Taric, dietro gli aumenti ci sono anche delle scelte
01-09-2026 22:09 - Opinioni
di Marco Cardone (TpE)
Quando aumenta la bolletta dei rifiuti siamo portati a pensare che sia semplicemente aumentato il costo del servizio. Ma leggendo la determinazione n. 165 del 30 luglio 2026 con cui ATO Toscana Centro ha stabilito le nuove tariffe TARIC emerge una realtà molto più complessa.
Dagli atti ATO emerge che dietro gli aumenti della TARIC non ci sono soltanto maggiori costi, ma precise scelte politiche e regolatorie: cambia quanto del conto viene fatto pagare a famiglie e imprese; dopo tre anni si continuano a usare parametri del 2023; oltre 12,8 milioni di euro prodotti anche grazie alla raccolta differenziata non vengono utilizzati al massimo possibile per abbassare le bollette, lasciando nell'ATS1 oltre 3,2 milioni in quattro anni fuori dal maggiore beneficio tariffario ottenibile; proprio le gestioni con risultati ambientali migliori finiscono per lasciare percentualmente più ricavi al gestore; nel 2026 l'ATS1 paga 32,2 milioni di costi arretrati e ATO dichiara di aver scelto di accelerarne il recupero incidendo di più sulle bollette, mentre altri costi continuano già ad accumularsi per gli anni successivi; tutto questo mentre la stessa ATO certifica per Plures una redditività “più che soddisfacente”, con un coefficente TIR dell'11,01% contro un WACC di riferimento del 5,90%, finanziata anche dai cittadini dei Comuni non soci che però non partecipano agli utili; e mentre decine di milioni di investimenti restano fuori dalla tariffa perché ATO non ha potuto validarli per carenze documentali, facendo emergere anche un problema di controllo da parte dei Comuni soci e il rischio che una parte di quei costi, insieme agli oneri di impianti sottoutilizzati, possa tornare nelle bollette future come ulteriori aumenti. Ma andiamo per punti ed entriamo giù in profondità nella tana del bianconiglio.
Quanto torna concretamente agli utenti?
La determinazione 165 fornisce finalmente anche questo numero. Per ATS1 ATO destina alle premialità TARIC 2.804.742 euro alle utenze domestiche e 701.185 euro alle non domestiche, complessivamente: 3.505.927 euro. La divisione è esattamente 80% alle famiglie e 20% alle attività economiche, mentre la tariffa è ripartita 52%-48%. La stessa proporzione 80/20 compare anche negli altri ambiti sovracomunali, nonostante abbiano differenti ripartizioni tariffarie. Nei documenti finora esaminati non abbiamo individuato il passaggio che giustifica questa proporzione e quindi non attribuiamo ad essa una spiegazione che non possediamo.
Per ATS1, dentro il limite tariffario 2026 di circa 116,195 milioni di euro, ci sono 32,247 milioni di componenti pregresse recuperate. Significa che una cifra equivalente a quasi il 28% della tariffa massima ATS1 2026 deriva dal recupero di somme riconosciute negli anni precedenti e rinviate perché non potevano essere caricate allora sulle bollette senza superare il tetto di crescita. E il problema non finisce qui: il nuovo PEF prevede già un'eccedenza 2026 di circa 25,645 milioni, destinata a essere rimodulata successivamente, e un'ulteriore eccedenza nel 2027 di circa 19,075 milioni. Attenzione: questi 44,7 milioni non sono altri arretrati già maturati appartenenti ai precedenti 75 milioni. Sono nuove eccedenze previste dal PEF 2026-2029, che mostrano però come la coda tariffaria continui a rigenerarsi, cioè si accumulano costi da pagare rimandati ad anni futuri perché per quelli attuali stiamo già pagando il massimo consentito.
Questo dato è importante anche quando discutiamo di quanto valore lasciare al gestore attraverso lo sharing. Nella verifica dell'equilibrio economico-finanziario ATO calcola per la gestione regolata un Tasso Interno di Rendimento dell'11,01%, confrontandolo con un WACC regolatorio del 5,90%. Per il 2026 indica inoltre un EBIT del 7,4%. ATO conclude che la redditività risulta «più che soddisfacente» e «di gran lunga superiore» al costo medio ponderato del capitale e che non emergono elementi tali da configurare un deficit strutturale dell'equilibrio economico-finanziario. Questo non dimostra automaticamente che portare lo sharing al 40% sarebbe stato finanziariamente neutro perché purtroppo ATO non ha pubblicato quel controfattuale, dimostra però che la gestione validata non viene descritta dalla stessa Autorità come economicamente fragile o scarsamente remunerativa, non ponendo impedimento a quella possibilità.
Ed emerge anche una questione sociale difficilmente accettabile: la redditività “più che soddisfacente” certificata da ATO viene finanziata dalle tariffe pagate da tutti i cittadini serviti, ma gli eventuali utili societari vengono distribuiti soltanto ai Comuni soci. In altre parole, anche i cittadini dei Comuni che non possiedono quote in Plures contribuiscono alla redditività della gestione, senza poter partecipare ai dividendi. Un sistema pubblico dovrebbe garantire prima di tutto equilibrio ed economicità del servizio, non trasformare la tariffa pagata da tutti in una fonte di vantaggio riservata soltanto ad alcuni cittadini creando cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Alla fine è questo il dato politico che emerge dai documenti. Dietro la TARIC non ci sono soltanto formule imposte da ARERA e costi inevitabili. Ci sono scelte, dalle più grandi come il progetto di quotazione in borsa, alle più ordinarie come la ripartizione dei costi tra le tipologie di utenze. È stata una scelta distribuire nel 2026 la tariffa ATS1 al 52% tra famiglie e 48% tra attività economiche. È il risultato di una metodologia scelta da ATO fermare lo sharing al 33%, quando il quadro ARERA consentiva di arrivare al 40%: una differenza che vale circa 900 mila euro nel 2026 e oltre 3,2 milioni nel quadriennio. Ed è stata esplicitamente una scelta di ATO accelerare il recupero delle componenti pregresse: 32,247 milioni di euro solo nell'ATS1 entrano nella tariffa 2026 come recupero di somme precedentemente rinviate, mentre il nuovo PEF genera già ulteriori eccedenze da recuperare negli anni successivi. Tutto questo mentre la stessa ATO giudica la redditività della gestione «più che soddisfacente», con un TIR dell'11,01% rispetto a un WACC regolatorio del 5,90%.
Quando aumenta la bolletta dei rifiuti siamo portati a pensare che sia semplicemente aumentato il costo del servizio. Ma leggendo la determinazione n. 165 del 30 luglio 2026 con cui ATO Toscana Centro ha stabilito le nuove tariffe TARIC emerge una realtà molto più complessa.
Fonti: ATO Toscana Centro, Determinazione DG n. 165 del 30 luglio 2026, Approvazione delle tariffe unitarie per il 2026 per gli ambiti tariffari sovracomunali ATS1, ATS2 e ATS3, pp. 1-6 e Allegato A. 165_det_Taric_unitarie_2026_225_12171.pdf
Dagli atti ATO emerge che dietro gli aumenti della TARIC non ci sono soltanto maggiori costi, ma precise scelte politiche e regolatorie: cambia quanto del conto viene fatto pagare a famiglie e imprese; dopo tre anni si continuano a usare parametri del 2023; oltre 12,8 milioni di euro prodotti anche grazie alla raccolta differenziata non vengono utilizzati al massimo possibile per abbassare le bollette, lasciando nell'ATS1 oltre 3,2 milioni in quattro anni fuori dal maggiore beneficio tariffario ottenibile; proprio le gestioni con risultati ambientali migliori finiscono per lasciare percentualmente più ricavi al gestore; nel 2026 l'ATS1 paga 32,2 milioni di costi arretrati e ATO dichiara di aver scelto di accelerarne il recupero incidendo di più sulle bollette, mentre altri costi continuano già ad accumularsi per gli anni successivi; tutto questo mentre la stessa ATO certifica per Plures una redditività “più che soddisfacente”, con un coefficente TIR dell'11,01% contro un WACC di riferimento del 5,90%, finanziata anche dai cittadini dei Comuni non soci che però non partecipano agli utili; e mentre decine di milioni di investimenti restano fuori dalla tariffa perché ATO non ha potuto validarli per carenze documentali, facendo emergere anche un problema di controllo da parte dei Comuni soci e il rischio che una parte di quei costi, insieme agli oneri di impianti sottoutilizzati, possa tornare nelle bollette future come ulteriori aumenti. Ma andiamo per punti ed entriamo giù in profondità nella tana del bianconiglio.
Nel 2026 cambia anche chi paga
Nell'ATS1 (Ambito Tariffario Sovracomunale che include cioè più comuni), di cui fa parte Empoli, nel 2025 alle famiglie veniva attribuito il 59% della parte fissa e il 58% della parte variabile della tariffa. Nel 2026 entrambe scendono al 52%. Per le attività economiche si passa quindi rispettivamente dal 41% e 42% al 48%. ATO precisa che questa articolazione è stata proposta «di concerto con i Comuni componenti dell'ATS1». Non è dunque una percentuale imposta da ARERA (Autorità nazionale che regola e struttura le tariffe per energia acqua e rifiuti), ma una scelta compiuta nel territorio su come distribuire il conto complessivo tra famiglie e attività economiche.Fonti: ATO Toscana Centro, Determinazione DG n. 159 del 16 giugno 2025, p. 3; Determinazione DG n. 165 del 30 luglio 2026, p. 4 e Allegato A, Tabella 1.
Il risultato si vede nelle tariffe unitarie. Per una famiglia di quattro persone la parte fissa passa da 1,49 a 0,92 euro/m², mentre quella variabile sale da 1,10 a 1,27 euro/litro, circa il 15,5% in più. Per le utenze non domestiche la variabile passa invece da 0,41 a 0,64 euro/litro, circa +56%. Questo significa che una parte del peso si sposta dalla superficie alla quantità di rifiuto attribuita all'utenza. Non significa però semplicemente “paghi quello che butti”: il regolamento prevede quantitativi minimi sui quali viene comunque calcolata la componente variabile e successivamente eventuali riduzioni. Il confronto 2025-2026 va inoltre letto sapendo che il perimetro ATS1 è cambiato: nel 2026 si sono aggiunti altri tre Comuni. Questo impedisce di attribuire l'intera variazione delle tariffe a una singola causa.
Fonti: ATO Toscana Centro, Determinazioni DG n. 159/2025 e n. 165/2026, relativi Allegati A; Determinazione 165/2026, p. 4, per l'allargamento dell'ATS1; Regolamento TARIC ATS1 coordinato, artt. 7 e 11.
Dopo tre anni si usano ancora i parametri del 2023
La TARIC è partita nell'ATS1 nel 2023 e dovrebbe avvicinare progressivamente ciò che ciascuno paga al servizio utilizzato. Eppure ATO afferma che i dati disponibili non sono ancora sufficienti a ottenere una nuova parametrizzazione presuntiva rappresentativa nel tempo. Nel 2026 vengono così utilizzati ancora i coefficienti Ka e Kc del 2023. Nell'ATS3, formato da Pelago, Pontassieve e Rufina, vengono addirittura applicati i coefficienti dell'ATS2. Non ci sono elementi per dire che questo sia illegittimo. Ma dopo tre anni di tariffazione corrispettiva e milioni di conferimenti registrati una domanda appare legittima: perché non disponiamo ancora di dati considerati sufficientemente rappresentativi per aggiornare quei parametri?Fonti: ATO Toscana Centro, Determinazione DG n. 165 del 30 luglio 2026, pp. 3-4. 165_det_Taric_unitarie_2026_225_12171.pdf
La raccolta differenziata produce anche milioni di ricavi
Quando parliamo di rifiuti dimentichiamo spesso un fatto fondamentale: la raccolta differenziata non produce soltanto costi, produce anche ricavi. Nel PEF dell'ATS1 per il 2026 troviamo 1,806 milioni di euro dalla vendita dei materiali e dell'energia e 11,009 milioni dai corrispettivi dei sistemi collettivi legati alla responsabilità estesa dei produttori: complessivamente circa 12,815 milioni di euro. Quel valore esiste grazie anche e soprattutto al lavoro quotidiano dei cittadini che separano carta, plastica, vetro, organico e gli altri materiali. E la stessa ATO riconosce esplicitamente il contributo degli utenti alla generazione di questi ricavi e il beneficio economico che può derivarne attraverso la riduzione delle entrate tariffarie.Fonti: ATO Toscana Centro, PEF ATS1 2026-2029, annualità 2026, righe AR e ARsc; Relazione di accompagnamento ex art. 29.4 MTR-3, 16 luglio 2026, §5.4, pp. 78-79; Regolamento TARIC ATS1, art. 11, comma 4. La formula regolamentare collega espressamente RID ai ricavi AR e ARsc e al fattore b. regolamento taric Empoli 2025.pdf
Quanto di quel valore facciamo tornare nelle bollette?
Qui entra in gioco lo sharing. Per ATS1 il fattore b è stato fissato a 0,33. Ma il 33% non è un valore imposto direttamente da ARERA. Il metodo nazionale stabilisce per la classe nella quale ricade ATS1 un intervallo entro il quale ATO può esercitare la propria discrezionalità tecnica. La precisazione è importante: ATO non ha semplicemente scelto arbitrariamente “33 invece di 40”. Ha adottato una propria metodologia di interpolazione degli indicatori prevista all'interno del quadro ARERA, e quella metodologia produce per ATS1 il valore del 33%. Ma la scelta del criterio con cui collocarsi nell'intervallo è una scelta di ATO, non un obbligo imposto da ARERA.Fonti: ATO Toscana Centro, Relazione di accompagnamento PEF 2026-2029, §5.4, pp. 78-79 e Tabella 45; ARERA, deliberazione 397/2025/R/RIF, Allegato A MTR-3, art. 3.4.
Ed è qui che la scelta diventa economicamente misurabile. Portare b dal 33 al massimo consentito del 40% avrebbe significato circa 897 mila euro in più a beneficio della tariffa nel solo 2026. Negli anni successivi, sulla base dei ricavi previsti dal PEF, il vantaggio sarebbe stato di circa 773 mila euro l'anno. Nel quadriennio 2026-2029 parliamo quindi di oltre 3,2 milioni di euro che avrebbero potuto concorrere maggiormente alla riduzione delle tariffe ATS1, a parità delle altre condizioni. È esattamente ciò che come Unione Cittadini Taric Si ma Non Così avevamo chiesto ai sindaci: utilizzare il massimo sharing consentito per riportare agli utenti una quota maggiore del valore economico generato dalla raccolta differenziata.
Fonti: ATO Toscana Centro, PEF ATS1 2026-2029, righe AR, ARsc e componente dopo sharing; Relazione §5.4; elaborazione sui valori ufficiali. Nel 2026 AR+ARsc = €12.815.241 e il differenziale di 0,07 equivale a circa €897.067. Per la riconciliazione esatta resta uno scarto di €10.302 rispetto alla componente sharing riportata nel PEF, che richiederebbe il foglio di calcolo sottostante. Il report di controllo indipendente conferma il medesimo ordine di grandezza. Verifica_TARIC_det165_2026.docx
Un paradosso: chi ha performance migliori lascia più ricavi al gestore
C'è poi un aspetto del metodo nazionale che merita una riflessione. ATS1 presenta indicatori di qualità della raccolta differenziata molto elevati: R1 pari a 0,91 e R2 pari a 0,98, entrambi in classe A. Eppure il suo fattore di sharing è soltanto 0,33. Altre gestioni con performance peggiori possono avere fattori di sharing molto più elevati. Questo deriva dalla struttura stessa del metodo ARERA: le gestioni collocate nei quadranti migliori ricadono in intervalli di b più bassi e quindi, a parità di ricavi, una quota maggiore del valore resta al gestore. Non significa che convenga differenziare peggio: una cattiva raccolta produce meno valore recuperabile e maggiori costi, che poi ricadono sulla tariffa. Il paradosso è un altro: quando cittadini e servizio producono risultati migliori e entrate economiche maggiori, una quota percentualmente maggiore del valore generato rimane al gestore anziché tornare nelle bollette.Fonti: ATO Toscana Centro, PEF ATS1 2026-2029, indicatori R1=0,91, R2=0,98, entrambi classe A; Relazione di accompagnamento, §5.4 e Tabella 45; ARERA, MTR-3, art. 3.4. Pef_26_29_ATS1.pdf
Quanto torna concretamente agli utenti?
La determinazione 165 fornisce finalmente anche questo numero. Per ATS1 ATO destina alle premialità TARIC 2.804.742 euro alle utenze domestiche e 701.185 euro alle non domestiche, complessivamente: 3.505.927 euro. La divisione è esattamente 80% alle famiglie e 20% alle attività economiche, mentre la tariffa è ripartita 52%-48%. La stessa proporzione 80/20 compare anche negli altri ambiti sovracomunali, nonostante abbiano differenti ripartizioni tariffarie. Nei documenti finora esaminati non abbiamo individuato il passaggio che giustifica questa proporzione e quindi non attribuiamo ad essa una spiegazione che non possediamo.Fonti: ATO Toscana Centro, Determinazione DG n. 165/2026, dispositivo, punti 3-5, p. 5. 165_det_Taric_unitarie_2026_225_12171.pdf
Per Empoli ATO quantifica invece in 13.342.845 euro, pari all'11,48%, la quota delle entrate TARIC ATS1 attribuibile al territorio ai fini dello specifico calcolo previsto per la capacità assunzionale dei Comuni. Non significa che il Comune incassi quella somma e non permette di sapere automaticamente quanto dei 3,506 milioni di premialità vada agli empolesi: nei documenti pubblicati manca la ripartizione necessaria.
Fonti: ATO Toscana Centro, Determinazione DG n. 165/2026, Allegato B, Tabella 10, p. 13.
Ma nella tariffa 2026 stiamo pagando anche un pesante conto del passato
Qui emerge uno dei dati più importanti dell'intero PEF. La tariffa regolatoria lavora già fisiologicamente con uno scarto temporale: quella del 2026 utilizza costi di annualità precedenti secondo le regole del metodo. Ma sopra questo normale meccanismo esiste un secondo strato. ATO dichiara che la nuova predisposizione tariffaria si porta dietro circa 75 milioni di euro di componenti già riconosciute dal metodo negli anni precedenti ma che non erano ancora state fatte pagare agli utenti perché superavano il limite massimo annuale di crescita delle tariffe. Non sono costi nuovi: sono costi già riconosciuti e rinviati.Fonti: ATO Toscana Centro, Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, 15 luglio 2026, §12.3.1 e conclusioni §14; Relazione di accompagnamento PEF 2026-2029, tabelle sulle componenti rimodulate. Il report di controllo richiama il totale di circa €75 milioni. Verifica_TARIC_det165_2026.docx
Per ATS1, dentro il limite tariffario 2026 di circa 116,195 milioni di euro, ci sono 32,247 milioni di componenti pregresse recuperate. Significa che una cifra equivalente a quasi il 28% della tariffa massima ATS1 2026 deriva dal recupero di somme riconosciute negli anni precedenti e rinviate perché non potevano essere caricate allora sulle bollette senza superare il tetto di crescita. E il problema non finisce qui: il nuovo PEF prevede già un'eccedenza 2026 di circa 25,645 milioni, destinata a essere rimodulata successivamente, e un'ulteriore eccedenza nel 2027 di circa 19,075 milioni. Attenzione: questi 44,7 milioni non sono altri arretrati già maturati appartenenti ai precedenti 75 milioni. Sono nuove eccedenze previste dal PEF 2026-2029, che mostrano però come la coda tariffaria continui a rigenerarsi, cioè si accumulano costi da pagare rimandati ad anni futuri perché per quelli attuali stiamo già pagando il massimo consentito.
Fonti: ATO Toscana Centro, PEF ATS1 2026-2029 e Relazione di accompagnamento, tabelle relative a ΣT, ΣTmax e rimodulazione; Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, §§12.3 e 14. La distinzione tra €32,247 milioni pregressi e le nuove eccedenze 2026-2027 corregge l'interpretazione contenuta nel report di revisione. Verifica_TARIC_det165_2026.docx
E ATO ha scelto di accelerarne il recupero
Questo passaggio è particolarmente importante perché conferma la tesi centrale dell'articolo direttamente con le parole dell'Autorità. ATO spiega di avere adottato un coefficiente uniforme nell'esercizio della propria discrezionalità tecnica con l'obiettivo di «favorire il più rapido recupero delle componenti tariffarie oggetto di rimodulazione», contribuendo contemporaneamente al mantenimento dell'equilibrio economico-finanziario della gestione Plures e alla progressiva riduzione del valore di subentro. Tradotto: la velocità con cui il conto arretrato arriva nelle nostre bollette non è soltanto il risultato automatico di una formula. ATO dichiara di aver compiuto una scelta per accelerarne il recupero.Fonti: ATO Toscana Centro, Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, 15 luglio 2026, §12.3.3, pp. 20-21.
E il gestore, secondo ATO, ha una redditività più che soddisfacente
Questo dato è importante anche quando discutiamo di quanto valore lasciare al gestore attraverso lo sharing. Nella verifica dell'equilibrio economico-finanziario ATO calcola per la gestione regolata un Tasso Interno di Rendimento dell'11,01%, confrontandolo con un WACC regolatorio del 5,90%. Per il 2026 indica inoltre un EBIT del 7,4%. ATO conclude che la redditività risulta «più che soddisfacente» e «di gran lunga superiore» al costo medio ponderato del capitale e che non emergono elementi tali da configurare un deficit strutturale dell'equilibrio economico-finanziario. Questo non dimostra automaticamente che portare lo sharing al 40% sarebbe stato finanziariamente neutro perché purtroppo ATO non ha pubblicato quel controfattuale, dimostra però che la gestione validata non viene descritta dalla stessa Autorità come economicamente fragile o scarsamente remunerativa, non ponendo impedimento a quella possibilità.Fonti: ATO Toscana Centro, Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, §13.2, Tabelle 13-14 e conclusioni §14, pp. 22-24. Il documento indica WACC 5,9% e descrive il TIR come indicatore della remunerazione implicita della gestione regolata. Comunicazione_art.30.2_MTR-3_def(1).pdf
Ed emerge anche una questione sociale difficilmente accettabile: la redditività “più che soddisfacente” certificata da ATO viene finanziata dalle tariffe pagate da tutti i cittadini serviti, ma gli eventuali utili societari vengono distribuiti soltanto ai Comuni soci. In altre parole, anche i cittadini dei Comuni che non possiedono quote in Plures contribuiscono alla redditività della gestione, senza poter partecipare ai dividendi. Un sistema pubblico dovrebbe garantire prima di tutto equilibrio ed economicità del servizio, non trasformare la tariffa pagata da tutti in una fonte di vantaggio riservata soltanto ad alcuni cittadini creando cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Se i soldi non tornano subito in bolletta, fanno un giro molto più lungo
C'è poi una conseguenza poco intuitiva dello sharing. Quando una quota dei ricavi viene utilizzata per ridurre il fabbisogno tariffario, il beneficio resta direttamente nel circuito del servizio rifiuti. Se invece quel valore rimane nell'azienda, entra nell'economia complessiva della società: sostiene costi e attività e soltanto ciò che alla fine diventa utile può eventualmente essere distribuito ai Comuni soci. Cento euro lasciati all'azienda non diventano quindi cento euro restituiti ai cittadini. E soprattutto i due circuiti seguono regole differenti. La riduzione tariffaria beneficia gli utenti del servizio; l'eventuale dividendo viene distribuito ai Comuni secondo le quote societarie, non secondo quanto i cittadini di ciascun territorio hanno pagato nella TARIC. Firenze e Prato, ad esempio, possiedono insieme circa il 55,3% di Plures. Il punto non è sostenere che ogni euro lasciato attraverso lo sharing diventi un dividendo — sarebbe falso — ma esattamente il contrario: una volta lasciato nell'azienda, quell'euro non è più un beneficio diretto e territorialmente riconducibile alla bolletta che lo ha generato.Fonti: ATO Toscana Centro, Relazione di accompagnamento, §5.4, per il meccanismo dello sharing; struttura societaria Plures per le quote di partecipazione. Il passaggio tra ricavi aziendali ed eventuale dividendo è una descrizione del meccanismo societario e non implica tracciabilità dei singoli euro.
Così, pur di mantenere la possibilità di incassare utili, i Comuni accettano che una parte del valore pagato e prodotto con sacrificio dai cittadini attraverso i costi aziendali e che ciò che eventualmente resta venga redistribuito secondo rapporti societari che non corrispondono a quelli con cui i territori hanno finanziato il servizio. Un giro che può vanificare una parte del beneficio che potrebbe invece arrivare direttamente nelle bollette.
Fonti: la conclusione è un'interpretazione politica ed economica del diverso funzionamento dei due circuiti; non è una conclusione formulata da ATO.
E ci sono altri costi che oggi ATO non ha ammesso in tariffa
La partita diventa ancora più delicata guardando agli investimenti di Plures. Per i CAPEX 2024-2025 il gestore aveva presentato 103,354 milioni di euro. ATO ne ha validati 64,851 milioni, rettificandone 38,504 milioni: oltre 22,283 milioni riguardano sistemi informatici e 16,220 milioni cespiti destinati alla raccolta. L'impatto tariffario complessivo delle rettifiche CAPEX riportato da ATO è circa 9,288 milioni, composto da circa 6,598 milioni di ammortamenti e 2,689 milioni di remunerazione del capitale. Questo dato non deve però essere interpretato come 9,288 milioni di risparmio ricorrente ogni anno: la tabella ATO quantifica gli effetti regolatori delle rettifiche riferite ai CAPEX 2024 e 2025.Fonti: ATO Toscana Centro, Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, §5.1, Tabelle 3-4, pp. 6-7; Relazione di accompagnamento, Tabella 47. Relazione acc Plures PEF 2026-2029__02(1).pdf
Ancora più rilevanti sono le immobilizzazioni in corso, le LIC. Per il solo 2025 Plures ne aveva presentate per circa 73,880 milioni, ma ATO ne ha validate allo stato dell'istruttoria soltanto 3,218 milioni, lasciandone fuori circa 70,662 milioni. Non significa che 70 milioni siano stati spesi illegittimamente. Significa che, con la documentazione disponibile, ATO non ha ritenuto possibile riconoscerli ai fini tariffari.
Fonti: ATO Toscana Centro, Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, §5.2, Tabelle 5-6, pp. 7-9.
Le ragioni indicate dall'Autorità meritano attenzione: documentazione che in diversi casi non consentiva di ricostruire adeguatamente interventi, costi e benefici, verificarne la corretta imputazione al servizio regolato o, per alcune poste, escludere possibili duplicazioni. Sul Piano degli investimenti 2026-2029 ATO arriva a scrivere che, a causa delle carenze della documentazione trasmessa, il programma «non risulta valutabile e quindi validabile».
Fonti: ATO Toscana Centro, Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, §§5-6, pp. 6-10.
Il problema riguarda anche chi avrebbe dovuto controllare
Plures è una società pubblica controllata dai Comuni. Se dopo anni di gestione ATO si trova davanti a investimenti per decine di milioni che non riesce a validare per insufficienza degli elementi necessari alla verifica, la questione non riguarda soltanto il management della società: riguarda inevitabilmente anche il controllo esercitato negli anni dai soci pubblici e quindi dai sindaci sulla propria azienda. Questo è un giudizio che parte da un fatto documentale: l'Autorità ha formalmente rilevato carenze tali da impedire la validazione di una parte molto rilevante degli investimenti presentati.Fonti: ATO Toscana Centro, Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, §§5-6. La responsabilità politica dei soci è una valutazione dell'autore sulla funzione di controllo proprietario.
E il problema non resta confinato alla tariffa. Secondo il confronto tra le due versioni del bilancio Plures 2025 reso pubblico dal consigliere comunale fiorentino Dmitrij Palagi, l'utile consolidato è stato rideterminato di 26,9 milioni, mentre il dividendo ai soci è rimasto pari a 34,359 milioni, ricorrendo anche alle riserve. I 38,5 milioni di CAPEX rettificati da ATO non coincidono contabilmente con quei 26,9 milioni e non devono essere confusi. Il punto è un altro: siamo contemporaneamente utenti e proprietari della società. Una cattiva allocazione del capitale pubblico può quindi riguardarci sia attraverso aumenti sulle tariffe sia attraverso i risultati e erosione del patrimonio della società.
Fonti: ATO Toscana Centro, Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, §5.1, per le rettifiche CAPEX; Comune di Firenze, comunicato del consigliere Dmitrij Palagi del 23 giugno 2026, per il confronto fra le due versioni del bilancio. Il collegamento tra i due fenomeni è interpretativo e non costituisce un nesso contabile.
E il conto potrebbe non essere finito
Le somme oggi non riconosciute non devono essere confuse con i 75 milioni di arretrati di cui abbiamo parlato prima. I 75 milioni sono costi già riconosciuti e rinviati. I 38,5 milioni di CAPEX rettificati e le LIC non validate sono invece poste che oggi non hanno superato, integralmente o in parte, la verifica necessaria per essere riconosciute tariffariamente. Plures potrà utilizzare gli strumenti previsti dal MTR-3 per produrre gli elementi necessari e chiedere il riconoscimento futuro delle componenti che oggi sono rimaste fuori. Esistono inoltre procedimenti distinti sul programma pluriennale degli investimenti e sul riequilibrio dell'impianto di Montespertoli. Su Montespertoli ATO ha riconosciuto i costi solo per i quantitativi effettivamente trattati, perché l'impianto lavora molto sotto la capacità assunta nel PEF 2021, e ha rinviato al riequilibrio ogni valutazione sui maggiori oneri da mancata saturazione. Tradotto: un impianto sottoutilizzato di cui qualcuno, prima o poi, dovrà pagare il vuoto. Per i cittadini la sostanza è semplice: se una parte di quelle somme verrà successivamente riconosciuta, i relativi effetti regolatori potranno entrare nelle tariffe future. Se non verrà dimostrata la loro riconoscibilità, non potranno essere trasferiti agli utenti attraverso il PEF.Fonti: ATO Toscana Centro, Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, §§5.2.1, 6.1 e 7.1, pp. 7-11. La scadenza di ottobre 2026 non è indicata in questo documento e dovrà essere attribuita alla specifica dichiarazione o all'atto ATO che la stabilisce prima della pubblicazione.
Non tutto ciò che aumenta era inevitabile
Alla fine è questo il dato politico che emerge dai documenti. Dietro la TARIC non ci sono soltanto formule imposte da ARERA e costi inevitabili. Ci sono scelte, dalle più grandi come il progetto di quotazione in borsa, alle più ordinarie come la ripartizione dei costi tra le tipologie di utenze. È stata una scelta distribuire nel 2026 la tariffa ATS1 al 52% tra famiglie e 48% tra attività economiche. È il risultato di una metodologia scelta da ATO fermare lo sharing al 33%, quando il quadro ARERA consentiva di arrivare al 40%: una differenza che vale circa 900 mila euro nel 2026 e oltre 3,2 milioni nel quadriennio. Ed è stata esplicitamente una scelta di ATO accelerare il recupero delle componenti pregresse: 32,247 milioni di euro solo nell'ATS1 entrano nella tariffa 2026 come recupero di somme precedentemente rinviate, mentre il nuovo PEF genera già ulteriori eccedenze da recuperare negli anni successivi. Tutto questo mentre la stessa ATO giudica la redditività della gestione «più che soddisfacente», con un TIR dell'11,01% rispetto a un WACC regolatorio del 5,90%.Fonti: ATO Toscana Centro, Determinazione DG n. 165/2026; Relazione di accompagnamento §5.4; PEF ATS1 2026-2029; Comunicazione ex art. 30.2 MTR-3, §§12.3, 13 e 14.






