Simone Alderighi: "Col cambiamento climatico le api sono in difficoltà"
27-10-2026 14:20 - Cronaca
Si parla spesso delle api e della loro importanza vitale come impollinatori, ma la realtà che vivono sul campo è oggi segnata da forti criticità. Negli ultimi anni questi insetti affrontano rischi crescenti legati all'uso di pesticidi, alla perdita di habitat, ai cambiamenti climatici e alla diffusione di patogeni come l'acaro Varroa destructor. La Condotta Slow Food Empolese Valdelsa ha sempre avuto a cuore il tema delle api e l’importanza del loro ruolo nel nostro ecosistema e la sua biodiversità. Per questo abbiamo pensato di andare a sentire direttamente chi lavora per la tutela delle api e dei loro prodotti.
Per comprendere cosa significhi fare apicoltura oggi nel nostro territorio, abbiamo incontrato Simone Alderighi, che lavora nella Società Agricola ss “L’Apettina” di Empoli. Un'occasione per esplorare le difficoltà dei produttori e il legame fondamentale con i consumatori, in una prospettiva che richiama anche l'alleanza promossa da Slow Food tra chi produce e chi consuma. Dalla sincronicità perduta all'emergenza climatica: come stanno le api oggi?
Dal tuo osservatorio di operatore del settore, che sposta le arnie tra la collina e la pianura in Toscana, qual è l'immagine della vita delle api in questa fase climatica e quali sono le principali difficoltà?
Le api sono parecchio in difficoltà. Una delle cause principali è il cambiamento climatico, che si esprime con il tema della "sincronicità": le fioriture non seguono più i ritmi storici della natura a calendario. A causa della siccità o del troppo caldo, le api faticano a trovare nettare nei momenti giusti
In particolare a cosa ti riferisci?
In inverno i loro ritmi rallentano con una sorta di letargo, raggruppandosi per riscaldarsi, e dovrebbero risvegliarsi a marzo. Tuttavia, l'anno scorso si sono risvegliate già a inizio febbraio, provocando un aumento immediato della covata e esponendo l'alveare a un maggiore rischio di virosi. Le virosi sono infezioni virali favorite dall'acaro Varroa, che indebolisce il sistema immunitario e può decimare interi apiari
Le temperature molto alte sono un problema?
Sì, un problema critico. Quando si superano i 40 gradi, le api devono ventilare continuamente l'alveare sbattendo le ali. Questo sforzo le affatica, accorciandone la vita e portando allo spopolamento dell'apiario. Persino piante fondamentali per la produzione, come la sulla, soffrono per la mancanza di umidità: il nettare si secca, il fiore appassisce prima e il lavoro delle api si blocca. Questo ci costringe a spostarci continuamente nel territorio alla ricerca delle fioriture adatte. Quest'anno, ad esempio, non siamo riusciti a portare le arnie vicino ai castagni a 600-700 metri, dovendoci fermare a quote più basse (250 metri) con rese nettamente inferiori, aggravate da una scarsa fioritura di acacia a metà maggio e castagno un mese dopo, oltre alla forte infestazione di varroa. Vent'anni fa una simile combinazione di concause era impensabile.
La lotta al cambiamento climatico richiede scelte politiche globali, ma voi produttori quali decisioni siete costretti a prendere per limitare i danni?
Noi abbiamo scelto di seguire le regole della produzione biologica. Significa fare più interventi nel corso dell'anno meno invasivi per l'insetto e l'ambiente ma molto più dispendiosi in termini di tempo, usura dei mezzi e costi economici. Il biologico comporta anche di lasciare parte del miele raccolto (ad esempio a settembre) per la nutrizione delle api, evitando il ricorso alla nutrizione artificiale. Si riassume in tre fattori: rispetto dell'ambiente, rispetto della natura delle api e assenza di trattamenti chimici sul prodotto finale.
Per il 2027 vi state già muovendo?
Dall'esperienza della scorsa stagione, per la prossima (2027) dovremo trattare gli apiari tra maggio e giugno con l'acido ossalico, un prodotto consentito dal biologico che però richiede grande sorveglianza per non danneggiare gli insetti. Un'altra tecnica è stringere la cassa diminuendo i telaini per ridurre lo spazio. Inoltre, integriamo due volte l'anno la nutrizione con vitamine naturali (cannella, chiodi di garofano, aglio, vitamina C e D) per potenziare la colonia. La collocazione degli apiari richiede poi cure meticolose: pur essendo in aziende biologiche certificate, dobbiamo evitare vicinanze con vigneti a gestione convenzionale o strade ad alto traffico, tenendo sempre conto del raggio di volo delle api (circa 3 km) per non disperdere le loro energie. Nei momenti di grave siccità in cui la nutrizione artificiale è indispensabile, utilizziamo acqua e zucchero biologico o panetti di candito, prestando attenzione che anche questi ultimi rispettino i criteri biologici.
Cosa è necessario mettere in campo per migliorare la qualità del miele e quali sono le vostre strategie?
Per prima cosa dobbiamo garantire la salubrità dell'ambiente circostante. Per farlo, dialoghiamo con gli agricoltori vicini affinché limitino l'uso di sostanze chimiche e sollecitiamo le rotazioni colturali per favorire la biodiversità. In secondo luogo, è fondamentale utilizzare strumenti di tracciamento e analisi per contrastare l'immissione sul mercato di mieli contraffatti. Terzo fattore: rafforzare la connessione tra apicoltori per diffondere buone pratiche e aumentare la resilienza delle api contro le malattie.
La vostra è una piccola attività artigianale. Riuscite a garantirvi un reddito accettabile e quali sono i pesi burocratici e di gestione?
Le spese sono cresciute in modo vertiginoso, a partire dai trasporti e dai materiali: un barattolo di miele vuoto che costava 0,30 euro ora costa 0,52 euro e lo stesso vale per i pezzi di ricambio dei mezzi. Entriamo automaticamente in conflitto con la grande produzione e il miele d'importazione a basso costo di cui non sempre conosciamo l'origine. Tuttavia, notiamo che la GDO, a livello distributivo, si sta allineando ai nostri prezzi a causa dell'inflazione generale. Da tre anni abbiamo scelto la distribuzione diretta (partecipando anche a Gruppi d'Acquisto Solidale) perché la consegna a intermediari non era più sostenibile. Il prezzo del miele sfuso all'ingrosso è crollato a causa dell'importazione extra-UE, spesso oggetto di sofisticazioni con aggiunta di acqua o zuccheri. In Italia i controlli sono stringenti, ma le analisi sono costose. Il consiglio per il consumatore è di leggere bene l'etichetta, preferendo miele italiano — in particolare toscano, che vanta caratteristiche qualitative eccellenti — ed evitando prodotti a basso costo provenienti ad esempio da Cina o Perù.
Esiste una rete di piccoli produttori nel nostro territorio e come riuscite a intercettare la domanda?
Esistono associazioni eterogenee e consorzi nazionali come CONAPI (Mielizia). Noi facciamo parte di una rete di piccoli e medi produttori, Toscana Miele, aderente a UNAAPI. All'ingrosso, il prezzo fissato a settembre è calato drasticamente negli ultimi anni: l'acacia biologica è passata da 10 euro al chilo a un massimo di 7-7,50 euro, e il millefiori da 6-6,50 a 3,50 euro al chilo. Per i piccoli produttori è una grande difficoltà. Per questo ci stiamo spostando sui mercati territoriali, vendita porta a porta e collaborazioni con negozi di alimentari di qualità, puntando sulla pubblicità e sulla promozione del nostro lavoro. Un elemento chiave è la qualità: noi non pastorizziamo il miele, preservandone vitamine e sali minerali (la vitamina C, ad esempio, si degrada già a 33°). Ricordiamo inoltre che il miele autentico tende a cristallizzare, ad eccezione di poche varietà come acacia, castagno e melata.
Come fate a convincere i consumatori locali, visto che non puntate alla grande distribuzione?
La nostra politica si basa sui piccoli mercati dei produttori, in accordo con le associazioni agricole e nei circuiti del biologico. Per diversificare l'offerta, oltre al miele vendiamo polline (fondamentale fonte proteica per la colonia e ricca di amminoacidi) e propoli grezza, preziosa sostanza resinosa usata dalle api per disinfettare l'alveare grazie alle sue proprietà antibatteriche.
Qual è il ruolo delle associazioni e delle amministrazioni locali nel sostenere questo lavoro?
Ci sono esperienze molto positive nel mondo della scuola per far conoscere la vita delle api agli studenti. A Empoli, ad esempio, il mio socio Paolo, fa lezione da quasi tre anni nelle scuole primarie dando una panoramica sul funzionamento dell’alveare, sul rapporto con l’ambiente, sull’anatomia delle api e la differenza tra le diverse tipologie (operaie, fuchi, regina). Teniamo corsi di primo livello promossi dal Rotary Club e gestiamo l'apiario a Vitiana, preso in carico da noi per creare un punto di incontro e divulgazione con la cittadinanza. Anche la Condotta Slow Food Empolese ha organizzato in passato cene a tema per valorizzare il miele. Per fare questo lavoro serve molta passione. A livello nazionale, alcune istanze presentate al Parlamento europeo chiedono l'introduzione di un sistema simile alla PAC (Politica Agricola Comune), con un contributo specifico per ogni arnia che permetta agli apicoltori professionisti di affrontare gli investimenti e le spese correnti. Noi siamo contenti dei risultati ottenuti, pur nella fatica quotidiana. Il nostro obiettivo resta la qualità assoluta: non facciamo blend di tipologie diverse, tranne il millefiori prodotto dalle stesse api, ma vendiamo mieli monoflora, come quello disulla o castagno, accompagnati da materiale informativo per far conoscere la straordinaria ricchezza del mondo delle api.
Per comprendere cosa significhi fare apicoltura oggi nel nostro territorio, abbiamo incontrato Simone Alderighi, che lavora nella Società Agricola ss “L’Apettina” di Empoli. Un'occasione per esplorare le difficoltà dei produttori e il legame fondamentale con i consumatori, in una prospettiva che richiama anche l'alleanza promossa da Slow Food tra chi produce e chi consuma. Dalla sincronicità perduta all'emergenza climatica: come stanno le api oggi?
Dal tuo osservatorio di operatore del settore, che sposta le arnie tra la collina e la pianura in Toscana, qual è l'immagine della vita delle api in questa fase climatica e quali sono le principali difficoltà?
Le api sono parecchio in difficoltà. Una delle cause principali è il cambiamento climatico, che si esprime con il tema della "sincronicità": le fioriture non seguono più i ritmi storici della natura a calendario. A causa della siccità o del troppo caldo, le api faticano a trovare nettare nei momenti giusti
In particolare a cosa ti riferisci?
In inverno i loro ritmi rallentano con una sorta di letargo, raggruppandosi per riscaldarsi, e dovrebbero risvegliarsi a marzo. Tuttavia, l'anno scorso si sono risvegliate già a inizio febbraio, provocando un aumento immediato della covata e esponendo l'alveare a un maggiore rischio di virosi. Le virosi sono infezioni virali favorite dall'acaro Varroa, che indebolisce il sistema immunitario e può decimare interi apiari
Le temperature molto alte sono un problema?
Sì, un problema critico. Quando si superano i 40 gradi, le api devono ventilare continuamente l'alveare sbattendo le ali. Questo sforzo le affatica, accorciandone la vita e portando allo spopolamento dell'apiario. Persino piante fondamentali per la produzione, come la sulla, soffrono per la mancanza di umidità: il nettare si secca, il fiore appassisce prima e il lavoro delle api si blocca. Questo ci costringe a spostarci continuamente nel territorio alla ricerca delle fioriture adatte. Quest'anno, ad esempio, non siamo riusciti a portare le arnie vicino ai castagni a 600-700 metri, dovendoci fermare a quote più basse (250 metri) con rese nettamente inferiori, aggravate da una scarsa fioritura di acacia a metà maggio e castagno un mese dopo, oltre alla forte infestazione di varroa. Vent'anni fa una simile combinazione di concause era impensabile.
La lotta al cambiamento climatico richiede scelte politiche globali, ma voi produttori quali decisioni siete costretti a prendere per limitare i danni?
Noi abbiamo scelto di seguire le regole della produzione biologica. Significa fare più interventi nel corso dell'anno meno invasivi per l'insetto e l'ambiente ma molto più dispendiosi in termini di tempo, usura dei mezzi e costi economici. Il biologico comporta anche di lasciare parte del miele raccolto (ad esempio a settembre) per la nutrizione delle api, evitando il ricorso alla nutrizione artificiale. Si riassume in tre fattori: rispetto dell'ambiente, rispetto della natura delle api e assenza di trattamenti chimici sul prodotto finale.
Per il 2027 vi state già muovendo?
Dall'esperienza della scorsa stagione, per la prossima (2027) dovremo trattare gli apiari tra maggio e giugno con l'acido ossalico, un prodotto consentito dal biologico che però richiede grande sorveglianza per non danneggiare gli insetti. Un'altra tecnica è stringere la cassa diminuendo i telaini per ridurre lo spazio. Inoltre, integriamo due volte l'anno la nutrizione con vitamine naturali (cannella, chiodi di garofano, aglio, vitamina C e D) per potenziare la colonia. La collocazione degli apiari richiede poi cure meticolose: pur essendo in aziende biologiche certificate, dobbiamo evitare vicinanze con vigneti a gestione convenzionale o strade ad alto traffico, tenendo sempre conto del raggio di volo delle api (circa 3 km) per non disperdere le loro energie. Nei momenti di grave siccità in cui la nutrizione artificiale è indispensabile, utilizziamo acqua e zucchero biologico o panetti di candito, prestando attenzione che anche questi ultimi rispettino i criteri biologici.
Cosa è necessario mettere in campo per migliorare la qualità del miele e quali sono le vostre strategie?
Per prima cosa dobbiamo garantire la salubrità dell'ambiente circostante. Per farlo, dialoghiamo con gli agricoltori vicini affinché limitino l'uso di sostanze chimiche e sollecitiamo le rotazioni colturali per favorire la biodiversità. In secondo luogo, è fondamentale utilizzare strumenti di tracciamento e analisi per contrastare l'immissione sul mercato di mieli contraffatti. Terzo fattore: rafforzare la connessione tra apicoltori per diffondere buone pratiche e aumentare la resilienza delle api contro le malattie.
La vostra è una piccola attività artigianale. Riuscite a garantirvi un reddito accettabile e quali sono i pesi burocratici e di gestione?
Le spese sono cresciute in modo vertiginoso, a partire dai trasporti e dai materiali: un barattolo di miele vuoto che costava 0,30 euro ora costa 0,52 euro e lo stesso vale per i pezzi di ricambio dei mezzi. Entriamo automaticamente in conflitto con la grande produzione e il miele d'importazione a basso costo di cui non sempre conosciamo l'origine. Tuttavia, notiamo che la GDO, a livello distributivo, si sta allineando ai nostri prezzi a causa dell'inflazione generale. Da tre anni abbiamo scelto la distribuzione diretta (partecipando anche a Gruppi d'Acquisto Solidale) perché la consegna a intermediari non era più sostenibile. Il prezzo del miele sfuso all'ingrosso è crollato a causa dell'importazione extra-UE, spesso oggetto di sofisticazioni con aggiunta di acqua o zuccheri. In Italia i controlli sono stringenti, ma le analisi sono costose. Il consiglio per il consumatore è di leggere bene l'etichetta, preferendo miele italiano — in particolare toscano, che vanta caratteristiche qualitative eccellenti — ed evitando prodotti a basso costo provenienti ad esempio da Cina o Perù.
Esiste una rete di piccoli produttori nel nostro territorio e come riuscite a intercettare la domanda?
Esistono associazioni eterogenee e consorzi nazionali come CONAPI (Mielizia). Noi facciamo parte di una rete di piccoli e medi produttori, Toscana Miele, aderente a UNAAPI. All'ingrosso, il prezzo fissato a settembre è calato drasticamente negli ultimi anni: l'acacia biologica è passata da 10 euro al chilo a un massimo di 7-7,50 euro, e il millefiori da 6-6,50 a 3,50 euro al chilo. Per i piccoli produttori è una grande difficoltà. Per questo ci stiamo spostando sui mercati territoriali, vendita porta a porta e collaborazioni con negozi di alimentari di qualità, puntando sulla pubblicità e sulla promozione del nostro lavoro. Un elemento chiave è la qualità: noi non pastorizziamo il miele, preservandone vitamine e sali minerali (la vitamina C, ad esempio, si degrada già a 33°). Ricordiamo inoltre che il miele autentico tende a cristallizzare, ad eccezione di poche varietà come acacia, castagno e melata.
Come fate a convincere i consumatori locali, visto che non puntate alla grande distribuzione?
La nostra politica si basa sui piccoli mercati dei produttori, in accordo con le associazioni agricole e nei circuiti del biologico. Per diversificare l'offerta, oltre al miele vendiamo polline (fondamentale fonte proteica per la colonia e ricca di amminoacidi) e propoli grezza, preziosa sostanza resinosa usata dalle api per disinfettare l'alveare grazie alle sue proprietà antibatteriche.
Qual è il ruolo delle associazioni e delle amministrazioni locali nel sostenere questo lavoro?
Ci sono esperienze molto positive nel mondo della scuola per far conoscere la vita delle api agli studenti. A Empoli, ad esempio, il mio socio Paolo, fa lezione da quasi tre anni nelle scuole primarie dando una panoramica sul funzionamento dell’alveare, sul rapporto con l’ambiente, sull’anatomia delle api e la differenza tra le diverse tipologie (operaie, fuchi, regina). Teniamo corsi di primo livello promossi dal Rotary Club e gestiamo l'apiario a Vitiana, preso in carico da noi per creare un punto di incontro e divulgazione con la cittadinanza. Anche la Condotta Slow Food Empolese ha organizzato in passato cene a tema per valorizzare il miele. Per fare questo lavoro serve molta passione. A livello nazionale, alcune istanze presentate al Parlamento europeo chiedono l'introduzione di un sistema simile alla PAC (Politica Agricola Comune), con un contributo specifico per ogni arnia che permetta agli apicoltori professionisti di affrontare gli investimenti e le spese correnti. Noi siamo contenti dei risultati ottenuti, pur nella fatica quotidiana. Il nostro obiettivo resta la qualità assoluta: non facciamo blend di tipologie diverse, tranne il millefiori prodotto dalle stesse api, ma vendiamo mieli monoflora, come quello disulla o castagno, accompagnati da materiale informativo per far conoscere la straordinaria ricchezza del mondo delle api.
Condotta Slow Food Empolese Valdelsa






