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"Un bipolare": raccontarsi fragili non è un tabù

05-01-2026 16:21 - Libridine
di Gianni Capuano

Un testo che trasuda umanità. Etichettare sotto uno specifico genere un mix di vissuto, articoli giornalistici e canzoni che toccano l’anima dell’autore sarebbe impresa ardua, se non addirittura riduttiva. Una lettura pigra, di quelle che si fermano ai titoli penserebbe subito, magari con scetticismo, di trovarsi di fronte a pagine impregnate di nevrosi ma “Un Bipolare” di Carlo Salvadori, edito da “Provaci ancora Bill”, è in realtà la storia tratteggiata con parole delicate da chi convive con il bipolarismo: dramma e scanzonato rapporto con questo “duro spettro”.

Fin dalle prime righe ecco il messaggio pacato ma fermo: raccontarsi fragili non sia più una vergogna. Nessun tabù. Da lì quasi ermetico l’autore nel dipingere quadri di sofferta umanità vissuta ad ogni età. Poi, come accennato, la presenza dei testi di brani musicali, quelle canzoni che per Carlo Salvadori “affrontano la fatica di vivere”: da “Vedrai Vedrai” di Luigi Tenco fino al “Cantico dei Drogati” di De André, passando - tra gli altri - per capolavori di Jannacci, Mia Martini e Cristicchi. Suggestivo interesse suscitano peraltro i ritratti di personalità tanto geniali quanto fragili che “Un Bipolare” incastona come pietre preziose tra ricordi di vita consumata - lo scrittore accenna al talento sofferto del depresso Beethoven come all’illuminato autolesionismo di Van Gogh- e così chi legge sembra poter scaldare la propria coscienza.

Sì, chi sfoglia con attenzione queste pagine ha l’opportunità di entrare in contatto in modo genuino con un’esistenza marchiata da un disturbo che non merita il calore tiepido dell’indifferenza, di una luce fredda. “Un Bipolare” è perciò, in definitiva, l’occasione offertaci per abbattere ogni stereotipo, ogni resistente e vana superficialità. Proprio come, ne siamo certi, piacerebbe al Salvadori.