Tpe: "Nessuno può chiedere conto ai dirigenti di Alia dei disservizi"
22-06-2026 12:01 - Cronaca
Nelle ultime settimane molti cittadini di Empoli e dell’Empolese hanno segnalato ritiri saltati, bidoncini lasciati pieni per giorni e problemi diffusi nella raccolta differenziata. Prima di tutto una precisazione doverosa: non vogliamo puntare il dito contro i lavoratori, anzi, chi ogni giorno raccoglie i rifiuti sotto il sole, sotto la pioggia e con temperature sempre più difficili da sopportare merita rispetto, gratitudine e solidarietà. I lavoratori sono spesso i primi a subire le conseguenze delle scelte organizzative prese ai livelli superiori.
Proviamo allora a riflettere ed ipotizzare su cosa potrebbe essere accaduto partendo dalle certezze del disservizio.
Negli ultimi mesi Alia ha avviato una profonda riorganizzazione del servizio. Fino a poco tempo fa Alia e le cooperative appaltatrici ATI e Orizzonti operavano sugli stessi territori, dividendo il lavoro all’interno dei singoli comuni: generalmente il centro urbano era seguito direttamente da Alia, mentre periferie e frazioni erano affidate alle cooperative. Oggi il modello sembra essere cambiato radicalmente e interi territori sarebbero stati assegnati a soggetti diversi. L’Empolese sarebbe passato completamente sotto gestione diretta Alia, mentre gran parte della Valdelsa – Castelfiorentino, Certaldo, Montespertoli, Gambassi e Montaione – sarebbe stata affidata integralmente ad una società appaltatrice.
Recentemente è stata infatti aggiudicata una nuova gara e, da quanto risulta, il servizio sarebbe stato affidato alla cooperativa Ideal Service. Non disponiamo degli atti completi della gara e proprio per questo riteniamo necessario porre alcune domande. La gara è stata aggiudicata con logiche di ribasso? Gli organici sono rimasti invariati oppure sono stati ridotti? Quanti operatori erano impiegati prima e quanti lo sono oggi? Sono stati mantenuti gli stessi livelli occupazionali oppure no? Sono interrogativi legittimi, soprattutto perché stiamo parlando di un servizio pubblico essenziale pagato dai cittadini.
C’è poi un altro elemento che merita attenzione
Ogni estate una quota significativa di lavoratori è assente per ferie, malattie, infortuni, permessi e corsi obbligatori. Se il servizio conta circa 160 operatori, ed in questo periodo è normale che ogni settimana una parte importante del personale non sia disponibile, in questi mesi sono stati assunti lavoratori in numero sufficiente per coprire le assenze? Oppure si è scelto di non procedere alle sostituzioni necessarie? La domanda non è irrilevante, soprattutto se si ricorda la forte polemica dello scorso anno proprio sul mancato rinnovo del contratto a 222 lavoratori interinali.
In assenza di personale sufficiente, la soluzione adottata è stata ancora una volta quella degli straordinari? Se così fosse, sarebbe opportuno aprire una riflessione. La raccolta dei rifiuti è un lavoro fisicamente pesante e usurante, fare affidamento in modo sistematico agli straordinari può forse tamponare un’emergenza, ma può anche aumentare stanchezza, stress, infortuni e assenze per malattia, alimentando un circolo vizioso che finisce per ripercuotersi sulla qualità del servizio.
A tutto questo si aggiunge un aspetto che riguarda direttamente la salute e la sicurezza dei lavoratori. In questi giorni, a causa delle temperature eccezionali, è stata emanata un’ordinanza che per le attività più esposte al caldo prevede lo svolgimento del lavoro nelle fasce orarie meno critiche, indicativamente dalle prime ore del mattino fino alle 12:30 e successivamente dalle ore 20 fino a tarda notte. Eppure ci sono arrivate diverse segnalazioni di cittadini che riferiscono di aver visto operatori della raccolta al lavoro in alcune zone anche nel primo pomeriggio, in alcuni casi fino alle 16.00, nelle ore in cui il caldo raggiunge i livelli più elevati.
Naturalmente non siamo in grado di verificare singolarmente ogni segnalazione e non sappiamo se si tratti di casi isolati o di una situazione più diffusa, tuttavia la questione merita un chiarimento. Le disposizioni previste per la tutela dei lavoratori vengono rispettate? Esistono deroghe particolari per il servizio di raccolta? Sono state adottate tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza degli operatori? Perché nessuna esigenza organizzativa può giustificare rischi inutili per la salute di chi svolge un lavoro già particolarmente gravoso.
Un’altra questione riguarda la riorganizzazione dei percorsi
A giudicare dalla tipologia dei disservizi segnalati, è plausibile pensare che molti operatori abbiano dovuto lavorare su itinerari completamente nuovi. Alcuni lavoratori storici potrebbero essere stati spostati in zone che non seguivano abitualmente, mentre nuovi operatori provenienti da altri territori si sarebbero trovati a lavorare a Empoli senza una conoscenza approfondita della città.
È stata prevista una fase adeguata di affiancamento? Sono stati effettuati sopralluoghi e percorsi di formazione sul territorio? Chiunque abbia esperienza di logistica sa che la conoscenza capillare di strade, accessi, condomìni e criticità locali è una parte fondamentale del servizio. Quando questa conoscenza viene meno, il rischio di errori e disservizi aumenta inevitabilmente.
Ed è proprio qui che si apre una questione forse ancora più importante. Quando un disservizio di questa portata si protrae per settimane e coinvolge vaste aree del territorio, in qualsiasi organizzazione seria non ci si limiterebbe a chiedere conto agli operatori che stanno sulla strada ma ci si domanderebbe anche e soprattutto se le scelte organizzative e logistiche siano state corrette e se chi ha pianificato la riorganizzazione abbia valutato adeguatamente le conseguenze delle proprie decisioni.
Da anni sentiamo parlare della necessità di contenere i costi, ma il contenimento riguarda sempre e soltanto chi svolge il lavoro più duro e meno retribuito oppure interessa anche i livelli dirigenziali? Sarebbe utile che Alia rendesse pubblici il numero dei dirigenti e dei quadri, il costo complessivo della struttura dirigenziale, gli eventuali benefit, le auto di servizio, i rimborsi e gli altri trattamenti accessori. Non perché vi sia necessariamente qualcosa di illegittimo, ma perché in una società interamente controllata da enti pubblici la trasparenza dovrebbe essere la regola e non l’eccezione, Alia Plures purtroppo si ostina da anni a rifiutare ogni accesso alle informazioni con la compiacenza della quasi totalità dei sindaci che sembrano ignorare la gravità del problema.
Eppure i cittadini vedono il bidoncino pieno davanti casa, i lavoratori subiscono le conseguenze delle riorganizzazioni, i sindaci sono soci pubblici dell’azienda e dovrebbero rappresentare i cittadini che pagano il servizio. Per questo sarebbe il momento che i sindaci dell’Empolese Valdelsa chiedessero formalmente ad Alia di spiegare le ragioni della riorganizzazione, gli effetti sugli organici, il ricorso agli straordinari, l’utilizzo del personale interinale, le cause dei disservizi e le misure adottate per riportare il servizio alla normalità. Sarebbe inoltre opportuno capire se esistono meccanismi di controllo non solo sul lavoro degli operatori che effettuano la raccolta, ma anche sulle decisioni e sulle responsabilità degli uffici organizzativi e logistici, ed ottenere finalmente tutta la documentazione riguardante costi della dirigenza e benefit. Perché i cittadini hanno diritto di sapere cosa sta accadendo, e perché i lavoratori meritano rispetto, non soltanto a parole ma anche attraverso scelte organizzative che consentano loro di svolgere il proprio lavoro nelle condizioni migliori possibili.
È ormai chiaro che la nave sia nel mezzo della tempesta e che abbia a questo punto più che mai necessità di capitani coraggiosi che si dimostrino all’altezza dei loro gradi e di saper tenere il timone per riportare la nave in porto al sicuro.
Proviamo allora a riflettere ed ipotizzare su cosa potrebbe essere accaduto partendo dalle certezze del disservizio.
Negli ultimi mesi Alia ha avviato una profonda riorganizzazione del servizio. Fino a poco tempo fa Alia e le cooperative appaltatrici ATI e Orizzonti operavano sugli stessi territori, dividendo il lavoro all’interno dei singoli comuni: generalmente il centro urbano era seguito direttamente da Alia, mentre periferie e frazioni erano affidate alle cooperative. Oggi il modello sembra essere cambiato radicalmente e interi territori sarebbero stati assegnati a soggetti diversi. L’Empolese sarebbe passato completamente sotto gestione diretta Alia, mentre gran parte della Valdelsa – Castelfiorentino, Certaldo, Montespertoli, Gambassi e Montaione – sarebbe stata affidata integralmente ad una società appaltatrice.
Recentemente è stata infatti aggiudicata una nuova gara e, da quanto risulta, il servizio sarebbe stato affidato alla cooperativa Ideal Service. Non disponiamo degli atti completi della gara e proprio per questo riteniamo necessario porre alcune domande. La gara è stata aggiudicata con logiche di ribasso? Gli organici sono rimasti invariati oppure sono stati ridotti? Quanti operatori erano impiegati prima e quanti lo sono oggi? Sono stati mantenuti gli stessi livelli occupazionali oppure no? Sono interrogativi legittimi, soprattutto perché stiamo parlando di un servizio pubblico essenziale pagato dai cittadini.
C’è poi un altro elemento che merita attenzione
Ogni estate una quota significativa di lavoratori è assente per ferie, malattie, infortuni, permessi e corsi obbligatori. Se il servizio conta circa 160 operatori, ed in questo periodo è normale che ogni settimana una parte importante del personale non sia disponibile, in questi mesi sono stati assunti lavoratori in numero sufficiente per coprire le assenze? Oppure si è scelto di non procedere alle sostituzioni necessarie? La domanda non è irrilevante, soprattutto se si ricorda la forte polemica dello scorso anno proprio sul mancato rinnovo del contratto a 222 lavoratori interinali.
In assenza di personale sufficiente, la soluzione adottata è stata ancora una volta quella degli straordinari? Se così fosse, sarebbe opportuno aprire una riflessione. La raccolta dei rifiuti è un lavoro fisicamente pesante e usurante, fare affidamento in modo sistematico agli straordinari può forse tamponare un’emergenza, ma può anche aumentare stanchezza, stress, infortuni e assenze per malattia, alimentando un circolo vizioso che finisce per ripercuotersi sulla qualità del servizio.
A tutto questo si aggiunge un aspetto che riguarda direttamente la salute e la sicurezza dei lavoratori. In questi giorni, a causa delle temperature eccezionali, è stata emanata un’ordinanza che per le attività più esposte al caldo prevede lo svolgimento del lavoro nelle fasce orarie meno critiche, indicativamente dalle prime ore del mattino fino alle 12:30 e successivamente dalle ore 20 fino a tarda notte. Eppure ci sono arrivate diverse segnalazioni di cittadini che riferiscono di aver visto operatori della raccolta al lavoro in alcune zone anche nel primo pomeriggio, in alcuni casi fino alle 16.00, nelle ore in cui il caldo raggiunge i livelli più elevati.
Naturalmente non siamo in grado di verificare singolarmente ogni segnalazione e non sappiamo se si tratti di casi isolati o di una situazione più diffusa, tuttavia la questione merita un chiarimento. Le disposizioni previste per la tutela dei lavoratori vengono rispettate? Esistono deroghe particolari per il servizio di raccolta? Sono state adottate tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza degli operatori? Perché nessuna esigenza organizzativa può giustificare rischi inutili per la salute di chi svolge un lavoro già particolarmente gravoso.
Un’altra questione riguarda la riorganizzazione dei percorsi
A giudicare dalla tipologia dei disservizi segnalati, è plausibile pensare che molti operatori abbiano dovuto lavorare su itinerari completamente nuovi. Alcuni lavoratori storici potrebbero essere stati spostati in zone che non seguivano abitualmente, mentre nuovi operatori provenienti da altri territori si sarebbero trovati a lavorare a Empoli senza una conoscenza approfondita della città.
È stata prevista una fase adeguata di affiancamento? Sono stati effettuati sopralluoghi e percorsi di formazione sul territorio? Chiunque abbia esperienza di logistica sa che la conoscenza capillare di strade, accessi, condomìni e criticità locali è una parte fondamentale del servizio. Quando questa conoscenza viene meno, il rischio di errori e disservizi aumenta inevitabilmente.
Ed è proprio qui che si apre una questione forse ancora più importante. Quando un disservizio di questa portata si protrae per settimane e coinvolge vaste aree del territorio, in qualsiasi organizzazione seria non ci si limiterebbe a chiedere conto agli operatori che stanno sulla strada ma ci si domanderebbe anche e soprattutto se le scelte organizzative e logistiche siano state corrette e se chi ha pianificato la riorganizzazione abbia valutato adeguatamente le conseguenze delle proprie decisioni.
Da anni sentiamo parlare della necessità di contenere i costi, ma il contenimento riguarda sempre e soltanto chi svolge il lavoro più duro e meno retribuito oppure interessa anche i livelli dirigenziali? Sarebbe utile che Alia rendesse pubblici il numero dei dirigenti e dei quadri, il costo complessivo della struttura dirigenziale, gli eventuali benefit, le auto di servizio, i rimborsi e gli altri trattamenti accessori. Non perché vi sia necessariamente qualcosa di illegittimo, ma perché in una società interamente controllata da enti pubblici la trasparenza dovrebbe essere la regola e non l’eccezione, Alia Plures purtroppo si ostina da anni a rifiutare ogni accesso alle informazioni con la compiacenza della quasi totalità dei sindaci che sembrano ignorare la gravità del problema.
Eppure i cittadini vedono il bidoncino pieno davanti casa, i lavoratori subiscono le conseguenze delle riorganizzazioni, i sindaci sono soci pubblici dell’azienda e dovrebbero rappresentare i cittadini che pagano il servizio. Per questo sarebbe il momento che i sindaci dell’Empolese Valdelsa chiedessero formalmente ad Alia di spiegare le ragioni della riorganizzazione, gli effetti sugli organici, il ricorso agli straordinari, l’utilizzo del personale interinale, le cause dei disservizi e le misure adottate per riportare il servizio alla normalità. Sarebbe inoltre opportuno capire se esistono meccanismi di controllo non solo sul lavoro degli operatori che effettuano la raccolta, ma anche sulle decisioni e sulle responsabilità degli uffici organizzativi e logistici, ed ottenere finalmente tutta la documentazione riguardante costi della dirigenza e benefit. Perché i cittadini hanno diritto di sapere cosa sta accadendo, e perché i lavoratori meritano rispetto, non soltanto a parole ma anche attraverso scelte organizzative che consentano loro di svolgere il proprio lavoro nelle condizioni migliori possibili.
È ormai chiaro che la nave sia nel mezzo della tempesta e che abbia a questo punto più che mai necessità di capitani coraggiosi che si dimostrino all’altezza dei loro gradi e di saper tenere il timone per riportare la nave in porto al sicuro.
Trasparenza per Empoli






