Un errore personale non può diventare una colpa collettiva: Fdi replica a un post del Pd
12-01-2026 10:47 - Politica
Fratelli d'Italia risponde al partito Democratico sulla vicenda Cantini. SUi social del Pd è apparso un post che, dal punto di vista di Fdi, rischia di deligittimare l'azione del partito sul territorio e sulla politica cittadina. Ecco il testo del comunicato diramato da Fdi-Empoli
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In questi giorni Fratelli d’Italia Empoli è finita al centro di una polemica aspra, nata da una frase gravissima pubblicata sui social dal suo coordinatore cittadino, Isacco Cantini, a commento di una notizia relativa a una manifestazione politica sulla questione Maduro-USA. Una frase inaccettabile che evocava lo “sterminio” dell’avversario, incompatibile con il confronto democratico e con la responsabilità che ogni incarico politico comporta.
Sul punto, come Fratelli d’Italia Empoli abbiamo preso le distanze in modo netto, dichiarando che quelle parole non rispecchiano l’identità, l’impostazione e i riferimenti valoriali del partito, ribadendo sia l’impegno a un confronto civile fondato sulla dignità della persona, sia che dei fatti sarebbero state tratte le debite conseguenze nelle sedi opportune e secondo i principi statutari che regolano la vita degli associati a Fratelli d’Italia. Così come accade anche nei confronti del “peggior criminale” del quale si arriva a una condanna solo dopo un processo dove si rispettano le regole e i principi, e nel quale si valuta l’entità delle colpe prima di decidere quale sarà la sentenza.
E a conferma che la politica è anche assunzione di responsabilità, prima ancora delle valutazioni degli organismi disciplinari, Cantini ha presentato le dimissioni dall’incarico, riconoscendo l’errore e ribadendo le scuse con un comunicato stampa.
Fin qui i fatti. Ma proprio i fatti ci consegnano un elemento ulteriore e ancora più inquietante: accanto alla condanna della frase – doverosa e generale della politica e sui social – si è alimentata una seconda deriva, quella dell’odio personale e della delegittimazione “per appartenenza”. Perché un conto è stigmatizzare parole sbagliate tristemente evocative; un altro è trasformare un errore individuale in un marchio collettivo da appiccicare a un’intera comunità politica e, di riflesso, a chiunque vi si riconosca, come se la responsabilità di qualcuno si “trasferisse” per contagio.
In questo clima, il segretario del PD empolese, Fabio Barsottini – forse dimenticandosi di quanto scritto, detto e pubblicato contro la premier Giorgia Meloni da esponenti dell’area in cui egli si riconosce - ha scritto che “Fratelli d’Italia… attraverso il suo segretario… evoca lo sterminio degli avversari politici”, e da lì ha costruito una narrazione in cui la frase di un singolo diventerebbe “la bocca” di tutto il partito.
Ora, al di là delle connotazioni diffamatorie delle affermazioni di Barsottini, non vi è alcun dubbio che si tratta di un passaggio politicamente comodo, ma logicamente e democraticamente fragile: se la responsabilità è personale, allora è personale anche la colpa; e quando un partito prende le distanze e ne trae le conseguenze politiche, sta facendo esattamente ciò che in democrazia si pretende venga fatto.
Ma ecco l’ossimoro che non possiamo ignorare: il PD invoca “pace” e “serietà” in un post pubblicato sulla pagina social del partito sotto la frase “A Empoli non c’è posto per l’odio di FDI”, provando a scaricare su un’intera comunità politica ciò che quella stessa comunità ha già condannato.
È evidente, quindi, che questo non è “alzare il livello”: è spostare il bersaglio, perché lo scontro renda più dello stesso chiarimento, superando la linea di confine che segna il discrimine tra la critica politica anche dura, e la necessità di diffamare un’intera comunità per fini elettorali.
C’è poi un altro confine che coloro che si dicono democratici non dovrebbero superare: mai colpire la persona, mai scivolare nella discriminazione, mai trasformare la disabilità in insulto. In queste ore sono circolati meme e commenti che attaccano Cantini con riferimenti alla disabilità: una cosa indegna, da respingere senza “ma” e senza doppi standard.
Su questo punto registriamo un dato che merita di essere detto con chiarezza, proprio perché non appartiene alla nostra parte politica: il PCI Empolese Valdelsa – avversario netto delle nostre idee – ha pubblicamente preso le distanze dagli insulti, dall’irrisione della disabilità, e dalle minacce richiamando la necessità di combattere le idee, non le condizioni personali. È un gesto che, sul piano umano, civile e politico va riconosciuto a una classe dirigente che ha dimostrato, nei fatti, la differenza tra la critica politica e l’affermazione di valori e principi per i quali ci si batte.
Al contrario, in chi si definisce “democratico”, abbiamo visto nel dibattito pubblico una rapidità nell’assegnare “patenti” e nel distribuire colpe collettive, mentre nel frattempo il clima è degenerato fino a episodi intimidatori.
Dire “a Empoli non c’è spazio per l’odio” è una frase condivisibile. Il problema è che cosa si fa mentre la si pronuncia. Se diventa lo slogan dietro cui si tenta di ridurre l’avversario a caricatura (“Fratelli d’Italia parla così”), allora non è più una condanna dell’odio: è un’operazione politica che usa un episodio per riscrivere un’identità altrui quando, sempre pubblicamente, si è ritenuto di evidenziare le differenze come ha fatto il sindaco Mantellassi e, sempre a sinistra, hanno fatto i dirigenti di Sinistra Italiana. Anche a loro va il nostro apprezzamento per i toni e i modi che hanno usato nel comunicato di denuncia che ha rivelato le frasi incriminate.
La politica adulta riconosce le differenze: tra un errore e una linea, tra un individuo e una comunità, tra la critica dura e la demonizzazione. Quando queste distinzioni vengono cancellate, non si eleva il confronto: lo si avvelena alimentando una logica di colpa per appartenenza.
Come coordinamento, fino a oggi, siamo intervenuti solo con un comunicato stampa chiarificatore sulle posizioni del partito non perché temiamo il confronto politico pubblico. Figuriamoci. Ma perché riteniamo di difendere una regola semplice: la democrazia vive di responsabilità personali, di verità dei fatti, di rispetto della persona e di rispetto delle procedure.
Laddove vi fosse da attribuire una responsabilità collettiva di tutta Fratelli d’Italia Empoli – o, evidentemente, nelle intenzioni di Barsottini e parte del PD, di tutta Fratelli d’Italia e della sua premier Giorgia Meloni - non sarà certo il pensiero o le teorie “indotte” del Barsottini di turno o di parte del PD empolese - che risponde a logiche di “presunta supremazia intellettuale” mai sopite – ad attribuirle.
E se la logica della “responsabilità per contagio” dovesse essere, da oggi, il principio da seguire in politica secondo i criteri di Barsottini e parte del PD – o peggio dei soliti leoni da social - allora costoro possono tranquillamente ritenersi responsabili di tutte le invettive e le minacce rivolte in questi giorni a Isacco Cantini, dato che, a differenza di altri, non hanno ritenuto di prendere le distanze.
Ma questa logica, naturalmente, la lasciamo alla “pretesa superiorità intellettuale” di Barsottini e quella parte del PD che si riconosce nelle sue affermazioni.
Chi oggi si proclama maestro di “pace” e “democrazia” – ma nei fatti si fa promotore della legge del taglione - mentre prova a trasformare un errore già riconosciuto e già sanzionato in una clava contro un’intera comunità politica, dimostra soprattutto questo: che cerca lo scontro, non la lezione.
E chi si traveste da democratico per negare all’avversario perfino la possibilità di distinguere, correggere e assumersi responsabilità – viceversa tacendo sugli eccessi verbali quando provengono dalla propria parte - non è nella posizione di impartire, oggi, lezioni di democrazia a nessuno, nonostante la trasvalutazione del nome!
Coordinamento Fratelli d’Italia – Empoli
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In questi giorni Fratelli d’Italia Empoli è finita al centro di una polemica aspra, nata da una frase gravissima pubblicata sui social dal suo coordinatore cittadino, Isacco Cantini, a commento di una notizia relativa a una manifestazione politica sulla questione Maduro-USA. Una frase inaccettabile che evocava lo “sterminio” dell’avversario, incompatibile con il confronto democratico e con la responsabilità che ogni incarico politico comporta.
Sul punto, come Fratelli d’Italia Empoli abbiamo preso le distanze in modo netto, dichiarando che quelle parole non rispecchiano l’identità, l’impostazione e i riferimenti valoriali del partito, ribadendo sia l’impegno a un confronto civile fondato sulla dignità della persona, sia che dei fatti sarebbero state tratte le debite conseguenze nelle sedi opportune e secondo i principi statutari che regolano la vita degli associati a Fratelli d’Italia. Così come accade anche nei confronti del “peggior criminale” del quale si arriva a una condanna solo dopo un processo dove si rispettano le regole e i principi, e nel quale si valuta l’entità delle colpe prima di decidere quale sarà la sentenza.
E a conferma che la politica è anche assunzione di responsabilità, prima ancora delle valutazioni degli organismi disciplinari, Cantini ha presentato le dimissioni dall’incarico, riconoscendo l’errore e ribadendo le scuse con un comunicato stampa.
Fin qui i fatti. Ma proprio i fatti ci consegnano un elemento ulteriore e ancora più inquietante: accanto alla condanna della frase – doverosa e generale della politica e sui social – si è alimentata una seconda deriva, quella dell’odio personale e della delegittimazione “per appartenenza”. Perché un conto è stigmatizzare parole sbagliate tristemente evocative; un altro è trasformare un errore individuale in un marchio collettivo da appiccicare a un’intera comunità politica e, di riflesso, a chiunque vi si riconosca, come se la responsabilità di qualcuno si “trasferisse” per contagio.
In questo clima, il segretario del PD empolese, Fabio Barsottini – forse dimenticandosi di quanto scritto, detto e pubblicato contro la premier Giorgia Meloni da esponenti dell’area in cui egli si riconosce - ha scritto che “Fratelli d’Italia… attraverso il suo segretario… evoca lo sterminio degli avversari politici”, e da lì ha costruito una narrazione in cui la frase di un singolo diventerebbe “la bocca” di tutto il partito.
Ora, al di là delle connotazioni diffamatorie delle affermazioni di Barsottini, non vi è alcun dubbio che si tratta di un passaggio politicamente comodo, ma logicamente e democraticamente fragile: se la responsabilità è personale, allora è personale anche la colpa; e quando un partito prende le distanze e ne trae le conseguenze politiche, sta facendo esattamente ciò che in democrazia si pretende venga fatto.
Ma ecco l’ossimoro che non possiamo ignorare: il PD invoca “pace” e “serietà” in un post pubblicato sulla pagina social del partito sotto la frase “A Empoli non c’è posto per l’odio di FDI”, provando a scaricare su un’intera comunità politica ciò che quella stessa comunità ha già condannato.
È evidente, quindi, che questo non è “alzare il livello”: è spostare il bersaglio, perché lo scontro renda più dello stesso chiarimento, superando la linea di confine che segna il discrimine tra la critica politica anche dura, e la necessità di diffamare un’intera comunità per fini elettorali.
C’è poi un altro confine che coloro che si dicono democratici non dovrebbero superare: mai colpire la persona, mai scivolare nella discriminazione, mai trasformare la disabilità in insulto. In queste ore sono circolati meme e commenti che attaccano Cantini con riferimenti alla disabilità: una cosa indegna, da respingere senza “ma” e senza doppi standard.
Su questo punto registriamo un dato che merita di essere detto con chiarezza, proprio perché non appartiene alla nostra parte politica: il PCI Empolese Valdelsa – avversario netto delle nostre idee – ha pubblicamente preso le distanze dagli insulti, dall’irrisione della disabilità, e dalle minacce richiamando la necessità di combattere le idee, non le condizioni personali. È un gesto che, sul piano umano, civile e politico va riconosciuto a una classe dirigente che ha dimostrato, nei fatti, la differenza tra la critica politica e l’affermazione di valori e principi per i quali ci si batte.
Al contrario, in chi si definisce “democratico”, abbiamo visto nel dibattito pubblico una rapidità nell’assegnare “patenti” e nel distribuire colpe collettive, mentre nel frattempo il clima è degenerato fino a episodi intimidatori.
Dire “a Empoli non c’è spazio per l’odio” è una frase condivisibile. Il problema è che cosa si fa mentre la si pronuncia. Se diventa lo slogan dietro cui si tenta di ridurre l’avversario a caricatura (“Fratelli d’Italia parla così”), allora non è più una condanna dell’odio: è un’operazione politica che usa un episodio per riscrivere un’identità altrui quando, sempre pubblicamente, si è ritenuto di evidenziare le differenze come ha fatto il sindaco Mantellassi e, sempre a sinistra, hanno fatto i dirigenti di Sinistra Italiana. Anche a loro va il nostro apprezzamento per i toni e i modi che hanno usato nel comunicato di denuncia che ha rivelato le frasi incriminate.
La politica adulta riconosce le differenze: tra un errore e una linea, tra un individuo e una comunità, tra la critica dura e la demonizzazione. Quando queste distinzioni vengono cancellate, non si eleva il confronto: lo si avvelena alimentando una logica di colpa per appartenenza.
Come coordinamento, fino a oggi, siamo intervenuti solo con un comunicato stampa chiarificatore sulle posizioni del partito non perché temiamo il confronto politico pubblico. Figuriamoci. Ma perché riteniamo di difendere una regola semplice: la democrazia vive di responsabilità personali, di verità dei fatti, di rispetto della persona e di rispetto delle procedure.
Laddove vi fosse da attribuire una responsabilità collettiva di tutta Fratelli d’Italia Empoli – o, evidentemente, nelle intenzioni di Barsottini e parte del PD, di tutta Fratelli d’Italia e della sua premier Giorgia Meloni - non sarà certo il pensiero o le teorie “indotte” del Barsottini di turno o di parte del PD empolese - che risponde a logiche di “presunta supremazia intellettuale” mai sopite – ad attribuirle.
E se la logica della “responsabilità per contagio” dovesse essere, da oggi, il principio da seguire in politica secondo i criteri di Barsottini e parte del PD – o peggio dei soliti leoni da social - allora costoro possono tranquillamente ritenersi responsabili di tutte le invettive e le minacce rivolte in questi giorni a Isacco Cantini, dato che, a differenza di altri, non hanno ritenuto di prendere le distanze.
Ma questa logica, naturalmente, la lasciamo alla “pretesa superiorità intellettuale” di Barsottini e quella parte del PD che si riconosce nelle sue affermazioni.
Chi oggi si proclama maestro di “pace” e “democrazia” – ma nei fatti si fa promotore della legge del taglione - mentre prova a trasformare un errore già riconosciuto e già sanzionato in una clava contro un’intera comunità politica, dimostra soprattutto questo: che cerca lo scontro, non la lezione.
E chi si traveste da democratico per negare all’avversario perfino la possibilità di distinguere, correggere e assumersi responsabilità – viceversa tacendo sugli eccessi verbali quando provengono dalla propria parte - non è nella posizione di impartire, oggi, lezioni di democrazia a nessuno, nonostante la trasvalutazione del nome!
Coordinamento Fratelli d’Italia – Empoli






