Torna l'ora solare: tra scienza, clima e il dibattito che divide l'Europa
24-10-2026 09:00 - Opinioni
di: Gordon Baldacci
Ci siamo, stanotte in Italia e in tutta l'Unione Europea tornerà l'ora solare. Alle ore 03:00 del mattino le lancette dell'orologio andranno spostate un'ora indietro, portandole alle 02:00. Questo cambio regalerà un'ora di sonno in più quella notte, ma comporta il progressivo anticipo del tramonto nel tardo pomeriggio.
Oltre all'aspetto burocratico e alle abitudini quotidiane, il passaggio dall'ora legale a quella solare si intreccia a doppio filo con la fisica dell'atmosfera, il microclima e le dinamiche energetiche stagionali.
L'ora solare non è una convenzione arbitraria, ma coincide con il tempo civile naturale, calcolato sulla posizione apparente del Sole al meridiano.
In Autunno, l'emisfero settentrionale va incontro a una naturale contrazione del fotoperiodo (la durata del giorno rispetto alla notte), dovuta all'inclinazione dell'asse terrestre, mentre la Terra percorre la sua orbita attorno al Sole. Di conseguenza la traiettoria del Sole nell'emisfero boreale si abbassa verso l'orizzonte, riducendo l'angolo di incidenza dei raggi solari.
Con il passaggio all'ora solare, la luce naturale viene "spostata" al mattino presto, mentre il tardo pomeriggio scivola più rapidamente nel buio. Dal punto di vista meteorologico, il cambio dell'ora rappresenta uno snodo fondamentale per comprendere l'evoluzione delle temperature al suolo e i fenomeni d'inversione termica. Con il tramonto anticipato di un'ora, il bilancio radiativo del terreno diventa negativo già nel pieno pomeriggio. L'assenza di radiazione solare attiva il processo di irraggiamento notturno, facendo scendere rapidamente la temperatura nei bassi strati. Nelle zone pianeggianti e nelle vallate interne, la perdita di calore serale coordinata alla stabilità atmosferica favorisce la formazione delle classiche nebbie da irraggiamento e un marcato gradiente termico tra il suolo freddo e l'aria più mite in quota. Senza contare che lo sbalzo termico tra il pomeriggio e la prima serata diventa più netto ed evidente per la popolazione, poiché il picco di freddo giornaliero coincide con gli orari di rientro dal lavoro e dalle scuole.
Ogni anno il ritorno dell'ora solare riaccende la discussione sull'opportunità di mantenere il doppio cambio d'ora stagionale.
Dati alla mano, l'ora legale nei 7 mesi estivi permette di risparmiare centinaia di milioni di chilowattora e centinaia di tonnellate di CO2. Tuttavia, nei mesi invernali (Novembre-Febbraio), mantenere l'ora legale porterebbe un beneficio ridotto, poiché il risparmio serale verrebbe in gran parte compensato dai maggiori consumi di luce e riscaldamento al mattino prima dell'alba. Dal punto di vista medico, lo spostamento delle lancette provoca un temporaneo disallineamento dell'orologio biologico (il cosiddetto "jet-lag sociale"). Tuttavia, la comunità scientifica evidenzia che l'ora solare è quella più sincrona con la produzione naturale di melatonina, garantendo un risveglio con luce naturale e migliorando la qualità del sonno. Nonostante nel 2018 il Parlamento Europeo abbia votato a favore dell'abolizione del cambio d'ora lasciando la scelta ai singoli Stati membri, la questione è rimasta bloccata per la mancanza di un accordo uniforme tra i Paesi del Nord (che preferiscono l'ora solare permanente) e quelli del Sud Europa, ed è ovvio comprenderne il perchè, visto che più a nord ci si sposta e meno ore di sole si avranno nei prossimi mesi, fino ad arrivare in alcune zone vicine al circolo polare artico, alle ventiquattro ore di buio su ventiquattro.
C'è da dire che si tratta comunque di regole e decisioni prese in un'epoca in cui la popolazione aveva una vita sociale e lavorativa molto diversa rispetto a quella attuale. Senza contare che il cambiamento climatico, sta creando un curioso paradosso negli ormai quattro e non più tre, mesi “termicamente estivi”.
Se è vero ad esempio che mantenere l'ora solare in estate, porterebbe ad esempio ad avere il sole già alto alle sei del mattino, da un altro lato, avere un tramonto anticipato alle venti invece che alle ventuno specie nella prima parte dell'estate, favorirebbe un più veloce abbassamento delle temperature la sera. Ovviamente il contrappasso da pagare, sarebbe ad esempio di raggiungere i valori massimi alle 13/14 invece che alle 15/16, ma sono già diverse le professioni che adottano nelle prime ore del pomeriggio, accorgimenti specifici, rispettando le direttive regionali e nazionali sulle professioni a rischio durante le ondate di calore sempre più lunghe, con i vari decreti legislativi collegati al'emergenza caldo. Sia chiaro nulla di così innovativo, soprattutto se concentriamo lo sguardo sulle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, sono diverse le nazioni che per cultura e tradizione, interpongono da secoli una piccola pausa pomeridiana durante le ondate di calore più feroci estive.
La più conosciuta è la “siesta spagnola” dove soprattutto nei piccoli centri, molti negozi e uffici chiudono ancora tra le 14:00 e le 17:00 per consentire il pranzo e il riposo. In Grecia invece prende il nome di “mesimeri” (mezzogiorno), è un momento di quiete pubblica tutelato in alcune zone persino da leggi locali che vietano i rumori molesti nel primo pomeriggio. In Portogallo invece vige la “sesta” che segue dinamiche simili a quelle spagnole, specialmente nelle calde regioni meridionali come l'Algarve.
Anche in Italia, soprattutto nelle zone meridionali vige il riposo o più conosciuto come “pennichella” che vede una chiusura pomeridiana dei piccoli esercizi commerciali tra le 13:00 e le 16:00 quando le giornate portano le temperature a schizzare oltre i 35 C° per ore ed ore.
Sebbene la globalizzazione abbia stravolto orari e turni di lavoro, permettendo all'utenza un servizio ormai 7/24 per tantissime professioni ed esercizi commerciali; anche in altre zone del mondo - dall'emisfero boreale a quello australe - si mantengono abitudini pomeridiane simili, come in Messico, Argentina, Cile, Colombia e Perù. In questi paesi è consuetudine rallentare il ritmo o fare un breve sonnellino post-pranzo. Curiosamente, in Brasile (colonizzato dai portoghesi) la tradizione è storicamente molto meno sentita.
In Cina il “wushui” (letteralmente sonno del mezzogiorno) è un vero e proprio diritto inserito storicamente nella routine di uffici e scuole, dove agli studenti viene concesso di poggiare la testa sul banco per 30 minuti dopo pranzo. In Giappone esiste la pratica dell'inemuri ("dormire pur essendo presenti"). Non è una siesta tradizionale a letto, ma la tolleranza sociale (e aziendale) verso brevi sonnellini fatti sui mezzi pubblici o alla scrivania, visti come prova di totale dedizione al lavoro.
Nelle Filippine il riposino è chiamato “idlip” ed è un'eredità diretta dei tre secoli di dominazione spagnola. Mentre in India e Vietnam, è molto diffuso per spezzare le giornate segnate dal clima monsonico e dall'umidità asfissiante del primo pomeriggio, prendere alcune ore di assoluto riposo, magari proprio mentre il consueto pomeridiano temporale tropicale, si abbatte con 35 gradi e il 90% di umidità reale - percepita immaginiamo - insostenibile.
Tornando a noi, dove una vecchia battuta evergreen, ci ricorda che di legale in Italia è rimasta solo l'ora, l'argomento dello spostamento delle lancette avanti e indietro è una cosa seria, con tanto di discussione parlamentare.
La X Commissione della Camera (Attività produttive) ha concluso un'indagine conoscitiva che boccia ufficialmente il doppio cambio stagionale. Sulla base di questo studio, è stata presentata una risoluzione per spingere l'esecutivo a riaprire i negoziati a Bruxelles per superare la direttiva del cambio d'orario; promuovere l'ora legale per tutto l'anno, posizionando l'Italia come Paese capofila di questa svolta; ed arrivare a valutare una sperimentazione temporanea (di almeno un anno) insieme ad altri Paesi UE per monitorare gli effetti su salute ed energia.
Al momento però come abbiamo già sottolineato, una soluzione a livello europeo non c'è, quindi a scanso di equivoci, tutto resta come sempre, e dopo aver spostato le lancette indietro domani notte, torneremo a fine marzo esattamente fra la notte di sabato 27 marzo e quella di domenica 28, a spostarle avanti nuovamente di un'ora, con una piccola curiosità in più. Sarà la data della Pasqua cristiana, e chi non vorrà, far tardi al pranzo del giorno dopo, farà bene a cerchiare ulteriormente, di rosso, quell'ultima domenica di marzo, nel prossimo calendario del 2027.
Ci siamo, stanotte in Italia e in tutta l'Unione Europea tornerà l'ora solare. Alle ore 03:00 del mattino le lancette dell'orologio andranno spostate un'ora indietro, portandole alle 02:00. Questo cambio regalerà un'ora di sonno in più quella notte, ma comporta il progressivo anticipo del tramonto nel tardo pomeriggio.
Oltre all'aspetto burocratico e alle abitudini quotidiane, il passaggio dall'ora legale a quella solare si intreccia a doppio filo con la fisica dell'atmosfera, il microclima e le dinamiche energetiche stagionali.
L'ora solare non è una convenzione arbitraria, ma coincide con il tempo civile naturale, calcolato sulla posizione apparente del Sole al meridiano.
In Autunno, l'emisfero settentrionale va incontro a una naturale contrazione del fotoperiodo (la durata del giorno rispetto alla notte), dovuta all'inclinazione dell'asse terrestre, mentre la Terra percorre la sua orbita attorno al Sole. Di conseguenza la traiettoria del Sole nell'emisfero boreale si abbassa verso l'orizzonte, riducendo l'angolo di incidenza dei raggi solari.
Con il passaggio all'ora solare, la luce naturale viene "spostata" al mattino presto, mentre il tardo pomeriggio scivola più rapidamente nel buio. Dal punto di vista meteorologico, il cambio dell'ora rappresenta uno snodo fondamentale per comprendere l'evoluzione delle temperature al suolo e i fenomeni d'inversione termica. Con il tramonto anticipato di un'ora, il bilancio radiativo del terreno diventa negativo già nel pieno pomeriggio. L'assenza di radiazione solare attiva il processo di irraggiamento notturno, facendo scendere rapidamente la temperatura nei bassi strati. Nelle zone pianeggianti e nelle vallate interne, la perdita di calore serale coordinata alla stabilità atmosferica favorisce la formazione delle classiche nebbie da irraggiamento e un marcato gradiente termico tra il suolo freddo e l'aria più mite in quota. Senza contare che lo sbalzo termico tra il pomeriggio e la prima serata diventa più netto ed evidente per la popolazione, poiché il picco di freddo giornaliero coincide con gli orari di rientro dal lavoro e dalle scuole.
Ogni anno il ritorno dell'ora solare riaccende la discussione sull'opportunità di mantenere il doppio cambio d'ora stagionale.
Dati alla mano, l'ora legale nei 7 mesi estivi permette di risparmiare centinaia di milioni di chilowattora e centinaia di tonnellate di CO2. Tuttavia, nei mesi invernali (Novembre-Febbraio), mantenere l'ora legale porterebbe un beneficio ridotto, poiché il risparmio serale verrebbe in gran parte compensato dai maggiori consumi di luce e riscaldamento al mattino prima dell'alba. Dal punto di vista medico, lo spostamento delle lancette provoca un temporaneo disallineamento dell'orologio biologico (il cosiddetto "jet-lag sociale"). Tuttavia, la comunità scientifica evidenzia che l'ora solare è quella più sincrona con la produzione naturale di melatonina, garantendo un risveglio con luce naturale e migliorando la qualità del sonno. Nonostante nel 2018 il Parlamento Europeo abbia votato a favore dell'abolizione del cambio d'ora lasciando la scelta ai singoli Stati membri, la questione è rimasta bloccata per la mancanza di un accordo uniforme tra i Paesi del Nord (che preferiscono l'ora solare permanente) e quelli del Sud Europa, ed è ovvio comprenderne il perchè, visto che più a nord ci si sposta e meno ore di sole si avranno nei prossimi mesi, fino ad arrivare in alcune zone vicine al circolo polare artico, alle ventiquattro ore di buio su ventiquattro.
C'è da dire che si tratta comunque di regole e decisioni prese in un'epoca in cui la popolazione aveva una vita sociale e lavorativa molto diversa rispetto a quella attuale. Senza contare che il cambiamento climatico, sta creando un curioso paradosso negli ormai quattro e non più tre, mesi “termicamente estivi”.
Se è vero ad esempio che mantenere l'ora solare in estate, porterebbe ad esempio ad avere il sole già alto alle sei del mattino, da un altro lato, avere un tramonto anticipato alle venti invece che alle ventuno specie nella prima parte dell'estate, favorirebbe un più veloce abbassamento delle temperature la sera. Ovviamente il contrappasso da pagare, sarebbe ad esempio di raggiungere i valori massimi alle 13/14 invece che alle 15/16, ma sono già diverse le professioni che adottano nelle prime ore del pomeriggio, accorgimenti specifici, rispettando le direttive regionali e nazionali sulle professioni a rischio durante le ondate di calore sempre più lunghe, con i vari decreti legislativi collegati al'emergenza caldo. Sia chiaro nulla di così innovativo, soprattutto se concentriamo lo sguardo sulle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, sono diverse le nazioni che per cultura e tradizione, interpongono da secoli una piccola pausa pomeridiana durante le ondate di calore più feroci estive.
La più conosciuta è la “siesta spagnola” dove soprattutto nei piccoli centri, molti negozi e uffici chiudono ancora tra le 14:00 e le 17:00 per consentire il pranzo e il riposo. In Grecia invece prende il nome di “mesimeri” (mezzogiorno), è un momento di quiete pubblica tutelato in alcune zone persino da leggi locali che vietano i rumori molesti nel primo pomeriggio. In Portogallo invece vige la “sesta” che segue dinamiche simili a quelle spagnole, specialmente nelle calde regioni meridionali come l'Algarve.
Anche in Italia, soprattutto nelle zone meridionali vige il riposo o più conosciuto come “pennichella” che vede una chiusura pomeridiana dei piccoli esercizi commerciali tra le 13:00 e le 16:00 quando le giornate portano le temperature a schizzare oltre i 35 C° per ore ed ore.
Sebbene la globalizzazione abbia stravolto orari e turni di lavoro, permettendo all'utenza un servizio ormai 7/24 per tantissime professioni ed esercizi commerciali; anche in altre zone del mondo - dall'emisfero boreale a quello australe - si mantengono abitudini pomeridiane simili, come in Messico, Argentina, Cile, Colombia e Perù. In questi paesi è consuetudine rallentare il ritmo o fare un breve sonnellino post-pranzo. Curiosamente, in Brasile (colonizzato dai portoghesi) la tradizione è storicamente molto meno sentita.
In Cina il “wushui” (letteralmente sonno del mezzogiorno) è un vero e proprio diritto inserito storicamente nella routine di uffici e scuole, dove agli studenti viene concesso di poggiare la testa sul banco per 30 minuti dopo pranzo. In Giappone esiste la pratica dell'inemuri ("dormire pur essendo presenti"). Non è una siesta tradizionale a letto, ma la tolleranza sociale (e aziendale) verso brevi sonnellini fatti sui mezzi pubblici o alla scrivania, visti come prova di totale dedizione al lavoro.
Nelle Filippine il riposino è chiamato “idlip” ed è un'eredità diretta dei tre secoli di dominazione spagnola. Mentre in India e Vietnam, è molto diffuso per spezzare le giornate segnate dal clima monsonico e dall'umidità asfissiante del primo pomeriggio, prendere alcune ore di assoluto riposo, magari proprio mentre il consueto pomeridiano temporale tropicale, si abbatte con 35 gradi e il 90% di umidità reale - percepita immaginiamo - insostenibile.
Tornando a noi, dove una vecchia battuta evergreen, ci ricorda che di legale in Italia è rimasta solo l'ora, l'argomento dello spostamento delle lancette avanti e indietro è una cosa seria, con tanto di discussione parlamentare.
La X Commissione della Camera (Attività produttive) ha concluso un'indagine conoscitiva che boccia ufficialmente il doppio cambio stagionale. Sulla base di questo studio, è stata presentata una risoluzione per spingere l'esecutivo a riaprire i negoziati a Bruxelles per superare la direttiva del cambio d'orario; promuovere l'ora legale per tutto l'anno, posizionando l'Italia come Paese capofila di questa svolta; ed arrivare a valutare una sperimentazione temporanea (di almeno un anno) insieme ad altri Paesi UE per monitorare gli effetti su salute ed energia.
Al momento però come abbiamo già sottolineato, una soluzione a livello europeo non c'è, quindi a scanso di equivoci, tutto resta come sempre, e dopo aver spostato le lancette indietro domani notte, torneremo a fine marzo esattamente fra la notte di sabato 27 marzo e quella di domenica 28, a spostarle avanti nuovamente di un'ora, con una piccola curiosità in più. Sarà la data della Pasqua cristiana, e chi non vorrà, far tardi al pranzo del giorno dopo, farà bene a cerchiare ulteriormente, di rosso, quell'ultima domenica di marzo, nel prossimo calendario del 2027.






