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Urso (Fdi): "Il Pd toscano è contro i Cpr: la sindaca Giannì lo sa?"

15-07-2026 14:56 - Circondiario
La sicurezza è un tema troppo serio per essere affrontato con formule imprecise o ricostruzioni giuridicamente approssimative. A maggior ragione quando a intervenire è un sindaco, la sindaca Francesca Giannì di Castelfiorentino in questo caso. Nel suo lungo post pubblicato sulla sua pagina facebook, la sindaca parte da una notizia certamente positiva: due cittadini stranieri irregolari, già noti alle cronache locali, sono stati trasferiti in un centro di permanenza per i rimpatri. Ma proprio nel tentativo di accreditarsi come interprete di una nuova linea di fermezza, Giannì finisce per confondere istituti giuridici differenti, utilizzare dati privi dei necessari riferimenti statistici e, soprattutto, rendere evidente la profonda contraddizione del Partito Democratico sui CPR.

Il trasferimento in un CPR non equivale all’espulsione già eseguita.

La prima inesattezza è contenuta nella frase secondo cui le forze dell’ordine avrebbero proceduto all’«espulsione di due soggetti tramite l’invio a un CPR». Il trattenimento in un CPR viene disposto proprio quando non è possibile eseguire immediatamente l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera. Il centro non rappresenta quindi la destinazione finale dell’espulsione, ma il luogo nel quale lo straniero viene temporaneamente trattenuto in attesa dell’identificazione, dei documenti necessari e dell’organizzazione del rimpatrio. La formulazione corretta sarebbe stata: due cittadini stranieri irregolari, destinatari di provvedimenti di espulsione, sono stati accompagnati in un CPR in attesa dell’effettiva esecuzione del rimpatrio. Nel post, poi, vengono accostati arresto, misura cautelare, espulsione e carcerazione quasi fossero passaggi di un unico procedimento… Ma questo poco importa: le riflessioni giuridiche della Giannì non ci appassionano, soprattutto quando sono confuse. Ancora, è altrettanto improprio affermare che leggi, magistratura e forze dell’ordine dovrebbero muoversi insieme «con un unico obiettivo».

In uno Stato di diritto, le forze di polizia operano secondo la legge, il pubblico ministero esercita le proprie funzioni e il giudice valuta in piena autonomia se esistano i presupposti per applicare una misura, pronunciare una condanna o convalidare un trattenimento. La certezza del diritto non significa certezza del risultato desiderato dalla politica… come il centrosinistra ha più volte detto parlando del governo Meloni. Il rigetto di una misura cautelare o la mancata convalida di un provvedimento non rappresentano necessariamente un fallimento del sistema: possono essere la conseguenza della corretta applicazione delle garanzie previste dalla legge. Allo stesso modo, la tutela delle vittime non deve essere contrapposta ai diritti dell’imputato. La Costituzione tutela entrambi: chiede protezione per chi subisce un reato, ma stabilisce anche che nessuno possa essere considerato colpevole prima di una condanna definitiva. Ma sappiamo bene come a sinistra piaccia accusare, in pubblico, il governo di essere autoritario, salvo poi trasformare le pubbliche virtù in vizi privati.

Ma alla Giannì piace attribuirsi valutazioni politiche come se fossero dati scientifici.

La sindaca sottolinea inoltre che i due soggetti sarebbero stati «privi di qualsiasi legame con Castello». Ma non è la mancanza di legami con il Comune a determinare il trattenimento in un CPR. Ciò che rileva è la posizione giuridica dello straniero, l’esistenza di un provvedimento di espulsione, l’impossibilità di eseguirlo immediatamente e la presenza delle condizioni previste dalla legge. È infine paradossale l’affermazione secondo cui lo Stato dovrebbe finalmente “permettere” ai Comuni di assumere agenti di polizia municipale. I vincoli finanziari e di bilancio esistono e possono certamente limitare le capacità assunzionali degli enti locali. Non esiste però un divieto assoluto di assumere: come hanno fatto, con chiara scelta politica, molti comuni della provincia di Firenze, ma non il Circondario dei comuni dell’Empolese-Valdelsa che h, invece, ridotto il numero degli agenti del corpo dai 114 del 2012 ai 95 attuali: ma sui numeri e sulla storia del corpo possiamo confrontarci dove vuole la Giannì che, evidentemente, o non conosce, o fa finta di non conoscere, il dl 2/2026 con il quale il governo Meloni ha ampliato le possibilità di assunzione per la Polizia Locale!


Ma la contraddizione più evidente è la posizione della Giannì sui CPR che, vanno bene, purché siano nelle altre regioni.

Il passaggio è politicamente significativo poiché la posizione ufficiale del PD toscano è chiarissima. Nel programma regionale si parla di «ferma opposizione ai CPR». Ancora nel maggio 2026 il segretario regionale Emiliano Fossi ha dichiarato che il partito continuerà a respingere ogni ipotesi di nuovo CPR in Toscana, definendo queste strutture costose, opache e inefficaci. Eppure, la Giannì presenta come un risultato positivo il trasferimento di due stranieri irregolari proprio in un CPR. È certamente possibile sostenere la necessità dei rimpatri e, contemporaneamente, criticare le condizioni materiali o la gestione di alcuni centri. Ma chi propone la totale opposizione ai CPR deve spiegare quale soluzione alternativa intenda utilizzare nei casi in cui l’espulsione non possa essere eseguita immediatamente e vi sia il concreto rischio che lo straniero si renda irreperibile. Nel post questa alternativa non compare. Rimane quindi una contraddizione politica difficilmente occultabile: il CPR viene celebrato quando consente di allontanare da Castelfiorentino due soggetti problematici e quando il relativo peso organizzativo ricade su un’altra regione; diventa invece inaccettabile quando si prospetta la realizzazione di una struttura in Toscana.

Non si può essere contrari per principio ai CPR sul territorio toscano e, nello stesso momento, vantare come successo il trasferimento delle persone nei CPR collocati altrove. Significa chiedere agli altri territori di sostenere ciò che non si è disposti ad accettare nel proprio. La sicurezza richiede coerenza, non equilibrismi La sindaca sembra voler abbandonare, almeno sul piano comunicativo, il tradizionale linguaggio della sinistra sull’immigrazione irregolare. È un cambiamento che può essere giudicato positivamente. Ma la fermezza non può esaurirsi in un post pubblicato dopo che prefettura, questura, forze di polizia e autorità giudiziaria hanno già svolto il proprio lavoro.

Occorre scegliere con chiarezza.

Se i CPR sono uno strumento necessario per rendere effettive le espulsioni, anche la Toscana deve assumersi la propria parte di responsabilità, pretendendo legalità, sicurezza, controllo giurisdizionale e condizioni rispettose della dignità delle persone. Se invece i CPR sono considerati inutili o inaccettabili, non si può trasformare il trasferimento in uno di essi in un trofeo politico locale. La sicurezza non si costruisce mescolando arresti, condanne, espulsioni e trattenimenti amministrativi; non si costruisce citando percentuali senza fonte e neppure attribuendo genericamente a “Roma” ogni difficoltà. Si costruisce conoscendo le norme, rispettando le competenze istituzionali e mantenendo la stessa posizione a Castelfiorentino, a Firenze e in qualunque altra parte d’Italia.

Su questo punto la sindaca Giannì e il Partito Democratico toscano devono ancora fornire una risposta:


i CPR sono davvero inutili oppure diventano improvvisamente utili quando servono a liberare il proprio territorio da stranieri irregolari ritenuti pericolosi?

Strano cha la Giannì non si sia battuta per l’accoglienza diffusa dei due clandestini: magari poteva ospitarli a casa sua nelle more dell’adozione dei provvedimenti di espulsione. Comunque sia, diamo il benvenuto alla sindaca Giannì tra coloro che, ancora oggi, in pubblico, definisce fautori di una politica “autoritaria” in tema di sicurezza!

Serena Urso
Fratelli d'Italia


Fonte: Ufficio stampa