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Turbone, messa in sicurezza la vecchia discarica: dopo 45 anni una storia trova risposta

17-10-2026 16:55 - Circondiario
Ci sono problemi che un territorio si porta dietro per decenni. Attraversano amministrazioni, cambiano nome insieme alle leggi, riemergono quando meno ce lo si aspetta e, qualche volta, finiscono per mettere di fronte alle proprie responsabilità generazioni diverse. Quello della vecchia discarica lungo il torrente Turbone è uno di questi. Una storia che comincia negli anni Settanta, torna alla luce con la piena del marzo 2025 e trova oggi un passaggio importante con la conclusione dei lavori di messa in sicurezza della sponda.

A raccontarla, sabato 17 ottobre, è stato il sindaco di Montelupo Fiorentino Simone Londi. Lo ha fatto partendo da un documento conservato per quarantacinque anni: una lettera dell'11 febbraio 1981, indirizzata al sindaco dell'epoca e firmata da quattro consiglieri comunali preoccupati per gli scarichi dei residui delle lavorazioni industriali lungo il Turbone.

Tra quelle firme c'è quella di Paolo Londi, padre dell'attuale sindaco, allora giovane consigliere comunale di 28 anni.

Un dettaglio che restituisce alla vicenda una dimensione ancora più personale. Quarantacinque anni fa un giovane amministratore chiedeva che si intervenisse su una situazione ambientale già allarmante. Oggi suo figlio, alla guida del Comune, si trova a raccontare la conclusione di un percorso lungo e complesso, nel luogo in cui quella ferita è tornata a manifestarsi.

«Quella lettera ci racconta meglio di qualsiasi discorso quanto a lungo questo territorio abbia atteso un intervento come quello che siamo oggi qui a inaugurare», ha spiegato Londi, ricostruendo le tappe di una vicenda che non riguarda soltanto la difesa di una sponda, ma il rapporto tra una comunità, il proprio passato produttivo e la necessità di proteggere l'ambiente.

Per capire che cosa sia accaduto lungo il Turbone bisogna tornare agli anni Settanta, quando il territorio di Montelupo Fiorentino era profondamente legato alle attività della ceramica. Fornaci, laboratori, colorifici e aziende che lavoravano terre, smalti e materiali destinati alla produzione rappresentavano una parte importante dell'economia locale, della vita delle famiglie e dell'identità della comunità.

In un'epoca in cui le regole sulla gestione dei rifiuti erano molto diverse da quelle attuali, lungo il torrente venivano accumulati scarti industriali: sacchi di plastica, imballaggi, frammenti di ceramica, terracotta e vetro.

Il problema non era passato inosservato. Nella lettera dell'11 febbraio 1981, quattro consiglieri comunali denunciavano che gli scarichi dei residui di numerose aziende del settore ceramico e del vetro stavano assumendo «proporzioni sempre più irreparabili». Segnalavano accumuli di rifiuti e invasi di acqua stagnante, esprimendo preoccupazione per le possibili conseguenze sulle acque del torrente.

La lettera, intestata alla Democrazia cristiana, è rimasta conservata per quasi mezzo secolo. Riletta oggi, restituisce la misura di un problema che aveva già suscitato interrogativi e richieste di intervento quando molte delle attuali norme ambientali non esistevano ancora.

Negli anni successivi il deposito è stato censito tra i siti interessati da procedimenti di bonifica. Nel 2006 è stato realizzato un primo intervento per proteggere la sponda dall'erosione. Nel 2016 sono state installate ulteriori difese, con grandi massi ciclopici, per contrastare la forza della corrente e impedire che il terreno cedesse.

Per alcuni anni le protezioni hanno retto. Ma sotto la vegetazione, lungo la riva, una parte dei materiali è rimasta sepolta. Il problema non era scomparso: era rimasto nascosto, affidato a un equilibrio che gli eventi meteorologici estremi avrebbero potuto spezzare.

Il momento decisivo arriva venerdì 14 marzo 2025, quando precipitazioni eccezionali investono la Toscana centrale. La Pesa raggiunge a Montelupo il secondo livello di guardia; alcune strade e zone del territorio vengono allagate e il Comune dispone chiusure precauzionali per fronteggiare l'emergenza.

Lungo il Turbone, a circa un chilometro dalla confluenza con la Pesa, l'acqua erode la sponda destra, immediatamente a monte delle protezioni realizzate nel 2016. Il terreno cede e con la terra riemergono i rifiuti accumulati decenni prima.

Sacchi di plastica, fasciature di nylon utilizzate per i bancali e scarti delle lavorazioni industriali vengono esposti alla corrente. Una parte è trascinata verso valle, in direzione della Pesa; altri materiali rimangono impigliati tra alberi, radici e rami lungo il corso d'acqua.

Il rischio è concreto: una nuova piena potrebbe continuare a erodere il terreno e disperdere altri rifiuti nell'ambiente.

Da quel momento si aprono due fronti di lavoro. Il primo, immediato, consiste nel recuperare i materiali già trascinati dalla corrente. Il secondo, più impegnativo, riguarda la messa in sicurezza definitiva della sponda, per evitare che il problema si ripresenti a ogni evento meteorologico intenso.

«Il rischio era che succedesse un'altra volta», racconta uno dei volontari della Pro Loco di Montelupo che hanno partecipato alle operazioni di recupero. «Finché non è stato messo in sicurezza c'era questo rischio. Stavamo un po' in apprensione».

Prima ancora che il cantiere diventasse realtà, a intervenire sono stati i volontari. Durante l'estate del 2025 il gruppo degli Acchiapparifiuti della Pro Loco di Montelupo, insieme al Comune e ad Alia, ha lavorato lungo circa un chilometro di vegetazione ripariale, tra le aree di Cinato e Rapezzano e fino alla confluenza con la Pesa.

Un lavoro lontano dai riflettori, condotto entrando nella vegetazione, raggiungendo i punti più difficili e recuperando i materiali rimasti intrappolati tra gli alberi.

«C'è stata una forte erosione della vecchia discarica degli anni Sessanta e Settanta, che ha portato nel fiume un quantitativo di plastica e vari materiali, compresi scarti ceramici», spiega il volontario. «Noi, con il gruppo, abbiamo ripulito tutto l'alveo».

Le operazioni non erano prive di incognite. In una prima fase bisognava capire se tra i materiali dispersi fossero presenti sostanze pericolose e se fosse possibile intervenire in sicurezza.

«Eravamo mediamente cinque o sei persone. Per fortuna ci hanno dato l'ok e abbiamo potuto procedere. Abbiamo fatto sette uscite, ciascuna di quattro o cinque ore».

Un impegno che ha consentito di recuperare una parte importante dei rifiuti dispersi, riducendo il danno ambientale immediato. Ma i volontari sapevano che la pulizia non sarebbe bastata senza un intervento strutturale.

Oggi, con la conclusione dei lavori, anche per loro arriva un momento di sollievo. «Meno male», conclude il volontario, riconoscendo il lavoro svolto dagli enti coinvolti e dal Consorzio di bonifica.

È una testimonianza che restituisce il senso concreto della partecipazione civica: cittadini che dedicano il proprio tempo alla cura del territorio, consapevoli che la tutela dell'ambiente non è soltanto una responsabilità delle istituzioni, ma anche un impegno condiviso.

Dopo la piena, il Comune avvia il confronto con gli enti competenti per individuare una soluzione. Il percorso non è semplice: intervenire su un corso d'acqua richiede valutazioni idrauliche e tecniche; farlo in prossimità di una vecchia discarica significa aggiungere questioni ambientali, verifiche e responsabilità che coinvolgono soggetti diversi.

Nell'agosto 2025 viene raggiunta una prima intesa con l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino Settentrionale, che mette a disposizione inizialmente 115mila euro per avviare il percorso. È il primo passo, ma per arrivare al cantiere occorrono un progetto, risorse adeguate e il coordinamento tra le amministrazioni.

Il lavoro prosegue con il coinvolgimento della Regione Toscana, del Genio civile Valdarno Superiore e del Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno. Il Comune continua a monitorare la situazione, mentre i diversi enti mettono a disposizione competenze e strumenti per superare gli ostacoli amministrativi e arrivare all'intervento.

La svolta si concretizza quando il Consorzio di bonifica, individuato come soggetto attuatore per conto del Comune, anticipa le risorse necessarie a velocizzare l'avvio dei lavori. I finanziamenti regionali, attraverso la Protezione civile nazionale, consentono di sostenere l'opera per un importo complessivo di circa 400mila euro. Le risorse inizialmente messe a disposizione dall'Autorità di bacino, poi non necessarie per questo intervento, resteranno destinate ad altre esigenze del bacino.

I lavori partono alla fine di luglio 2026 e si concludono in anticipo rispetto ai tempi previsti.

«Mettere in sicurezza la sponda del Turbone, in presenza di una vecchia discarica e con competenze suddivise tra più enti, non era affatto scontato», ha sottolineato il sindaco Londi, ringraziando il servizio territorio del Comune, la Regione, l'Autorità di bacino, il Consorzio di bonifica e i volontari che erano intervenuti subito dopo la piena.

L'intervento ha riguardato il consolidamento del tratto eroso e la protezione della sponda destra attraverso opere di difesa realizzate con grandi massi ciclopici. L'obiettivo è impedire che la corrente possa continuare a scavare il terreno e riportare in superficie i materiali della vecchia discarica.

La soluzione adottata mantiene i rifiuti all'interno della sponda, in condizioni di sicurezza, evitando di movimentare indiscriminatamente il deposito. Le verifiche effettuate hanno consentito di valutare la situazione e individuare una modalità di contenimento compatibile con le condizioni del sito.

«Il rischio zero, come sappiamo, non esiste mai», ha spiegato Londi. «Ma è stato fatto un importante lavoro con questi massi ciclopici, che mettono in sicurezza la sponda destra. Ci auguriamo che anche in presenza di eventi meteorologici estremi questa protezione possa svolgere la propria funzione e preservare questo spazio verde».

La conclusione del cantiere non cancella il passato, ma riduce la possibilità che i materiali sepolti tornino a disperdersi nel corso d'acqua. Parallelamente, gli uffici comunali hanno continuato a seguire la questione ambientale, nell'ambito del percorso di bonifica avviato nel 2015.

Alla conclusione dei lavori era presente il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha sottolineato la particolarità dell'intervento e l'importanza della rapidità con cui è stato portato a termine.

«Non si trattava di un normale intervento di difesa del suolo, ma di un'opera che interessava il sito di una vecchia discarica. Se la situazione non fosse stata contenuta, si sarebbe potuto verificare un grosso danno ambientale», ha dichiarato.

Per Giani, la delicatezza del contesto richiedeva operatori tecnicamente qualificati e tempi rapidi. La disponibilità delle risorse, tuttavia, rischiava di essere rallentata dagli adempimenti burocratici. Da qui la decisione del Consorzio di bonifica di anticipare i fondi necessari.

«Avevo previsto in variazione di bilancio i 400mila euro necessari per questo intervento. Per velocizzare i tempi ed evitare rallentamenti burocratici, Masetti, con il Consorzio di bonifica, ha anticipato le risorse, che saranno reintegrate dalla Regione. Ringrazio lui e il sindaco Simone Londi, che ha sensibilizzato tutti sull'importanza dell'intervento».

Il presidente ha quindi allargato lo sguardo al problema delle vecchie discariche realizzate in anni in cui la gestione dei rifiuti seguiva logiche molto diverse da quelle attuali.

«Si facevano le discariche appena fuori dai centri abitati, pensando che il problema sarebbe stato risolto in futuro. Oggi ce lo troviamo davanti noi».

Per questo la Regione intende lavorare a una ricognizione dei siti, anche attraverso il recupero di documenti e testimonianze che nel tempo rischiano di andare perduti. L'obiettivo è costruire un quadro più completo delle vecchie discariche e attribuire priorità agli interventi di bonifica.
Il presidente del Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno, Paolo Masetti, ha definito la conclusione del cantiere un risultato costruito attraverso la collaborazione tra enti e cittadini.

«Cancellare la ferita della discarica è stato un successo collettivo: un'alleanza esemplare tra enti, Contratto di fiume, impresa esecutrice e, soprattutto, i tanti volontari accorsi fin da subito a ripulire l'alveo».

Masetti ha ricordato come l'evento del marzo 2025 avesse rimesso in movimento un deposito di rifiuti degli anni Settanta, già interessato da precedenti opere di contenimento. Il pericolo era che i materiali, in gran parte scarti ceramici e plastiche, fossero trascinati verso valle fino a interessare la Pesa.

«Siamo intervenuti con risorse della Regione, transitate dalla Protezione civile. Abbiamo concluso i lavori molto velocemente, anche prima di quanto previsto, e siamo molto contenti di questo».

Il Consorzio ha operato come soggetto attuatore per conto del Comune, mettendo a disposizione competenze tecniche e capacità operative. Un ruolo che, ha osservato Masetti, dimostra quanto sia importante la collaborazione anche quando le questioni da affrontare superano i confini delle singole competenze amministrative.

La vicenda del Turbone si inserisce inoltre nel più ampio percorso del Contratto di fiume della Pesa, che punta a costruire una gestione condivisa del corso d'acqua, attraverso il coinvolgimento di istituzioni, associazioni e comunità locali.

Anche il sottosegretario regionale Bernard Dika ha sottolineato questo aspetto, definendo l'opera un esempio concreto di collaborazione tra Regione, Comune, Consorzio di bonifica e volontariato.

«Con il ripristino della sponda del torrente Turbone mettiamo in sicurezza un tratto particolarmente delicato, intervenendo al tempo stesso in un contesto caratterizzato dalla presenza di una vecchia discarica. È un'opera che coniuga la sicurezza dei cittadini con la tutela ambientale e la salvaguardia dell'ecosistema fluviale».

La conclusione dei lavori assume un significato particolare anche per il momento in cui è stata celebrata: durante Bosco in festa, iniziativa che richiama l'attenzione della comunità sul rapporto con la natura e sulla cura del territorio.

Da una parte c'è una vecchia discarica, testimonianza di un passato industriale in cui la sensibilità ambientale e le regole erano diverse. Dall'altra c'è una comunità che, nel corso degli anni, ha sviluppato una crescente attenzione per la tutela degli spazi naturali, il recupero dei rifiuti e la prevenzione del rischio idraulico.

La piena del marzo 2025 ha mostrato quanto fragile possa essere l'equilibrio tra questi due mondi. Ha dimostrato che ciò che viene sepolto non sempre scompare e che le conseguenze delle scelte di ieri possono ricadere su chi vive il territorio oggi.

La risposta, in questo caso, è arrivata attraverso una collaborazione che ha coinvolto il Comune di Montelupo Fiorentino, la Regione Toscana, il Consorzio di bonifica, l'Autorità di bacino, i tecnici, le imprese e i volontari. Un percorso non privo di difficoltà, ma capace di trasformare un'emergenza in un intervento concreto.

Resta anche il valore della memoria: quella custodita nella lettera del 1981, quella delle attività produttive che hanno segnato la storia di Montelupo e quella delle persone che, in tempi diversi, hanno cercato di affrontare il problema.

Quarantacinque anni dopo le preoccupazioni messe nero su bianco da un giovane consigliere comunale, il figlio si è trovato a raccontare un intervento che risponde, almeno in parte, a quella richiesta. Non è soltanto una coincidenza familiare: è il segno di quanto possano essere lunghi i tempi con cui un territorio affronta le eredità più difficili del proprio passato.

Il Turbone continuerà a scorrere verso la Pesa, attraversando un paesaggio che conserva ancora i segni della sua storia produttiva. Oggi, però, quel tratto di sponda è più sicuro. E la conclusione dei lavori lascia una lezione che va oltre i 400mila euro investiti: la tutela dell'ambiente richiede memoria, responsabilità e collaborazione, perché le ferite lasciate dal passato non diventino le emergenze del futuro.
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