bussola digitale dello smartphone, ci si affidava al lento carosello dei motorini, consumando miscela e taciti sguardi. Era il regno delle bugie dalle gambe corte e dalle braccia cortissime, in cui ogni avventore indossava la maschera di comodo del "mi chiamo Paolo, Luca, Andrea, e ovviamente sono di passaggio", giunto lì soltanto per un purissimo caso destinato poi ovviamente a ripetersi ogni sera. Vi dimoravano i "senatori", istituzioni venerabili della notte che, sedato il furore della carne, imbastivano stravaganti salotti stradali, intrecciando favole di fantomatici passati da ballerini, carriere cinematografiche in cui avevano fatto la comparsa o improbabili appartenenze alle forze dell'ordine, raramente del clero.
Poi venne il tempo delle grandi "migrazioni sessuali". Oggidì, per un bizzarro contrappasso di prudenza, l'empolese migra verso il pisano e il pisano transita verso l'empolese. Il fiorentino no, ha la sua confort zone nel parcheggio della Motorizzazione Civile nel comune di Sesto Fiorentino, mentre il senese predilige le piazzole della ancora oscura Autopalio, da Bargino in giù. Una vera e propria transumanza dell'amore furtivo, volta a schivare il ferale incontro con mogli, mariti, cognati o vicini di pianerottolo. Benché la rete dissodante del web e i moderni algoritmi censiscano ogni sosta con dovizia di dettagli, la realtà sa essere spietatamente comica. Emblematico resta il caso del "parcheggio dell'amore" di Petroio a Vinci, squalificato dal suo stesso mito: l'amministrazione, in un impeto di generosa lungimiranza, vi installò oltre dieci anni orsono, un'illuminazione ad hoc per favorire le coppie, finendo per trasformare il nido d'amore in un set cinematografico a giorno che mise in fuga pure le lucciole. Ciononostante, la mappa dei devoti alla setta della lussuria, nella notte resiste e si rinnova in un catalogo di scorci suggestivi:
La selva di Botinaccio: tra gli spiazzi sterrati e le fronde di questa frazione di Montespertoli, quasi sulla linea di confine con Montelupo Fiorentino, a un passo da Bobolino, si consuma il nuovo pellegrinaggio di coppie scambiste e solitari cultori del piacere erotico. I viandanti della Fi-Pi-Li: Nelle piazzole adiacenti allo svincolo di Ponte a Elsa e San Miniato, il rombo dei tir fa da colonna sonora a fugaci intese d'asfalto. Le cattedrali di cemento al Terrafino: tra via del Castelluccio e via Vico, tra capannoni in disuso e vagheggiate promesse di bagni pubblici mai realizzati per gli autisti dei mezzi pesanti (una vera e propria manna per il sesso occasionale), la passione sfida persino la proprietà privata e i pericoli di crollo dei capannoni mai terminati, pur di consumare il suo rito. Per chi predilige anche il caro vecchio metodo della “camporella” niente di meglio che il maestoso Parco di Serravalle. Di giorno oasi green per famiglie con passeggini, corsette salutiste e picnic impeccabili; a tarda notte, misterioso teatro di una variante tutta locale del "chi cerca trova", dove il birdwatching cede improvvisamente il passo al binch-watching. Lo scambio di coppia in questi casi, richiede una precisione logistica che in ambito di spionaggio militare si sognano. Un incrociarsi di sguardi negli specchietti retrovisori, colpi di clacson impercettibili e altrettanti di tosse strategici, il tutto con la paura costante che dal buio spunti qualcuno con la penna ed il block notes a chiedere semplicemente l'autocertificazione per l'uso improprio dei sedili ribaltabili.
Infine niente grida "passione travolgente" quanto l'asfalto sconnesso della piazzola del parcheggio dell'ospedale di Empoli, quello ovviamente fuori dal contesto a pagamento, regolato di fatto da severe sbarre catarifrangenti. Un set cinematografico di prim'ordine, dove l'amore non segue le regole di Cupido, ma quello dei turni degli infermieri e di qualche marito, che approfitta della degenza della moglie. Non sorprendetevi, l'anonimato è d'obbligo, altrimenti ci si rovina la piazza a perenne memoria, ma sono tutti fatti realmente accaduti e verificati mi garantisce la mia fonte che vuole restare anonima, ma dal nickname digitale che è tutto un programma: “l'ormonauta”. A pensarci bene dei cinque luoghi del piacere, questo è quello che racchiude in un solo luogo tutti i vantaggi possibili. Perché sprecare soldi in un motel quando puoi coniugare il brivido del proibito con la comodità di un pronto soccorso a tre metri di distanza? Non si sa mai, uno strappo muscolare durante un'acrobazia sui sedili posteriori può capitare a chiunque, ed essere già nell'area ospedaliera abbatte drasticamente i tempi di intervento.
Scherzi a parte, questo teatro dell'assurdo è sopravvissuto ai decenni, alle morali dominanti, ai governi nazionali e a quelli locali, persino alle epidemie. Eppure ha però oggi smarrito il suo tratto più genuino: la fantasia. Con l'avvento delle applicazioni per cellulare, il brivido del finestrino abbassato e il fatidico "cosa cerchi?" si sono dissolti nell'efficienza del digitale. Come ebbe a dire alcuni anni fa in una intervista per una tv locale, una nota professoressa di Empoli: oggi i ragazzi si mettono insieme con il pippolo, fanno l'amore con il pippolo e si lasciano… con il pippolo. Insomma spippolano e basta.
Ed è quasi diventato lo stesso mantra, anche in questi luoghi dove la fantasia dovrebbe essere il passepartout per aprire tutte le porte del piacere. Invece, consumato l'incontro, fra i cespugli o sul cofano della macchina, passata l'eccitazione, i focosi avventori sembrano fagiani che fuggono all'arrivo del cacciatore. Basta restare a osservare un minuto di più, per assistere a vere proprie accelerazioni brucianti a pantaloni calati - fulminee come dalla griglia di partenza di un gran premio di formula uno - per rendersi conto che persino nella trasgressione abbiamo ceduto inconsciamente a delle regole nuove. Sul finire della nostra chiacchierata “l'ormonauta” torna serio, e si confida; mentre gira la chiave di avviamento, correndo via nella notte, anche lui giura e spergiura che non tornerà mai più, mentendo sapendo di mentire a se stesso e di conseguenza anche a noi. Mi tende una mano da stringere, in cenno di saluto e nel frattempo realizzo che c'è una strana lucidità nell'autoinganno. Ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata ed una segreta. Spesso non riusciamo scindere la prima dalla seconda, figuriamoci dalla terza. Di conseguenza fingiamo che sia vero il verosimile, costruiamo alibi perfetti, mentre in fondo all'anima sappiamo già come andrà a finire. Alle prime luci della sera, la solita vertigine ci riporterà esattamente lì, al solito posto in quella penombra, nel punto esatto dove ci eravamo persi.






